PERLE DI SAGGEZZA 3. "Coloro che l'indigenza mantiene in una eterna dipendenza e

Pubblicato il da Tosca+Flavio Braga

PERLE DI SAGGEZZA 3.
"Coloro che l'indigenza mantiene in una eterna dipendenza e condanna a lavori giorno e notte non sono più illuminati dei fanciulli in merito agli affari pubblici né più interessati degli stranieri a una prosperità nazionale di cui non conoscono gli elementi e di cui godono i vantaggi solo indirettamente." Benjamin Constant.
... rinunciando alla propria sovranità in cambio di maggiore protezione. Quando delle persone, ormai private dei valori etici e morali, hanno paura.
La virtù, intesa in senso laico, è una dote, un pregio, una qualità personale positiva, una forza morale che spinge a raggiungere un fine, una inclinazione a operare secondo il bene. La virtù, ancora, è una eccellenza morale che stimola a condurre la vita in conformità a principi etici. Se l'onore coincide davvero con l'onestà o l'integrità nelle proprie opinioni e azioni e insieme con il rispetto manifestato verso tali atteggiamenti e comportamenti, credo si possa rivendicare il valore etico dell'onore e rispondere, alla domanda che dà il titolo al capitolo, che l'onore è si una virtù o almeno dovrebbe tornare a esserlo.
Forse appellarsi alla virtù dell'onore non è sufficiente a condurre una vita proba, soprattutto da parte di chi ricopra alti incarichi nella pubblica amministrazione e si ritrovi esposto più dei comuni mortali alla tentazione del guadagno illecito. Probabilmente occorre affiancare all'esortazione morale una serie di misure materiali che proteggano il dirigente di enti pubblici o di partito dalla lusinga della tangente. In fondo si tratterebbe di mettere in pratica il vecchio principio di Machiavelli, ove si invita il principe a partecipare "onori e carichi al ministro, acciò che non abbia a desiderare ancora più onori...".
Sapere comunque che cos'è l'onore e la coscienza, e agire in conformità a queste nozioni, rimane a mio avviso requisito essenziale per esercitare l'ufficio pubblico in maniera dignitosa e onesta.
Questo capitolo si occupa nella sua prima parte del concetto di onore come senso di identità e di appartenenza; nella seconda, dell'onore come requisito di lealtà politica. Si tratta di una definizione in positivo. Essa è seguita da una definizione in negativo, ovvero dall'esame del momento della perdita di onore e dei due diversi sentimenti che ne derivano. Sono sentimenti che variano al variare di chi regge la responsabilità della perdita: si ha infatti umiliazione allorché la perdita di onore è causata da un soggetto diverso da quello che la subisce; si ha invece vergogna quando la perdita o la violazione di onore è causata dal medesimo soggetto.
Questa analisi implica riferimenti diretti all'idea di azione responsabile e alle motivazioni che spingono la gente a compiere azioni disapprovate dal contesto sociale. Si diranno infine poche cose sull'azione ultima compiuta da chi ha provato il senso della perdita di onore, la vergogna, in maniera così violenta da non poterlo sopportare. Alludo al suicidio "per vergogna".


2. Identità e appartenenza

La nuova tematizzazione dell'onore nelle società moderne si collega all'elemento strutturale generale consistente nel rapporto tra identità personale e ruolo sociale. Secondo Peter Berger, autore del saggio sull'obsolescenza del concetto di onore discusso nel precedente capitolo, l'onore- si caratterizza come elemento istituzionale della società tradizionale che fonda l'identità sul ruolo sociale; come tale esso risulta, a suo avviso, deprivato di senso in una società ove l'identità non è più ancorata al ruoli e alle istituzioni.(3)
Nel frattempo si è anche verificata la previsione di Tocqueville secondo la quale nelle società democraticamente organizzate di tipo egualitario, in cui i cittadini si muovono e si mescolano continuamente in una massa uniforme, l'onore perde il proprio specifico profilo sociale e culturale nonché il valore normativo centrale.
Ciò non toglie tuttavia che la collocazione dell'individuo all'interno o all'esterno di gruppi sociali di varia natura - che si tende oggi a definire come inclusione ed esclusione - non solo non abbia perso importanza e validità, ma abbia anzi acquisito un rilievo supplementare in nome del principio del pluralismo, cavallo di battaglia del liberalismo oltranzista.
La società democratica liberale e pluralista riconosce e incoraggia la presenza di gruppi, la loro diversità e i loro diritti, e invoca per loro comportamenti di tolleranza, rispetto e riconoscimento. L'ascrizione a un gruppo, l'appartenenza sentita, permettono all'individuo di identificarsi come membro del gruppo stesso, e questo a sua volta assegna all'individuo uno status di dignità e valore nei rapporti sociali all'interno e all'esterno del gruppo.
Anche in un'epoca come la nostra, in cui gli individui sono più rilevanti della comunità, il riconoscimento dell'appartenenza continua a conferire la piena condizione umana di persona e a ricordare all'universalista rigoroso che la determinazione di appartenenza vincola l'uomo come animale sociale.
Trasportata nell'ambito dell'onore, l'analisi precedente conferma il fatto che l'onore delle società moderne è stato separato da qualunque status, gerarchia e titolo pubblico e civile ma rimane come elemento della con-soggettività, nel corpo, nella faccia, nella voce.
Sostengo questo nonostante la condanna kantiana di sentimenti come onore e vergogna; come nota Bernard Williams, nello schema delle opposizioni kantiane questi sentimenti stanno sempre dalla parte della negatività. Se onore e vergogna sono legati alla nozione di salvare o perdere la faccia, e se faccia sta per apparenza contro realtà, esterno contro interno, allora il suo valore è superficiale. Perdo o salvo l'onore e la faccia soltanto agli occhi degli altri, così che i valori sono eteronomi; è semplicemente la mia faccia che perdo, così che i valori sono egoistici. Williams non condivide la stroncatura kantiana di sentimenti come onore e disonore; Kant infatti li interpreta e li considera come valori privi di senso in società condizionate prevalentemente dall'esperienza cristiana della colpa piuttosto che da quella pagana della vergogna.
Sulla differenza tra società della colpa e società della vergogna tornerò in seguito. Importante qui è notare con Williams che le nostre idee di azione e responsabilità e altri tra i nostri concetti etici sono più vicini di quanto supponiamo alle idee degli antichi greci che ritroviamo nella tragedia e nell'epica; come dimostra tra l'altro la continua ripresa di motivi e personaggi mitologici per parlare dell'uomo moderno o postmoderno: le Antigoni, gli Oresti, le Cassandre, le Medee.
Il desiderio di appartenenza al gruppo o più esattamente la sensazione di sentirsi inclusi in esso e di godervi piena cittadinanza pare essere una caratteristica generale anche dell'odierna situazione mondiale: le battaglie sociali più coinvolgenti si sono svolte in nome dell'inclusione; uno dei maggiori sensi di sofferenza di individui e collettività deriva dal sentirsi emarginati, esclusi dalle posizioni raggiunte da altri. La metafora del dentro/fuori ha di fatto sostituito quella di alto e basso nel definire situazioni di diseguaglianza e disagio. In questo contesto di sfere di appartenenza la proscrizione o l'auto esclusione dalla comunità provoca sofferenza. Se ora l'onore è quel sentimento doppio e ambiguo, interno ed esterno, soggettivo e inter-soggettivo, indicante ciò che il soggetto è ai propri occhi e ciò che sente di essere agli occhi degli altri, il distacco forzato dalla concrezione di appartenenza sarà vissuto come perdita di onore e senso di vergogna. Di questo diremo ampiamente tra poco.
3. L onore come lealtà politica
Vorrei ora definire l'onore come virtù politica continuando a respingere l'idea di onore come vanità di rango e rispetto di un codice in vista del conseguimento di vantaggi mondani e materiali. Per quanto il richiamo ai buoni sentimenti possa sembrare patetico, sosterrò che occorre riabilitare l'onore che coincide con la fedeltà, la lealtà, l'onestà, il rispetto della parola data, il rispetto della verità, della vita e della dignità altrui.
E' vero che l'onore appannaggio dell'aristocrazia o l'onore implicato spesso e volentieri nell'inganno, nel disprezzo dei deboli, nella vendetta e nell'assassinio hanno generato una percezione negativa dell'oggetto. E tuttavia, chi è una persona senza onore? Non è forse chi preferisce i beni, il profitto, la ricchezza a ciò che non si compra ne si vede ma tocca la nostra dignità?
Oltre all'onore come vanagloria e autocompiacimento, vi è anche un altro onore: quello che fa tener fede alla parola data, la "parola d'onore", appunto che fa scegliere un guadagno minore pur di non avvilirsi in una sottomissione umiliante, quello che in casi estremi fa scegliere la povertà e l'esilio, la tortura e la minaccia di morte piuttosto che il tradire la fiducia dei compagni o l'abbassarsi a gesti di compiacenza.
Nella società opulenta mass-medio logica talvolta si assiste a forme di perdita di onore farsesche, per esempio quando la star televisiva non esita a porsi sotto la protezione del padrone fino a ieri deriso e oltraggiato in cambio di compensi molto alti. Rifiutare la bassezza, non chinarsi oltre un certo limite, sarebbero reazioni sufficienti a conservare "la faccia" e la stima del pubblico: di questi tempi; nessuno ci domanda più di morire per l'onore e probabilmente non ne saremmo più capaci.
L'onore moderno consiste più modestamente nel porre le esigenze della coscienza di fronte alle considerazioni tattiche e ai vantaggi mondani: tanto più nel caso di personaggi pubblici, visibili e osservabili a tutto tondo.
L'onore delle persone pubbliche e delle persone politiche risiede nell'essere fedele a un ideale e a delle convinzioni, avvenga quel che avvenga. Vuol dire preservare il proprio senso del pudore in caso di decisioni strategiche. Significa rispettare l'avversario interdicendosi attacchi eccessivi che disonorano alla fine solo chi li fa.
Sento Machiavelli ridere sotto i baffi ancora una volta: in politica è sempre più vantaggioso saper "usare la golpe", animale notoriamente esperto in frodi e dissimulazione: "Si vede per esperienza ne' nostri tempi," scriveva il segretario fiorentino, "quei principi avere fatto grandi cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l'astuzia aggirare e' cervelli degli uomini: et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.[...] Quanta pace, quante promesse sono state fatte irrite e vane per la infidelità de' principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare".
Per quanto autorevole e ampiamente verificata sia l'opinione di Machiavelli e per quanto donchisciottesca la mia, preferisco rispondere alla questione machiavelliana se "fides a principis sit servanda" in maniera affermativa.
Sarà anche vero, sono sempre parole di Machiavelli, che "li uomini hanno meno rispetto ad offendere uno che si facci amare, che uno che si facci temere", personalmente preferisco rispettare il politico onesto, che come tale si fa apprezzare, che aver paura del disonesto che si fa temere e ottiene successi con l'inganno e l'infedeltà.
Come potrò altrimenti concedere la mia adesione al patto politico, per quanto ipotetico e simbolico, se non sarò garantita del fatto che né io né altri lo violeremo? Affinché il contratto funzioni occorre infatti che tutti gli aderenti lo rispettino; ma questa condizione si ottiene solo quando i pattuenti sono fedeli al patto medesimo; non è un caso che il dio romano del contratto commerciale e giuridico fosse proprio Fides, la fedeltà, condizione e garanzia per la sua costituzione e la sua continuità.
Eppure non c'è fedeltà senza onore, se solo questo sentimento ci può preservare dall'anteporre l'utile individuale al rispetto di condizioni per noi magari non favorevoli. Ma dovrebbe essere un onore non di tipo particolarista, legato al clan, quanto un onore di tipo kantiano, universale. Come se la massima del proprio onore potesse diventare una massima valida per tutta l'umanità. Una massima che predica regole profondamente diverse da quelle che dicono "diventa ricco". Regole che suonano più come "mantieni la parola data", "sii magnanimo, generoso ospitale" o "sii fedele al tuo ideale". Per non perdere il tuo onore, ai tuoi occhi e agli occhi degli altri.
4. La perdita di onore: l'umiliazione
Si accennava al fatto che si può avere perdita di onore in due modi, relativi all'agente cui spetta la responsabilità della perdita: se essa è causata da un agente diverso da quello che lo subisce, si avrà il sentimento dell'umiliazione; se essa è causata dallo stesso soggetto che la subisce, si avrà il sentimento della vergogna.
Quando l'onore di una persona è violato, la persona è umiliata, gettata a terra e calpestata (umile deriva dal latino humilis, aggettivo di humus, terreno), privata di rispetto. L'umiliazione è quel sentimento che costituisce per una persona una ragione sufficiente a considerare offesa se stessa, la propria dignità e il proprio onore.
Un atteggiamento politico-sociale particolarmente umiliante, per esempio, è il paternalismo, con il quale esseri umani adulti vengono trattati come immaturi. Si intende infatti con paternalismo la pratica di governare o controllare le persone provvedendo ai loro bisogni ma non concedendo loro alcuna responsabilità, analogo al comportamento del genitore autoritario e accentratore, pur se benevolo e provvido, nei confronti dei figli minori.
Ho scelto come caso esemplare un passo del liberale e conservatore ottocentesco Benjamin Constant. Negando la possibilità di eguaglianza giuridica agli stranieri, ai nullatenenti e alle donne, Constant caratterizza queste categorie coi tratti di una eterna fanciullezza, considerandole permanentemente incapaci di raggiungere la piena capacità di intendere e di volere.
Un caso di umiliazione con tratti paternalistici molto accentuati è la punizione cui venne sottoposta la rivoluzionaria francese Théroigne de Méricourt; per le sue richieste di eguaglianza di diritti fra uomini e donne, per aver proposto la formazione di un battaglione militare di donne per partecipare alla guerra, ella venne condannata a essere pubblicamente sculacciata. L'umiliazione fu tale che essa impazzì.
Forme non così violente ma ampiamente diffuse di senso di umiliazione sono quelle provate in genere dalle donne; la posizione della donna è subita come una generale condizione di disonore, cui corrispondono bassa autostima, scarsa fiducia in sé, una concezione povera di se stesse. E' come se il paternalismo e il patriarcato delle relazioni sociali tenessero la donna in una umiliazione permanente che la fa sentire una creatura minore, inferiore, non all'altezza di molte situazioni.
Un altro caso di umiliazione grave è quello a cui venivano sottoposti i prigionieri nei campi di concentramento nazisti. Vittime di un progressivo annullamento della loro umanità, costretti a sottostare a una continua tortura morale e fisica dal potere assoluto degli aguzzini, i prigionieri venivano sottoposti a pratiche umilianti che li deprivavano del nome, della proprietà, degli abiti, dei capelli, della dignità, del loro normale aspetto esteriore. Per non parlare del caso citato dalla memorialistica del professore tedesco legato alla catena e costretto a vivere in una cuccia e a comportarsi come un cane, abbaiando ai passanti.
Nel caso dei detenuti dei campi di sterminio si trattava esattamente del tipo di rispetto legato al timore apprezzato da Machiavelli: alle SS, come pure all'aristocrazia del lager formata da altri detenuti, era tributato il rispetto che nasceva dal terrore legato al sapersi inermi e impotenti.(10) Persino le esecuzioni riflettevano la prassi dell'umiliazione; il detenuto veniva ucciso con un colpo alla nuca perché non gli veniva riconosciuto neppure l'onore militare di guardare negli occhi il suo assassino.
La perdita di onore per umiliazione è un'azione subita, per la quale non si ha di norma alcuna responsabilità. Persino la forma verbale insiste su una transitività che non è presente nell'azione del vergognarsi: io posso "umiliare" qualcuno ma non posso vergognare" nessuno, sono io che mi vergogno e basta. La responsabilità dell'azione è mia, e allora proverò vergogna; la responsabilità è di un altro, di chi mi toglie il rispetto, e allora verrò umiliata.
Questo per quanto riguarda la definizione formale. Eppure i campi dell'umiliazione e della vergogna non sono così distinti come li vuole il vocabolario: letteralmente parlando infatti, la parola "vergogna" focalizza il senso della propria responsabilità per un'azione, che questa sia stolta, immorale o inadeguata; il termine "umiliazione" sottolinea invece la sensazione di sentirsi meschini e disgraziati per assenza di onore e riconoscimento, senza implicazione di colpa. Di fatto però molta gente prova vergogna, e non solo umiliazione, anche se e quando non è e non si ritiene responsabile o colpevole della situazione nella quale si trova. Così il prigioniero del campo di concentramento prova non solo umiliazione ma anche vergogna per la propria situazione, tendendo anche a non raccontarla in seguito ad altri.
Come prova vergogna il disoccupato che non ha svolto attività di tipo criminoso o che la società considera degradanti; sappiamo tuttavia che al disagio dovuto alla deprivazione finanziaria si aggiunge in lui o in lei il malessere provocato dalla perdita del senso di appartenenza e inclusione, come pure un senso di vergogna che sovente porta la persona a isolarsi e a evitare deliberatamente i rapporti sociali.
Un caso drammatico di umiliazione sentita come vergogna è quello, celebrato nella tragedia greca, dell'eroe Aiace, che rinuncia alla vita per aver subito una umiliazione infamante. L'episodio è narrato da Sofocle nell'omonima tragedia. Alla morte di Achille i greci dovevano consegnare le sue armi all'eroe più forte dopo di lui. Esse vengono però date non ad Aiace, sicuro di meritarle, ma a Ulisse, che non era il più forte ma il più temuto dai nemici. Sopraffatto dall'umiliazione e dalla vergogna, Aiace viene in più schernito da Atena che gli fa perdere la lucidità mentale: l'eroe esce dalla tenda nella notte e, per coprirsi di gloria e portare la prova che egli era il più forte, credendo di combattere gli argivi e i loro capi, massacra del bestiame. Al risveglio dalla follia, pur sapendo che essa era opera di una dea, Aiace si uccide gettandosi sulla spada.
I sentimenti che l'eroe ha provato sono il disonore dovuto all'umiliazione e alla vergogna provocate dal gesto compiuto durante la sua folle furia. Sono situazioni emotive troppo forti per essere tollerate e Aiace le soffoca uccidendosi. Il debito che ha contratto verso se stesso e il sentimento di essere disonorato non possono scomparire che con la sua scomparsa.
5. La perdita di onore: la vergogna
All'umiliazione, ovvero alla perdita di onore in una persona causata da altre persone oppure, caso ben più grave, da strutture istituzionali, corrisponde la vergogna come perdita di onore causata in genere da comportamento responsabile. E' la condizione di chi viene colto a compiere deliberatamente attività degradanti o indegne, di chi viene meno all'adempimento di quelle che concordiamo essere le forme di eccellenza umana. E' anche la condizione di chi è colto in situazioni imbarazzanti, riguardanti magari atteggiamenti del corpo. Quest'ultima è comunque una situazione privata che riguarderà colui che viene visto e colui che vede: a noi interessa invece la condizione pubblica.
La relazione tra vergogna e responsabilità, tra vergogna e comportamento deliberato, mette l'accento sul rapporto tra autostima e scelta autonoma e presuppone che le mie attività possano essere da me scelte e pianificate come parte dell'esercizio attivo della ragione pratica corrispondente a un bisogno profondo dell'essere umano.
Le precedenti considerazioni sono in fondo allineate con la definizione aristotelica della vergogna, definita nella Retorica come "un dolore o un turbamento relativo a quelle colpe che sembrano condurre alla disistima".
Secondo il progetto aristotelico l'uomo che si auto-rispetta e non vuole vergognarsi di fronte a se stesso elabora il proprio piano di vita e lo gestisce in autonomia; ma se compirà azioni ispirate al vizio, come viltà, ingiustizia, intemperanza e cupidigia di guadagno, adulazione e menzogna, si vergognerà quando gli altri le verranno a conoscere.
Poiché la vergogna è un sentimento riguardante la disistima, continua Aristotele, ci si vergognerà maggiormente delle persone di cui si tiene conto e non di fronte a coloro per la cui opinione proviamo disprezzo (non ci si vergogna di bambini e animali). "In generale," scrive Aristotele, "ci vergogniamo dinanzi a coloro per cui abbiamo rispetto", non solo di fronte ai conoscenti ma anche di fronte agli sconosciuti, se abbiamo violato non atteggiamenti o consuetudini bensì norme di legge.
Benché le considerazioni aristoteliche suonino assai condivisibili anche alla mentalità moderna, una larga parte della critica fa notare che la vergogna e gli sforzi per evitarla potevano essere centrali nel pensiero etico e politico della Grecia antica ma non in quello dell'Occidente contemporaneo.
La questione è ovviamente connessa alla distinzione tra "società della vergogna" e "società della colpa". Sulla scorta della moderna antropologia, la filosofia politica definisce "società della vergogna" le società come quella greca antica o quella beduina contemporanea, per esempio, in cui ogni cosa è esteriorizzata e il motivo predominante dei suoi membri è evitare sanzioni agli occhi degli altri; definisce invece "società della colpa" società come quella cristiana o quella islamica, i cui membri interiorizzano le norme al punto tale da sentirsi in colpa se non le rispettano.
In alcuni casi, l'argomento viene spinto agli estremi da coloro che sostengono che i greci non avevano idea di norme morali interiorizzate, mentre noi eredi della tradizione cristiana ci basiamo solo su quelle e non abbiamo più interesse a evitare sanzioni agli occhi degli altri.
Ritengo invece che anche nelle "società della colpa" onore e vergogna siano sentimenti di rilievo. Le radici della vergogna stanno infatti nell'essere in svantaggio e il senso di vergogna è una reazione alla consapevolezza di questo svantaggio. Come i greci antichi, riconosciamo quindi che una persona, o il suo comportamento, sono vergognosi e la disapproviamo soprattutto quando la vediamo compiacersi di cose e atteggiamenti per i quali riteniamo che una persona onesta dovrebbe provare vergogna.
Casi contemporanei di attricette e modelle che vendono il proprio corpo ad anziani benestanti in cambio di favori di varia natura, beni o notorietà, per poi dichiarare che non hanno nulla di cui vergognarsi, ricadono in questa categoria. Pensiamo che la persona che fa questo tipo di dichiarazioni avrebbe invece di che vergognarsi perché notiamo che manca di quell'auto-rispetto che riconosciamo invece come un bene primario, come qualcosa che ognuno deve avere se vuol vivere bene la propria vita.(
Pur non negando la validità epistemologica della divisione secondo colpa e vergogna per quanto riguarda la centralità dei valori etici in determinate società, ritengo che l'esperienza della colpa, per la quale sembra che i greci non abbiano avuto un diretto equivalente non esclude l'esperienza della vergogna.
E' stato detto' che' il modello psicologico per ognuno di questi sentimenti coinvolge una diversa figura interiorizzata. Nel caso della, vergogna, si tratterebbe della figura del testimone; nel caso della colpa, della figura della vittima o dell'enforcer.
Contribuiscono a sostenere questa tesi l'osservazione che l'esperienza della vergogna è legata alla vista, all'essere visti, mentre la colpa è radicata nell'udito, nel risuonare all'interno di noi stessi della "voce della coscienza", quella che parla a Pinocchio in veste di "grillo del focolare".
Vergogna e colpa sono collegate, come la maggior parte delle emozioni, a specifiche tendenze all'azione: quella di nascondersi e sparire, nel caso della vergogna; di riparare ed espiare, nel caso della colpa. Lo sentiamo nel grido di Aiace che, deciso al suicidio, cerca la tenebra, chiamandola "mia luce, mia oscurità, mio splendore", perché lo accolga con sé. Entrambe sono, infine, forme di autoaccusa, riguardante la prima il carattere globale della persona (sono cattiva), un comportamento specifico la seconda (ho commesso una cattiva azione). La presenza dei due modelli interiori di testimone e vittima; dei due diversi sensi di vista e udito; infine delle due tendenze all'azione, nascondersi ed espiare, può anche essere simultanea e rivelare così l'esistenza di casi misti di società di colpa e vergogna.
Il cristianesimo, almeno nella sua forma originaria, sembra essere remoto dall'etica della vergogna e dell'onore: se tutti gli uomini sono egualmente colpevoli agli occhi di Dio ed egualmente bisognosi di redenzione tramite il sangue di Cristo, la virtù principale del cristiano non potrà che essere l'umiltà, mentre l'orgoglio, imparentato con l'onore diventerà uno dei peccati capitali. Ciò nonostante, vergogna e onore continuano a giocare un ruolo nella società cristiana  nella quale tali comportamenti non vengono mai completamente abbandonati né nella vita privata né nella vita pubblica.
Il peso della vergogna e dell'onore nella nostra società è anzi ancora così rilevante che Jon Elster ha potuto scrivere che, poiché l'attenersi a una norma sociale è considerato come parte particolarmente importante e integrante della persona, "la trasgressione di una norma tende a suscitare in altri delle emozioni che a loro volta suscitano in colui che le trasgredisce un senso di vergogna invece che di colpa".
Istintivamente tendiamo a essere più indulgenti nei confronti di chi, pur trasgredendo la norma, lasci poi percepire di aver provato il sentimento della vergogna, come nel caso del politico corrotto che perviene all'atto estremo del suicidio. L'enorme distanza che separa il cittadino dalla costrizione istituzionale, la lunghezza della scala che porta il singolo a contatto con l'istituzione costrittiva può probabilmente giustificare l'atteggiamento del soggetto che, pur violando la norma, spera tutto sommato di cavarsela. In questo stato di permanente alienazione fra gli impulsi comportamentali del soggetto e la figura pubblica obiettiva delle azioni risultanti, si tende a evitare il confronto e a ritirare la responsabilità.
Così il politico o l'amministratore corrotto, disonesto e disonorato, tende a dar la colpa ad altri anche se colto in flagrante. L'atteggiamento più consueto consiste nel proiettare le responsabilità su altri o nel diluirle in un comportamento di mal comune considerato, chissà perché, mezza colpa. Questo perché l'autoaccusa e il riconoscimento di fallo porterebbero a un intollerabile senso di vergogna che, come illustra Elster, ricadrebbe nella valutazione globale della persona (sono malvagia) invece che nel più sopportabile senso di colpa dovuto a comportamento occasionale (ho agito male). Il senso della vergogna è così doloroso che lo si vuole solo evitare; mentre il senso di colpa è più sopportabile anche perché prevede espiazione e riparazione, ovvero la possibilità in qualche modo di porre riparo al danno compiuto.
A conclusione di questa parte dirò che l'emozione della vergogna vissuta come perdita dell'onore e perdita della faccia ha un ruolo positivo nella reazione a un'azione disonesta perché diventa indizio della valutazione etica di una situazione. Il vergognarsi di un'azione indica che essa viene percepita come inadeguata rispetto alle norme morali riconosciute. Chi si vergogna è già una persona con un senso etico e con un atteggiamento di auto rispetto testimoniato dal sentimento del proprio onore.
"Those that poverty keeps in eternal dependence and sentenced to work day and night are not the most enlightened of children about public affairs nor more interested foreigners to national prosperity that does not know the elements, and they enjoy the benefits only indirectly. " Benjamin Constant.
... Giving up their sovereignty in exchange for greater protection. When people, now deprived of ethical and moral values, they are afraid.
Virtue, understood in a secular sense, is a gift, an asset, a positive personal qualities, a moral force that drives us to achieve an end, an inclination to act according to the good. Virtue, again, is a moral excellence that stimulates to lead their lives in accordance with ethical principles. If honor coincides indeed with honesty and integrity in their opinions and actions and together with the respect shown towards these attitudes and behaviors, I think we can claim the honor ethical values and respond to the question that gives the title the chapter, that honor is a virtue or at least you should become so again.
Perhaps appeal to the virtues of honor is not sufficient to lead a life proba, especially by those who covers high positions in public administration and finds himself exposed more of mere mortals to the temptation of illicit gain. Probably you should be combined moral exhortation a number of measures that protect the materials of public bodies leader or party by the lure of the bribe. Basically he would put the old principle of Machiavelli in practice, where he invited the prince to attend "honors and loads to the minister, so that has not to be desired even more honors ...".
Knowing, however, that what honor and conscience, and act in accordance with these notions, remains in my view essential requirement to exercise public office in a dignified and honest.
This chapter deals with the first part of the concept of honor as a sense of identity and belonging; in the second, the honor as political loyalty requirement. This is a positive definition. It is followed by a negative definition, namely from the examination of the time of loss of honor and of the two different feelings derived from it. Are feelings that vary of who holds the responsibility for the loss: it has indeed humiliation when the loss of honor is caused by a person other than the one who suffers; it has rather ashamed when the loss or violation of honor is caused by the same party.
This analysis implies direct references to the idea of responsible action and motivations that drive people to take actions frowned upon by the social context. Finally, they will say a few things on the action last performed by those who have experienced a sense of loss of honor, shame, in such violent way by not being able to endure. I am referring to suicide "to shame."


2. Identity and belonging

The new theming of honor in modern societies is linked to the structural element generally consisting of the relationship between personal identity and social role. According to Peter Berger, author of the essay obsolescence of the concept of honor discussed in the previous chapter, it is characterized as having honorable institutional element of traditional society that establishes the identity of the social role; as such it is, in his opinion, deprived of meaning in a society where identity is no longer anchored to the roles and institutions. (3)
Meanwhile there was also the prediction of Tocqueville, according to which in democratically organized egalitarian society, where citizens move and mingle constantly in a uniform mass, honor loses its specific social and cultural profile as well as the value central legislation.
The fact remains that the individual's place within or outside of various kinds of social groups - which today tends to be defined as inclusion and exclusion - not only has not lost importance and validity, but it has indeed acquired a relief Appointment in the name of the principle of pluralism, the battle of the extremist liberalism horse.
The liberal and pluralistic democratic society recognizes and encourages the presence of groups, their diversity and their rights, and calls for their tolerance behavior, respect and recognition. The ascription to a group, the membership felt, allow the individual to identify himself as a member of the same group, and this in turn to the individual assigns a status of dignity and value in social relations inside and outside the group.
Even in an age like ours, in which individuals are most relevant community, the recognition of membership continue to confer the status of full human person and to remember all'universalista rigorous that the determination of membership obliges man as an animal social.
Transported under honor, the above analysis confirms the fact that the honor of modern societies has been separated from any status, hierarchy and public title and civil but remains as an element of subjectivity-with, in body, face, in his voice.
I support this despite the condemnation of Kant's feelings such as honor and shame; known as Bernard Williams, in the scheme of Kantian oppositions these feelings are always on the side of negativity. If honor and shame are related to the notion of saving or losing face, and if you are going to face appearance against reality, against the external internal, then its value is superficial. I lose or save the honor and the only face in the eyes of others, so that the values are heteronomous; it's just my face that I lose, so that the values are selfish. Williams does not share Kant's harsh criticism of feelings such as honor and dishonor; Kant interprets them and treats them as meaningless values in society mainly influenced by the Christian experience of guilt rather than from that of the pagan shame.
On the difference between the company's guilt and shame companies come back later. Important here is to note with Williams that our ideas of action and responsibility and others among our ethical concepts are closer than we suppose the ideas of the ancient Greeks that we find in tragedy and epic; as demonstrated inter alia, the continued recovery of motifs and mythological characters to talk about modern or post-modern man: the Antigoni, the Oresti, the Cassandras, the Medea.
The desire to belong to the group, or more accurately the feeling of being included in it and enjoy full citizenship also seems to be a general feature of today's world situation: the most engaging social battles have taken place in the name of inclusion; one of the major ways of individuals and communities suffering comes from feeling marginalized, excluded from the positions reached by others. The metaphor of the inside / outside has effectively replaced the high and low in defining situations of inequality and discomfort. In this context of spheres of belonging proscription or self exclusion from the community causes suffering. If now the honor is that double and ambiguous feeling, inner and outer, subjective and inter-subjective, indicating that the subject is in their own eyes and what he feels to be the eyes of others, forced separation from the concretion of membership will experienced as a loss of honor and shame. Of this we shall widely soon.
3. The honor as political loyalty
I would now define the honor as a political virtue and continues to reject the idea of honor as the vanity of rank and respect a code for achieving the worldly and material advantages. As the reference to good feelings may sound pathetic, I will argue that it is necessary to rehabilitate the honor which coincides with the fidelity, loyalty, honesty, respect for the given word, respect for the truth, the life and dignity of others.
It 'true that the honor the preserve of the aristocracy or the honor implicated more often in deception, in contempt of the weak, in the assassination in revenge and have generated a negative perception of the object. And yet, who is a person without honor? Is it not those who prefer the goods, profit, wealth on what you do not buy it you see it touching our dignity?
In addition to the honor as conceit and complacency, there is also another honor: he does keep his word, the "word of honor", in fact he does choose a lower gain rather than mope in a humiliating submission, the which in extreme cases does choose poverty and exile, torture and the threat of death rather than betray the trust of his companions or stoop to acts of complacency.
In society opulent mass medium logic sometimes it is seeing forms of farcical honor loss, for example, when the TV star does not hesitate to place themselves under the protection of the owner until recently mocked and reviled in return for very high fees. Reject the baseness, not stooping over a certain limit, they would be reactions sufficient to keep "face" and the esteem of the public: these days; no one more question to die for honor and probably we would not be more capable.
The modern honor is more modestly in place the needs of the conscience in the face of tactics and worldly benefits considerations: especially in the case of public figures, visible and observable in the round.
The honor of public figures and political people lies in its being true to an ideal and to the beliefs, happens what happens. It means to preserve their sense of modesty when strategic decisions. Means respecting the opponent interdicendosi excessive attacks that dishonor the end only those who made them.
Machiavelli feel snigger again: in politics is always more beneficial to know how to "use the coup", known expert animal fraud and concealment: "You see it from experience 'our times," wrote the Florentine secretary, "those principles have done great things of faith took little account, and who were able to get around by cunning and 'brains of men: and the end exceeded those that have built up in loyalty. [...] how much peace, how much promises were made irrite and vain for the infidelity of 'principles and what he has been able to use the coup happened is better. But you need to know how this natural good color, et be great simulator and dissembler; and men are so simple it, and so they obey present necessities, that he who deceives will always find those who be deceived. "
As authoritative and widely assessed both the opinion of Machiavelli and quixotic as mine, I prefer to answer the question whether Machiavellian "fides to principis sit servanda" in the affirmative.
That may be true, are always words of Machiavelli, that "men have them less than offending one who makes himself loved than one who makes himself feared," I prefer to respect the honest politician, and as such is appreciated, that fear dishonest that raises fears and successes achieved by deception and infidelity.
Otherwise how can I give my support to the political pact, as hypothetical and symbolic, if I am not guaranteed that neither I nor others We will break? In order for the functions it is necessary that contract all members respect him; but this condition is only fulfilled when the pattuenti are loyal to the same agreement; it is no coincidence that the Roman god of the commercial and legal contract had just Fides, fidelity, condition and guarantee for its constitution and its continuity.
Yet there is no loyalty without honor, if only this feeling we can preserve dall'anteporre individual useful to the fulfillment of conditions for us maybe not favorable. But it should be an honor not particularist kind, tied to the clan, as an honor of the Kantian type, universal. As if the maxim of his honor could become a maximum valid for all mankind. A maximum preaching very different rules from those who say "get rich". Rules that sound more like "keep their word", "be magnanimous, generous hospitality" or "be faithful to your ideal." Not to lose your honor, your eyes and the eyes of others.
4. The loss of honor: the humiliation
He alluded to the fact that you can have loss of honor in two ways, for the agent which is responsible for the loss if it is caused by an agent other than the one who suffers, you will have the feeling of humiliation; if it is caused by the same person who suffers, you will have the feeling of shame.
When the honor of a person is violated, the person is humiliated, thrown to the ground and trampled (humble comes from Latin humilis, humus adjective, soil), deprived of respect. Humiliation is that feeling which is reason enough for a person to consider himself offended, their dignity and their honor.
A political-social attitude particularly humiliating, for example, is paternalism with which adult humans are treated as immature. In fact meant by paternalism practice to govern or control people by providing for their needs but not giving them any liability, similar to the authoritarian parent's behavior, and centralizing, even if benevolent and provident, in respect of minor children.
I have chosen as a case study a passage from the nineteenth-century liberal and conservative Benjamin Constant. Denying the possibility of legal equality to foreigners, to the destitute and women, Constant characterizes these categories with the traits of an eternal childhood, considering them permanently unable to reach full capacity of discernment.
A case of humiliation with stretches paternalistic very pronounced is the punishment she underwent the revolutionary French theroigne de mericourt; for its demands for equality of rights between men and women, for having proposed the formation of a military battalion of women to participate in the war, she was sentenced to be publicly spanking. The humiliation was so great that it went wild.
Forms not so violent but widespread sense of humiliation are those experienced by women in general; the position of women has suffered as a general condition of dishonor, which correspond to low self-esteem, lack of self-confidence, a poor conception of themselves. And 'as if the paternalism and patriarchy of social relations fell short woman in a permanent humiliation that makes her feel less creature, inferior, not up to many situations.
Another case of severe humiliation is that to which the prisoners in Nazi concentration camps were subjected. Victims of a progressive decrease of their humanity, forced to submit to a continuing moral and physical torture by the absolute power of the jailers, the prisoners were subjected to humiliating practices deprivavano them the name of the property, clothes, hair, dignity, of their normal appearance. To say nothing of the case mentioned by the memoirs of German professor linked to the chain and forced to live in a kennel and to behave like a dog, barking at passersby.
In the case of the death camps detainees it was exactly the kind of respect tied to the fear appreciated by Machiavelli: the SS, as well as the aristocracy of the camp formed by other prisoners, he was bestowed the respect that stemmed from terror tied to knowing how helpless and powerless. (10) Even the executions reflected the practices of humiliation; the detainee was killed with a shot to the back of his head because it was not recognized even the military honor to look into the eyes of his murderess.
The loss of honor for humiliation is inflicted action, for which there is usually no responsibility. Even insists on a transitive verb form that I can "humiliate" someone but I can is not present in the action of shame: shame "anyone, am I ashamed and just. The responsibility is mine action, and then try shame; it is the responsibility of another, who takes my respect, then I will come and humiliated.
So much for the formal definition. Yet the humiliation and shame fields are not as distinct as they want vocabulary: in fact, literally speaking, the word "shame" focuses their sense of responsibility for action, this is foolish, immoral or improper; the term "humiliation" instead emphasizes the feeling of being petty and miserable for lack of honor and recognition, without implication of guilt. But in fact, many people feel shame, and not only humiliation, even if and when it does not and will not be responsible or guilty of the situation in which it is located. So the prisoner of the concentration camp test not only humiliating but also ashamed for their own situation, also tending not to tell it to others later.
How ashamed the unemployed who did not carry out such criminal activities or that the company considers degrading; yet we know that the discomfort due to financial deprivation is added in him or her the discomfort caused by the loss of the sense of belonging and inclusion, as well as a sense of shame that often leads people to isolate themselves and avoid social relations deliberately.
A dramatic case of humiliation felt as shame is, celebrated in Greek tragedy, the hero Ajax, who renounces life because they suffered an ignominious humiliation. The episode is narrated by the homonymous tragedy of Sophocles. On the death of the Greek Achilles they had to deliver its strongest hero weapons after him. They are, however, not given to Ajax, sure to deserve them, but Ulysses, who was not the strongest but the most feared by enemies. Overwhelmed with humiliation and shame, Ajax is more mocked by Athena that loses mental clarity: the hero comes out of the tent in the night, and to cover himself with glory and bring proof that he was the strongest, believing fighting the Argives and their leaders, slaughters cattle. Upon awakening from the madness, even knowing that it was the work of a goddess, Ajax kills himself by throwing himself on his sword.
The feelings that the hero has tried are the dishonor due to humiliation and shame caused by the gesture made during his mad fury. Are too strong emotional situations to be tolerated and Ajax stifles killing himself. The debt contracted towards himself and the feeling of being disgraced can not disappear that with his demise.
5. Loss of honor, shame
Humiliation, or the loss of honor in a person caused by other people or, if more serious, institutional structures, corresponds shame as loss of honor usually caused by responsible behavior. And 'the condition of those who are caught deliberately perform degrading or unworthy activities, those who fail to comply with those that agree to be forms of human excellence. It 'also the condition of those who are caught in embarrassing situations, perhaps regarding attitudes of the body. The latter is still a private situation that will cover the one who is seen and the seeing: to us instead interested public condition.
The relationship between shame and responsibility, between shame and deliberate behavior, focuses on the relationship between self-esteem and self-choice and assumes that my activities may be I have chosen and planned as part of practical reason operating income corresponding to a need profound human.
The above considerations are basically aligned with the Aristotelian definition of shame, defined in the Rhetoric as "pain or visual disturbance related to those sins that seem to lead to contempt".
According to the project Aristotelian man who self-respect and does not want to be ashamed in front of himself draw up its plan of life and manages it independently; but if accomplish actions inspired by the vice, like cowardice, injustice, intemperance and love of gain, flattery and lies, you will be ashamed when others you will get to know.
Because shame is a feeling on the contempt, Aristotle continues, there most of the people will be ashamed of that is taken into account and not in front of those for whose opinion we feel contempt (no one is ashamed of kids and pets). "In general," writes Aristotle, "we are ashamed before those for whom we respect," not only in front of acquaintances but also in front of strangers, if we violated no attitudes or habits but of law.
Although it sounds quite Aristotelian considerations also shared the modern mentality, a large part of the criticism points out that shame and efforts to avoid it could be central to the ethical and political thought of ancient Greece but not in the contemporary West.
The question is obviously linked to the distinction between "society of shame" and "society's fault." On the basis of the modern anthropology, political philosophy defines "society of shame" societies like ancient Greek or contemporary Bedouin, for example, where everything is externalized and the predominant reason of its members is to avoid sanctions in the eyes of others; instead defines "society of guilt" societies like Christianity or Islam, whose members internalize the rules to the point of feeling guilty if you do not respect them.
In some cases, the argument is pushed to extremes by those who argue that the Greeks had no idea of internalized moral standards, while we heirs of the Christian tradition we rely only on those and we have no more interest in avoiding sanctions in the eyes of others.
Instead, I believe that even in the "society of the blame" honor and shame are important feelings. The roots of shame are in fact being at a disadvantage, and the sense of shame is a reaction to the awareness of this disadvantage. Like the ancient Greeks, then we recognize that a person, or his behavior, are shameful and disapprove especially when we see the complacency of things and attitudes for which we believe that an honest person should feel ashamed.
contemporary cases of actresses and models who sell their bodies to wealthy elderly in exchange for various favors, goods or notoriety, and then declare that they have nothing to be ashamed of, fall into this category. We think that the person who makes these kinds of statements would instead need to be ashamed because we notice that lacks that self-respect that we recognize instead as a primary asset, as something that everyone has to have if it wants him to live his own life. (
While not denying the epistemological validity of the division according guilt and shame regarding the centrality of ethical values in certain companies, I think that the experience of guilt, for which it seems that the Greeks did not have a direct equivalent does not exclude the experience of shame.
It 'been said' that 'the psychological model for each of these feelings involves a different figure internalized. In the case of, shame, it would be the figure of the witness; in the case of fault, the figure of the victim or the Enforcer.
Help to support this thesis the observation that the experience of shame is linked to the eye, being seen as the fault is rooted in hearing, ringing in within ourselves the "voice of conscience," what He speaks to Pinocchio as a "hearth cricket."
Shame and guilt are linked, as most of the emotions, to specific action tendencies: to hide and disappear, in the case of shame; to repair and atone, in the case of guilt. We hear the cry of Ajax, decided to commit suicide, seeks the darkness, calling her "my light, my darkness, my glory," because he may welcome him with it. Both are ultimately forms of self-reproach, on the first of the global character of the person (is bad), a specific behavior of the second (I made a bad deed). The presence of the two inner models of witness and victim; of the two different senses of sight and hearing; Finally, the two tendencies to action, hiding and atone, may also be simultaneous and thus reveal the existence of mixed cases of guilt and shame companies.
Christianity, at least in its original form, it seems to be remote from the ethics of shame and honor: if all men are equally guilty in the eyes of God and equally in need of redemption through the blood of Christ, the main virtue of the Christian does not that will be humility, while pride, related to the honor to become one of the deadly sins. Nonetheless, shame and honor continue to play a role in Christian society in which these behaviors are never completely abandoned or in private life or in public life.
The weight of shame and honor in our society is indeed still so relevant that Jon Elster could write that, because the stick to a social norm is regarded as particularly important and integral part of the person, "the transgression of a rule tends to inspire in others the emotions that in turn arouse in him who transgresses a sense of shame rather than guilt. "
Instinctively we tend to be more lenient towards those who, while breaking the rule, then let perceive that he felt the feeling of shame, as in the case of the corrupt politician that comes when extreme of suicide. The enormous distance that separates the city from the institutional constraint, the length of the staircase leading the individual in contact with constrictive institution can probably justify the attitude of the person who, although violating the norm, hopes all things to get by. In this state of permanent alienation between the behavioral impulses of the subject and the objective public figure of the resulting actions, we tend to avoid confrontation and to withdraw responsibility.
So the politician or the corrupt administrator, dishonest and dishonored, tends to blame others even if caught red-handed. The most usual attitude is to project the responsibilities of others or diluted with a behavior common ill-considered, for some reason, half guilt. This is because the self-reproach and recognition of foul would lead to an intolerable sense of shame, as shown Elster, would fall in the overall assessment of the person (they are evil) rather than the more bearable guilt due to occasional behavior (I have done evil) . The sense of shame is so painful that you just want to avoid; while the guilt is more bearable because it provides atonement and repair, or the ability in some way to remedy the damage done.
At the conclusion of this part I will say that the emotion of shame experienced as a loss of honor and loss of face has a positive role in responding to a dishonest act because it becomes evidence of the ethical evaluation of a situation. The shame of action indicates that it is perceived as inadequate compared to the moral standards recognized. The shamed person is already a person with a sense of ethics and with an attitude of self respect demonstrated by the feeling of his honor.
"Aquellos que la pobreza se mantiene en la dependencia eterna y condenado a trabajar día y noche, no son los más ilustrados de los niños acerca de los asuntos públicos ni los extranjeros más interesados en la prosperidad nacional que no conocen los elementos, y disfrutar de los beneficios sólo de manera indirecta ". Benjamín Constant.
... Renunciar a su soberanía a cambio de una mayor protección. Cuando la gente, ahora privados de valores éticos y morales, que tienen miedo.
Virtud, entendida en un sentido secular, es un regalo, un activo, a cualidades personales positivas, una fuerza moral que nos lleva a alcanzar un fin, una inclinación a actuar de acuerdo con el bien. Virtud, de nuevo, es una excelencia moral que estimula para dirigir sus vidas de acuerdo con los principios éticos. Si el honor coincide de hecho con honestidad e integridad en sus opiniones y acciones, y junto con el respeto mostrado hacia estas actitudes y comportamientos, creo que podemos afirmar los valores éticos de honor y responder a la pregunta que da título el capítulo, que el honor es una virtud o al menos se debería volver a serlo.
Tal vez apelar a las virtudes del honor no es suficiente para llevar una vida proba, especialmente por aquellos que cubre los altos cargos en la administración pública y se encuentra expuesto más de los simples mortales a la tentación de la ganancia ilícita. Probablemente se debe combinar exhortación moral una serie de medidas que protegen los materiales de organismos públicos o líder del partido por el señuelo del soborno. Básicamente él pondría el viejo principio de Maquiavelo en la práctica, en la que invitó al príncipe para asistir a "honores y cargas a la ministra, por lo que no tiene que desear incluso más honores ...".
El saber, sin embargo, que lo que el honor y la conciencia, y actuar de acuerdo con estas nociones, permanece en mi opinión requisito esencial para ejercer un cargo público en un digno y honesto.
Este capítulo trata de la primera parte del concepto de honor como un sentido de identidad y pertenencia; en el segundo, el honor como requisito de lealtad política. Esta es una definición positiva. Esta es seguida por una definición negativa, es decir, a partir del examen de las veces de pérdida de honor y de los dos sentimientos diferentes derivados de ella. Son sentimientos que varían de quien tiene la responsabilidad de la pérdida: tiene de hecho la humillación cuando la pérdida del honor es causada por una persona que no sea el que sufre; que tiene un poco de vergüenza cuando la pérdida o violación del honor es causada por el mismo partido.
Este análisis implica referencias directas a la idea de acción y las motivaciones que impulsan a las personas a tomar acciones mal vistas por el contexto social responsable. Por último, van a decir algunas cosas en la última acción realizada por aquellos que han experimentado una sensación de pérdida del honor, la vergüenza, de tal manera violenta por no ser capaz de soportar. Me refiero al suicidio "a la vergüenza."


2. Identidad y pertenencia

La nueva tematización de honor en las sociedades modernas está vinculada al elemento estructural que consiste generalmente en la relación entre la identidad personal y función social. De acuerdo con Peter Berger, autor del ensayo obsolescencia del concepto de honor discutido en el capítulo anterior, que se caracteriza por tener honorable elemento institucional de la sociedad tradicional que establece la identidad de la función social; como tal, es, en su opinión, privado de sentido en una sociedad donde la identidad ya no está anclada a las funciones y las instituciones. (3)
Mientras tanto había también la predicción de Tocqueville, según la cual en la sociedad igualitaria democráticamente organizada, donde los ciudadanos se mueven y se mezclan constantemente en una masa uniforme, honor pierde su perfil social y cultural específico, así como el valor legislación central.
El hecho es que el lugar del individuo dentro o fuera de diversos tipos de grupos sociales - que hoy tiende a ser definida como la inclusión y la exclusión - no sólo no ha perdido importancia y validez, sino que de hecho ha adquirido un relieve cita en el nombre del principio del pluralismo, la batalla del caballo extremista liberalismo.
La sociedad democrática liberal y pluralista reconoce y estimula a la presencia de grupos, su diversidad y sus derechos, y pide su comportamiento tolerancia, el respeto y el reconocimiento. La adscripción a un grupo, el número de miembros se sentía, permitir que el individuo se identifica como miembro del mismo grupo, y esto a su vez a la persona asigna una clasificación de la dignidad y el valor de las relaciones sociales dentro y fuera de la grupo.
Incluso en una época como la nuestra, en la que los individuos son más relevantes de la comunidad, el reconocimiento de la pertenencia continuar para conferir el carácter de la persona humana completa y para recordar all'universalista rigurosa que la determinación de la pertenencia obliga al hombre como un animal social.
Transportados bajo el honor, el análisis anterior confirma el hecho de que el honor de las sociedades modernas se ha separado de cualquier estado, la jerarquía y el título pública y civil, sino que permanece como un elemento de subjetividad-con, en el cuerpo, la cara, en su voz.
Apoyo este a pesar de la condena de los sentimientos de Kant como el honor y la vergüenza; conocido como Bernard Williams, en el esquema de oposiciones kantianas estos sentimientos son siempre del lado de la negatividad. Si el honor y la vergüenza están relacionados con el concepto de ahorro o perder la cara, y si se va a enfrentar la apariencia con la realidad, en contra de la interna externa, entonces su valor es superficial. Pierdo o guardar el honor y la única cara en los ojos de los demás, por lo que los valores son heterónoma; es sólo mi cara que yo pierdo, por lo que los valores son egoístas. Williams no comparte las duras críticas de los sentimientos como el honor y el deshonor de Kant; Kant los interpreta y los trata como valores sin sentido en la sociedad influenciada principalmente por la experiencia cristiana de la culpa en lugar de a la de la vergüenza pagana.
Sobre la diferencia entre las empresas de culpa y la vergüenza de la compañía volver más tarde. Aquí es importante señalar que con Williams nuestras ideas de acción y responsabilidad y otros entre nuestros conceptos éticos están más cerca de lo que suponemos las ideas de los antiguos griegos que encontramos en la tragedia y la épica; como, entre otros demostrado, la continua recuperación de motivos y personajes mitológicos para hablar sobre el hombre moderno o posmoderno: el Antigoni, el Oresti, el Cassandras, la Medea.
El deseo de pertenecer al grupo, o más exactamente la sensación de ser incluidos en el mismo y disfrutar de la plena ciudadanía también parece ser una característica general de la situación del mundo de hoy: las batallas sociales más atractivas han tenido lugar en el nombre de la inclusión; una de las principales formas de los individuos y las comunidades que sufren proviene de sentirse marginados, excluidos de las posiciones alcanzadas por otros. La metáfora del interior / exterior ha sustituido de manera efectiva el alta y baja en la definición de las situaciones de desigualdad y el malestar. En este contexto de esferas de pertenencia proscripción o auto exclusión de la comunidad hace sufrir. Si ahora el honor que es doble y sensación ambigua, interior y exterior, subjetivo e intersubjetivo, lo que indica que el sujeto está en sus propios ojos y lo que se siente al estar los ojos de los demás, separación forzada de la concreción de la adhesión se experimentado como una pérdida de honor y vergüenza. De esto deberá ampliamente pronto.
3. El honor de lealtad política
ahora yo definiría el honor como una virtud política y continúa a rechazar la idea de honor como la vanidad de rango y respetar un código para el logro de las ventajas mundanas y materiales. A medida que la referencia a las buenas sensaciones puede sonar patético, voy a argumentar que es necesario para rehabilitar el honor que coincide con la fidelidad, la lealtad, la honestidad, el respeto a la palabra dada, el respeto a la verdad, la vida y la dignidad de los demás.
Es cierto que el honor del dominio exclusivo de la aristocracia o el honor implicados con más frecuencia en el engaño, en el desprecio de los débiles, en el asesinato en venganza y han generado una percepción negativa del objeto. Y, sin embargo, que es una persona sin honor? No es que aquellos que prefieren la mercancía, la ganancia, la riqueza de lo que no lo compre lo ves tocando nuestra dignidad?
Además del honor como presunción y la complacencia, también hay otro premio: él no cumple su palabra, la "palabra de honor", de hecho, él no elige una menor ganancia en lugar de estar deprimido en una humillante sumisión, la que en casos extremos hace elegir la pobreza y el exilio, la tortura y la amenaza de muerte antes que traicionar la confianza de sus compañeros o rebajarse a actos de complacencia.
En la sociedad opulenta lógica medio de comunicación a veces se está viendo formas de pérdida de honor de farsa, por ejemplo, cuando la estrella de televisión no vacila en ponerse bajo la protección del titular hasta hace poco burlado y vilipendiado a cambio de tarifas muy altas. Rechazar la bajeza, no inclinado sobre un cierto límite, que serían suficientes para mantener las reacciones de "cara" y la estima del público: en estos días; hay una pregunta más para morir por el honor y probablemente no sería más capaz.
El honor moderna es más modesta en su lugar las necesidades de la conciencia en la cara de tácticas y consideraciones beneficios mundanos: especialmente en el caso de las figuras públicas, visibles y observables en la ronda.
El honor de personajes públicos y políticos la gente está en ser fiel a un ideal y para las creencias, pase lo que pase. Esto significa que para preservar su sentido de la modestia cuando las decisiones estratégicas. Significa respetar el oponente interdicendosi ataques excesivos que deshonran sólo aquellos que les hizo al final.
Maquiavelo se siente risita de nuevo: en la política es siempre más beneficioso saber cómo "usar el golpe", conocido experto fraude animales y ocultamiento: "lo ves desde la experiencia de nuestros tiempos", escribió el secretario florentino, "esos principios han hecho grandes cosas de la fe tomó muy en cuenta, y que eran capaces de moverse por la astucia y 'cerebro de los hombres:. y el final fue superior a la que se han acumulado en la lealtad [...] la cantidad de la paz, la cantidad de promesas fueron hechas irrité y vano la infidelidad de "principios y lo que ha sido capaz de utilizar el golpe de estado ocurrido es mejor, pero lo que necesita saber cómo este buen color natural, y ser grande simulador y disimulador;. y los hombres son tan simples que, y hacer que obedezcan necesidades presentes, que el que engaña encontrará siempre quien se deje engañar ".
Como autorizada y ampliamente evaluado tanto la opinión de Maquiavelo y quijotesca como la mía, prefiero responder a la pregunta de si maquiavélicas "fides a principis sientan servanda" en sentido afirmativo.
Eso puede ser cierto, son siempre palabras de Maquiavelo, que "los hombres tienen menos de ofender a aquél que se hace más agradable que el que se hace temer," yo prefiero respetar el político honesto, y como tal se aprecia, que el miedo deshonesta que suscita el temor y los éxitos logrados por el engaño y la infidelidad.
De lo contrario, ¿cómo puedo dar mi apoyo al pacto político, como hipotético y simbólico, si no se me garantiza que ni yo ni los demás vamos a romper? Para que las funciones, es necesario que todos los miembros de contrato lo respetan; pero esta condición se cumple solamente cuando el pattuenti son fieles al mismo acuerdo; no es casualidad que el dios romano del contrato comercial y jurídica acababa de Fides, la fidelidad, la condición y garantía para su constitución y su continuidad.
Sin embargo, no hay lealtad sin honor, aunque sólo sea este sentimiento nos puede preservar dall'anteporre individuo útil para el cumplimiento de las condiciones para nosotros tal vez no es favorable. Pero no debería ser un honor tipo particularista, ligada al clan, como un honor del tipo kantiano, universal. Como si la máxima de su honor podría convertirse en un máximo válida para toda la humanidad. Un máximo predicación reglas muy diferentes de los que se dicen "hacerse rico". Reglas que suenan más como "mantener su palabra", "ser magnánimo, generosa hospitalidad" o "ser fiel a su ideal". Para no perder su honor, los ojos y los ojos de los demás.
4. La pérdida de honor: la humillación
Se refirió al hecho de que se puede tener la pérdida de honor de dos maneras, para el agente que es responsable de la pérdida si es causada por un agente distinto del que sufre, tendrá la sensación de humillación; si es causada por la misma persona que sufre, tendrá el sentimiento de vergüenza.
Cuando se viola el honor de una persona, la persona es humillado, arrojado al suelo y pisoteado (humilde proviene del latín humilis, adjetivo humus, tierra), privado de sentido. La humillación es esa sensación que es razón suficiente para que una persona se consideraba ofendido, su dignidad y su honor.
Una actitud política-social, particularmente humillante, por ejemplo, es el paternalismo con el que los humanos adultos son tratados como inmaduro. De hecho entiende por práctica paternalismo para gobernar o controlar a las personas, proporcionando a sus necesidades, pero no darles ninguna responsabilidad, similar al comportamiento del padre autoritario, y centralizando, aunque benévolo y de previsión, con respecto a los hijos menores.
He elegido como caso de estudio de un pasaje del siglo XIX-liberal y conservador Benjamin Constant. Negar la posibilidad de la igualdad jurídica de los extranjeros, a los desposeídos y las mujeres, Constant caracteriza a estas categorías con los rasgos de una infancia eterna, considerándolos permanentemente incapaz de alcanzar la plena capacidad de discernimiento.
Un caso de humillación con tramos paternalistas muy pronunciado es el castigo que sufrió el revolucionario francés théroigne de méricourt; por sus demandas de igualdad de derechos entre hombres y mujeres, por haber propuesto la formación de un batallón militar de las mujeres para participar en la guerra, fue condenada a ser azotar públicamente. La humillación fue tan grande que se volvió loco.
Formas no tan violentas pero el sentido generalizado de humillación son los experimentados por las mujeres en general; la posición de las mujeres ha sufrido como condición general de la deshonra, que corresponden a una baja autoestima, falta de confianza en sí mismo, una mala concepción de sí mismos. Y 'como si el paternalismo y el patriarcado de las relaciones sociales cayeron mujer baja en una humillación permanente que la hace sentir menos criatura, inferior, no a muchas situaciones.
Otro caso de humillación grave es aquella a la que fueron sometidos los prisioneros en campos de concentración nazis. Víctimas de una disminución progresiva de su humanidad, obligado a someterse a una continua tortura moral y física por el poder absoluto de los carceleros, los prisioneros fueron sometidos a prácticas humillantes deprivavano sí el nombre de la propiedad, la ropa, el pelo, la dignidad, de su apariencia normal. Para no hablar del caso mencionado por las memorias del profesor alemán vinculados a la cadena y forzados a vivir en una perrera y comportarse como un perro ladrando a los transeúntes.
En el caso de los campos de exterminio detenidos era exactamente el tipo de respeto ligada al temor apreciado por Maquiavelo: la SS, así como la aristocracia del campo formado por otros presos, que le fue otorgado el respeto que se deriva de terror atado a saber impotente y . impotentes (10) Incluso las ejecuciones reflejan las prácticas de humillación; el detenido fue muerto de un disparo en la parte posterior de la cabeza, ya que no fue reconocido incluso el honor militar para mirar a los ojos de su asesina.
La pérdida de honor para la humillación se inflige la acción, por lo que generalmente no hay responsabilidad. Incluso insiste en una forma verbo transitivo que puedo "humillar" a alguien, pero puedo no está presente en la acción de la vergüenza: vergüenza "a nadie, estoy avergonzado y solo la responsabilidad es la remoción de minas, y luego tratar. la vergüenza, sino que es la responsabilidad de otro, que lleva mi respeto, entonces vendré y humillado.
Esto en cuanto a la definición formal. Sin embargo, los campos de la humillación y la vergüenza no son tan claras como quieren vocabulario: de hecho, literalmente hablando, la palabra "vergüenza" centra su sentido de la responsabilidad de la acción, esto es absurdo, inmoral o inadecuada; el término "humillación" en lugar enfatiza la sensación de estar pequeña y miserable por falta de honor y reconocimiento, sin implicación de culpabilidad. Pero, de hecho, muchas personas sienten vergüenza, y no sólo la humillación, incluso si y cuando no lo hace, no será responsable o culpable de la situación en la que se encuentra. Por lo que el preso de la prueba de campo de concentración no sólo es humillante sino también vergüenza de su propia situación, también tiende a no decirle a otros posteriores.
Qué vergüenza los parados que no llevó a cabo este tipo de actividades delictivas o que la empresa considera degradantes; sin embargo, sabemos que el malestar debido a la privación financiera se añade en él o ella el malestar causado por la pérdida del sentido de pertenencia e inclusión, así como un sentimiento de vergüenza que a menudo lleva a la gente a aislarse y evitar las relaciones sociales deliberadamente.
Un caso dramático de la humillación que sentía vergüenza es, que se celebra en la tragedia griega, el héroe Ajax, que renuncia a la vida, por haber sufrido una humillación ignominiosa. El episodio es narrado por la tragedia homónima de Sófocles. A la muerte del griego Aquiles que tenían que entregar sus armas más fuertes héroe después de él. Son, sin embargo, no dados a Ajax, asegúrese de merecerlos, pero Ulises, que no era el más fuerte, sino el más temido por los enemigos. Abrumados por la humillación y la vergüenza, el Ajax está más burlado por Athena que pierde la claridad mental: el héroe sale de la tienda de campaña en la noche, y para cubrir de gloria y traer prueba de que era el más fuerte, creyendo la lucha contra los argivos y sus líderes, sacrifica el ganado. Al despertar de la locura, aun sabiendo que era el trabajo de una diosa, el Ajax se suicida arrojándose sobre su espada.
Los sentimientos que el héroe ha probado son la deshonra debido a la humillación y la vergüenza causada por el gesto realizado durante su furia loca. Son demasiado fuertes situaciones emocionales para ser toleradas y Ajax ahoga a sí mismo matando. La deuda contraída hacia sí mismo y la sensación de estar en desgracia no puede desaparecer que con su desaparición.
5. Pérdida de honor, la vergüenza
Humillación, o la pérdida de honor en una persona causada por otras personas o, si las estructuras más graves, institucionales, corresponde pena, ya que la pérdida del honor por lo general causada por un comportamiento responsable. Y 'la condición de aquellos que están atrapados realizar actividades de degradación deliberada o indignos, aquellos que no se ajustan a las que se compromete a ser formas de la excelencia humana. Es también la condición de aquellos que están atrapados en situaciones embarazosas, tal vez en relación con las actitudes del cuerpo. La última es aún una situación privada que cubrirá el que se ve y el vidente: nos interesa la condición pública lugar.
La relación entre la vergüenza y la responsabilidad, entre la vergüenza y la conducta deliberada, se centra en la relación entre la autoestima y la auto-elección y se supone que mis actividades puedan ser yo hemos elegido y planeado como parte de los ingresos de explotación razón práctica que corresponde a una necesidad profunda humano.
Las consideraciones anteriores son, básicamente, en línea con la definición aristotélica de la vergüenza, que se define en la retórica como "dolor o alteración de la visión relacionada con esos pecados que parecen conducir a menosprecio".
De acuerdo con el hombre aristotélica proyecto que se auto-respeto y no quiere que avergonzarse delante de sí mismo elaborará su proyecto de vida y gestiona de forma independiente; pero si la realización de acciones inspiradas por el vicio, como la cobardía, la injusticia, la intemperancia y el amor de la ganancia, la adulación y la mentira, usted será avergonzado cuando los demás te va a conocer.
Debido a que la vergüenza es un sentimiento en el desprecio, Aristóteles continúa, la mayoría de las personas se avergonzará de que se tiene en cuenta y no delante de los de cuya opinión nos sentimos desprecio (nadie se avergüenza de niños y mascotas). "En general", escribe Aristóteles, "estamos confundidos de aquellos para los que respetamos", no sólo frente a los conocidos, sino también frente a extraños, si violamos no hay actitudes o hábitos, sino de derecho.
Aunque suena bastante consideraciones aristotélicas también compartieron la mentalidad moderna, una gran parte de la crítica señala que la vergüenza y los esfuerzos para evitar que podría ser fundamental para el pensamiento ético y político de la antigua Grecia, pero no en el Occidente contemporáneo.
La cuestión está obviamente vinculada a la distinción entre "sociedad de la vergüenza" y "culpa de la sociedad." Sobre la base de la antropología moderna, la filosofía política define la "sociedad de la vergüenza" sociedades como la antigua beduina griego o contemporánea, por ejemplo, donde todo se exterioriza y la razón predominante de sus miembros es evitar sanciones en los ojos de los demás; en cambio define la "sociedad de la culpa" sociedades como el cristianismo o el Islam, cuyos miembros internalizar las reglas hasta el punto de sentirse culpable si no los respeta.
En algunos casos, el argumento se llevará a sus extremos por los que argumentan que los griegos no tenían idea de las normas morales internalizados, mientras que nosotros, herederos de la tradición cristiana que se basan sólo en aquellos y no tenemos más interés en evitar sanciones a los ojos de los demás.
En lugar de ello, creo que incluso en la "sociedad de la culpa" honor y la vergüenza son sentimientos importantes. Las raíces de la vergüenza son, de hecho, estar en desventaja, y el sentido de la vergüenza es una reacción a la conciencia de esta desventaja. Al igual que los antiguos griegos, a continuación, reconocemos que una persona, o su comportamiento, son vergonzosas y desaprueban sobre todo cuando vemos la complacencia de las cosas y las actitudes de los que creemos que una persona honesta debería sentir vergüenza.
casos contemporáneos de actrices y modelos que venden sus cuerpos para ancianos ricos a cambio de diversos favores, bienes o notoriedad, y luego declaran que no tienen nada de que avergonzarse, entran en esta categoría. Pensamos que la persona que hace este tipo de declaraciones, estaba en su lugar tiene de qué avergonzarse, porque nos damos cuenta de que carece de que la auto-respeto que reconocemos su lugar como principal activo, como algo que todo el mundo tiene que tener si él quiere vivir su propia vida. (
Sin negar la validez epistemológica de la división de acuerdo con la culpa y la vergüenza con respecto a la centralidad de los valores éticos en ciertas empresas, creo que la experiencia de la culpa, por lo que parece que los griegos no tenían un equivalente directo no excluye la experiencia de la vergüenza.
Es ha dicho "que" el modelo psicológico para cada uno de estos sentimientos que implica una cifra diferente interiorizado. En el caso de, vergüenza, sería la figura del testigo; en el caso de fallo, la figura de la víctima o el Ejecutor.
Ayudar a apoyar esta tesis la observación de que la experiencia de la vergüenza está vinculada a la vista, ser visto como la falla tiene sus raíces en la audición, zumbido en nuestro interior la "voz de la conciencia", lo él habla a Pinocho como un "grillo hogar."
La vergüenza y la culpa están ligados, ya que la mayoría de las emociones, a las tendencias de acción específicos: ocultarse y desaparecer, en el caso de la vergüenza; para reparar y reparar, en el caso de culpabilidad. Oímos el grito de Ajax, decidió quitarse la vida, busca la oscuridad, llamándola "mi luz, mi oscuridad, mi gloria," porque él lo acoja con él. Ambos son en última instancia las formas de autorreproche, en la primera del carácter global de la persona (que es malo), un comportamiento específico de la segunda (he hecho una mala acción). La presencia de los dos modelos internos de testigo y víctima; de los dos sentidos diferentes de la vista y el oído; Por último, las dos tendencias a la acción, que oculta y reparar, también puede ser simultánea y así revelar la existencia de casos de empresas mixtas culpa y la vergüenza.
El cristianismo, al menos en su forma original, que parece estar alejada de la ética de la vergüenza y el honor: si todos los hombres son igualmente culpables a los ojos de Dios y la misma necesidad de la redención por la sangre de Cristo, la principal virtud de los cristianos no lo hace que será la humildad, mientras que el orgullo, relacionada con el honor de convertirse en uno de los pecados capitales. No obstante, la vergüenza y el honor siguen desempeñando un papel en la sociedad cristiana en la que estos comportamientos no están completamente abandonados o en la vida privada o en la vida pública.
El peso de la vergüenza y el honor en nuestra sociedad es de hecho sigue siendo tan relevante que Jon Elster pudo escribir que, debido a que el palo a una norma social es considerado como parte particularmente importante e integral de la persona ", la transgresión de una norma tiende inspirar en los demás las emociones que a su vez despertar en aquel que transgrede un sentimiento de vergüenza en lugar de culpabilidad ".
Instintivamente tendemos a ser más indulgente con los que, mientras que romper la regla, entonces que perciben que se sentía el sentimiento de vergüenza, como en el caso del político corrupto que viene cuando extremo de suicidio. La enorme distancia que separa la ciudad de la limitación institucional, la longitud de la escalera que conduce al individuo en contacto con la institución constrictiva probablemente puede justificar la actitud de la persona que, a pesar de que viola la norma, todo lo espera para salir adelante. En este estado de alienación permanente entre los impulsos de comportamiento de la materia y la figura pública objetivo de las acciones resultantes, que tienden a evitar la confrontación y la responsabilidad de retirar.
Así que el político o el administrador corrupto, deshonesto y deshonrado, tiende a culpar a los demás, incluso si se detecta in fraganti. La actitud más habitual es proyectar las responsabilidades de los demás o diluido con un comportamiento común mal considerado, por alguna razón, la mitad de la culpa. Esto es debido a que el autorreproche y el reconocimiento de falta daría lugar a una sensación intolerable de la vergüenza, como se muestra Elster, caerían en la evaluación global de la persona (que son malos) en lugar de la culpa más soportable debido al comportamiento ocasional (he hecho el mal) . El sentimiento de vergüenza es tan doloroso que lo que desea es evitar; mientras que la culpabilidad es más soportable, ya que proporciona la expiación y reparación, o la capacidad de alguna manera de remediar el daño hecho.
A la conclusión de esta parte voy a decir que la emoción de la vergüenza experimentada como una pérdida del honor y la pérdida de la cara tiene un papel positivo en la respuesta a un acto deshonesto porque se convierte en evidencia de la evaluación ética de una situación. La vergüenza de acción indica que se percibe como insuficiente en comparación con los estándares morales reconocidos. La persona avergonzado ya es una persona con un sentido de la ética y con una actitud de auto respeto demostrado por el sentimiento de su honor.
PERLE DI SAGGEZZA 3.
"Coloro che l'indigenza mantiene in una eterna dipendenza e condanna a lavori giorno e notte non sono più illuminati dei fanciulli in merito agli affari pubblici né più interessati degli stranieri a una prosperità nazionale di cui non conoscono gli elementi e di cui godono i vantaggi solo indirettamente." Benjamin Constant.
... rinunciando alla propria sovranità in cambio di maggiore protezione. Quando delle persone, ormai private dei valori etici e morali, hanno paura.
La virtù, intesa in senso laico, è una dote, un pregio, una qualità personale positiva, una forza morale che spinge a raggiungere un fine, una inclinazione a operare secondo il bene. La virtù, ancora, è una eccellenza morale che stimola a condurre la vita in conformità a principi etici. Se l'onore coincide davvero con l'onestà o l'integrità nelle proprie opinioni e azioni e insieme con il rispetto manifestato verso tali atteggiamenti e comportamenti, credo si possa rivendicare il valore etico dell'onore e rispondere, alla domanda che dà il titolo al capitolo, che l'onore è si una virtù o almeno dovrebbe tornare a esserlo.
Forse appellarsi alla virtù dell'onore non è sufficiente a condurre una vita proba, soprattutto da parte di chi ricopra alti incarichi nella pubblica amministrazione e si ritrovi esposto più dei comuni mortali alla tentazione del guadagno illecito. Probabilmente occorre affiancare all'esortazione morale una serie di misure materiali che proteggano il dirigente di enti pubblici o di partito dalla lusinga della tangente. In fondo si tratterebbe di mettere in pratica il vecchio principio di Machiavelli, ove si invita il principe a partecipare "onori e carichi al ministro, acciò che non abbia a desiderare ancora più onori...".
Sapere comunque che cos'è l'onore e la coscienza, e agire in conformità a queste nozioni, rimane a mio avviso requisito essenziale per esercitare l'ufficio pubblico in maniera dignitosa e onesta.
Questo capitolo si occupa nella sua prima parte del concetto di onore come senso di identità e di appartenenza; nella seconda, dell'onore come requisito di lealtà politica. Si tratta di una definizione in positivo. Essa è seguita da una definizione in negativo, ovvero dall'esame del momento della perdita di onore e dei due diversi sentimenti che ne derivano. Sono sentimenti che variano al variare di chi regge la responsabilità della perdita: si ha infatti umiliazione allorché la perdita di onore è causata da un soggetto diverso da quello che la subisce; si ha invece vergogna quando la perdita o la violazione di onore è causata dal medesimo soggetto.
Questa analisi implica riferimenti diretti all'idea di azione responsabile e alle motivazioni che spingono la gente a compiere azioni disapprovate dal contesto sociale. Si diranno infine poche cose sull'azione ultima compiuta da chi ha provato il senso della perdita di onore, la vergogna, in maniera così violenta da non poterlo sopportare. Alludo al suicidio "per vergogna".


2. Identità e appartenenza

La nuova tematizzazione dell'onore nelle società moderne si collega all'elemento strutturale generale consistente nel rapporto tra identità personale e ruolo sociale. Secondo Peter Berger, autore del saggio sull'obsolescenza del concetto di onore discusso nel precedente capitolo, l'onore- si caratterizza come elemento istituzionale della società tradizionale che fonda l'identità sul ruolo sociale; come tale esso risulta, a suo avviso, deprivato di senso in una società ove l'identità non è più ancorata al ruoli e alle istituzioni.(3)
Nel frattempo si è anche verificata la previsione di Tocqueville secondo la quale nelle società democraticamente organizzate di tipo egualitario, in cui i cittadini si muovono e si mescolano continuamente in una massa uniforme, l'onore perde il proprio specifico profilo sociale e culturale nonché il valore normativo centrale.
Ciò non toglie tuttavia che la collocazione dell'individuo all'interno o all'esterno di gruppi sociali di varia natura - che si tende oggi a definire come inclusione ed esclusione - non solo non abbia perso importanza e validità, ma abbia anzi acquisito un rilievo supplementare in nome del principio del pluralismo, cavallo di battaglia del liberalismo oltranzista.
La società democratica liberale e pluralista riconosce e incoraggia la presenza di gruppi, la loro diversità e i loro diritti, e invoca per loro comportamenti di tolleranza, rispetto e riconoscimento. L'ascrizione a un gruppo, l'appartenenza sentita, permettono all'individuo di identificarsi come membro del gruppo stesso, e questo a sua volta assegna all'individuo uno status di dignità e valore nei rapporti sociali all'interno e all'esterno del gruppo.
Anche in un'epoca come la nostra, in cui gli individui sono più rilevanti della comunità, il riconoscimento dell'appartenenza continua a conferire la piena condizione umana di persona e a ricordare all'universalista rigoroso che la determinazione di appartenenza vincola l'uomo come animale sociale.
Trasportata nell'ambito dell'onore, l'analisi precedente conferma il fatto che l'onore delle società moderne è stato separato da qualunque status, gerarchia e titolo pubblico e civile ma rimane come elemento della con-soggettività, nel corpo, nella faccia, nella voce.
Sostengo questo nonostante la condanna kantiana di sentimenti come onore e vergogna; come nota Bernard Williams, nello schema delle opposizioni kantiane questi sentimenti stanno sempre dalla parte della negatività. Se onore e vergogna sono legati alla nozione di salvare o perdere la faccia, e se faccia sta per apparenza contro realtà, esterno contro interno, allora il suo valore è superficiale. Perdo o salvo l'onore e la faccia soltanto agli occhi degli altri, così che i valori sono eteronomi; è semplicemente la mia faccia che perdo, così che i valori sono egoistici. Williams non condivide la stroncatura kantiana di sentimenti come onore e disonore; Kant infatti li interpreta e li considera come valori privi di senso in società condizionate prevalentemente dall'esperienza cristiana della colpa piuttosto che da quella pagana della vergogna.
Sulla differenza tra società della colpa e società della vergogna tornerò in seguito. Importante qui è notare con Williams che le nostre idee di azione e responsabilità e altri tra i nostri concetti etici sono più vicini di quanto supponiamo alle idee degli antichi greci che ritroviamo nella tragedia e nell'epica; come dimostra tra l'altro la continua ripresa di motivi e personaggi mitologici per parlare dell'uomo moderno o postmoderno: le Antigoni, gli Oresti, le Cassandre, le Medee.
Il desiderio di appartenenza al gruppo o più esattamente la sensazione di sentirsi inclusi in esso e di godervi piena cittadinanza pare essere una caratteristica generale anche dell'odierna situazione mondiale: le battaglie sociali più coinvolgenti si sono svolte in nome dell'inclusione; uno dei maggiori sensi di sofferenza di individui e collettività deriva dal sentirsi emarginati, esclusi dalle posizioni raggiunte da altri. La metafora del dentro/fuori ha di fatto sostituito quella di alto e basso nel definire situazioni di diseguaglianza e disagio. In questo contesto di sfere di appartenenza la proscrizione o l'auto esclusione dalla comunità provoca sofferenza. Se ora l'onore è quel sentimento doppio e ambiguo, interno ed esterno, soggettivo e inter-soggettivo, indicante ciò che il soggetto è ai propri occhi e ciò che sente di essere agli occhi degli altri, il distacco forzato dalla concrezione di appartenenza sarà vissuto come perdita di onore e senso di vergogna. Di questo diremo ampiamente tra poco.
3. L onore come lealtà politica
Vorrei ora definire l'onore come virtù politica continuando a respingere l'idea di onore come vanità di rango e rispetto di un codice in vista del conseguimento di vantaggi mondani e materiali. Per quanto il richiamo ai buoni sentimenti possa sembrare patetico, sosterrò che occorre riabilitare l'onore che coincide con la fedeltà, la lealtà, l'onestà, il rispetto della parola data, il rispetto della verità, della vita e della dignità altrui.
E' vero che l'onore appannaggio dell'aristocrazia o l'onore implicato spesso e volentieri nell'inganno, nel disprezzo dei deboli, nella vendetta e nell'assassinio hanno generato una percezione negativa dell'oggetto. E tuttavia, chi è una persona senza onore? Non è forse chi preferisce i beni, il profitto, la ricchezza a ciò che non si compra ne si vede ma tocca la nostra dignità?
Oltre all'onore come vanagloria e autocompiacimento, vi è anche un altro onore: quello che fa tener fede alla parola data, la "parola d'onore", appunto che fa scegliere un guadagno minore pur di non avvilirsi in una sottomissione umiliante, quello che in casi estremi fa scegliere la povertà e l'esilio, la tortura e la minaccia di morte piuttosto che il tradire la fiducia dei compagni o l'abbassarsi a gesti di compiacenza.
Nella società opulenta mass-medio logica talvolta si assiste a forme di perdita di onore farsesche, per esempio quando la star televisiva non esita a porsi sotto la protezione del padrone fino a ieri deriso e oltraggiato in cambio di compensi molto alti. Rifiutare la bassezza, non chinarsi oltre un certo limite, sarebbero reazioni sufficienti a conservare "la faccia" e la stima del pubblico: di questi tempi; nessuno ci domanda più di morire per l'onore e probabilmente non ne saremmo più capaci.
L'onore moderno consiste più modestamente nel porre le esigenze della coscienza di fronte alle considerazioni tattiche e ai vantaggi mondani: tanto più nel caso di personaggi pubblici, visibili e osservabili a tutto tondo.
L'onore delle persone pubbliche e delle persone politiche risiede nell'essere fedele a un ideale e a delle convinzioni, avvenga quel che avvenga. Vuol dire preservare il proprio senso del pudore in caso di decisioni strategiche. Significa rispettare l'avversario interdicendosi attacchi eccessivi che disonorano alla fine solo chi li fa.
Sento Machiavelli ridere sotto i baffi ancora una volta: in politica è sempre più vantaggioso saper "usare la golpe", animale notoriamente esperto in frodi e dissimulazione: "Si vede per esperienza ne' nostri tempi," scriveva il segretario fiorentino, "quei principi avere fatto grandi cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l'astuzia aggirare e' cervelli degli uomini: et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.[...] Quanta pace, quante promesse sono state fatte irrite e vane per la infidelità de' principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare".
Per quanto autorevole e ampiamente verificata sia l'opinione di Machiavelli e per quanto donchisciottesca la mia, preferisco rispondere alla questione machiavelliana se "fides a principis sit servanda" in maniera affermativa.
Sarà anche vero, sono sempre parole di Machiavelli, che "li uomini hanno meno rispetto ad offendere uno che si facci amare, che uno che si facci temere", personalmente preferisco rispettare il politico onesto, che come tale si fa apprezzare, che aver paura del disonesto che si fa temere e ottiene successi con l'inganno e l'infedeltà.
Come potrò altrimenti concedere la mia adesione al patto politico, per quanto ipotetico e simbolico, se non sarò garantita del fatto che né io né altri lo violeremo? Affinché il contratto funzioni occorre infatti che tutti gli aderenti lo rispettino; ma questa condizione si ottiene solo quando i pattuenti sono fedeli al patto medesimo; non è un caso che il dio romano del contratto commerciale e giuridico fosse proprio Fides, la fedeltà, condizione e garanzia per la sua costituzione e la sua continuità.
Eppure non c'è fedeltà senza onore, se solo questo sentimento ci può preservare dall'anteporre l'utile individuale al rispetto di condizioni per noi magari non favorevoli. Ma dovrebbe essere un onore non di tipo particolarista, legato al clan, quanto un onore di tipo kantiano, universale. Come se la massima del proprio onore potesse diventare una massima valida per tutta l'umanità. Una massima che predica regole profondamente diverse da quelle che dicono "diventa ricco". Regole che suonano più come "mantieni la parola data", "sii magnanimo, generoso ospitale" o "sii fedele al tuo ideale". Per non perdere il tuo onore, ai tuoi occhi e agli occhi degli altri.
4. La perdita di onore: l'umiliazione
Si accennava al fatto che si può avere perdita di onore in due modi, relativi all'agente cui spetta la responsabilità della perdita: se essa è causata da un agente diverso da quello che lo subisce, si avrà il sentimento dell'umiliazione; se essa è causata dallo stesso soggetto che la subisce, si avrà il sentimento della vergogna.
Quando l'onore di una persona è violato, la persona è umiliata, gettata a terra e calpestata (umile deriva dal latino humilis, aggettivo di humus, terreno), privata di rispetto. L'umiliazione è quel sentimento che costituisce per una persona una ragione sufficiente a considerare offesa se stessa, la propria dignità e il proprio onore.
Un atteggiamento politico-sociale particolarmente umiliante, per esempio, è il paternalismo, con il quale esseri umani adulti vengono trattati come immaturi. Si intende infatti con paternalismo la pratica di governare o controllare le persone provvedendo ai loro bisogni ma non concedendo loro alcuna responsabilità, analogo al comportamento del genitore autoritario e accentratore, pur se benevolo e provvido, nei confronti dei figli minori.
Ho scelto come caso esemplare un passo del liberale e conservatore ottocentesco Benjamin Constant. Negando la possibilità di eguaglianza giuridica agli stranieri, ai nullatenenti e alle donne, Constant caratterizza queste categorie coi tratti di una eterna fanciullezza, considerandole permanentemente incapaci di raggiungere la piena capacità di intendere e di volere.
Un caso di umiliazione con tratti paternalistici molto accentuati è la punizione cui venne sottoposta la rivoluzionaria francese Théroigne de Méricourt; per le sue richieste di eguaglianza di diritti fra uomini e donne, per aver proposto la formazione di un battaglione militare di donne per partecipare alla guerra, ella venne condannata a essere pubblicamente sculacciata. L'umiliazione fu tale che essa impazzì.
Forme non così violente ma ampiamente diffuse di senso di umiliazione sono quelle provate in genere dalle donne; la posizione della donna è subita come una generale condizione di disonore, cui corrispondono bassa autostima, scarsa fiducia in sé, una concezione povera di se stesse. E' come se il paternalismo e il patriarcato delle relazioni sociali tenessero la donna in una umiliazione permanente che la fa sentire una creatura minore, inferiore, non all'altezza di molte situazioni.
Un altro caso di umiliazione grave è quello a cui venivano sottoposti i prigionieri nei campi di concentramento nazisti. Vittime di un progressivo annullamento della loro umanità, costretti a sottostare a una continua tortura morale e fisica dal potere assoluto degli aguzzini, i prigionieri venivano sottoposti a pratiche umilianti che li deprivavano del nome, della proprietà, degli abiti, dei capelli, della dignità, del loro normale aspetto esteriore. Per non parlare del caso citato dalla memorialistica del professore tedesco legato alla catena e costretto a vivere in una cuccia e a comportarsi come un cane, abbaiando ai passanti.
Nel caso dei detenuti dei campi di sterminio si trattava esattamente del tipo di rispetto legato al timore apprezzato da Machiavelli: alle SS, come pure all'aristocrazia del lager formata da altri detenuti, era tributato il rispetto che nasceva dal terrore legato al sapersi inermi e impotenti.(10) Persino le esecuzioni riflettevano la prassi dell'umiliazione; il detenuto veniva ucciso con un colpo alla nuca perché non gli veniva riconosciuto neppure l'onore militare di guardare negli occhi il suo assassino.
La perdita di onore per umiliazione è un'azione subita, per la quale non si ha di norma alcuna responsabilità. Persino la forma verbale insiste su una transitività che non è presente nell'azione del vergognarsi: io posso "umiliare" qualcuno ma non posso vergognare" nessuno, sono io che mi vergogno e basta. La responsabilità dell'azione è mia, e allora proverò vergogna; la responsabilità è di un altro, di chi mi toglie il rispetto, e allora verrò umiliata.
Questo per quanto riguarda la definizione formale. Eppure i campi dell'umiliazione e della vergogna non sono così distinti come li vuole il vocabolario: letteralmente parlando infatti, la parola "vergogna" focalizza il senso della propria responsabilità per un'azione, che questa sia stolta, immorale o inadeguata; il termine "umiliazione" sottolinea invece la sensazione di sentirsi meschini e disgraziati per assenza di onore e riconoscimento, senza implicazione di colpa. Di fatto però molta gente prova vergogna, e non solo umiliazione, anche se e quando non è e non si ritiene responsabile o colpevole della situazione nella quale si trova. Così il prigioniero del campo di concentramento prova non solo umiliazione ma anche vergogna per la propria situazione, tendendo anche a non raccontarla in seguito ad altri.
Come prova vergogna il disoccupato che non ha svolto attività di tipo criminoso o che la società considera degradanti; sappiamo tuttavia che al disagio dovuto alla deprivazione finanziaria si aggiunge in lui o in lei il malessere provocato dalla perdita del senso di appartenenza e inclusione, come pure un senso di vergogna che sovente porta la persona a isolarsi e a evitare deliberatamente i rapporti sociali.
Un caso drammatico di umiliazione sentita come vergogna è quello, celebrato nella tragedia greca, dell'eroe Aiace, che rinuncia alla vita per aver subito una umiliazione infamante. L'episodio è narrato da Sofocle nell'omonima tragedia. Alla morte di Achille i greci dovevano consegnare le sue armi all'eroe più forte dopo di lui. Esse vengono però date non ad Aiace, sicuro di meritarle, ma a Ulisse, che non era il più forte ma il più temuto dai nemici. Sopraffatto dall'umiliazione e dalla vergogna, Aiace viene in più schernito da Atena che gli fa perdere la lucidità mentale: l'eroe esce dalla tenda nella notte e, per coprirsi di gloria e portare la prova che egli era il più forte, credendo di combattere gli argivi e i loro capi, massacra del bestiame. Al risveglio dalla follia, pur sapendo che essa era opera di una dea, Aiace si uccide gettandosi sulla spada.
I sentimenti che l'eroe ha provato sono il disonore dovuto all'umiliazione e alla vergogna provocate dal gesto compiuto durante la sua folle furia. Sono situazioni emotive troppo forti per essere tollerate e Aiace le soffoca uccidendosi. Il debito che ha contratto verso se stesso e il sentimento di essere disonorato non possono scomparire che con la sua scomparsa.
5. La perdita di onore: la vergogna
All'umiliazione, ovvero alla perdita di onore in una persona causata da altre persone oppure, caso ben più grave, da strutture istituzionali, corrisponde la vergogna come perdita di onore causata in genere da comportamento responsabile. E' la condizione di chi viene colto a compiere deliberatamente attività degradanti o indegne, di chi viene meno all'adempimento di quelle che concordiamo essere le forme di eccellenza umana. E' anche la condizione di chi è colto in situazioni imbarazzanti, riguardanti magari atteggiamenti del corpo. Quest'ultima è comunque una situazione privata che riguarderà colui che viene visto e colui che vede: a noi interessa invece la condizione pubblica.
La relazione tra vergogna e responsabilità, tra vergogna e comportamento deliberato, mette l'accento sul rapporto tra autostima e scelta autonoma e presuppone che le mie attività possano essere da me scelte e pianificate come parte dell'esercizio attivo della ragione pratica corrispondente a un bisogno profondo dell'essere umano.
Le precedenti considerazioni sono in fondo allineate con la definizione aristotelica della vergogna, definita nella Retorica come "un dolore o un turbamento relativo a quelle colpe che sembrano condurre alla disistima".
Secondo il progetto aristotelico l'uomo che si auto-rispetta e non vuole vergognarsi di fronte a se stesso elabora il proprio piano di vita e lo gestisce in autonomia; ma se compirà azioni ispirate al vizio, come viltà, ingiustizia, intemperanza e cupidigia di guadagno, adulazione e menzogna, si vergognerà quando gli altri le verranno a conoscere.
Poiché la vergogna è un sentimento riguardante la disistima, continua Aristotele, ci si vergognerà maggiormente delle persone di cui si tiene conto e non di fronte a coloro per la cui opinione proviamo disprezzo (non ci si vergogna di bambini e animali). "In generale," scrive Aristotele, "ci vergogniamo dinanzi a coloro per cui abbiamo rispetto", non solo di fronte ai conoscenti ma anche di fronte agli sconosciuti, se abbiamo violato non atteggiamenti o consuetudini bensì norme di legge.
Benché le considerazioni aristoteliche suonino assai condivisibili anche alla mentalità moderna, una larga parte della critica fa notare che la vergogna e gli sforzi per evitarla potevano essere centrali nel pensiero etico e politico della Grecia antica ma non in quello dell'Occidente contemporaneo.
La questione è ovviamente connessa alla distinzione tra "società della vergogna" e "società della colpa". Sulla scorta della moderna antropologia, la filosofia politica definisce "società della vergogna" le società come quella greca antica o quella beduina contemporanea, per esempio, in cui ogni cosa è esteriorizzata e il motivo predominante dei suoi membri è evitare sanzioni agli occhi degli altri; definisce invece "società della colpa" società come quella cristiana o quella islamica, i cui membri interiorizzano le norme al punto tale da sentirsi in colpa se non le rispettano.
In alcuni casi, l'argomento viene spinto agli estremi da coloro che sostengono che i greci non avevano idea di norme morali interiorizzate, mentre noi eredi della tradizione cristiana ci basiamo solo su quelle e non abbiamo più interesse a evitare sanzioni agli occhi degli altri.
Ritengo invece che anche nelle "società della colpa" onore e vergogna siano sentimenti di rilievo. Le radici della vergogna stanno infatti nell'essere in svantaggio e il senso di vergogna è una reazione alla consapevolezza di questo svantaggio. Come i greci antichi, riconosciamo quindi che una persona, o il suo comportamento, sono vergognosi e la disapproviamo soprattutto quando la vediamo compiacersi di cose e atteggiamenti per i quali riteniamo che una persona onesta dovrebbe provare vergogna.
Casi contemporanei di attricette e modelle che vendono il proprio corpo ad anziani benestanti in cambio di favori di varia natura, beni o notorietà, per poi dichiarare che non hanno nulla di cui vergognarsi, ricadono in questa categoria. Pensiamo che la persona che fa questo tipo di dichiarazioni avrebbe invece di che vergognarsi perché notiamo che manca di quell'auto-rispetto che riconosciamo invece come un bene primario, come qualcosa che ognuno deve avere se vuol vivere bene la propria vita.(
Pur non negando la validità epistemologica della divisione secondo colpa e vergogna per quanto riguarda la centralità dei valori etici in determinate società, ritengo che l'esperienza della colpa, per la quale sembra che i greci non abbiano avuto un diretto equivalente non esclude l'esperienza della vergogna.
E' stato detto' che' il modello psicologico per ognuno di questi sentimenti coinvolge una diversa figura interiorizzata. Nel caso della, vergogna, si tratterebbe della figura del testimone; nel caso della colpa, della figura della vittima o dell'enforcer.
Contribuiscono a sostenere questa tesi l'osservazione che l'esperienza della vergogna è legata alla vista, all'essere visti, mentre la colpa è radicata nell'udito, nel risuonare all'interno di noi stessi della "voce della coscienza", quella che parla a Pinocchio in veste di "grillo del focolare".
Vergogna e colpa sono collegate, come la maggior parte delle emozioni, a specifiche tendenze all'azione: quella di nascondersi e sparire, nel caso della vergogna; di riparare ed espiare, nel caso della colpa. Lo sentiamo nel grido di Aiace che, deciso al suicidio, cerca la tenebra, chiamandola "mia luce, mia oscurità, mio splendore", perché lo accolga con sé. Entrambe sono, infine, forme di autoaccusa, riguardante la prima il carattere globale della persona (sono cattiva), un comportamento specifico la seconda (ho commesso una cattiva azione). La presenza dei due modelli interiori di testimone e vittima; dei due diversi sensi di vista e udito; infine delle due tendenze all'azione, nascondersi ed espiare, può anche essere simultanea e rivelare così l'esistenza di casi misti di società di colpa e vergogna.
Il cristianesimo, almeno nella sua forma originaria, sembra essere remoto dall'etica della vergogna e dell'onore: se tutti gli uomini sono egualmente colpevoli agli occhi di Dio ed egualmente bisognosi di redenzione tramite il sangue di Cristo, la virtù principale del cristiano non potrà che essere l'umiltà, mentre l'orgoglio, imparentato con l'onore diventerà uno dei peccati capitali. Ciò nonostante, vergogna e onore continuano a giocare un ruolo nella società cristiana  nella quale tali comportamenti non vengono mai completamente abbandonati né nella vita privata né nella vita pubblica.
Il peso della vergogna e dell'onore nella nostra società è anzi ancora così rilevante che Jon Elster ha potuto scrivere che, poiché l'attenersi a una norma sociale è considerato come parte particolarmente importante e integrante della persona, "la trasgressione di una norma tende a suscitare in altri delle emozioni che a loro volta suscitano in colui che le trasgredisce un senso di vergogna invece che di colpa".
Istintivamente tendiamo a essere più indulgenti nei confronti di chi, pur trasgredendo la norma, lasci poi percepire di aver provato il sentimento della vergogna, come nel caso del politico corrotto che perviene all'atto estremo del suicidio. L'enorme distanza che separa il cittadino dalla costrizione istituzionale, la lunghezza della scala che porta il singolo a contatto con l'istituzione costrittiva può probabilmente giustificare l'atteggiamento del soggetto che, pur violando la norma, spera tutto sommato di cavarsela. In questo stato di permanente alienazione fra gli impulsi comportamentali del soggetto e la figura pubblica obiettiva delle azioni risultanti, si tende a evitare il confronto e a ritirare la responsabilità.
Così il politico o l'amministratore corrotto, disonesto e disonorato, tende a dar la colpa ad altri anche se colto in flagrante. L'atteggiamento più consueto consiste nel proiettare le responsabilità su altri o nel diluirle in un comportamento di mal comune considerato, chissà perché, mezza colpa. Questo perché l'autoaccusa e il riconoscimento di fallo porterebbero a un intollerabile senso di vergogna che, come illustra Elster, ricadrebbe nella valutazione globale della persona (sono malvagia) invece che nel più sopportabile senso di colpa dovuto a comportamento occasionale (ho agito male). Il senso della vergogna è così doloroso che lo si vuole solo evitare; mentre il senso di colpa è più sopportabile anche perché prevede espiazione e riparazione, ovvero la possibilità in qualche modo di porre riparo al danno compiuto.
A conclusione di questa parte dirò che l'emozione della vergogna vissuta come perdita dell'onore e perdita della faccia ha un ruolo positivo nella reazione a un'azione disonesta perché diventa indizio della valutazione etica di una situazione. Il vergognarsi di un'azione indica che essa viene percepita come inadeguata rispetto alle norme morali riconosciute. Chi si vergogna è già una persona con un senso etico e con un atteggiamento di auto rispetto testimoniato dal sentimento del proprio onore.
"Those that poverty keeps in eternal dependence and sentenced to work day and night are not the most enlightened of children about public affairs nor more interested foreigners to national prosperity that does not know the elements, and they enjoy the benefits only indirectly. " Benjamin Constant.
... Giving up their sovereignty in exchange for greater protection. When people, now deprived of ethical and moral values, they are afraid.
Virtue, understood in a secular sense, is a gift, an asset, a positive personal qualities, a moral force that drives us to achieve an end, an inclination to act according to the good. Virtue, again, is a moral excellence that stimulates to lead their lives in accordance with ethical principles. If honor coincides indeed with honesty and integrity in their opinions and actions and together with the respect shown towards these attitudes and behaviors, I think we can claim the honor ethical values and respond to the question that gives the title the chapter, that honor is a virtue or at least you should become so again.
Perhaps appeal to the virtues of honor is not sufficient to lead a life proba, especially by those who covers high positions in public administration and finds himself exposed more of mere mortals to the temptation of illicit gain. Probably you should be combined moral exhortation a number of measures that protect the materials of public bodies leader or party by the lure of the bribe. Basically he would put the old principle of Machiavelli in practice, where he invited the prince to attend "honors and loads to the minister, so that has not to be desired even more honors ...".
Knowing, however, that what honor and conscience, and act in accordance with these notions, remains in my view essential requirement to exercise public office in a dignified and honest.
This chapter deals with the first part of the concept of honor as a sense of identity and belonging; in the second, the honor as political loyalty requirement. This is a positive definition. It is followed by a negative definition, namely from the examination of the time of loss of honor and of the two different feelings derived from it. Are feelings that vary of who holds the responsibility for the loss: it has indeed humiliation when the loss of honor is caused by a person other than the one who suffers; it has rather ashamed when the loss or violation of honor is caused by the same party.
This analysis implies direct references to the idea of responsible action and motivations that drive people to take actions frowned upon by the social context. Finally, they will say a few things on the action last performed by those who have experienced a sense of loss of honor, shame, in such violent way by not being able to endure. I am referring to suicide "to shame."


2. Identity and belonging

The new theming of honor in modern societies is linked to the structural element generally consisting of the relationship between personal identity and social role. According to Peter Berger, author of the essay obsolescence of the concept of honor discussed in the previous chapter, it is characterized as having honorable institutional element of traditional society that establishes the identity of the social role; as such it is, in his opinion, deprived of meaning in a society where identity is no longer anchored to the roles and institutions. (3)
Meanwhile there was also the prediction of Tocqueville, according to which in democratically organized egalitarian society, where citizens move and mingle constantly in a uniform mass, honor loses its specific social and cultural profile as well as the value central legislation.
The fact remains that the individual's place within or outside of various kinds of social groups - which today tends to be defined as inclusion and exclusion - not only has not lost importance and validity, but it has indeed acquired a relief Appointment in the name of the principle of pluralism, the battle of the extremist liberalism horse.
The liberal and pluralistic democratic society recognizes and encourages the presence of groups, their diversity and their rights, and calls for their tolerance behavior, respect and recognition. The ascription to a group, the membership felt, allow the individual to identify himself as a member of the same group, and this in turn to the individual assigns a status of dignity and value in social relations inside and outside the group.
Even in an age like ours, in which individuals are most relevant community, the recognition of membership continue to confer the status of full human person and to remember all'universalista rigorous that the determination of membership obliges man as an animal social.
Transported under honor, the above analysis confirms the fact that the honor of modern societies has been separated from any status, hierarchy and public title and civil but remains as an element of subjectivity-with, in body, face, in his voice.
I support this despite the condemnation of Kant's feelings such as honor and shame; known as Bernard Williams, in the scheme of Kantian oppositions these feelings are always on the side of negativity. If honor and shame are related to the notion of saving or losing face, and if you are going to face appearance against reality, against the external internal, then its value is superficial. I lose or save the honor and the only face in the eyes of others, so that the values are heteronomous; it's just my face that I lose, so that the values are selfish. Williams does not share Kant's harsh criticism of feelings such as honor and dishonor; Kant interprets them and treats them as meaningless values in society mainly influenced by the Christian experience of guilt rather than from that of the pagan shame.
On the difference between the company's guilt and shame companies come back later. Important here is to note with Williams that our ideas of action and responsibility and others among our ethical concepts are closer than we suppose the ideas of the ancient Greeks that we find in tragedy and epic; as demonstrated inter alia, the continued recovery of motifs and mythological characters to talk about modern or post-modern man: the Antigoni, the Oresti, the Cassandras, the Medea.
The desire to belong to the group, or more accurately the feeling of being included in it and enjoy full citizenship also seems to be a general feature of today's world situation: the most engaging social battles have taken place in the name of inclusion; one of the major ways of individuals and communities suffering comes from feeling marginalized, excluded from the positions reached by others. The metaphor of the inside / outside has effectively replaced the high and low in defining situations of inequality and discomfort. In this context of spheres of belonging proscription or self exclusion from the community causes suffering. If now the honor is that double and ambiguous feeling, inner and outer, subjective and inter-subjective, indicating that the subject is in their own eyes and what he feels to be the eyes of others, forced separation from the concretion of membership will experienced as a loss of honor and shame. Of this we shall widely soon.
3. The honor as political loyalty
I would now define the honor as a political virtue and continues to reject the idea of honor as the vanity of rank and respect a code for achieving the worldly and material advantages. As the reference to good feelings may sound pathetic, I will argue that it is necessary to rehabilitate the honor which coincides with the fidelity, loyalty, honesty, respect for the given word, respect for the truth, the life and dignity of others.
It 'true that the honor the preserve of the aristocracy or the honor implicated more often in deception, in contempt of the weak, in the assassination in revenge and have generated a negative perception of the object. And yet, who is a person without honor? Is it not those who prefer the goods, profit, wealth on what you do not buy it you see it touching our dignity?
In addition to the honor as conceit and complacency, there is also another honor: he does keep his word, the "word of honor", in fact he does choose a lower gain rather than mope in a humiliating submission, the which in extreme cases does choose poverty and exile, torture and the threat of death rather than betray the trust of his companions or stoop to acts of complacency.
In society opulent mass medium logic sometimes it is seeing forms of farcical honor loss, for example, when the TV star does not hesitate to place themselves under the protection of the owner until recently mocked and reviled in return for very high fees. Reject the baseness, not stooping over a certain limit, they would be reactions sufficient to keep "face" and the esteem of the public: these days; no one more question to die for honor and probably we would not be more capable.
The modern honor is more modestly in place the needs of the conscience in the face of tactics and worldly benefits considerations: especially in the case of public figures, visible and observable in the round.
The honor of public figures and political people lies in its being true to an ideal and to the beliefs, happens what happens. It means to preserve their sense of modesty when strategic decisions. Means respecting the opponent interdicendosi excessive attacks that dishonor the end only those who made them.
Machiavelli feel snigger again: in politics is always more beneficial to know how to "use the coup", known expert animal fraud and concealment: "You see it from experience 'our times," wrote the Florentine secretary, "those principles have done great things of faith took little account, and who were able to get around by cunning and 'brains of men: and the end exceeded those that have built up in loyalty. [...] how much peace, how much promises were made irrite and vain for the infidelity of 'principles and what he has been able to use the coup happened is better. But you need to know how this natural good color, et be great simulator and dissembler; and men are so simple it, and so they obey present necessities, that he who deceives will always find those who be deceived. "
As authoritative and widely assessed both the opinion of Machiavelli and quixotic as mine, I prefer to answer the question whether Machiavellian "fides to principis sit servanda" in the affirmative.
That may be true, are always words of Machiavelli, that "men have them less than offending one who makes himself loved than one who makes himself feared," I prefer to respect the honest politician, and as such is appreciated, that fear dishonest that raises fears and successes achieved by deception and infidelity.
Otherwise how can I give my support to the political pact, as hypothetical and symbolic, if I am not guaranteed that neither I nor others We will break? In order for the functions it is necessary that contract all members respect him; but this condition is only fulfilled when the pattuenti are loyal to the same agreement; it is no coincidence that the Roman god of the commercial and legal contract had just Fides, fidelity, condition and guarantee for its constitution and its continuity.
Yet there is no loyalty without honor, if only this feeling we can preserve dall'anteporre individual useful to the fulfillment of conditions for us maybe not favorable. But it should be an honor not particularist kind, tied to the clan, as an honor of the Kantian type, universal. As if the maxim of his honor could become a maximum valid for all mankind. A maximum preaching very different rules from those who say "get rich". Rules that sound more like "keep their word", "be magnanimous, generous hospitality" or "be faithful to your ideal." Not to lose your honor, your eyes and the eyes of others.
4. The loss of honor: the humiliation
He alluded to the fact that you can have loss of honor in two ways, for the agent which is responsible for the loss if it is caused by an agent other than the one who suffers, you will have the feeling of humiliation; if it is caused by the same person who suffers, you will have the feeling of shame.
When the honor of a person is violated, the person is humiliated, thrown to the ground and trampled (humble comes from Latin humilis, humus adjective, soil), deprived of respect. Humiliation is that feeling which is reason enough for a person to consider himself offended, their dignity and their honor.
A political-social attitude particularly humiliating, for example, is paternalism with which adult humans are treated as immature. In fact meant by paternalism practice to govern or control people by providing for their needs but not giving them any liability, similar to the authoritarian parent's behavior, and centralizing, even if benevolent and provident, in respect of minor children.
I have chosen as a case study a passage from the nineteenth-century liberal and conservative Benjamin Constant. Denying the possibility of legal equality to foreigners, to the destitute and women, Constant characterizes these categories with the traits of an eternal childhood, considering them permanently unable to reach full capacity of discernment.
A case of humiliation with stretches paternalistic very pronounced is the punishment she underwent the revolutionary French theroigne de mericourt; for its demands for equality of rights between men and women, for having proposed the formation of a military battalion of women to participate in the war, she was sentenced to be publicly spanking. The humiliation was so great that it went wild.
Forms not so violent but widespread sense of humiliation are those experienced by women in general; the position of women has suffered as a general condition of dishonor, which correspond to low self-esteem, lack of self-confidence, a poor conception of themselves. And 'as if the paternalism and patriarchy of social relations fell short woman in a permanent humiliation that makes her feel less creature, inferior, not up to many situations.
Another case of severe humiliation is that to which the prisoners in Nazi concentration camps were subjected. Victims of a progressive decrease of their humanity, forced to submit to a continuing moral and physical torture by the absolute power of the jailers, the prisoners were subjected to humiliating practices deprivavano them the name of the property, clothes, hair, dignity, of their normal appearance. To say nothing of the case mentioned by the memoirs of German professor linked to the chain and forced to live in a kennel and to behave like a dog, barking at passersby.
In the case of the death camps detainees it was exactly the kind of respect tied to the fear appreciated by Machiavelli: the SS, as well as the aristocracy of the camp formed by other prisoners, he was bestowed the respect that stemmed from terror tied to knowing how helpless and powerless. (10) Even the executions reflected the practices of humiliation; the detainee was killed with a shot to the back of his head because it was not recognized even the military honor to look into the eyes of his murderess.
The loss of honor for humiliation is inflicted action, for which there is usually no responsibility. Even insists on a transitive verb form that I can "humiliate" someone but I can is not present in the action of shame: shame "anyone, am I ashamed and just. The responsibility is mine action, and then try shame; it is the responsibility of another, who takes my respect, then I will come and humiliated.
So much for the formal definition. Yet the humiliation and shame fields are not as distinct as they want vocabulary: in fact, literally speaking, the word "shame" focuses their sense of responsibility for action, this is foolish, immoral or improper; the term "humiliation" instead emphasizes the feeling of being petty and miserable for lack of honor and recognition, without implication of guilt. But in fact, many people feel shame, and not only humiliation, even if and when it does not and will not be responsible or guilty of the situation in which it is located. So the prisoner of the concentration camp test not only humiliating but also ashamed for their own situation, also tending not to tell it to others later.
How ashamed the unemployed who did not carry out such criminal activities or that the company considers degrading; yet we know that the discomfort due to financial deprivation is added in him or her the discomfort caused by the loss of the sense of belonging and inclusion, as well as a sense of shame that often leads people to isolate themselves and avoid social relations deliberately.
A dramatic case of humiliation felt as shame is, celebrated in Greek tragedy, the hero Ajax, who renounces life because they suffered an ignominious humiliation. The episode is narrated by the homonymous tragedy of Sophocles. On the death of the Greek Achilles they had to deliver its strongest hero weapons after him. They are, however, not given to Ajax, sure to deserve them, but Ulysses, who was not the strongest but the most feared by enemies. Overwhelmed with humiliation and shame, Ajax is more mocked by Athena that loses mental clarity: the hero comes out of the tent in the night, and to cover himself with glory and bring proof that he was the strongest, believing fighting the Argives and their leaders, slaughters cattle. Upon awakening from the madness, even knowing that it was the work of a goddess, Ajax kills himself by throwing himself on his sword.
The feelings that the hero has tried are the dishonor due to humiliation and shame caused by the gesture made during his mad fury. Are too strong emotional situations to be tolerated and Ajax stifles killing himself. The debt contracted towards himself and the feeling of being disgraced can not disappear that with his demise.
5. Loss of honor, shame
Humiliation, or the loss of honor in a person caused by other people or, if more serious, institutional structures, corresponds shame as loss of honor usually caused by responsible behavior. And 'the condition of those who are caught deliberately perform degrading or unworthy activities, those who fail to comply with those that agree to be forms of human excellence. It 'also the condition of those who are caught in embarrassing situations, perhaps regarding attitudes of the body. The latter is still a private situation that will cover the one who is seen and the seeing: to us instead interested public condition.
The relationship between shame and responsibility, between shame and deliberate behavior, focuses on the relationship between self-esteem and self-choice and assumes that my activities may be I have chosen and planned as part of practical reason operating income corresponding to a need profound human.
The above considerations are basically aligned with the Aristotelian definition of shame, defined in the Rhetoric as "pain or visual disturbance related to those sins that seem to lead to contempt".
According to the project Aristotelian man who self-respect and does not want to be ashamed in front of himself draw up its plan of life and manages it independently; but if accomplish actions inspired by the vice, like cowardice, injustice, intemperance and love of gain, flattery and lies, you will be ashamed when others you will get to know.
Because shame is a feeling on the contempt, Aristotle continues, there most of the people will be ashamed of that is taken into account and not in front of those for whose opinion we feel contempt (no one is ashamed of kids and pets). "In general," writes Aristotle, "we are ashamed before those for whom we respect," not only in front of acquaintances but also in front of strangers, if we violated no attitudes or habits but of law.
Although it sounds quite Aristotelian considerations also shared the modern mentality, a large part of the criticism points out that shame and efforts to avoid it could be central to the ethical and political thought of ancient Greece but not in the contemporary West.
The question is obviously linked to the distinction between "society of shame" and "society's fault." On the basis of the modern anthropology, political philosophy defines "society of shame" societies like ancient Greek or contemporary Bedouin, for example, where everything is externalized and the predominant reason of its members is to avoid sanctions in the eyes of others; instead defines "society of guilt" societies like Christianity or Islam, whose members internalize the rules to the point of feeling guilty if you do not respect them.
In some cases, the argument is pushed to extremes by those who argue that the Greeks had no idea of internalized moral standards, while we heirs of the Christian tradition we rely only on those and we have no more interest in avoiding sanctions in the eyes of others.
Instead, I believe that even in the "society of the blame" honor and shame are important feelings. The roots of shame are in fact being at a disadvantage, and the sense of shame is a reaction to the awareness of this disadvantage. Like the ancient Greeks, then we recognize that a person, or his behavior, are shameful and disapprove especially when we see the complacency of things and attitudes for which we believe that an honest person should feel ashamed.
contemporary cases of actresses and models who sell their bodies to wealthy elderly in exchange for various favors, goods or notoriety, and then declare that they have nothing to be ashamed of, fall into this category. We think that the person who makes these kinds of statements would instead need to be ashamed because we notice that lacks that self-respect that we recognize instead as a primary asset, as something that everyone has to have if it wants him to live his own life. (
While not denying the epistemological validity of the division according guilt and shame regarding the centrality of ethical values in certain companies, I think that the experience of guilt, for which it seems that the Greeks did not have a direct equivalent does not exclude the experience of shame.
It 'been said' that 'the psychological model for each of these feelings involves a different figure internalized. In the case of, shame, it would be the figure of the witness; in the case of fault, the figure of the victim or the Enforcer.
Help to support this thesis the observation that the experience of shame is linked to the eye, being seen as the fault is rooted in hearing, ringing in within ourselves the "voice of conscience," what He speaks to Pinocchio as a "hearth cricket."
Shame and guilt are linked, as most of the emotions, to specific action tendencies: to hide and disappear, in the case of shame; to repair and atone, in the case of guilt. We hear the cry of Ajax, decided to commit suicide, seeks the darkness, calling her "my light, my darkness, my glory," because he may welcome him with it. Both are ultimately forms of self-reproach, on the first of the global character of the person (is bad), a specific behavior of the second (I made a bad deed). The presence of the two inner models of witness and victim; of the two different senses of sight and hearing; Finally, the two tendencies to action, hiding and atone, may also be simultaneous and thus reveal the existence of mixed cases of guilt and shame companies.
Christianity, at least in its original form, it seems to be remote from the ethics of shame and honor: if all men are equally guilty in the eyes of God and equally in need of redemption through the blood of Christ, the main virtue of the Christian does not that will be humility, while pride, related to the honor to become one of the deadly sins. Nonetheless, shame and honor continue to play a role in Christian society in which these behaviors are never completely abandoned or in private life or in public life.
The weight of shame and honor in our society is indeed still so relevant that Jon Elster could write that, because the stick to a social norm is regarded as particularly important and integral part of the person, "the transgression of a rule tends to inspire in others the emotions that in turn arouse in him who transgresses a sense of shame rather than guilt. "
Instinctively we tend to be more lenient towards those who, while breaking the rule, then let perceive that he felt the feeling of shame, as in the case of the corrupt politician that comes when extreme of suicide. The enormous distance that separates the city from the institutional constraint, the length of the staircase leading the individual in contact with constrictive institution can probably justify the attitude of the person who, although violating the norm, hopes all things to get by. In this state of permanent alienation between the behavioral impulses of the subject and the objective public figure of the resulting actions, we tend to avoid confrontation and to withdraw responsibility.
So the politician or the corrupt administrator, dishonest and dishonored, tends to blame others even if caught red-handed. The most usual attitude is to project the responsibilities of others or diluted with a behavior common ill-considered, for some reason, half guilt. This is because the self-reproach and recognition of foul would lead to an intolerable sense of shame, as shown Elster, would fall in the overall assessment of the person (they are evil) rather than the more bearable guilt due to occasional behavior (I have done evil) . The sense of shame is so painful that you just want to avoid; while the guilt is more bearable because it provides atonement and repair, or the ability in some way to remedy the damage done.
At the conclusion of this part I will say that the emotion of shame experienced as a loss of honor and loss of face has a positive role in responding to a dishonest act because it becomes evidence of the ethical evaluation of a situation. The shame of action indicates that it is perceived as inadequate compared to the moral standards recognized. The shamed person is already a person with a sense of ethics and with an attitude of self respect demonstrated by the feeling of his honor.
"Aquellos que la pobreza se mantiene en la dependencia eterna y condenado a trabajar día y noche, no son los más ilustrados de los niños acerca de los asuntos públicos ni los extranjeros más interesados en la prosperidad nacional que no conocen los elementos, y disfrutar de los beneficios sólo de manera indirecta ". Benjamín Constant.
... Renunciar a su soberanía a cambio de una mayor protección. Cuando la gente, ahora privados de valores éticos y morales, que tienen miedo.
Virtud, entendida en un sentido secular, es un regalo, un activo, a cualidades personales positivas, una fuerza moral que nos lleva a alcanzar un fin, una inclinación a actuar de acuerdo con el bien. Virtud, de nuevo, es una excelencia moral que estimula para dirigir sus vidas de acuerdo con los principios éticos. Si el honor coincide de hecho con honestidad e integridad en sus opiniones y acciones, y junto con el respeto mostrado hacia estas actitudes y comportamientos, creo que podemos afirmar los valores éticos de honor y responder a la pregunta que da título el capítulo, que el honor es una virtud o al menos se debería volver a serlo.
Tal vez apelar a las virtudes del honor no es suficiente para llevar una vida proba, especialmente por aquellos que cubre los altos cargos en la administración pública y se encuentra expuesto más de los simples mortales a la tentación de la ganancia ilícita. Probablemente se debe combinar exhortación moral una serie de medidas que protegen los materiales de organismos públicos o líder del partido por el señuelo del soborno. Básicamente él pondría el viejo principio de Maquiavelo en la práctica, en la que invitó al príncipe para asistir a "honores y cargas a la ministra, por lo que no tiene que desear incluso más honores ...".
El saber, sin embargo, que lo que el honor y la conciencia, y actuar de acuerdo con estas nociones, permanece en mi opinión requisito esencial para ejercer un cargo público en un digno y honesto.
Este capítulo trata de la primera parte del concepto de honor como un sentido de identidad y pertenencia; en el segundo, el honor como requisito de lealtad política. Esta es una definición positiva. Esta es seguida por una definición negativa, es decir, a partir del examen de las veces de pérdida de honor y de los dos sentimientos diferentes derivados de ella. Son sentimientos que varían de quien tiene la responsabilidad de la pérdida: tiene de hecho la humillación cuando la pérdida del honor es causada por una persona que no sea el que sufre; que tiene un poco de vergüenza cuando la pérdida o violación del honor es causada por el mismo partido.
Este análisis implica referencias directas a la idea de acción y las motivaciones que impulsan a las personas a tomar acciones mal vistas por el contexto social responsable. Por último, van a decir algunas cosas en la última acción realizada por aquellos que han experimentado una sensación de pérdida del honor, la vergüenza, de tal manera violenta por no ser capaz de soportar. Me refiero al suicidio "a la vergüenza."


2. Identidad y pertenencia

La nueva tematización de honor en las sociedades modernas está vinculada al elemento estructural que consiste generalmente en la relación entre la identidad personal y función social. De acuerdo con Peter Berger, autor del ensayo obsolescencia del concepto de honor discutido en el capítulo anterior, que se caracteriza por tener honorable elemento institucional de la sociedad tradicional que establece la identidad de la función social; como tal, es, en su opinión, privado de sentido en una sociedad donde la identidad ya no está anclada a las funciones y las instituciones. (3)
Mientras tanto había también la predicción de Tocqueville, según la cual en la sociedad igualitaria democráticamente organizada, donde los ciudadanos se mueven y se mezclan constantemente en una masa uniforme, honor pierde su perfil social y cultural específico, así como el valor legislación central.
El hecho es que el lugar del individuo dentro o fuera de diversos tipos de grupos sociales - que hoy tiende a ser definida como la inclusión y la exclusión - no sólo no ha perdido importancia y validez, sino que de hecho ha adquirido un relieve cita en el nombre del principio del pluralismo, la batalla del caballo extremista liberalismo.
La sociedad democrática liberal y pluralista reconoce y estimula a la presencia de grupos, su diversidad y sus derechos, y pide su comportamiento tolerancia, el respeto y el reconocimiento. La adscripción a un grupo, el número de miembros se sentía, permitir que el individuo se identifica como miembro del mismo grupo, y esto a su vez a la persona asigna una clasificación de la dignidad y el valor de las relaciones sociales dentro y fuera de la grupo.
Incluso en una época como la nuestra, en la que los individuos son más relevantes de la comunidad, el reconocimiento de la pertenencia continuar para conferir el carácter de la persona humana completa y para recordar all'universalista rigurosa que la determinación de la pertenencia obliga al hombre como un animal social.
Transportados bajo el honor, el análisis anterior confirma el hecho de que el honor de las sociedades modernas se ha separado de cualquier estado, la jerarquía y el título pública y civil, sino que permanece como un elemento de subjetividad-con, en el cuerpo, la cara, en su voz.
Apoyo este a pesar de la condena de los sentimientos de Kant como el honor y la vergüenza; conocido como Bernard Williams, en el esquema de oposiciones kantianas estos sentimientos son siempre del lado de la negatividad. Si el honor y la vergüenza están relacionados con el concepto de ahorro o perder la cara, y si se va a enfrentar la apariencia con la realidad, en contra de la interna externa, entonces su valor es superficial. Pierdo o guardar el honor y la única cara en los ojos de los demás, por lo que los valores son heterónoma; es sólo mi cara que yo pierdo, por lo que los valores son egoístas. Williams no comparte las duras críticas de los sentimientos como el honor y el deshonor de Kant; Kant los interpreta y los trata como valores sin sentido en la sociedad influenciada principalmente por la experiencia cristiana de la culpa en lugar de a la de la vergüenza pagana.
Sobre la diferencia entre las empresas de culpa y la vergüenza de la compañía volver más tarde. Aquí es importante señalar que con Williams nuestras ideas de acción y responsabilidad y otros entre nuestros conceptos éticos están más cerca de lo que suponemos las ideas de los antiguos griegos que encontramos en la tragedia y la épica; como, entre otros demostrado, la continua recuperación de motivos y personajes mitológicos para hablar sobre el hombre moderno o posmoderno: el Antigoni, el Oresti, el Cassandras, la Medea.
El deseo de pertenecer al grupo, o más exactamente la sensación de ser incluidos en el mismo y disfrutar de la plena ciudadanía también parece ser una característica general de la situación del mundo de hoy: las batallas sociales más atractivas han tenido lugar en el nombre de la inclusión; una de las principales formas de los individuos y las comunidades que sufren proviene de sentirse marginados, excluidos de las posiciones alcanzadas por otros. La metáfora del interior / exterior ha sustituido de manera efectiva el alta y baja en la definición de las situaciones de desigualdad y el malestar. En este contexto de esferas de pertenencia proscripción o auto exclusión de la comunidad hace sufrir. Si ahora el honor que es doble y sensación ambigua, interior y exterior, subjetivo e intersubjetivo, lo que indica que el sujeto está en sus propios ojos y lo que se siente al estar los ojos de los demás, separación forzada de la concreción de la adhesión se experimentado como una pérdida de honor y vergüenza. De esto deberá ampliamente pronto.
3. El honor de lealtad política
ahora yo definiría el honor como una virtud política y continúa a rechazar la idea de honor como la vanidad de rango y respetar un código para el logro de las ventajas mundanas y materiales. A medida que la referencia a las buenas sensaciones puede sonar patético, voy a argumentar que es necesario para rehabilitar el honor que coincide con la fidelidad, la lealtad, la honestidad, el respeto a la palabra dada, el respeto a la verdad, la vida y la dignidad de los demás.
Es cierto que el honor del dominio exclusivo de la aristocracia o el honor implicados con más frecuencia en el engaño, en el desprecio de los débiles, en el asesinato en venganza y han generado una percepción negativa del objeto. Y, sin embargo, que es una persona sin honor? No es que aquellos que prefieren la mercancía, la ganancia, la riqueza de lo que no lo compre lo ves tocando nuestra dignidad?
Además del honor como presunción y la complacencia, también hay otro premio: él no cumple su palabra, la "palabra de honor", de hecho, él no elige una menor ganancia en lugar de estar deprimido en una humillante sumisión, la que en casos extremos hace elegir la pobreza y el exilio, la tortura y la amenaza de muerte antes que traicionar la confianza de sus compañeros o rebajarse a actos de complacencia.
En la sociedad opulenta lógica medio de comunicación a veces se está viendo formas de pérdida de honor de farsa, por ejemplo, cuando la estrella de televisión no vacila en ponerse bajo la protección del titular hasta hace poco burlado y vilipendiado a cambio de tarifas muy altas. Rechazar la bajeza, no inclinado sobre un cierto límite, que serían suficientes para mantener las reacciones de "cara" y la estima del público: en estos días; hay una pregunta más para morir por el honor y probablemente no sería más capaz.
El honor moderna es más modesta en su lugar las necesidades de la conciencia en la cara de tácticas y consideraciones beneficios mundanos: especialmente en el caso de las figuras públicas, visibles y observables en la ronda.
El honor de personajes públicos y políticos la gente está en ser fiel a un ideal y para las creencias, pase lo que pase. Esto significa que para preservar su sentido de la modestia cuando las decisiones estratégicas. Significa respetar el oponente interdicendosi ataques excesivos que deshonran sólo aquellos que les hizo al final.
Maquiavelo se siente risita de nuevo: en la política es siempre más beneficioso saber cómo "usar el golpe", conocido experto fraude animales y ocultamiento: "lo ves desde la experiencia de nuestros tiempos", escribió el secretario florentino, "esos principios han hecho grandes cosas de la fe tomó muy en cuenta, y que eran capaces de moverse por la astucia y 'cerebro de los hombres:. y el final fue superior a la que se han acumulado en la lealtad [...] la cantidad de la paz, la cantidad de promesas fueron hechas irrité y vano la infidelidad de "principios y lo que ha sido capaz de utilizar el golpe de estado ocurrido es mejor, pero lo que necesita saber cómo este buen color natural, y ser grande simulador y disimulador;. y los hombres son tan simples que, y hacer que obedezcan necesidades presentes, que el que engaña encontrará siempre quien se deje engañar ".
Como autorizada y ampliamente evaluado tanto la opinión de Maquiavelo y quijotesca como la mía, prefiero responder a la pregunta de si maquiavélicas "fides a principis sientan servanda" en sentido afirmativo.
Eso puede ser cierto, son siempre palabras de Maquiavelo, que "los hombres tienen menos de ofender a aquél que se hace más agradable que el que se hace temer," yo prefiero respetar el político honesto, y como tal se aprecia, que el miedo deshonesta que suscita el temor y los éxitos logrados por el engaño y la infidelidad.
De lo contrario, ¿cómo puedo dar mi apoyo al pacto político, como hipotético y simbólico, si no se me garantiza que ni yo ni los demás vamos a romper? Para que las funciones, es necesario que todos los miembros de contrato lo respetan; pero esta condición se cumple solamente cuando el pattuenti son fieles al mismo acuerdo; no es casualidad que el dios romano del contrato comercial y jurídica acababa de Fides, la fidelidad, la condición y garantía para su constitución y su continuidad.
Sin embargo, no hay lealtad sin honor, aunque sólo sea este sentimiento nos puede preservar dall'anteporre individuo útil para el cumplimiento de las condiciones para nosotros tal vez no es favorable. Pero no debería ser un honor tipo particularista, ligada al clan, como un honor del tipo kantiano, universal. Como si la máxima de su honor podría convertirse en un máximo válida para toda la humanidad. Un máximo predicación reglas muy diferentes de los que se dicen "hacerse rico". Reglas que suenan más como "mantener su palabra", "ser magnánimo, generosa hospitalidad" o "ser fiel a su ideal". Para no perder su honor, los ojos y los ojos de los demás.
4. La pérdida de honor: la humillación
Se refirió al hecho de que se puede tener la pérdida de honor de dos maneras, para el agente que es responsable de la pérdida si es causada por un agente distinto del que sufre, tendrá la sensación de humillación; si es causada por la misma persona que sufre, tendrá el sentimiento de vergüenza.
Cuando se viola el honor de una persona, la persona es humillado, arrojado al suelo y pisoteado (humilde proviene del latín humilis, adjetivo humus, tierra), privado de sentido. La humillación es esa sensación que es razón suficiente para que una persona se consideraba ofendido, su dignidad y su honor.
Una actitud política-social, particularmente humillante, por ejemplo, es el paternalismo con el que los humanos adultos son tratados como inmaduro. De hecho entiende por práctica paternalismo para gobernar o controlar a las personas, proporcionando a sus necesidades, pero no darles ninguna responsabilidad, similar al comportamiento del padre autoritario, y centralizando, aunque benévolo y de previsión, con respecto a los hijos menores.
He elegido como caso de estudio de un pasaje del siglo XIX-liberal y conservador Benjamin Constant. Negar la posibilidad de la igualdad jurídica de los extranjeros, a los desposeídos y las mujeres, Constant caracteriza a estas categorías con los rasgos de una infancia eterna, considerándolos permanentemente incapaz de alcanzar la plena capacidad de discernimiento.
Un caso de humillación con tramos paternalistas muy pronunciado es el castigo que sufrió el revolucionario francés théroigne de méricourt; por sus demandas de igualdad de derechos entre hombres y mujeres, por haber propuesto la formación de un batallón militar de las mujeres para participar en la guerra, fue condenada a ser azotar públicamente. La humillación fue tan grande que se volvió loco.
Formas no tan violentas pero el sentido generalizado de humillación son los experimentados por las mujeres en general; la posición de las mujeres ha sufrido como condición general de la deshonra, que corresponden a una baja autoestima, falta de confianza en sí mismo, una mala concepción de sí mismos. Y 'como si el paternalismo y el patriarcado de las relaciones sociales cayeron mujer baja en una humillación permanente que la hace sentir menos criatura, inferior, no a muchas situaciones.
Otro caso de humillación grave es aquella a la que fueron sometidos los prisioneros en campos de concentración nazis. Víctimas de una disminución progresiva de su humanidad, obligado a someterse a una continua tortura moral y física por el poder absoluto de los carceleros, los prisioneros fueron sometidos a prácticas humillantes deprivavano sí el nombre de la propiedad, la ropa, el pelo, la dignidad, de su apariencia normal. Para no hablar del caso mencionado por las memorias del profesor alemán vinculados a la cadena y forzados a vivir en una perrera y comportarse como un perro ladrando a los transeúntes.
En el caso de los campos de exterminio detenidos era exactamente el tipo de respeto ligada al temor apreciado por Maquiavelo: la SS, así como la aristocracia del campo formado por otros presos, que le fue otorgado el respeto que se deriva de terror atado a saber impotente y . impotentes (10) Incluso las ejecuciones reflejan las prácticas de humillación; el detenido fue muerto de un disparo en la parte posterior de la cabeza, ya que no fue reconocido incluso el honor militar para mirar a los ojos de su asesina.
La pérdida de honor para la humillación se inflige la acción, por lo que generalmente no hay responsabilidad. Incluso insiste en una forma verbo transitivo que puedo "humillar" a alguien, pero puedo no está presente en la acción de la vergüenza: vergüenza "a nadie, estoy avergonzado y solo la responsabilidad es la remoción de minas, y luego tratar. la vergüenza, sino que es la responsabilidad de otro, que lleva mi respeto, entonces vendré y humillado.
Esto en cuanto a la definición formal. Sin embargo, los campos de la humillación y la vergüenza no son tan claras como quieren vocabulario: de hecho, literalmente hablando, la palabra "vergüenza" centra su sentido de la responsabilidad de la acción, esto es absurdo, inmoral o inadecuada; el término "humillación" en lugar enfatiza la sensación de estar pequeña y miserable por falta de honor y reconocimiento, sin implicación de culpabilidad. Pero, de hecho, muchas personas sienten vergüenza, y no sólo la humillación, incluso si y cuando no lo hace, no será responsable o culpable de la situación en la que se encuentra. Por lo que el preso de la prueba de campo de concentración no sólo es humillante sino también vergüenza de su propia situación, también tiende a no decirle a otros posteriores.
Qué vergüenza los parados que no llevó a cabo este tipo de actividades delictivas o que la empresa considera degradantes; sin embargo, sabemos que el malestar debido a la privación financiera se añade en él o ella el malestar causado por la pérdida del sentido de pertenencia e inclusión, así como un sentimiento de vergüenza que a menudo lleva a la gente a aislarse y evitar las relaciones sociales deliberadamente.
Un caso dramático de la humillación que sentía vergüenza es, que se celebra en la tragedia griega, el héroe Ajax, que renuncia a la vida, por haber sufrido una humillación ignominiosa. El episodio es narrado por la tragedia homónima de Sófocles. A la muerte del griego Aquiles que tenían que entregar sus armas más fuertes héroe después de él. Son, sin embargo, no dados a Ajax, asegúrese de merecerlos, pero Ulises, que no era el más fuerte, sino el más temido por los enemigos. Abrumados por la humillación y la vergüenza, el Ajax está más burlado por Athena que pierde la claridad mental: el héroe sale de la tienda de campaña en la noche, y para cubrir de gloria y traer prueba de que era el más fuerte, creyendo la lucha contra los argivos y sus líderes, sacrifica el ganado. Al despertar de la locura, aun sabiendo que era el trabajo de una diosa, el Ajax se suicida arrojándose sobre su espada.
Los sentimientos que el héroe ha probado son la deshonra debido a la humillación y la vergüenza causada por el gesto realizado durante su furia loca. Son demasiado fuertes situaciones emocionales para ser toleradas y Ajax ahoga a sí mismo matando. La deuda contraída hacia sí mismo y la sensación de estar en desgracia no puede desaparecer que con su desaparición.
5. Pérdida de honor, la vergüenza
Humillación, o la pérdida de honor en una persona causada por otras personas o, si las estructuras más graves, institucionales, corresponde pena, ya que la pérdida del honor por lo general causada por un comportamiento responsable. Y 'la condición de aquellos que están atrapados realizar actividades de degradación deliberada o indignos, aquellos que no se ajustan a las que se compromete a ser formas de la excelencia humana. Es también la condición de aquellos que están atrapados en situaciones embarazosas, tal vez en relación con las actitudes del cuerpo. La última es aún una situación privada que cubrirá el que se ve y el vidente: nos interesa la condición pública lugar.
La relación entre la vergüenza y la responsabilidad, entre la vergüenza y la conducta deliberada, se centra en la relación entre la autoestima y la auto-elección y se supone que mis actividades puedan ser yo hemos elegido y planeado como parte de los ingresos de explotación razón práctica que corresponde a una necesidad profunda humano.
Las consideraciones anteriores son, básicamente, en línea con la definición aristotélica de la vergüenza, que se define en la retórica como "dolor o alteración de la visión relacionada con esos pecados que parecen conducir a menosprecio".
De acuerdo con el hombre aristotélica proyecto que se auto-respeto y no quiere que avergonzarse delante de sí mismo elaborará su proyecto de vida y gestiona de forma independiente; pero si la realización de acciones inspiradas por el vicio, como la cobardía, la injusticia, la intemperancia y el amor de la ganancia, la adulación y la mentira, usted será avergonzado cuando los demás te va a conocer.
Debido a que la vergüenza es un sentimiento en el desprecio, Aristóteles continúa, la mayoría de las personas se avergonzará de que se tiene en cuenta y no delante de los de cuya opinión nos sentimos desprecio (nadie se avergüenza de niños y mascotas). "En general", escribe Aristóteles, "estamos confundidos de aquellos para los que respetamos", no sólo frente a los conocidos, sino también frente a extraños, si violamos no hay actitudes o hábitos, sino de derecho.
Aunque suena bastante consideraciones aristotélicas también compartieron la mentalidad moderna, una gran parte de la crítica señala que la vergüenza y los esfuerzos para evitar que podría ser fundamental para el pensamiento ético y político de la antigua Grecia, pero no en el Occidente contemporáneo.
La cuestión está obviamente vinculada a la distinción entre "sociedad de la vergüenza" y "culpa de la sociedad." Sobre la base de la antropología moderna, la filosofía política define la "sociedad de la vergüenza" sociedades como la antigua beduina griego o contemporánea, por ejemplo, donde todo se exterioriza y la razón predominante de sus miembros es evitar sanciones en los ojos de los demás; en cambio define la "sociedad de la culpa" sociedades como el cristianismo o el Islam, cuyos miembros internalizar las reglas hasta el punto de sentirse culpable si no los respeta.
En algunos casos, el argumento se llevará a sus extremos por los que argumentan que los griegos no tenían idea de las normas morales internalizados, mientras que nosotros, herederos de la tradición cristiana que se basan sólo en aquellos y no tenemos más interés en evitar sanciones a los ojos de los demás.
En lugar de ello, creo que incluso en la "sociedad de la culpa" honor y la vergüenza son sentimientos importantes. Las raíces de la vergüenza son, de hecho, estar en desventaja, y el sentido de la vergüenza es una reacción a la conciencia de esta desventaja. Al igual que los antiguos griegos, a continuación, reconocemos que una persona, o su comportamiento, son vergonzosas y desaprueban sobre todo cuando vemos la complacencia de las cosas y las actitudes de los que creemos que una persona honesta debería sentir vergüenza.
casos contemporáneos de actrices y modelos que venden sus cuerpos para ancianos ricos a cambio de diversos favores, bienes o notoriedad, y luego declaran que no tienen nada de que avergonzarse, entran en esta categoría. Pensamos que la persona que hace este tipo de declaraciones, estaba en su lugar tiene de qué avergonzarse, porque nos damos cuenta de que carece de que la auto-respeto que reconocemos su lugar como principal activo, como algo que todo el mundo tiene que tener si él quiere vivir su propia vida. (
Sin negar la validez epistemológica de la división de acuerdo con la culpa y la vergüenza con respecto a la centralidad de los valores éticos en ciertas empresas, creo que la experiencia de la culpa, por lo que parece que los griegos no tenían un equivalente directo no excluye la experiencia de la vergüenza.
Es ha dicho "que" el modelo psicológico para cada uno de estos sentimientos que implica una cifra diferente interiorizado. En el caso de, vergüenza, sería la figura del testigo; en el caso de fallo, la figura de la víctima o el Ejecutor.
Ayudar a apoyar esta tesis la observación de que la experiencia de la vergüenza está vinculada a la vista, ser visto como la falla tiene sus raíces en la audición, zumbido en nuestro interior la "voz de la conciencia", lo él habla a Pinocho como un "grillo hogar."
La vergüenza y la culpa están ligados, ya que la mayoría de las emociones, a las tendencias de acción específicos: ocultarse y desaparecer, en el caso de la vergüenza; para reparar y reparar, en el caso de culpabilidad. Oímos el grito de Ajax, decidió quitarse la vida, busca la oscuridad, llamándola "mi luz, mi oscuridad, mi gloria," porque él lo acoja con él. Ambos son en última instancia las formas de autorreproche, en la primera del carácter global de la persona (que es malo), un comportamiento específico de la segunda (he hecho una mala acción). La presencia de los dos modelos internos de testigo y víctima; de los dos sentidos diferentes de la vista y el oído; Por último, las dos tendencias a la acción, que oculta y reparar, también puede ser simultánea y así revelar la existencia de casos de empresas mixtas culpa y la vergüenza.
El cristianismo, al menos en su forma original, que parece estar alejada de la ética de la vergüenza y el honor: si todos los hombres son igualmente culpables a los ojos de Dios y la misma necesidad de la redención por la sangre de Cristo, la principal virtud de los cristianos no lo hace que será la humildad, mientras que el orgullo, relacionada con el honor de convertirse en uno de los pecados capitales. No obstante, la vergüenza y el honor siguen desempeñando un papel en la sociedad cristiana en la que estos comportamientos no están completamente abandonados o en la vida privada o en la vida pública.
El peso de la vergüenza y el honor en nuestra sociedad es de hecho sigue siendo tan relevante que Jon Elster pudo escribir que, debido a que el palo a una norma social es considerado como parte particularmente importante e integral de la persona ", la transgresión de una norma tiende inspirar en los demás las emociones que a su vez despertar en aquel que transgrede un sentimiento de vergüenza en lugar de culpabilidad ".
Instintivamente tendemos a ser más indulgente con los que, mientras que romper la regla, entonces que perciben que se sentía el sentimiento de vergüenza, como en el caso del político corrupto que viene cuando extremo de suicidio. La enorme distancia que separa la ciudad de la limitación institucional, la longitud de la escalera que conduce al individuo en contacto con la institución constrictiva probablemente puede justificar la actitud de la persona que, a pesar de que viola la norma, todo lo espera para salir adelante. En este estado de alienación permanente entre los impulsos de comportamiento de la materia y la figura pública objetivo de las acciones resultantes, que tienden a evitar la confrontación y la responsabilidad de retirar.
Así que el político o el administrador corrupto, deshonesto y deshonrado, tiende a culpar a los demás, incluso si se detecta in fraganti. La actitud más habitual es proyectar las responsabilidades de los demás o diluido con un comportamiento común mal considerado, por alguna razón, la mitad de la culpa. Esto es debido a que el autorreproche y el reconocimiento de falta daría lugar a una sensación intolerable de la vergüenza, como se muestra Elster, caerían en la evaluación global de la persona (que son malos) en lugar de la culpa más soportable debido al comportamiento ocasional (he hecho el mal) . El sentimiento de vergüenza es tan doloroso que lo que desea es evitar; mientras que la culpabilidad es más soportable, ya que proporciona la expiación y reparación, o la capacidad de alguna manera de remediar el daño hecho.
A la conclusión de esta parte voy a decir que la emoción de la vergüenza experimentada como una pérdida del honor y la pérdida de la cara tiene un papel positivo en la respuesta a un acto deshonesto porque se convierte en evidencia de la evaluación ética de una situación. La vergüenza de acción indica que se percibe como insuficiente en comparación con los estándares morales reconocidos. La persona avergonzado ya es una persona con un sentido de la ética y con una actitud de auto respeto demostrado por el sentimiento de su honor.
PERLE DI SAGGEZZA 3.
"Coloro che l'indigenza mantiene in una eterna dipendenza e condanna a lavori giorno e notte non sono più illuminati dei fanciulli in merito agli affari pubblici né più interessati degli stranieri a una prosperità nazionale di cui non conoscono gli elementi e di cui godono i vantaggi solo indirettamente." Benjamin Constant.
... rinunciando alla propria sovranità in cambio di maggiore protezione. Quando delle persone, ormai private dei valori etici e morali, hanno paura.
La virtù, intesa in senso laico, è una dote, un pregio, una qualità personale positiva, una forza morale che spinge a raggiungere un fine, una inclinazione a operare secondo il bene. La virtù, ancora, è una eccellenza morale che stimola a condurre la vita in conformità a principi etici. Se l'onore coincide davvero con l'onestà o l'integrità nelle proprie opinioni e azioni e insieme con il rispetto manifestato verso tali atteggiamenti e comportamenti, credo si possa rivendicare il valore etico dell'onore e rispondere, alla domanda che dà il titolo al capitolo, che l'onore è si una virtù o almeno dovrebbe tornare a esserlo.
Forse appellarsi alla virtù dell'onore non è sufficiente a condurre una vita proba, soprattutto da parte di chi ricopra alti incarichi nella pubblica amministrazione e si ritrovi esposto più dei comuni mortali alla tentazione del guadagno illecito. Probabilmente occorre affiancare all'esortazione morale una serie di misure materiali che proteggano il dirigente di enti pubblici o di partito dalla lusinga della tangente. In fondo si tratterebbe di mettere in pratica il vecchio principio di Machiavelli, ove si invita il principe a partecipare "onori e carichi al ministro, acciò che non abbia a desiderare ancora più onori...".
Sapere comunque che cos'è l'onore e la coscienza, e agire in conformità a queste nozioni, rimane a mio avviso requisito essenziale per esercitare l'ufficio pubblico in maniera dignitosa e onesta.
Questo capitolo si occupa nella sua prima parte del concetto di onore come senso di identità e di appartenenza; nella seconda, dell'onore come requisito di lealtà politica. Si tratta di una definizione in positivo. Essa è seguita da una definizione in negativo, ovvero dall'esame del momento della perdita di onore e dei due diversi sentimenti che ne derivano. Sono sentimenti che variano al variare di chi regge la responsabilità della perdita: si ha infatti umiliazione allorché la perdita di onore è causata da un soggetto diverso da quello che la subisce; si ha invece vergogna quando la perdita o la violazione di onore è causata dal medesimo soggetto.
Questa analisi implica riferimenti diretti all'idea di azione responsabile e alle motivazioni che spingono la gente a compiere azioni disapprovate dal contesto sociale. Si diranno infine poche cose sull'azione ultima compiuta da chi ha provato il senso della perdita di onore, la vergogna, in maniera così violenta da non poterlo sopportare. Alludo al suicidio "per vergogna".


2. Identità e appartenenza

La nuova tematizzazione dell'onore nelle società moderne si collega all'elemento strutturale generale consistente nel rapporto tra identità personale e ruolo sociale. Secondo Peter Berger, autore del saggio sull'obsolescenza del concetto di onore discusso nel precedente capitolo, l'onore- si caratterizza come elemento istituzionale della società tradizionale che fonda l'identità sul ruolo sociale; come tale esso risulta, a suo avviso, deprivato di senso in una società ove l'identità non è più ancorata al ruoli e alle istituzioni.(3)
Nel frattempo si è anche verificata la previsione di Tocqueville secondo la quale nelle società democraticamente organizzate di tipo egualitario, in cui i cittadini si muovono e si mescolano continuamente in una massa uniforme, l'onore perde il proprio specifico profilo sociale e culturale nonché il valore normativo centrale.
Ciò non toglie tuttavia che la collocazione dell'individuo all'interno o all'esterno di gruppi sociali di varia natura - che si tende oggi a definire come inclusione ed esclusione - non solo non abbia perso importanza e validità, ma abbia anzi acquisito un rilievo supplementare in nome del principio del pluralismo, cavallo di battaglia del liberalismo oltranzista.
La società democratica liberale e pluralista riconosce e incoraggia la presenza di gruppi, la loro diversità e i loro diritti, e invoca per loro comportamenti di tolleranza, rispetto e riconoscimento. L'ascrizione a un gruppo, l'appartenenza sentita, permettono all'individuo di identificarsi come membro del gruppo stesso, e questo a sua volta assegna all'individuo uno status di dignità e valore nei rapporti sociali all'interno e all'esterno del gruppo.
Anche in un'epoca come la nostra, in cui gli individui sono più rilevanti della comunità, il riconoscimento dell'appartenenza continua a conferire la piena condizione umana di persona e a ricordare all'universalista rigoroso che la determinazione di appartenenza vincola l'uomo come animale sociale.
Trasportata nell'ambito dell'onore, l'analisi precedente conferma il fatto che l'onore delle società moderne è stato separato da qualunque status, gerarchia e titolo pubblico e civile ma rimane come elemento della con-soggettività, nel corpo, nella faccia, nella voce.
Sostengo questo nonostante la condanna kantiana di sentimenti come onore e vergogna; come nota Bernard Williams, nello schema delle opposizioni kantiane questi sentimenti stanno sempre dalla parte della negatività. Se onore e vergogna sono legati alla nozione di salvare o perdere la faccia, e se faccia sta per apparenza contro realtà, esterno contro interno, allora il suo valore è superficiale. Perdo o salvo l'onore e la faccia soltanto agli occhi degli altri, così che i valori sono eteronomi; è semplicemente la mia faccia che perdo, così che i valori sono egoistici. Williams non condivide la stroncatura kantiana di sentimenti come onore e disonore; Kant infatti li interpreta e li considera come valori privi di senso in società condizionate prevalentemente dall'esperienza cristiana della colpa piuttosto che da quella pagana della vergogna.
Sulla differenza tra società della colpa e società della vergogna tornerò in seguito. Importante qui è notare con Williams che le nostre idee di azione e responsabilità e altri tra i nostri concetti etici sono più vicini di quanto supponiamo alle idee degli antichi greci che ritroviamo nella tragedia e nell'epica; come dimostra tra l'altro la continua ripresa di motivi e personaggi mitologici per parlare dell'uomo moderno o postmoderno: le Antigoni, gli Oresti, le Cassandre, le Medee.
Il desiderio di appartenenza al gruppo o più esattamente la sensazione di sentirsi inclusi in esso e di godervi piena cittadinanza pare essere una caratteristica generale anche dell'odierna situazione mondiale: le battaglie sociali più coinvolgenti si sono svolte in nome dell'inclusione; uno dei maggiori sensi di sofferenza di individui e collettività deriva dal sentirsi emarginati, esclusi dalle posizioni raggiunte da altri. La metafora del dentro/fuori ha di fatto sostituito quella di alto e basso nel definire situazioni di diseguaglianza e disagio. In questo contesto di sfere di appartenenza la proscrizione o l'auto esclusione dalla comunità provoca sofferenza. Se ora l'onore è quel sentimento doppio e ambiguo, interno ed esterno, soggettivo e inter-soggettivo, indicante ciò che il soggetto è ai propri occhi e ciò che sente di essere agli occhi degli altri, il distacco forzato dalla concrezione di appartenenza sarà vissuto come perdita di onore e senso di vergogna. Di questo diremo ampiamente tra poco.
3. L onore come lealtà politica
Vorrei ora definire l'onore come virtù politica continuando a respingere l'idea di onore come vanità di rango e rispetto di un codice in vista del conseguimento di vantaggi mondani e materiali. Per quanto il richiamo ai buoni sentimenti possa sembrare patetico, sosterrò che occorre riabilitare l'onore che coincide con la fedeltà, la lealtà, l'onestà, il rispetto della parola data, il rispetto della verità, della vita e della dignità altrui.
E' vero che l'onore appannaggio dell'aristocrazia o l'onore implicato spesso e volentieri nell'inganno, nel disprezzo dei deboli, nella vendetta e nell'assassinio hanno generato una percezione negativa dell'oggetto. E tuttavia, chi è una persona senza onore? Non è forse chi preferisce i beni, il profitto, la ricchezza a ciò che non si compra ne si vede ma tocca la nostra dignità?
Oltre all'onore come vanagloria e autocompiacimento, vi è anche un altro onore: quello che fa tener fede alla parola data, la "parola d'onore", appunto che fa scegliere un guadagno minore pur di non avvilirsi in una sottomissione umiliante, quello che in casi estremi fa scegliere la povertà e l'esilio, la tortura e la minaccia di morte piuttosto che il tradire la fiducia dei compagni o l'abbassarsi a gesti di compiacenza.
Nella società opulenta mass-medio logica talvolta si assiste a forme di perdita di onore farsesche, per esempio quando la star televisiva non esita a porsi sotto la protezione del padrone fino a ieri deriso e oltraggiato in cambio di compensi molto alti. Rifiutare la bassezza, non chinarsi oltre un certo limite, sarebbero reazioni sufficienti a conservare "la faccia" e la stima del pubblico: di questi tempi; nessuno ci domanda più di morire per l'onore e probabilmente non ne saremmo più capaci.
L'onore moderno consiste più modestamente nel porre le esigenze della coscienza di fronte alle considerazioni tattiche e ai vantaggi mondani: tanto più nel caso di personaggi pubblici, visibili e osservabili a tutto tondo.
L'onore delle persone pubbliche e delle persone politiche risiede nell'essere fedele a un ideale e a delle convinzioni, avvenga quel che avvenga. Vuol dire preservare il proprio senso del pudore in caso di decisioni strategiche. Significa rispettare l'avversario interdicendosi attacchi eccessivi che disonorano alla fine solo chi li fa.
Sento Machiavelli ridere sotto i baffi ancora una volta: in politica è sempre più vantaggioso saper "usare la golpe", animale notoriamente esperto in frodi e dissimulazione: "Si vede per esperienza ne' nostri tempi," scriveva il segretario fiorentino, "quei principi avere fatto grandi cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l'astuzia aggirare e' cervelli degli uomini: et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.[...] Quanta pace, quante promesse sono state fatte irrite e vane per la infidelità de' principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare".
Per quanto autorevole e ampiamente verificata sia l'opinione di Machiavelli e per quanto donchisciottesca la mia, preferisco rispondere alla questione machiavelliana se "fides a principis sit servanda" in maniera affermativa.
Sarà anche vero, sono sempre parole di Machiavelli, che "li uomini hanno meno rispetto ad offendere uno che si facci amare, che uno che si facci temere", personalmente preferisco rispettare il politico onesto, che come tale si fa apprezzare, che aver paura del disonesto che si fa temere e ottiene successi con l'inganno e l'infedeltà.
Come potrò altrimenti concedere la mia adesione al patto politico, per quanto ipotetico e simbolico, se non sarò garantita del fatto che né io né altri lo violeremo? Affinché il contratto funzioni occorre infatti che tutti gli aderenti lo rispettino; ma questa condizione si ottiene solo quando i pattuenti sono fedeli al patto medesimo; non è un caso che il dio romano del contratto commerciale e giuridico fosse proprio Fides, la fedeltà, condizione e garanzia per la sua costituzione e la sua continuità.
Eppure non c'è fedeltà senza onore, se solo questo sentimento ci può preservare dall'anteporre l'utile individuale al rispetto di condizioni per noi magari non favorevoli. Ma dovrebbe essere un onore non di tipo particolarista, legato al clan, quanto un onore di tipo kantiano, universale. Come se la massima del proprio onore potesse diventare una massima valida per tutta l'umanità. Una massima che predica regole profondamente diverse da quelle che dicono "diventa ricco". Regole che suonano più come "mantieni la parola data", "sii magnanimo, generoso ospitale" o "sii fedele al tuo ideale". Per non perdere il tuo onore, ai tuoi occhi e agli occhi degli altri.
4. La perdita di onore: l'umiliazione
Si accennava al fatto che si può avere perdita di onore in due modi, relativi all'agente cui spetta la responsabilità della perdita: se essa è causata da un agente diverso da quello che lo subisce, si avrà il sentimento dell'umiliazione; se essa è causata dallo stesso soggetto che la subisce, si avrà il sentimento della vergogna.
Quando l'onore di una persona è violato, la persona è umiliata, gettata a terra e calpestata (umile deriva dal latino humilis, aggettivo di humus, terreno), privata di rispetto. L'umiliazione è quel sentimento che costituisce per una persona una ragione sufficiente a considerare offesa se stessa, la propria dignità e il proprio onore.
Un atteggiamento politico-sociale particolarmente umiliante, per esempio, è il paternalismo, con il quale esseri umani adulti vengono trattati come immaturi. Si intende infatti con paternalismo la pratica di governare o controllare le persone provvedendo ai loro bisogni ma non concedendo loro alcuna responsabilità, analogo al comportamento del genitore autoritario e accentratore, pur se benevolo e provvido, nei confronti dei figli minori.
Ho scelto come caso esemplare un passo del liberale e conservatore ottocentesco Benjamin Constant. Negando la possibilità di eguaglianza giuridica agli stranieri, ai nullatenenti e alle donne, Constant caratterizza queste categorie coi tratti di una eterna fanciullezza, considerandole permanentemente incapaci di raggiungere la piena capacità di intendere e di volere.
Un caso di umiliazione con tratti paternalistici molto accentuati è la punizione cui venne sottoposta la rivoluzionaria francese Théroigne de Méricourt; per le sue richieste di eguaglianza di diritti fra uomini e donne, per aver proposto la formazione di un battaglione militare di donne per partecipare alla guerra, ella venne condannata a essere pubblicamente sculacciata. L'umiliazione fu tale che essa impazzì.
Forme non così violente ma ampiamente diffuse di senso di umiliazione sono quelle provate in genere dalle donne; la posizione della donna è subita come una generale condizione di disonore, cui corrispondono bassa autostima, scarsa fiducia in sé, una concezione povera di se stesse. E' come se il paternalismo e il patriarcato delle relazioni sociali tenessero la donna in una umiliazione permanente che la fa sentire una creatura minore, inferiore, non all'altezza di molte situazioni.
Un altro caso di umiliazione grave è quello a cui venivano sottoposti i prigionieri nei campi di concentramento nazisti. Vittime di un progressivo annullamento della loro umanità, costretti a sottostare a una continua tortura morale e fisica dal potere assoluto degli aguzzini, i prigionieri venivano sottoposti a pratiche umilianti che li deprivavano del nome, della proprietà, degli abiti, dei capelli, della dignità, del loro normale aspetto esteriore. Per non parlare del caso citato dalla memorialistica del professore tedesco legato alla catena e costretto a vivere in una cuccia e a comportarsi come un cane, abbaiando ai passanti.
Nel caso dei detenuti dei campi di sterminio si trattava esattamente del tipo di rispetto legato al timore apprezzato da Machiavelli: alle SS, come pure all'aristocrazia del lager formata da altri detenuti, era tributato il rispetto che nasceva dal terrore legato al sapersi inermi e impotenti.(10) Persino le esecuzioni riflettevano la prassi dell'umiliazione; il detenuto veniva ucciso con un colpo alla nuca perché non gli veniva riconosciuto neppure l'onore militare di guardare negli occhi il suo assassino.
La perdita di onore per umiliazione è un'azione subita, per la quale non si ha di norma alcuna responsabilità. Persino la forma verbale insiste su una transitività che non è presente nell'azione del vergognarsi: io posso "umiliare" qualcuno ma non posso vergognare" nessuno, sono io che mi vergogno e basta. La responsabilità dell'azione è mia, e allora proverò vergogna; la responsabilità è di un altro, di chi mi toglie il rispetto, e allora verrò umiliata.
Questo per quanto riguarda la definizione formale. Eppure i campi dell'umiliazione e della vergogna non sono così distinti come li vuole il vocabolario: letteralmente parlando infatti, la parola "vergogna" focalizza il senso della propria responsabilità per un'azione, che questa sia stolta, immorale o inadeguata; il termine "umiliazione" sottolinea invece la sensazione di sentirsi meschini e disgraziati per assenza di onore e riconoscimento, senza implicazione di colpa. Di fatto però molta gente prova vergogna, e non solo umiliazione, anche se e quando non è e non si ritiene responsabile o colpevole della situazione nella quale si trova. Così il prigioniero del campo di concentramento prova non solo umiliazione ma anche vergogna per la propria situazione, tendendo anche a non raccontarla in seguito ad altri.
Come prova vergogna il disoccupato che non ha svolto attività di tipo criminoso o che la società considera degradanti; sappiamo tuttavia che al disagio dovuto alla deprivazione finanziaria si aggiunge in lui o in lei il malessere provocato dalla perdita del senso di appartenenza e inclusione, come pure un senso di vergogna che sovente porta la persona a isolarsi e a evitare deliberatamente i rapporti sociali.
Un caso drammatico di umiliazione sentita come vergogna è quello, celebrato nella tragedia greca, dell'eroe Aiace, che rinuncia alla vita per aver subito una umiliazione infamante. L'episodio è narrato da Sofocle nell'omonima tragedia. Alla morte di Achille i greci dovevano consegnare le sue armi all'eroe più forte dopo di lui. Esse vengono però date non ad Aiace, sicuro di meritarle, ma a Ulisse, che non era il più forte ma il più temuto dai nemici. Sopraffatto dall'umiliazione e dalla vergogna, Aiace viene in più schernito da Atena che gli fa perdere la lucidità mentale: l'eroe esce dalla tenda nella notte e, per coprirsi di gloria e portare la prova che egli era il più forte, credendo di combattere gli argivi e i loro capi, massacra del bestiame. Al risveglio dalla follia, pur sapendo che essa era opera di una dea, Aiace si uccide gettandosi sulla spada.
I sentimenti che l'eroe ha provato sono il disonore dovuto all'umiliazione e alla vergogna provocate dal gesto compiuto durante la sua folle furia. Sono situazioni emotive troppo forti per essere tollerate e Aiace le soffoca uccidendosi. Il debito che ha contratto verso se stesso e il sentimento di essere disonorato non possono scomparire che con la sua scomparsa.
5. La perdita di onore: la vergogna
All'umiliazione, ovvero alla perdita di onore in una persona causata da altre persone oppure, caso ben più grave, da strutture istituzionali, corrisponde la vergogna come perdita di onore causata in genere da comportamento responsabile. E' la condizione di chi viene colto a compiere deliberatamente attività degradanti o indegne, di chi viene meno all'adempimento di quelle che concordiamo essere le forme di eccellenza umana. E' anche la condizione di chi è colto in situazioni imbarazzanti, riguardanti magari atteggiamenti del corpo. Quest'ultima è comunque una situazione privata che riguarderà colui che viene visto e colui che vede: a noi interessa invece la condizione pubblica.
La relazione tra vergogna e responsabilità, tra vergogna e comportamento deliberato, mette l'accento sul rapporto tra autostima e scelta autonoma e presuppone che le mie attività possano essere da me scelte e pianificate come parte dell'esercizio attivo della ragione pratica corrispondente a un bisogno profondo dell'essere umano.
Le precedenti considerazioni sono in fondo allineate con la definizione aristotelica della vergogna, definita nella Retorica come "un dolore o un turbamento relativo a quelle colpe che sembrano condurre alla disistima".
Secondo il progetto aristotelico l'uomo che si auto-rispetta e non vuole vergognarsi di fronte a se stesso elabora il proprio piano di vita e lo gestisce in autonomia; ma se compirà azioni ispirate al vizio, come viltà, ingiustizia, intemperanza e cupidigia di guadagno, adulazione e menzogna, si vergognerà quando gli altri le verranno a conoscere.
Poiché la vergogna è un sentimento riguardante la disistima, continua Aristotele, ci si vergognerà maggiormente delle persone di cui si tiene conto e non di fronte a coloro per la cui opinione proviamo disprezzo (non ci si vergogna di bambini e animali). "In generale," scrive Aristotele, "ci vergogniamo dinanzi a coloro per cui abbiamo rispetto", non solo di fronte ai conoscenti ma anche di fronte agli sconosciuti, se abbiamo violato non atteggiamenti o consuetudini bensì norme di legge.
Benché le considerazioni aristoteliche suonino assai condivisibili anche alla mentalità moderna, una larga parte della critica fa notare che la vergogna e gli sforzi per evitarla potevano essere centrali nel pensiero etico e politico della Grecia antica ma non in quello dell'Occidente contemporaneo.
La questione è ovviamente connessa alla distinzione tra "società della vergogna" e "società della colpa". Sulla scorta della moderna antropologia, la filosofia politica definisce "società della vergogna" le società come quella greca antica o quella beduina contemporanea, per esempio, in cui ogni cosa è esteriorizzata e il motivo predominante dei suoi membri è evitare sanzioni agli occhi degli altri; definisce invece "società della colpa" società come quella cristiana o quella islamica, i cui membri interiorizzano le norme al punto tale da sentirsi in colpa se non le rispettano.
In alcuni casi, l'argomento viene spinto agli estremi da coloro che sostengono che i greci non avevano idea di norme morali interiorizzate, mentre noi eredi della tradizione cristiana ci basiamo solo su quelle e non abbiamo più interesse a evitare sanzioni agli occhi degli altri.
Ritengo invece che anche nelle "società della colpa" onore e vergogna siano sentimenti di rilievo. Le radici della vergogna stanno infatti nell'essere in svantaggio e il senso di vergogna è una reazione alla consapevolezza di questo svantaggio. Come i greci antichi, riconosciamo quindi che una persona, o il suo comportamento, sono vergognosi e la disapproviamo soprattutto quando la vediamo compiacersi di cose e atteggiamenti per i quali riteniamo che una persona onesta dovrebbe provare vergogna.
Casi contemporanei di attricette e modelle che vendono il proprio corpo ad anziani benestanti in cambio di favori di varia natura, beni o notorietà, per poi dichiarare che non hanno nulla di cui vergognarsi, ricadono in questa categoria. Pensiamo che la persona che fa questo tipo di dichiarazioni avrebbe invece di che vergognarsi perché notiamo che manca di quell'auto-rispetto che riconosciamo invece come un bene primario, come qualcosa che ognuno deve avere se vuol vivere bene la propria vita.(
Pur non negando la validità epistemologica della divisione secondo colpa e vergogna per quanto riguarda la centralità dei valori etici in determinate società, ritengo che l'esperienza della colpa, per la quale sembra che i greci non abbiano avuto un diretto equivalente non esclude l'esperienza della vergogna.
E' stato detto' che' il modello psicologico per ognuno di questi sentimenti coinvolge una diversa figura interiorizzata. Nel caso della, vergogna, si tratterebbe della figura del testimone; nel caso della colpa, della figura della vittima o dell'enforcer.
Contribuiscono a sostenere questa tesi l'osservazione che l'esperienza della vergogna è legata alla vista, all'essere visti, mentre la colpa è radicata nell'udito, nel risuonare all'interno di noi stessi della "voce della coscienza", quella che parla a Pinocchio in veste di "grillo del focolare".
Vergogna e colpa sono collegate, come la maggior parte delle emozioni, a specifiche tendenze all'azione: quella di nascondersi e sparire, nel caso della vergogna; di riparare ed espiare, nel caso della colpa. Lo sentiamo nel grido di Aiace che, deciso al suicidio, cerca la tenebra, chiamandola "mia luce, mia oscurità, mio splendore", perché lo accolga con sé. Entrambe sono, infine, forme di autoaccusa, riguardante la prima il carattere globale della persona (sono cattiva), un comportamento specifico la seconda (ho commesso una cattiva azione). La presenza dei due modelli interiori di testimone e vittima; dei due diversi sensi di vista e udito; infine delle due tendenze all'azione, nascondersi ed espiare, può anche essere simultanea e rivelare così l'esistenza di casi misti di società di colpa e vergogna.
Il cristianesimo, almeno nella sua forma originaria, sembra essere remoto dall'etica della vergogna e dell'onore: se tutti gli uomini sono egualmente colpevoli agli occhi di Dio ed egualmente bisognosi di redenzione tramite il sangue di Cristo, la virtù principale del cristiano non potrà che essere l'umiltà, mentre l'orgoglio, imparentato con l'onore diventerà uno dei peccati capitali. Ciò nonostante, vergogna e onore continuano a giocare un ruolo nella società cristiana  nella quale tali comportamenti non vengono mai completamente abbandonati né nella vita privata né nella vita pubblica.
Il peso della vergogna e dell'onore nella nostra società è anzi ancora così rilevante che Jon Elster ha potuto scrivere che, poiché l'attenersi a una norma sociale è considerato come parte particolarmente importante e integrante della persona, "la trasgressione di una norma tende a suscitare in altri delle emozioni che a loro volta suscitano in colui che le trasgredisce un senso di vergogna invece che di colpa".
Istintivamente tendiamo a essere più indulgenti nei confronti di chi, pur trasgredendo la norma, lasci poi percepire di aver provato il sentimento della vergogna, come nel caso del politico corrotto che perviene all'atto estremo del suicidio. L'enorme distanza che separa il cittadino dalla costrizione istituzionale, la lunghezza della scala che porta il singolo a contatto con l'istituzione costrittiva può probabilmente giustificare l'atteggiamento del soggetto che, pur violando la norma, spera tutto sommato di cavarsela. In questo stato di permanente alienazione fra gli impulsi comportamentali del soggetto e la figura pubblica obiettiva delle azioni risultanti, si tende a evitare il confronto e a ritirare la responsabilità.
Così il politico o l'amministratore corrotto, disonesto e disonorato, tende a dar la colpa ad altri anche se colto in flagrante. L'atteggiamento più consueto consiste nel proiettare le responsabilità su altri o nel diluirle in un comportamento di mal comune considerato, chissà perché, mezza colpa. Questo perché l'autoaccusa e il riconoscimento di fallo porterebbero a un intollerabile senso di vergogna che, come illustra Elster, ricadrebbe nella valutazione globale della persona (sono malvagia) invece che nel più sopportabile senso di colpa dovuto a comportamento occasionale (ho agito male). Il senso della vergogna è così doloroso che lo si vuole solo evitare; mentre il senso di colpa è più sopportabile anche perché prevede espiazione e riparazione, ovvero la possibilità in qualche modo di porre riparo al danno compiuto.
A conclusione di questa parte dirò che l'emozione della vergogna vissuta come perdita dell'onore e perdita della faccia ha un ruolo positivo nella reazione a un'azione disonesta perché diventa indizio della valutazione etica di una situazione. Il vergognarsi di un'azione indica che essa viene percepita come inadeguata rispetto alle norme morali riconosciute. Chi si vergogna è già una persona con un senso etico e con un atteggiamento di auto rispetto testimoniato dal sentimento del proprio onore.
"Those that poverty keeps in eternal dependence and sentenced to work day and night are not the most enlightened of children about public affairs nor more interested foreigners to national prosperity that does not know the elements, and they enjoy the benefits only indirectly. " Benjamin Constant.
... Giving up their sovereignty in exchange for greater protection. When people, now deprived of ethical and moral values, they are afraid.
Virtue, understood in a secular sense, is a gift, an asset, a positive personal qualities, a moral force that drives us to achieve an end, an inclination to act according to the good. Virtue, again, is a moral excellence that stimulates to lead their lives in accordance with ethical principles. If honor coincides indeed with honesty and integrity in their opinions and actions and together with the respect shown towards these attitudes and behaviors, I think we can claim the honor ethical values and respond to the question that gives the title the chapter, that honor is a virtue or at least you should become so again.
Perhaps appeal to the virtues of honor is not sufficient to lead a life proba, especially by those who covers high positions in public administration and finds himself exposed more of mere mortals to the temptation of illicit gain. Probably you should be combined moral exhortation a number of measures that protect the materials of public bodies leader or party by the lure of the bribe. Basically he would put the old principle of Machiavelli in practice, where he invited the prince to attend "honors and loads to the minister, so that has not to be desired even more honors ...".
Knowing, however, that what honor and conscience, and act in accordance with these notions, remains in my view essential requirement to exercise public office in a dignified and honest.
This chapter deals with the first part of the concept of honor as a sense of identity and belonging; in the second, the honor as political loyalty requirement. This is a positive definition. It is followed by a negative definition, namely from the examination of the time of loss of honor and of the two different feelings derived from it. Are feelings that vary of who holds the responsibility for the loss: it has indeed humiliation when the loss of honor is caused by a person other than the one who suffers; it has rather ashamed when the loss or violation of honor is caused by the same party.
This analysis implies direct references to the idea of responsible action and motivations that drive people to take actions frowned upon by the social context. Finally, they will say a few things on the action last performed by those who have experienced a sense of loss of honor, shame, in such violent way by not being able to endure. I am referring to suicide "to shame."


2. Identity and belonging

The new theming of honor in modern societies is linked to the structural element generally consisting of the relationship between personal identity and social role. According to Peter Berger, author of the essay obsolescence of the concept of honor discussed in the previous chapter, it is characterized as having honorable institutional element of traditional society that establishes the identity of the social role; as such it is, in his opinion, deprived of meaning in a society where identity is no longer anchored to the roles and institutions. (3)
Meanwhile there was also the prediction of Tocqueville, according to which in democratically organized egalitarian society, where citizens move and mingle constantly in a uniform mass, honor loses its specific social and cultural profile as well as the value central legislation.
The fact remains that the individual's place within or outside of various kinds of social groups - which today tends to be defined as inclusion and exclusion - not only has not lost importance and validity, but it has indeed acquired a relief Appointment in the name of the principle of pluralism, the battle of the extremist liberalism horse.
The liberal and pluralistic democratic society recognizes and encourages the presence of groups, their diversity and their rights, and calls for their tolerance behavior, respect and recognition. The ascription to a group, the membership felt, allow the individual to identify himself as a member of the same group, and this in turn to the individual assigns a status of dignity and value in social relations inside and outside the group.
Even in an age like ours, in which individuals are most relevant community, the recognition of membership continue to confer the status of full human person and to remember all'universalista rigorous that the determination of membership obliges man as an animal social.
Transported under honor, the above analysis confirms the fact that the honor of modern societies has been separated from any status, hierarchy and public title and civil but remains as an element of subjectivity-with, in body, face, in his voice.
I support this despite the condemnation of Kant's feelings such as honor and shame; known as Bernard Williams, in the scheme of Kantian oppositions these feelings are always on the side of negativity. If honor and shame are related to the notion of saving or losing face, and if you are going to face appearance against reality, against the external internal, then its value is superficial. I lose or save the honor and the only face in the eyes of others, so that the values are heteronomous; it's just my face that I lose, so that the values are selfish. Williams does not share Kant's harsh criticism of feelings such as honor and dishonor; Kant interprets them and treats them as meaningless values in society mainly influenced by the Christian experience of guilt rather than from that of the pagan shame.
On the difference between the company's guilt and shame companies come back later. Important here is to note with Williams that our ideas of action and responsibility and others among our ethical concepts are closer than we suppose the ideas of the ancient Greeks that we find in tragedy and epic; as demonstrated inter alia, the continued recovery of motifs and mythological characters to talk about modern or post-modern man: the Antigoni, the Oresti, the Cassandras, the Medea.
The desire to belong to the group, or more accurately the feeling of being included in it and enjoy full citizenship also seems to be a general feature of today's world situation: the most engaging social battles have taken place in the name of inclusion; one of the major ways of individuals and communities suffering comes from feeling marginalized, excluded from the positions reached by others. The metaphor of the inside / outside has effectively replaced the high and low in defining situations of inequality and discomfort. In this context of spheres of belonging proscription or self exclusion from the community causes suffering. If now the honor is that double and ambiguous feeling, inner and outer, subjective and inter-subjective, indicating that the subject is in their own eyes and what he feels to be the eyes of others, forced separation from the concretion of membership will experienced as a loss of honor and shame. Of this we shall widely soon.
3. The honor as political loyalty
I would now define the honor as a political virtue and continues to reject the idea of honor as the vanity of rank and respect a code for achieving the worldly and material advantages. As the reference to good feelings may sound pathetic, I will argue that it is necessary to rehabilitate the honor which coincides with the fidelity, loyalty, honesty, respect for the given word, respect for the truth, the life and dignity of others.
It 'true that the honor the preserve of the aristocracy or the honor implicated more often in deception, in contempt of the weak, in the assassination in revenge and have generated a negative perception of the object. And yet, who is a person without honor? Is it not those who prefer the goods, profit, wealth on what you do not buy it you see it touching our dignity?
In addition to the honor as conceit and complacency, there is also another honor: he does keep his word, the "word of honor", in fact he does choose a lower gain rather than mope in a humiliating submission, the which in extreme cases does choose poverty and exile, torture and the threat of death rather than betray the trust of his companions or stoop to acts of complacency.
In society opulent mass medium logic sometimes it is seeing forms of farcical honor loss, for example, when the TV star does not hesitate to place themselves under the protection of the owner until recently mocked and reviled in return for very high fees. Reject the baseness, not stooping over a certain limit, they would be reactions sufficient to keep "face" and the esteem of the public: these days; no one more question to die for honor and probably we would not be more capable.
The modern honor is more modestly in place the needs of the conscience in the face of tactics and worldly benefits considerations: especially in the case of public figures, visible and observable in the round.
The honor of public figures and political people lies in its being true to an ideal and to the beliefs, happens what happens. It means to preserve their sense of modesty when strategic decisions. Means respecting the opponent interdicendosi excessive attacks that dishonor the end only those who made them.
Machiavelli feel snigger again: in politics is always more beneficial to know how to "use the coup", known expert animal fraud and concealment: "You see it from experience 'our times," wrote the Florentine secretary, "those principles have done great things of faith took little account, and who were able to get around by cunning and 'brains of men: and the end exceeded those that have built up in loyalty. [...] how much peace, how much promises were made irrite and vain for the infidelity of 'principles and what he has been able to use the coup happened is better. But you need to know how this natural good color, et be great simulator and dissembler; and men are so simple it, and so they obey present necessities, that he who deceives will always find those who be deceived. "
As authoritative and widely assessed both the opinion of Machiavelli and quixotic as mine, I prefer to answer the question whether Machiavellian "fides to principis sit servanda" in the affirmative.
That may be true, are always words of Machiavelli, that "men have them less than offending one who makes himself loved than one who makes himself feared," I prefer to respect the honest politician, and as such is appreciated, that fear dishonest that raises fears and successes achieved by deception and infidelity.
Otherwise how can I give my support to the political pact, as hypothetical and symbolic, if I am not guaranteed that neither I nor others We will break? In order for the functions it is necessary that contract all members respect him; but this condition is only fulfilled when the pattuenti are loyal to the same agreement; it is no coincidence that the Roman god of the commercial and legal contract had just Fides, fidelity, condition and guarantee for its constitution and its continuity.
Yet there is no loyalty without honor, if only this feeling we can preserve dall'anteporre individual useful to the fulfillment of conditions for us maybe not favorable. But it should be an honor not particularist kind, tied to the clan, as an honor of the Kantian type, universal. As if the maxim of his honor could become a maximum valid for all mankind. A maximum preaching very different rules from those who say "get rich". Rules that sound more like "keep their word", "be magnanimous, generous hospitality" or "be faithful to your ideal." Not to lose your honor, your eyes and the eyes of others.
4. The loss of honor: the humiliation
He alluded to the fact that you can have loss of honor in two ways, for the agent which is responsible for the loss if it is caused by an agent other than the one who suffers, you will have the feeling of humiliation; if it is caused by the same person who suffers, you will have the feeling of shame.
When the honor of a person is violated, the person is humiliated, thrown to the ground and trampled (humble comes from Latin humilis, humus adjective, soil), deprived of respect. Humiliation is that feeling which is reason enough for a person to consider himself offended, their dignity and their honor.
A political-social attitude particularly humiliating, for example, is paternalism with which adult humans are treated as immature. In fact meant by paternalism practice to govern or control people by providing for their needs but not giving them any liability, similar to the authoritarian parent's behavior, and centralizing, even if benevolent and provident, in respect of minor children.
I have chosen as a case study a passage from the nineteenth-century liberal and conservative Benjamin Constant. Denying the possibility of legal equality to foreigners, to the destitute and women, Constant characterizes these categories with the traits of an eternal childhood, considering them permanently unable to reach full capacity of discernment.
A case of humiliation with stretches paternalistic very pronounced is the punishment she underwent the revolutionary French theroigne de mericourt; for its demands for equality of rights between men and women, for having proposed the formation of a military battalion of women to participate in the war, she was sentenced to be publicly spanking. The humiliation was so great that it went wild.
Forms not so violent but widespread sense of humiliation are those experienced by women in general; the position of women has suffered as a general condition of dishonor, which correspond to low self-esteem, lack of self-confidence, a poor conception of themselves. And 'as if the paternalism and patriarchy of social relations fell short woman in a permanent humiliation that makes her feel less creature, inferior, not up to many situations.
Another case of severe humiliation is that to which the prisoners in Nazi concentration camps were subjected. Victims of a progressive decrease of their humanity, forced to submit to a continuing moral and physical torture by the absolute power of the jailers, the prisoners were subjected to humiliating practices deprivavano them the name of the property, clothes, hair, dignity, of their normal appearance. To say nothing of the case mentioned by the memoirs of German professor linked to the chain and forced to live in a kennel and to behave like a dog, barking at passersby.
In the case of the death camps detainees it was exactly the kind of respect tied to the fear appreciated by Machiavelli: the SS, as well as the aristocracy of the camp formed by other prisoners, he was bestowed the respect that stemmed from terror tied to knowing how helpless and powerless. (10) Even the executions reflected the practices of humiliation; the detainee was killed with a shot to the back of his head because it was not recognized even the military honor to look into the eyes of his murderess.
The loss of honor for humiliation is inflicted action, for which there is usually no responsibility. Even insists on a transitive verb form that I can "humiliate" someone but I can is not present in the action of shame: shame "anyone, am I ashamed and just. The responsibility is mine action, and then try shame; it is the responsibility of another, who takes my respect, then I will come and humiliated.
So much for the formal definition. Yet the humiliation and shame fields are not as distinct as they want vocabulary: in fact, literally speaking, the word "shame" focuses their sense of responsibility for action, this is foolish, immoral or improper; the term "humiliation" instead emphasizes the feeling of being petty and miserable for lack of honor and recognition, without implication of guilt. But in fact, many people feel shame, and not only humiliation, even if and when it does not and will not be responsible or guilty of the situation in which it is located. So the prisoner of the concentration camp test not only humiliating but also ashamed for their own situation, also tending not to tell it to others later.
How ashamed the unemployed who did not carry out such criminal activities or that the company considers degrading; yet we know that the discomfort due to financial deprivation is added in him or her the discomfort caused by the loss of the sense of belonging and inclusion, as well as a sense of shame that often leads people to isolate themselves and avoid social relations deliberately.
A dramatic case of humiliation felt as shame is, celebrated in Greek tragedy, the hero Ajax, who renounces life because they suffered an ignominious humiliation. The episode is narrated by the homonymous tragedy of Sophocles. On the death of the Greek Achilles they had to deliver its strongest hero weapons after him. They are, however, not given to Ajax, sure to deserve them, but Ulysses, who was not the strongest but the most feared by enemies. Overwhelmed with humiliation and shame, Ajax is more mocked by Athena that loses mental clarity: the hero comes out of the tent in the night, and to cover himself with glory and bring proof that he was the strongest, believing fighting the Argives and their leaders, slaughters cattle. Upon awakening from the madness, even knowing that it was the work of a goddess, Ajax kills himself by throwing himself on his sword.
The feelings that the hero has tried are the dishonor due to humiliation and shame caused by the gesture made during his mad fury. Are too strong emotional situations to be tolerated and Ajax stifles killing himself. The debt contracted towards himself and the feeling of being disgraced can not disappear that with his demise.
5. Loss of honor, shame
Humiliation, or the loss of honor in a person caused by other people or, if more serious, institutional structures, corresponds shame as loss of honor usually caused by responsible behavior. And 'the condition of those who are caught deliberately perform degrading or unworthy activities, those who fail to comply with those that agree to be forms of human excellence. It 'also the condition of those who are caught in embarrassing situations, perhaps regarding attitudes of the body. The latter is still a private situation that will cover the one who is seen and the seeing: to us instead interested public condition.
The relationship between shame and responsibility, between shame and deliberate behavior, focuses on the relationship between self-esteem and self-choice and assumes that my activities may be I have chosen and planned as part of practical reason operating income corresponding to a need profound human.
The above considerations are basically aligned with the Aristotelian definition of shame, defined in the Rhetoric as "pain or visual disturbance related to those sins that seem to lead to contempt".
According to the project Aristotelian man who self-respect and does not want to be ashamed in front of himself draw up its plan of life and manages it independently; but if accomplish actions inspired by the vice, like cowardice, injustice, intemperance and love of gain, flattery and lies, you will be ashamed when others you will get to know.
Because shame is a feeling on the contempt, Aristotle continues, there most of the people will be ashamed of that is taken into account and not in front of those for whose opinion we feel contempt (no one is ashamed of kids and pets). "In general," writes Aristotle, "we are ashamed before those for whom we respect," not only in front of acquaintances but also in front of strangers, if we violated no attitudes or habits but of law.
Although it sounds quite Aristotelian considerations also shared the modern mentality, a large part of the criticism points out that shame and efforts to avoid it could be central to the ethical and political thought of ancient Greece but not in the contemporary West.
The question is obviously linked to the distinction between "society of shame" and "society's fault." On the basis of the modern anthropology, political philosophy defines "society of shame" societies like ancient Greek or contemporary Bedouin, for example, where everything is externalized and the predominant reason of its members is to avoid sanctions in the eyes of others; instead defines "society of guilt" societies like Christianity or Islam, whose members internalize the rules to the point of feeling guilty if you do not respect them.
In some cases, the argument is pushed to extremes by those who argue that the Greeks had no idea of internalized moral standards, while we heirs of the Christian tradition we rely only on those and we have no more interest in avoiding sanctions in the eyes of others.
Instead, I believe that even in the "society of the blame" honor and shame are important feelings. The roots of shame are in fact being at a disadvantage, and the sense of shame is a reaction to the awareness of this disadvantage. Like the ancient Greeks, then we recognize that a person, or his behavior, are shameful and disapprove especially when we see the complacency of things and attitudes for which we believe that an honest person should feel ashamed.
contemporary cases of actresses and models who sell their bodies to wealthy elderly in exchange for various favors, goods or notoriety, and then declare that they have nothing to be ashamed of, fall into this category. We think that the person who makes these kinds of statements would instead need to be ashamed because we notice that lacks that self-respect that we recognize instead as a primary asset, as something that everyone has to have if it wants him to live his own life. (
While not denying the epistemological validity of the division according guilt and shame regarding the centrality of ethical values in certain companies, I think that the experience of guilt, for which it seems that the Greeks did not have a direct equivalent does not exclude the experience of shame.
It 'been said' that 'the psychological model for each of these feelings involves a different figure internalized. In the case of, shame, it would be the figure of the witness; in the case of fault, the figure of the victim or the Enforcer.
Help to support this thesis the observation that the experience of shame is linked to the eye, being seen as the fault is rooted in hearing, ringing in within ourselves the "voice of conscience," what He speaks to Pinocchio as a "hearth cricket."
Shame and guilt are linked, as most of the emotions, to specific action tendencies: to hide and disappear, in the case of shame; to repair and atone, in the case of guilt. We hear the cry of Ajax, decided to commit suicide, seeks the darkness, calling her "my light, my darkness, my glory," because he may welcome him with it. Both are ultimately forms of self-reproach, on the first of the global character of the person (is bad), a specific behavior of the second (I made a bad deed). The presence of the two inner models of witness and victim; of the two different senses of sight and hearing; Finally, the two tendencies to action, hiding and atone, may also be simultaneous and thus reveal the existence of mixed cases of guilt and shame companies.
Christianity, at least in its original form, it seems to be remote from the ethics of shame and honor: if all men are equally guilty in the eyes of God and equally in need of redemption through the blood of Christ, the main virtue of the Christian does not that will be humility, while pride, related to the honor to become one of the deadly sins. Nonetheless, shame and honor continue to play a role in Christian society in which these behaviors are never completely abandoned or in private life or in public life.
The weight of shame and honor in our society is indeed still so relevant that Jon Elster could write that, because the stick to a social norm is regarded as particularly important and integral part of the person, "the transgression of a rule tends to inspire in others the emotions that in turn arouse in him who transgresses a sense of shame rather than guilt. "
Instinctively we tend to be more lenient towards those who, while breaking the rule, then let perceive that he felt the feeling of shame, as in the case of the corrupt politician that comes when extreme of suicide. The enormous distance that separates the city from the institutional constraint, the length of the staircase leading the individual in contact with constrictive institution can probably justify the attitude of the person who, although violating the norm, hopes all things to get by. In this state of permanent alienation between the behavioral impulses of the subject and the objective public figure of the resulting actions, we tend to avoid confrontation and to withdraw responsibility.
So the politician or the corrupt administrator, dishonest and dishonored, tends to blame others even if caught red-handed. The most usual attitude is to project the responsibilities of others or diluted with a behavior common ill-considered, for some reason, half guilt. This is because the self-reproach and recognition of foul would lead to an intolerable sense of shame, as shown Elster, would fall in the overall assessment of the person (they are evil) rather than the more bearable guilt due to occasional behavior (I have done evil) . The sense of shame is so painful that you just want to avoid; while the guilt is more bearable because it provides atonement and repair, or the ability in some way to remedy the damage done.
At the conclusion of this part I will say that the emotion of shame experienced as a loss of honor and loss of face has a positive role in responding to a dishonest act because it becomes evidence of the ethical evaluation of a situation. The shame of action indicates that it is perceived as inadequate compared to the moral standards recognized. The shamed person is already a person with a sense of ethics and with an attitude of self respect demonstrated by the feeling of his honor.
"Aquellos que la pobreza se mantiene en la dependencia eterna y condenado a trabajar día y noche, no son los más ilustrados de los niños acerca de los asuntos públicos ni los extranjeros más interesados en la prosperidad nacional que no conocen los elementos, y disfrutar de los beneficios sólo de manera indirecta ". Benjamín Constant.
... Renunciar a su soberanía a cambio de una mayor protección. Cuando la gente, ahora privados de valores éticos y morales, que tienen miedo.
Virtud, entendida en un sentido secular, es un regalo, un activo, a cualidades personales positivas, una fuerza moral que nos lleva a alcanzar un fin, una inclinación a actuar de acuerdo con el bien. Virtud, de nuevo, es una excelencia moral que estimula para dirigir sus vidas de acuerdo con los principios éticos. Si el honor coincide de hecho con honestidad e integridad en sus opiniones y acciones, y junto con el respeto mostrado hacia estas actitudes y comportamientos, creo que podemos afirmar los valores éticos de honor y responder a la pregunta que da título el capítulo, que el honor es una virtud o al menos se debería volver a serlo.
Tal vez apelar a las virtudes del honor no es suficiente para llevar una vida proba, especialmente por aquellos que cubre los altos cargos en la administración pública y se encuentra expuesto más de los simples mortales a la tentación de la ganancia ilícita. Probablemente se debe combinar exhortación moral una serie de medidas que protegen los materiales de organismos públicos o líder del partido por el señuelo del soborno. Básicamente él pondría el viejo principio de Maquiavelo en la práctica, en la que invitó al príncipe para asistir a "honores y cargas a la ministra, por lo que no tiene que desear incluso más honores ...".
El saber, sin embargo, que lo que el honor y la conciencia, y actuar de acuerdo con estas nociones, permanece en mi opinión requisito esencial para ejercer un cargo público en un digno y honesto.
Este capítulo trata de la primera parte del concepto de honor como un sentido de identidad y pertenencia; en el segundo, el honor como requisito de lealtad política. Esta es una definición positiva. Esta es seguida por una definición negativa, es decir, a partir del examen de las veces de pérdida de honor y de los dos sentimientos diferentes derivados de ella. Son sentimientos que varían de quien tiene la responsabilidad de la pérdida: tiene de hecho la humillación cuando la pérdida del honor es causada por una persona que no sea el que sufre; que tiene un poco de vergüenza cuando la pérdida o violación del honor es causada por el mismo partido.
Este análisis implica referencias directas a la idea de acción y las motivaciones que impulsan a las personas a tomar acciones mal vistas por el contexto social responsable. Por último, van a decir algunas cosas en la última acción realizada por aquellos que han experimentado una sensación de pérdida del honor, la vergüenza, de tal manera violenta por no ser capaz de soportar. Me refiero al suicidio "a la vergüenza."


2. Identidad y pertenencia

La nueva tematización de honor en las sociedades modernas está vinculada al elemento estructural que consiste generalmente en la relación entre la identidad personal y función social. De acuerdo con Peter Berger, autor del ensayo obsolescencia del concepto de honor discutido en el capítulo anterior, que se caracteriza por tener honorable elemento institucional de la sociedad tradicional que establece la identidad de la función social; como tal, es, en su opinión, privado de sentido en una sociedad donde la identidad ya no está anclada a las funciones y las instituciones. (3)
Mientras tanto había también la predicción de Tocqueville, según la cual en la sociedad igualitaria democráticamente organizada, donde los ciudadanos se mueven y se mezclan constantemente en una masa uniforme, honor pierde su perfil social y cultural específico, así como el valor legislación central.
El hecho es que el lugar del individuo dentro o fuera de diversos tipos de grupos sociales - que hoy tiende a ser definida como la inclusión y la exclusión - no sólo no ha perdido importancia y validez, sino que de hecho ha adquirido un relieve cita en el nombre del principio del pluralismo, la batalla del caballo extremista liberalismo.
La sociedad democrática liberal y pluralista reconoce y estimula a la presencia de grupos, su diversidad y sus derechos, y pide su comportamiento tolerancia, el respeto y el reconocimiento. La adscripción a un grupo, el número de miembros se sentía, permitir que el individuo se identifica como miembro del mismo grupo, y esto a su vez a la persona asigna una clasificación de la dignidad y el valor de las relaciones sociales dentro y fuera de la grupo.
Incluso en una época como la nuestra, en la que los individuos son más relevantes de la comunidad, el reconocimiento de la pertenencia continuar para conferir el carácter de la persona humana completa y para recordar all'universalista rigurosa que la determinación de la pertenencia obliga al hombre como un animal social.
Transportados bajo el honor, el análisis anterior confirma el hecho de que el honor de las sociedades modernas se ha separado de cualquier estado, la jerarquía y el título pública y civil, sino que permanece como un elemento de subjetividad-con, en el cuerpo, la cara, en su voz.
Apoyo este a pesar de la condena de los sentimientos de Kant como el honor y la vergüenza; conocido como Bernard Williams, en el esquema de oposiciones kantianas estos sentimientos son siempre del lado de la negatividad. Si el honor y la vergüenza están relacionados con el concepto de ahorro o perder la cara, y si se va a enfrentar la apariencia con la realidad, en contra de la interna externa, entonces su valor es superficial. Pierdo o guardar el honor y la única cara en los ojos de los demás, por lo que los valores son heterónoma; es sólo mi cara que yo pierdo, por lo que los valores son egoístas. Williams no comparte las duras críticas de los sentimientos como el honor y el deshonor de Kant; Kant los interpreta y los trata como valores sin sentido en la sociedad influenciada principalmente por la experiencia cristiana de la culpa en lugar de a la de la vergüenza pagana.
Sobre la diferencia entre las empresas de culpa y la vergüenza de la compañía volver más tarde. Aquí es importante señalar que con Williams nuestras ideas de acción y responsabilidad y otros entre nuestros conceptos éticos están más cerca de lo que suponemos las ideas de los antiguos griegos que encontramos en la tragedia y la épica; como, entre otros demostrado, la continua recuperación de motivos y personajes mitológicos para hablar sobre el hombre moderno o posmoderno: el Antigoni, el Oresti, el Cassandras, la Medea.
El deseo de pertenecer al grupo, o más exactamente la sensación de ser incluidos en el mismo y disfrutar de la plena ciudadanía también parece ser una característica general de la situación del mundo de hoy: las batallas sociales más atractivas han tenido lugar en el nombre de la inclusión; una de las principales formas de los individuos y las comunidades que sufren proviene de sentirse marginados, excluidos de las posiciones alcanzadas por otros. La metáfora del interior / exterior ha sustituido de manera efectiva el alta y baja en la definición de las situaciones de desigualdad y el malestar. En este contexto de esferas de pertenencia proscripción o auto exclusión de la comunidad hace sufrir. Si ahora el honor que es doble y sensación ambigua, interior y exterior, subjetivo e intersubjetivo, lo que indica que el sujeto está en sus propios ojos y lo que se siente al estar los ojos de los demás, separación forzada de la concreción de la adhesión se experimentado como una pérdida de honor y vergüenza. De esto deberá ampliamente pronto.
3. El honor de lealtad política
ahora yo definiría el honor como una virtud política y continúa a rechazar la idea de honor como la vanidad de rango y respetar un código para el logro de las ventajas mundanas y materiales. A medida que la referencia a las buenas sensaciones puede sonar patético, voy a argumentar que es necesario para rehabilitar el honor que coincide con la fidelidad, la lealtad, la honestidad, el respeto a la palabra dada, el respeto a la verdad, la vida y la dignidad de los demás.
Es cierto que el honor del dominio exclusivo de la aristocracia o el honor implicados con más frecuencia en el engaño, en el desprecio de los débiles, en el asesinato en venganza y han generado una percepción negativa del objeto. Y, sin embargo, que es una persona sin honor? No es que aquellos que prefieren la mercancía, la ganancia, la riqueza de lo que no lo compre lo ves tocando nuestra dignidad?
Además del honor como presunción y la complacencia, también hay otro premio: él no cumple su palabra, la "palabra de honor", de hecho, él no elige una menor ganancia en lugar de estar deprimido en una humillante sumisión, la que en casos extremos hace elegir la pobreza y el exilio, la tortura y la amenaza de muerte antes que traicionar la confianza de sus compañeros o rebajarse a actos de complacencia.
En la sociedad opulenta lógica medio de comunicación a veces se está viendo formas de pérdida de honor de farsa, por ejemplo, cuando la estrella de televisión no vacila en ponerse bajo la protección del titular hasta hace poco burlado y vilipendiado a cambio de tarifas muy altas. Rechazar la bajeza, no inclinado sobre un cierto límite, que serían suficientes para mantener las reacciones de "cara" y la estima del público: en estos días; hay una pregunta más para morir por el honor y probablemente no sería más capaz.
El honor moderna es más modesta en su lugar las necesidades de la conciencia en la cara de tácticas y consideraciones beneficios mundanos: especialmente en el caso de las figuras públicas, visibles y observables en la ronda.
El honor de personajes públicos y políticos la gente está en ser fiel a un ideal y para las creencias, pase lo que pase. Esto significa que para preservar su sentido de la modestia cuando las decisiones estratégicas. Significa respetar el oponente interdicendosi ataques excesivos que deshonran sólo aquellos que les hizo al final.
Maquiavelo se siente risita de nuevo: en la política es siempre más beneficioso saber cómo "usar el golpe", conocido experto fraude animales y ocultamiento: "lo ves desde la experiencia de nuestros tiempos", escribió el secretario florentino, "esos principios han hecho grandes cosas de la fe tomó muy en cuenta, y que eran capaces de moverse por la astucia y 'cerebro de los hombres:. y el final fue superior a la que se han acumulado en la lealtad [...] la cantidad de la paz, la cantidad de promesas fueron hechas irrité y vano la infidelidad de "principios y lo que ha sido capaz de utilizar el golpe de estado ocurrido es mejor, pero lo que necesita saber cómo este buen color natural, y ser grande simulador y disimulador;. y los hombres son tan simples que, y hacer que obedezcan necesidades presentes, que el que engaña encontrará siempre quien se deje engañar ".
Como autorizada y ampliamente evaluado tanto la opinión de Maquiavelo y quijotesca como la mía, prefiero responder a la pregunta de si maquiavélicas "fides a principis sientan servanda" en sentido afirmativo.
Eso puede ser cierto, son siempre palabras de Maquiavelo, que "los hombres tienen menos de ofender a aquél que se hace más agradable que el que se hace temer," yo prefiero respetar el político honesto, y como tal se aprecia, que el miedo deshonesta que suscita el temor y los éxitos logrados por el engaño y la infidelidad.
De lo contrario, ¿cómo puedo dar mi apoyo al pacto político, como hipotético y simbólico, si no se me garantiza que ni yo ni los demás vamos a romper? Para que las funciones, es necesario que todos los miembros de contrato lo respetan; pero esta condición se cumple solamente cuando el pattuenti son fieles al mismo acuerdo; no es casualidad que el dios romano del contrato comercial y jurídica acababa de Fides, la fidelidad, la condición y garantía para su constitución y su continuidad.
Sin embargo, no hay lealtad sin honor, aunque sólo sea este sentimiento nos puede preservar dall'anteporre individuo útil para el cumplimiento de las condiciones para nosotros tal vez no es favorable. Pero no debería ser un honor tipo particularista, ligada al clan, como un honor del tipo kantiano, universal. Como si la máxima de su honor podría convertirse en un máximo válida para toda la humanidad. Un máximo predicación reglas muy diferentes de los que se dicen "hacerse rico". Reglas que suenan más como "mantener su palabra", "ser magnánimo, generosa hospitalidad" o "ser fiel a su ideal". Para no perder su honor, los ojos y los ojos de los demás.
4. La pérdida de honor: la humillación
Se refirió al hecho de que se puede tener la pérdida de honor de dos maneras, para el agente que es responsable de la pérdida si es causada por un agente distinto del que sufre, tendrá la sensación de humillación; si es causada por la misma persona que sufre, tendrá el sentimiento de vergüenza.
Cuando se viola el honor de una persona, la persona es humillado, arrojado al suelo y pisoteado (humilde proviene del latín humilis, adjetivo humus, tierra), privado de sentido. La humillación es esa sensación que es razón suficiente para que una persona se consideraba ofendido, su dignidad y su honor.
Una actitud política-social, particularmente humillante, por ejemplo, es el paternalismo con el que los humanos adultos son tratados como inmaduro. De hecho entiende por práctica paternalismo para gobernar o controlar a las personas, proporcionando a sus necesidades, pero no darles ninguna responsabilidad, similar al comportamiento del padre autoritario, y centralizando, aunque benévolo y de previsión, con respecto a los hijos menores.
He elegido como caso de estudio de un pasaje del siglo XIX-liberal y conservador Benjamin Constant. Negar la posibilidad de la igualdad jurídica de los extranjeros, a los desposeídos y las mujeres, Constant caracteriza a estas categorías con los rasgos de una infancia eterna, considerándolos permanentemente incapaz de alcanzar la plena capacidad de discernimiento.
Un caso de humillación con tramos paternalistas muy pronunciado es el castigo que sufrió el revolucionario francés théroigne de méricourt; por sus demandas de igualdad de derechos entre hombres y mujeres, por haber propuesto la formación de un batallón militar de las mujeres para participar en la guerra, fue condenada a ser azotar públicamente. La humillación fue tan grande que se volvió loco.
Formas no tan violentas pero el sentido generalizado de humillación son los experimentados por las mujeres en general; la posición de las mujeres ha sufrido como condición general de la deshonra, que corresponden a una baja autoestima, falta de confianza en sí mismo, una mala concepción de sí mismos. Y 'como si el paternalismo y el patriarcado de las relaciones sociales cayeron mujer baja en una humillación permanente que la hace sentir menos criatura, inferior, no a muchas situaciones.
Otro caso de humillación grave es aquella a la que fueron sometidos los prisioneros en campos de concentración nazis. Víctimas de una disminución progresiva de su humanidad, obligado a someterse a una continua tortura moral y física por el poder absoluto de los carceleros, los prisioneros fueron sometidos a prácticas humillantes deprivavano sí el nombre de la propiedad, la ropa, el pelo, la dignidad, de su apariencia normal. Para no hablar del caso mencionado por las memorias del profesor alemán vinculados a la cadena y forzados a vivir en una perrera y comportarse como un perro ladrando a los transeúntes.
En el caso de los campos de exterminio detenidos era exactamente el tipo de respeto ligada al temor apreciado por Maquiavelo: la SS, así como la aristocracia del campo formado por otros presos, que le fue otorgado el respeto que se deriva de terror atado a saber impotente y . impotentes (10) Incluso las ejecuciones reflejan las prácticas de humillación; el detenido fue muerto de un disparo en la parte posterior de la cabeza, ya que no fue reconocido incluso el honor militar para mirar a los ojos de su asesina.
La pérdida de honor para la humillación se inflige la acción, por lo que generalmente no hay responsabilidad. Incluso insiste en una forma verbo transitivo que puedo "humillar" a alguien, pero puedo no está presente en la acción de la vergüenza: vergüenza "a nadie, estoy avergonzado y solo la responsabilidad es la remoción de minas, y luego tratar. la vergüenza, sino que es la responsabilidad de otro, que lleva mi respeto, entonces vendré y humillado.
Esto en cuanto a la definición formal. Sin embargo, los campos de la humillación y la vergüenza no son tan claras como quieren vocabulario: de hecho, literalmente hablando, la palabra "vergüenza" centra su sentido de la responsabilidad de la acción, esto es absurdo, inmoral o inadecuada; el término "humillación" en lugar enfatiza la sensación de estar pequeña y miserable por falta de honor y reconocimiento, sin implicación de culpabilidad. Pero, de hecho, muchas personas sienten vergüenza, y no sólo la humillación, incluso si y cuando no lo hace, no será responsable o culpable de la situación en la que se encuentra. Por lo que el preso de la prueba de campo de concentración no sólo es humillante sino también vergüenza de su propia situación, también tiende a no decirle a otros posteriores.
Qué vergüenza los parados que no llevó a cabo este tipo de actividades delictivas o que la empresa considera degradantes; sin embargo, sabemos que el malestar debido a la privación financiera se añade en él o ella el malestar causado por la pérdida del sentido de pertenencia e inclusión, así como un sentimiento de vergüenza que a menudo lleva a la gente a aislarse y evitar las relaciones sociales deliberadamente.
Un caso dramático de la humillación que sentía vergüenza es, que se celebra en la tragedia griega, el héroe Ajax, que renuncia a la vida, por haber sufrido una humillación ignominiosa. El episodio es narrado por la tragedia homónima de Sófocles. A la muerte del griego Aquiles que tenían que entregar sus armas más fuertes héroe después de él. Son, sin embargo, no dados a Ajax, asegúrese de merecerlos, pero Ulises, que no era el más fuerte, sino el más temido por los enemigos. Abrumados por la humillación y la vergüenza, el Ajax está más burlado por Athena que pierde la claridad mental: el héroe sale de la tienda de campaña en la noche, y para cubrir de gloria y traer prueba de que era el más fuerte, creyendo la lucha contra los argivos y sus líderes, sacrifica el ganado. Al despertar de la locura, aun sabiendo que era el trabajo de una diosa, el Ajax se suicida arrojándose sobre su espada.
Los sentimientos que el héroe ha probado son la deshonra debido a la humillación y la vergüenza causada por el gesto realizado durante su furia loca. Son demasiado fuertes situaciones emocionales para ser toleradas y Ajax ahoga a sí mismo matando. La deuda contraída hacia sí mismo y la sensación de estar en desgracia no puede desaparecer que con su desaparición.
5. Pérdida de honor, la vergüenza
Humillación, o la pérdida de honor en una persona causada por otras personas o, si las estructuras más graves, institucionales, corresponde pena, ya que la pérdida del honor por lo general causada por un comportamiento responsable. Y 'la condición de aquellos que están atrapados realizar actividades de degradación deliberada o indignos, aquellos que no se ajustan a las que se compromete a ser formas de la excelencia humana. Es también la condición de aquellos que están atrapados en situaciones embarazosas, tal vez en relación con las actitudes del cuerpo. La última es aún una situación privada que cubrirá el que se ve y el vidente: nos interesa la condición pública lugar.
La relación entre la vergüenza y la responsabilidad, entre la vergüenza y la conducta deliberada, se centra en la relación entre la autoestima y la auto-elección y se supone que mis actividades puedan ser yo hemos elegido y planeado como parte de los ingresos de explotación razón práctica que corresponde a una necesidad profunda humano.
Las consideraciones anteriores son, básicamente, en línea con la definición aristotélica de la vergüenza, que se define en la retórica como "dolor o alteración de la visión relacionada con esos pecados que parecen conducir a menosprecio".
De acuerdo con el hombre aristotélica proyecto que se auto-respeto y no quiere que avergonzarse delante de sí mismo elaborará su proyecto de vida y gestiona de forma independiente; pero si la realización de acciones inspiradas por el vicio, como la cobardía, la injusticia, la intemperancia y el amor de la ganancia, la adulación y la mentira, usted será avergonzado cuando los demás te va a conocer.
Debido a que la vergüenza es un sentimiento en el desprecio, Aristóteles continúa, la mayoría de las personas se avergonzará de que se tiene en cuenta y no delante de los de cuya opinión nos sentimos desprecio (nadie se avergüenza de niños y mascotas). "En general", escribe Aristóteles, "estamos confundidos de aquellos para los que respetamos", no sólo frente a los conocidos, sino también frente a extraños, si violamos no hay actitudes o hábitos, sino de derecho.
Aunque suena bastante consideraciones aristotélicas también compartieron la mentalidad moderna, una gran parte de la crítica señala que la vergüenza y los esfuerzos para evitar que podría ser fundamental para el pensamiento ético y político de la antigua Grecia, pero no en el Occidente contemporáneo.
La cuestión está obviamente vinculada a la distinción entre "sociedad de la vergüenza" y "culpa de la sociedad." Sobre la base de la antropología moderna, la filosofía política define la "sociedad de la vergüenza" sociedades como la antigua beduina griego o contemporánea, por ejemplo, donde todo se exterioriza y la razón predominante de sus miembros es evitar sanciones en los ojos de los demás; en cambio define la "sociedad de la culpa" sociedades como el cristianismo o el Islam, cuyos miembros internalizar las reglas hasta el punto de sentirse culpable si no los respeta.
En algunos casos, el argumento se llevará a sus extremos por los que argumentan que los griegos no tenían idea de las normas morales internalizados, mientras que nosotros, herederos de la tradición cristiana que se basan sólo en aquellos y no tenemos más interés en evitar sanciones a los ojos de los demás.
En lugar de ello, creo que incluso en la "sociedad de la culpa" honor y la vergüenza son sentimientos importantes. Las raíces de la vergüenza son, de hecho, estar en desventaja, y el sentido de la vergüenza es una reacción a la conciencia de esta desventaja. Al igual que los antiguos griegos, a continuación, reconocemos que una persona, o su comportamiento, son vergonzosas y desaprueban sobre todo cuando vemos la complacencia de las cosas y las actitudes de los que creemos que una persona honesta debería sentir vergüenza.
casos contemporáneos de actrices y modelos que venden sus cuerpos para ancianos ricos a cambio de diversos favores, bienes o notoriedad, y luego declaran que no tienen nada de que avergonzarse, entran en esta categoría. Pensamos que la persona que hace este tipo de declaraciones, estaba en su lugar tiene de qué avergonzarse, porque nos damos cuenta de que carece de que la auto-respeto que reconocemos su lugar como principal activo, como algo que todo el mundo tiene que tener si él quiere vivir su propia vida. (
Sin negar la validez epistemológica de la división de acuerdo con la culpa y la vergüenza con respecto a la centralidad de los valores éticos en ciertas empresas, creo que la experiencia de la culpa, por lo que parece que los griegos no tenían un equivalente directo no excluye la experiencia de la vergüenza.
Es ha dicho "que" el modelo psicológico para cada uno de estos sentimientos que implica una cifra diferente interiorizado. En el caso de, vergüenza, sería la figura del testigo; en el caso de fallo, la figura de la víctima o el Ejecutor.
Ayudar a apoyar esta tesis la observación de que la experiencia de la vergüenza está vinculada a la vista, ser visto como la falla tiene sus raíces en la audición, zumbido en nuestro interior la "voz de la conciencia", lo él habla a Pinocho como un "grillo hogar."
La vergüenza y la culpa están ligados, ya que la mayoría de las emociones, a las tendencias de acción específicos: ocultarse y desaparecer, en el caso de la vergüenza; para reparar y reparar, en el caso de culpabilidad. Oímos el grito de Ajax, decidió quitarse la vida, busca la oscuridad, llamándola "mi luz, mi oscuridad, mi gloria," porque él lo acoja con él. Ambos son en última instancia las formas de autorreproche, en la primera del carácter global de la persona (que es malo), un comportamiento específico de la segunda (he hecho una mala acción). La presencia de los dos modelos internos de testigo y víctima; de los dos sentidos diferentes de la vista y el oído; Por último, las dos tendencias a la acción, que oculta y reparar, también puede ser simultánea y así revelar la existencia de casos de empresas mixtas culpa y la vergüenza.
El cristianismo, al menos en su forma original, que parece estar alejada de la ética de la vergüenza y el honor: si todos los hombres son igualmente culpables a los ojos de Dios y la misma necesidad de la redención por la sangre de Cristo, la principal virtud de los cristianos no lo hace que será la humildad, mientras que el orgullo, relacionada con el honor de convertirse en uno de los pecados capitales. No obstante, la vergüenza y el honor siguen desempeñando un papel en la sociedad cristiana en la que estos comportamientos no están completamente abandonados o en la vida privada o en la vida pública.
El peso de la vergüenza y el honor en nuestra sociedad es de hecho sigue siendo tan relevante que Jon Elster pudo escribir que, debido a que el palo a una norma social es considerado como parte particularmente importante e integral de la persona ", la transgresión de una norma tiende inspirar en los demás las emociones que a su vez despertar en aquel que transgrede un sentimiento de vergüenza en lugar de culpabilidad ".
Instintivamente tendemos a ser más indulgente con los que, mientras que romper la regla, entonces que perciben que se sentía el sentimiento de vergüenza, como en el caso del político corrupto que viene cuando extremo de suicidio. La enorme distancia que separa la ciudad de la limitación institucional, la longitud de la escalera que conduce al individuo en contacto con la institución constrictiva probablemente puede justificar la actitud de la persona que, a pesar de que viola la norma, todo lo espera para salir adelante. En este estado de alienación permanente entre los impulsos de comportamiento de la materia y la figura pública objetivo de las acciones resultantes, que tienden a evitar la confrontación y la responsabilidad de retirar.
Así que el político o el administrador corrupto, deshonesto y deshonrado, tiende a culpar a los demás, incluso si se detecta in fraganti. La actitud más habitual es proyectar las responsabilidades de los demás o diluido con un comportamiento común mal considerado, por alguna razón, la mitad de la culpa. Esto es debido a que el autorreproche y el reconocimiento de falta daría lugar a una sensación intolerable de la vergüenza, como se muestra Elster, caerían en la evaluación global de la persona (que son malos) en lugar de la culpa más soportable debido al comportamiento ocasional (he hecho el mal) . El sentimiento de vergüenza es tan doloroso que lo que desea es evitar; mientras que la culpabilidad es más soportable, ya que proporciona la expiación y reparación, o la capacidad de alguna manera de remediar el daño hecho.
A la conclusión de esta parte voy a decir que la emoción de la vergüenza experimentada como una pérdida del honor y la pérdida de la cara tiene un papel positivo en la respuesta a un acto deshonesto porque se convierte en evidencia de la evaluación ética de una situación. La vergüenza de acción indica que se percibe como insuficiente en comparación con los estándares morales reconocidos. La persona avergonzado ya es una persona con un sentido de la ética y con una actitud de auto respeto demostrado por el sentimiento de su honor.
PERLE DI SAGGEZZA 3.
"Coloro che l'indigenza mantiene in una eterna dipendenza e condanna a lavori giorno e notte non sono più illuminati dei fanciulli in merito agli affari pubblici né più interessati degli stranieri a una prosperità nazionale di cui non conoscono gli elementi e di cui godono i vantaggi solo indirettamente." Benjamin Constant.
... rinunciando alla propria sovranità in cambio di maggiore protezione. Quando delle persone, ormai private dei valori etici e morali, hanno paura.
La virtù, intesa in senso laico, è una dote, un pregio, una qualità personale positiva, una forza morale che spinge a raggiungere un fine, una inclinazione a operare secondo il bene. La virtù, ancora, è una eccellenza morale che stimola a condurre la vita in conformità a principi etici. Se l'onore coincide davvero con l'onestà o l'integrità nelle proprie opinioni e azioni e insieme con il rispetto manifestato verso tali atteggiamenti e comportamenti, credo si possa rivendicare il valore etico dell'onore e rispondere, alla domanda che dà il titolo al capitolo, che l'onore è si una virtù o almeno dovrebbe tornare a esserlo.
Forse appellarsi alla virtù dell'onore non è sufficiente a condurre una vita proba, soprattutto da parte di chi ricopra alti incarichi nella pubblica amministrazione e si ritrovi esposto più dei comuni mortali alla tentazione del guadagno illecito. Probabilmente occorre affiancare all'esortazione morale una serie di misure materiali che proteggano il dirigente di enti pubblici o di partito dalla lusinga della tangente. In fondo si tratterebbe di mettere in pratica il vecchio principio di Machiavelli, ove si invita il principe a partecipare "onori e carichi al ministro, acciò che non abbia a desiderare ancora più onori...".
Sapere comunque che cos'è l'onore e la coscienza, e agire in conformità a queste nozioni, rimane a mio avviso requisito essenziale per esercitare l'ufficio pubblico in maniera dignitosa e onesta.
Questo capitolo si occupa nella sua prima parte del concetto di onore come senso di identità e di appartenenza; nella seconda, dell'onore come requisito di lealtà politica. Si tratta di una definizione in positivo. Essa è seguita da una definizione in negativo, ovvero dall'esame del momento della perdita di onore e dei due diversi sentimenti che ne derivano. Sono sentimenti che variano al variare di chi regge la responsabilità della perdita: si ha infatti umiliazione allorché la perdita di onore è causata da un soggetto diverso da quello che la subisce; si ha invece vergogna quando la perdita o la violazione di onore è causata dal medesimo soggetto.
Questa analisi implica riferimenti diretti all'idea di azione responsabile e alle motivazioni che spingono la gente a compiere azioni disapprovate dal contesto sociale. Si diranno infine poche cose sull'azione ultima compiuta da chi ha provato il senso della perdita di onore, la vergogna, in maniera così violenta da non poterlo sopportare. Alludo al suicidio "per vergogna".


2. Identità e appartenenza

La nuova tematizzazione dell'onore nelle società moderne si collega all'elemento strutturale generale consistente nel rapporto tra identità personale e ruolo sociale. Secondo Peter Berger, autore del saggio sull'obsolescenza del concetto di onore discusso nel precedente capitolo, l'onore- si caratterizza come elemento istituzionale della società tradizionale che fonda l'identità sul ruolo sociale; come tale esso risulta, a suo avviso, deprivato di senso in una società ove l'identità non è più ancorata al ruoli e alle istituzioni.(3)
Nel frattempo si è anche verificata la previsione di Tocqueville secondo la quale nelle società democraticamente organizzate di tipo egualitario, in cui i cittadini si muovono e si mescolano continuamente in una massa uniforme, l'onore perde il proprio specifico profilo sociale e culturale nonché il valore normativo centrale.
Ciò non toglie tuttavia che la collocazione dell'individuo all'interno o all'esterno di gruppi sociali di varia natura - che si tende oggi a definire come inclusione ed esclusione - non solo non abbia perso importanza e validità, ma abbia anzi acquisito un rilievo supplementare in nome del principio del pluralismo, cavallo di battaglia del liberalismo oltranzista.
La società democratica liberale e pluralista riconosce e incoraggia la presenza di gruppi, la loro diversità e i loro diritti, e invoca per loro comportamenti di tolleranza, rispetto e riconoscimento. L'ascrizione a un gruppo, l'appartenenza sentita, permettono all'individuo di identificarsi come membro del gruppo stesso, e questo a sua volta assegna all'individuo uno status di dignità e valore nei rapporti sociali all'interno e all'esterno del gruppo.
Anche in un'epoca come la nostra, in cui gli individui sono più rilevanti della comunità, il riconoscimento dell'appartenenza continua a conferire la piena condizione umana di persona e a ricordare all'universalista rigoroso che la determinazione di appartenenza vincola l'uomo come animale sociale.
Trasportata nell'ambito dell'onore, l'analisi precedente conferma il fatto che l'onore delle società moderne è stato separato da qualunque status, gerarchia e titolo pubblico e civile ma rimane come elemento della con-soggettività, nel corpo, nella faccia, nella voce.
Sostengo questo nonostante la condanna kantiana di sentimenti come onore e vergogna; come nota Bernard Williams, nello schema delle opposizioni kantiane questi sentimenti stanno sempre dalla parte della negatività. Se onore e vergogna sono legati alla nozione di salvare o perdere la faccia, e se faccia sta per apparenza contro realtà, esterno contro interno, allora il suo valore è superficiale. Perdo o salvo l'onore e la faccia soltanto agli occhi degli altri, così che i valori sono eteronomi; è semplicemente la mia faccia che perdo, così che i valori sono egoistici. Williams non condivide la stroncatura kantiana di sentimenti come onore e disonore; Kant infatti li interpreta e li considera come valori privi di senso in società condizionate prevalentemente dall'esperienza cristiana della colpa piuttosto che da quella pagana della vergogna.
Sulla differenza tra società della colpa e società della vergogna tornerò in seguito. Importante qui è notare con Williams che le nostre idee di azione e responsabilità e altri tra i nostri concetti etici sono più vicini di quanto supponiamo alle idee degli antichi greci che ritroviamo nella tragedia e nell'epica; come dimostra tra l'altro la continua ripresa di motivi e personaggi mitologici per parlare dell'uomo moderno o postmoderno: le Antigoni, gli Oresti, le Cassandre, le Medee.
Il desiderio di appartenenza al gruppo o più esattamente la sensazione di sentirsi inclusi in esso e di godervi piena cittadinanza pare essere una caratteristica generale anche dell'odierna situazione mondiale: le battaglie sociali più coinvolgenti si sono svolte in nome dell'inclusione; uno dei maggiori sensi di sofferenza di individui e collettività deriva dal sentirsi emarginati, esclusi dalle posizioni raggiunte da altri. La metafora del dentro/fuori ha di fatto sostituito quella di alto e basso nel definire situazioni di diseguaglianza e disagio. In questo contesto di sfere di appartenenza la proscrizione o l'auto esclusione dalla comunità provoca sofferenza. Se ora l'onore è quel sentimento doppio e ambiguo, interno ed esterno, soggettivo e inter-soggettivo, indicante ciò che il soggetto è ai propri occhi e ciò che sente di essere agli occhi degli altri, il distacco forzato dalla concrezione di appartenenza sarà vissuto come perdita di onore e senso di vergogna. Di questo diremo ampiamente tra poco.
3. L onore come lealtà politica
Vorrei ora definire l'onore come virtù politica continuando a respingere l'idea di onore come vanità di rango e rispetto di un codice in vista del conseguimento di vantaggi mondani e materiali. Per quanto il richiamo ai buoni sentimenti possa sembrare patetico, sosterrò che occorre riabilitare l'onore che coincide con la fedeltà, la lealtà, l'onestà, il rispetto della parola data, il rispetto della verità, della vita e della dignità altrui.
E' vero che l'onore appannaggio dell'aristocrazia o l'onore implicato spesso e volentieri nell'inganno, nel disprezzo dei deboli, nella vendetta e nell'assassinio hanno generato una percezione negativa dell'oggetto. E tuttavia, chi è una persona senza onore? Non è forse chi preferisce i beni, il profitto, la ricchezza a ciò che non si compra ne si vede ma tocca la nostra dignità?
Oltre all'onore come vanagloria e autocompiacimento, vi è anche un altro onore: quello che fa tener fede alla parola data, la "parola d'onore", appunto che fa scegliere un guadagno minore pur di non avvilirsi in una sottomissione umiliante, quello che in casi estremi fa scegliere la povertà e l'esilio, la tortura e la minaccia di morte piuttosto che il tradire la fiducia dei compagni o l'abbassarsi a gesti di compiacenza.
Nella società opulenta mass-medio logica talvolta si assiste a forme di perdita di onore farsesche, per esempio quando la star televisiva non esita a porsi sotto la protezione del padrone fino a ieri deriso e oltraggiato in cambio di compensi molto alti. Rifiutare la bassezza, non chinarsi oltre un certo limite, sarebbero reazioni sufficienti a conservare "la faccia" e la stima del pubblico: di questi tempi; nessuno ci domanda più di morire per l'onore e probabilmente non ne saremmo più capaci.
L'onore moderno consiste più modestamente nel porre le esigenze della coscienza di fronte alle considerazioni tattiche e ai vantaggi mondani: tanto più nel caso di personaggi pubblici, visibili e osservabili a tutto tondo.
L'onore delle persone pubbliche e delle persone politiche risiede nell'essere fedele a un ideale e a delle convinzioni, avvenga quel che avvenga. Vuol dire preservare il proprio senso del pudore in caso di decisioni strategiche. Significa rispettare l'avversario interdicendosi attacchi eccessivi che disonorano alla fine solo chi li fa.
Sento Machiavelli ridere sotto i baffi ancora una volta: in politica è sempre più vantaggioso saper "usare la golpe", animale notoriamente esperto in frodi e dissimulazione: "Si vede per esperienza ne' nostri tempi," scriveva il segretario fiorentino, "quei principi avere fatto grandi cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l'astuzia aggirare e' cervelli degli uomini: et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.[...] Quanta pace, quante promesse sono state fatte irrite e vane per la infidelità de' principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare".
Per quanto autorevole e ampiamente verificata sia l'opinione di Machiavelli e per quanto donchisciottesca la mia, preferisco rispondere alla questione machiavelliana se "fides a principis sit servanda" in maniera affermativa.
Sarà anche vero, sono sempre parole di Machiavelli, che "li uomini hanno meno rispetto ad offendere uno che si facci amare, che uno che si facci temere", personalmente preferisco rispettare il politico onesto, che come tale si fa apprezzare, che aver paura del disonesto che si fa temere e ottiene successi con l'inganno e l'infedeltà.
Come potrò altrimenti concedere la mia adesione al patto politico, per quanto ipotetico e simbolico, se non sarò garantita del fatto che né io né altri lo violeremo? Affinché il contratto funzioni occorre infatti che tutti gli aderenti lo rispettino; ma questa condizione si ottiene solo quando i pattuenti sono fedeli al patto medesimo; non è un caso che il dio romano del contratto commerciale e giuridico fosse proprio Fides, la fedeltà, condizione e garanzia per la sua costituzione e la sua continuità.
Eppure non c'è fedeltà senza onore, se solo questo sentimento ci può preservare dall'anteporre l'utile individuale al rispetto di condizioni per noi magari non favorevoli. Ma dovrebbe essere un onore non di tipo particolarista, legato al clan, quanto un onore di tipo kantiano, universale. Come se la massima del proprio onore potesse diventare una massima valida per tutta l'umanità. Una massima che predica regole profondamente diverse da quelle che dicono "diventa ricco". Regole che suonano più come "mantieni la parola data", "sii magnanimo, generoso ospitale" o "sii fedele al tuo ideale". Per non perdere il tuo onore, ai tuoi occhi e agli occhi degli altri.
4. La perdita di onore: l'umiliazione
Si accennava al fatto che si può avere perdita di onore in due modi, relativi all'agente cui spetta la responsabilità della perdita: se essa è causata da un agente diverso da quello che lo subisce, si avrà il sentimento dell'umiliazione; se essa è causata dallo stesso soggetto che la subisce, si avrà il sentimento della vergogna.
Quando l'onore di una persona è violato, la persona è umiliata, gettata a terra e calpestata (umile deriva dal latino humilis, aggettivo di humus, terreno), privata di rispetto. L'umiliazione è quel sentimento che costituisce per una persona una ragione sufficiente a considerare offesa se stessa, la propria dignità e il proprio onore.
Un atteggiamento politico-sociale particolarmente umiliante, per esempio, è il paternalismo, con il quale esseri umani adulti vengono trattati come immaturi. Si intende infatti con paternalismo la pratica di governare o controllare le persone provvedendo ai loro bisogni ma non concedendo loro alcuna responsabilità, analogo al comportamento del genitore autoritario e accentratore, pur se benevolo e provvido, nei confronti dei figli minori.
Ho scelto come caso esemplare un passo del liberale e conservatore ottocentesco Benjamin Constant. Negando la possibilità di eguaglianza giuridica agli stranieri, ai nullatenenti e alle donne, Constant caratterizza queste categorie coi tratti di una eterna fanciullezza, considerandole permanentemente incapaci di raggiungere la piena capacità di intendere e di volere.
Un caso di umiliazione con tratti paternalistici molto accentuati è la punizione cui venne sottoposta la rivoluzionaria francese Théroigne de Méricourt; per le sue richieste di eguaglianza di diritti fra uomini e donne, per aver proposto la formazione di un battaglione militare di donne per partecipare alla guerra, ella venne condannata a essere pubblicamente sculacciata. L'umiliazione fu tale che essa impazzì.
Forme non così violente ma ampiamente diffuse di senso di umiliazione sono quelle provate in genere dalle donne; la posizione della donna è subita come una generale condizione di disonore, cui corrispondono bassa autostima, scarsa fiducia in sé, una concezione povera di se stesse. E' come se il paternalismo e il patriarcato delle relazioni sociali tenessero la donna in una umiliazione permanente che la fa sentire una creatura minore, inferiore, non all'altezza di molte situazioni.
Un altro caso di umiliazione grave è quello a cui venivano sottoposti i prigionieri nei campi di concentramento nazisti. Vittime di un progressivo annullamento della loro umanità, costretti a sottostare a una continua tortura morale e fisica dal potere assoluto degli aguzzini, i prigionieri venivano sottoposti a pratiche umilianti che li deprivavano del nome, della proprietà, degli abiti, dei capelli, della dignità, del loro normale aspetto esteriore. Per non parlare del caso citato dalla memorialistica del professore tedesco legato alla catena e costretto a vivere in una cuccia e a comportarsi come un cane, abbaiando ai passanti.
Nel caso dei detenuti dei campi di sterminio si trattava esattamente del tipo di rispetto legato al timore apprezzato da Machiavelli: alle SS, come pure all'aristocrazia del lager formata da altri detenuti, era tributato il rispetto che nasceva dal terrore legato al sapersi inermi e impotenti.(10) Persino le esecuzioni riflettevano la prassi dell'umiliazione; il detenuto veniva ucciso con un colpo alla nuca perché non gli veniva riconosciuto neppure l'onore militare di guardare negli occhi il suo assassino.
La perdita di onore per umiliazione è un'azione subita, per la quale non si ha di norma alcuna responsabilità. Persino la forma verbale insiste su una transitività che non è presente nell'azione del vergognarsi: io posso "umiliare" qualcuno ma non posso vergognare" nessuno, sono io che mi vergogno e basta. La responsabilità dell'azione è mia, e allora proverò vergogna; la responsabilità è di un altro, di chi mi toglie il rispetto, e allora verrò umiliata.
Questo per quanto riguarda la definizione formale. Eppure i campi dell'umiliazione e della vergogna non sono così distinti come li vuole il vocabolario: letteralmente parlando infatti, la parola "vergogna" focalizza il senso della propria responsabilità per un'azione, che questa sia stolta, immorale o inadeguata; il termine "umiliazione" sottolinea invece la sensazione di sentirsi meschini e disgraziati per assenza di onore e riconoscimento, senza implicazione di colpa. Di fatto però molta gente prova vergogna, e non solo umiliazione, anche se e quando non è e non si ritiene responsabile o colpevole della situazione nella quale si trova. Così il prigioniero del campo di concentramento prova non solo umiliazione ma anche vergogna per la propria situazione, tendendo anche a non raccontarla in seguito ad altri.
Come prova vergogna il disoccupato che non ha svolto attività di tipo criminoso o che la società considera degradanti; sappiamo tuttavia che al disagio dovuto alla deprivazione finanziaria si aggiunge in lui o in lei il malessere provocato dalla perdita del senso di appartenenza e inclusione, come pure un senso di vergogna che sovente porta la persona a isolarsi e a evitare deliberatamente i rapporti sociali.
Un caso drammatico di umiliazione sentita come vergogna è quello, celebrato nella tragedia greca, dell'eroe Aiace, che rinuncia alla vita per aver subito una umiliazione infamante. L'episodio è narrato da Sofocle nell'omonima tragedia. Alla morte di Achille i greci dovevano consegnare le sue armi all'eroe più forte dopo di lui. Esse vengono però date non ad Aiace, sicuro di meritarle, ma a Ulisse, che non era il più forte ma il più temuto dai nemici. Sopraffatto dall'umiliazione e dalla vergogna, Aiace viene in più schernito da Atena che gli fa perdere la lucidità mentale: l'eroe esce dalla tenda nella notte e, per coprirsi di gloria e portare la prova che egli era il più forte, credendo di combattere gli argivi e i loro capi, massacra del bestiame. Al risveglio dalla follia, pur sapendo che essa era opera di una dea, Aiace si uccide gettandosi sulla spada.
I sentimenti che l'eroe ha provato sono il disonore dovuto all'umiliazione e alla vergogna provocate dal gesto compiuto durante la sua folle furia. Sono situazioni emotive troppo forti per essere tollerate e Aiace le soffoca uccidendosi. Il debito che ha contratto verso se stesso e il sentimento di essere disonorato non possono scomparire che con la sua scomparsa.
5. La perdita di onore: la vergogna
All'umiliazione, ovvero alla perdita di onore in una persona causata da altre persone oppure, caso ben più grave, da strutture istituzionali, corrisponde la vergogna come perdita di onore causata in genere da comportamento responsabile. E' la condizione di chi viene colto a compiere deliberatamente attività degradanti o indegne, di chi viene meno all'adempimento di quelle che concordiamo essere le forme di eccellenza umana. E' anche la condizione di chi è colto in situazioni imbarazzanti, riguardanti magari atteggiamenti del corpo. Quest'ultima è comunque una situazione privata che riguarderà colui che viene visto e colui che vede: a noi interessa invece la condizione pubblica.
La relazione tra vergogna e responsabilità, tra vergogna e comportamento deliberato, mette l'accento sul rapporto tra autostima e scelta autonoma e presuppone che le mie attività possano essere da me scelte e pianificate come parte dell'esercizio attivo della ragione pratica corrispondente a un bisogno profondo dell'essere umano.
Le precedenti considerazioni sono in fondo allineate con la definizione aristotelica della vergogna, definita nella Retorica come "un dolore o un turbamento relativo a quelle colpe che sembrano condurre alla disistima".
Secondo il progetto aristotelico l'uomo che si auto-rispetta e non vuole vergognarsi di fronte a se stesso elabora il proprio piano di vita e lo gestisce in autonomia; ma se compirà azioni ispirate al vizio, come viltà, ingiustizia, intemperanza e cupidigia di guadagno, adulazione e menzogna, si vergognerà quando gli altri le verranno a conoscere.
Poiché la vergogna è un sentimento riguardante la disistima, continua Aristotele, ci si vergognerà maggiormente delle persone di cui si tiene conto e non di fronte a coloro per la cui opinione proviamo disprezzo (non ci si vergogna di bambini e animali). "In generale," scrive Aristotele, "ci vergogniamo dinanzi a coloro per cui abbiamo rispetto", non solo di fronte ai conoscenti ma anche di fronte agli sconosciuti, se abbiamo violato non atteggiamenti o consuetudini bensì norme di legge.
Benché le considerazioni aristoteliche suonino assai condivisibili anche alla mentalità moderna, una larga parte della critica fa notare che la vergogna e gli sforzi per evitarla potevano essere centrali nel pensiero etico e politico della Grecia antica ma non in quello dell'Occidente contemporaneo.
La questione è ovviamente connessa alla distinzione tra "società della vergogna" e "società della colpa". Sulla scorta della moderna antropologia, la filosofia politica definisce "società della vergogna" le società come quella greca antica o quella beduina contemporanea, per esempio, in cui ogni cosa è esteriorizzata e il motivo predominante dei suoi membri è evitare sanzioni agli occhi degli altri; definisce invece "società della colpa" società come quella cristiana o quella islamica, i cui membri interiorizzano le norme al punto tale da sentirsi in colpa se non le rispettano.
In alcuni casi, l'argomento viene spinto agli estremi da coloro che sostengono che i greci non avevano idea di norme morali interiorizzate, mentre noi eredi della tradizione cristiana ci basiamo solo su quelle e non abbiamo più interesse a evitare sanzioni agli occhi degli altri.
Ritengo invece che anche nelle "società della colpa" onore e vergogna siano sentimenti di rilievo. Le radici della vergogna stanno infatti nell'essere in svantaggio e il senso di vergogna è una reazione alla consapevolezza di questo svantaggio. Come i greci antichi, riconosciamo quindi che una persona, o il suo comportamento, sono vergognosi e la disapproviamo soprattutto quando la vediamo compiacersi di cose e atteggiamenti per i quali riteniamo che una persona onesta dovrebbe provare vergogna.
Casi contemporanei di attricette e modelle che vendono il proprio corpo ad anziani benestanti in cambio di favori di varia natura, beni o notorietà, per poi dichiarare che non hanno nulla di cui vergognarsi, ricadono in questa categoria. Pensiamo che la persona che fa questo tipo di dichiarazioni avrebbe invece di che vergognarsi perché notiamo che manca di quell'auto-rispetto che riconosciamo invece come un bene primario, come qualcosa che ognuno deve avere se vuol vivere bene la propria vita.(
Pur non negando la validità epistemologica della divisione secondo colpa e vergogna per quanto riguarda la centralità dei valori etici in determinate società, ritengo che l'esperienza della colpa, per la quale sembra che i greci non abbiano avuto un diretto equivalente non esclude l'esperienza della vergogna.
E' stato detto' che' il modello psicologico per ognuno di questi sentimenti coinvolge una diversa figura interiorizzata. Nel caso della, vergogna, si tratterebbe della figura del testimone; nel caso della colpa, della figura della vittima o dell'enforcer.
Contribuiscono a sostenere questa tesi l'osservazione che l'esperienza della vergogna è legata alla vista, all'essere visti, mentre la colpa è radicata nell'udito, nel risuonare all'interno di noi stessi della "voce della coscienza", quella che parla a Pinocchio in veste di "grillo del focolare".
Vergogna e colpa sono collegate, come la maggior parte delle emozioni, a specifiche tendenze all'azione: quella di nascondersi e sparire, nel caso della vergogna; di riparare ed espiare, nel caso della colpa. Lo sentiamo nel grido di Aiace che, deciso al suicidio, cerca la tenebra, chiamandola "mia luce, mia oscurità, mio splendore", perché lo accolga con sé. Entrambe sono, infine, forme di autoaccusa, riguardante la prima il carattere globale della persona (sono cattiva), un comportamento specifico la seconda (ho commesso una cattiva azione). La presenza dei due modelli interiori di testimone e vittima; dei due diversi sensi di vista e udito; infine delle due tendenze all'azione, nascondersi ed espiare, può anche essere simultanea e rivelare così l'esistenza di casi misti di società di colpa e vergogna.
Il cristianesimo, almeno nella sua forma originaria, sembra essere remoto dall'etica della vergogna e dell'onore: se tutti gli uomini sono egualmente colpevoli agli occhi di Dio ed egualmente bisognosi di redenzione tramite il sangue di Cristo, la virtù principale del cristiano non potrà che essere l'umiltà, mentre l'orgoglio, imparentato con l'onore diventerà uno dei peccati capitali. Ciò nonostante, vergogna e onore continuano a giocare un ruolo nella società cristiana  nella quale tali comportamenti non vengono mai completamente abbandonati né nella vita privata né nella vita pubblica.
Il peso della vergogna e dell'onore nella nostra società è anzi ancora così rilevante che Jon Elster ha potuto scrivere che, poiché l'attenersi a una norma sociale è considerato come parte particolarmente importante e integrante della persona, "la trasgressione di una norma tende a suscitare in altri delle emozioni che a loro volta suscitano in colui che le trasgredisce un senso di vergogna invece che di colpa".
Istintivamente tendiamo a essere più indulgenti nei confronti di chi, pur trasgredendo la norma, lasci poi percepire di aver provato il sentimento della vergogna, come nel caso del politico corrotto che perviene all'atto estremo del suicidio. L'enorme distanza che separa il cittadino dalla costrizione istituzionale, la lunghezza della scala che porta il singolo a contatto con l'istituzione costrittiva può probabilmente giustificare l'atteggiamento del soggetto che, pur violando la norma, spera tutto sommato di cavarsela. In questo stato di permanente alienazione fra gli impulsi comportamentali del soggetto e la figura pubblica obiettiva delle azioni risultanti, si tende a evitare il confronto e a ritirare la responsabilità.
Così il politico o l'amministratore corrotto, disonesto e disonorato, tende a dar la colpa ad altri anche se colto in flagrante. L'atteggiamento più consueto consiste nel proiettare le responsabilità su altri o nel diluirle in un comportamento di mal comune considerato, chissà perché, mezza colpa. Questo perché l'autoaccusa e il riconoscimento di fallo porterebbero a un intollerabile senso di vergogna che, come illustra Elster, ricadrebbe nella valutazione globale della persona (sono malvagia) invece che nel più sopportabile senso di colpa dovuto a comportamento occasionale (ho agito male). Il senso della vergogna è così doloroso che lo si vuole solo evitare; mentre il senso di colpa è più sopportabile anche perché prevede espiazione e riparazione, ovvero la possibilità in qualche modo di porre riparo al danno compiuto.
A conclusione di questa parte dirò che l'emozione della vergogna vissuta come perdita dell'onore e perdita della faccia ha un ruolo positivo nella reazione a un'azione disonesta perché diventa indizio della valutazione etica di una situazione. Il vergognarsi di un'azione indica che essa viene percepita come inadeguata rispetto alle norme morali riconosciute. Chi si vergogna è già una persona con un senso etico e con un atteggiamento di auto rispetto testimoniato dal sentimento del proprio onore.
"Those that poverty keeps in eternal dependence and sentenced to work day and night are not the most enlightened of children about public affairs nor more interested foreigners to national prosperity that does not know the elements, and they enjoy the benefits only indirectly. " Benjamin Constant.
... Giving up their sovereignty in exchange for greater protection. When people, now deprived of ethical and moral values, they are afraid.
Virtue, understood in a secular sense, is a gift, an asset, a positive personal qualities, a moral force that drives us to achieve an end, an inclination to act according to the good. Virtue, again, is a moral excellence that stimulates to lead their lives in accordance with ethical principles. If honor coincides indeed with honesty and integrity in their opinions and actions and together with the respect shown towards these attitudes and behaviors, I think we can claim the honor ethical values and respond to the question that gives the title the chapter, that honor is a virtue or at least you should become so again.
Perhaps appeal to the virtues of honor is not sufficient to lead a life proba, especially by those who covers high positions in public administration and finds himself exposed more of mere mortals to the temptation of illicit gain. Probably you should be combined moral exhortation a number of measures that protect the materials of public bodies leader or party by the lure of the bribe. Basically he would put the old principle of Machiavelli in practice, where he invited the prince to attend "honors and loads to the minister, so that has not to be desired even more honors ...".
Knowing, however, that what honor and conscience, and act in accordance with these notions, remains in my view essential requirement to exercise public office in a dignified and honest.
This chapter deals with the first part of the concept of honor as a sense of identity and belonging; in the second, the honor as political loyalty requirement. This is a positive definition. It is followed by a negative definition, namely from the examination of the time of loss of honor and of the two different feelings derived from it. Are feelings that vary of who holds the responsibility for the loss: it has indeed humiliation when the loss of honor is caused by a person other than the one who suffers; it has rather ashamed when the loss or violation of honor is caused by the same party.
This analysis implies direct references to the idea of responsible action and motivations that drive people to take actions frowned upon by the social context. Finally, they will say a few things on the action last performed by those who have experienced a sense of loss of honor, shame, in such violent way by not being able to endure. I am referring to suicide "to shame."


2. Identity and belonging

The new theming of honor in modern societies is linked to the structural element generally consisting of the relationship between personal identity and social role. According to Peter Berger, author of the essay obsolescence of the concept of honor discussed in the previous chapter, it is characterized as having honorable institutional element of traditional society that establishes the identity of the social role; as such it is, in his opinion, deprived of meaning in a society where identity is no longer anchored to the roles and institutions. (3)
Meanwhile there was also the prediction of Tocqueville, according to which in democratically organized egalitarian society, where citizens move and mingle constantly in a uniform mass, honor loses its specific social and cultural profile as well as the value central legislation.
The fact remains that the individual's place within or outside of various kinds of social groups - which today tends to be defined as inclusion and exclusion - not only has not lost importance and validity, but it has indeed acquired a relief Appointment in the name of the principle of pluralism, the battle of the extremist liberalism horse.
The liberal and pluralistic democratic society recognizes and encourages the presence of groups, their diversity and their rights, and calls for their tolerance behavior, respect and recognition. The ascription to a group, the membership felt, allow the individual to identify himself as a member of the same group, and this in turn to the individual assigns a status of dignity and value in social relations inside and outside the group.
Even in an age like ours, in which individuals are most relevant community, the recognition of membership continue to confer the status of full human person and to remember all'universalista rigorous that the determination of membership obliges man as an animal social.
Transported under honor, the above analysis confirms the fact that the honor of modern societies has been separated from any status, hierarchy and public title and civil but remains as an element of subjectivity-with, in body, face, in his voice.
I support this despite the condemnation of Kant's feelings such as honor and shame; known as Bernard Williams, in the scheme of Kantian oppositions these feelings are always on the side of negativity. If honor and shame are related to the notion of saving or losing face, and if you are going to face appearance against reality, against the external internal, then its value is superficial. I lose or save the honor and the only face in the eyes of others, so that the values are heteronomous; it's just my face that I lose, so that the values are selfish. Williams does not share Kant's harsh criticism of feelings such as honor and dishonor; Kant interprets them and treats them as meaningless values in society mainly influenced by the Christian experience of guilt rather than from that of the pagan shame.
On the difference between the company's guilt and shame companies come back later. Important here is to note with Williams that our ideas of action and responsibility and others among our ethical concepts are closer than we suppose the ideas of the ancient Greeks that we find in tragedy and epic; as demonstrated inter alia, the continued recovery of motifs and mythological characters to talk about modern or post-modern man: the Antigoni, the Oresti, the Cassandras, the Medea.
The desire to belong to the group, or more accurately the feeling of being included in it and enjoy full citizenship also seems to be a general feature of today's world situation: the most engaging social battles have taken place in the name of inclusion; one of the major ways of individuals and communities suffering comes from feeling marginalized, excluded from the positions reached by others. The metaphor of the inside / outside has effectively replaced the high and low in defining situations of inequality and discomfort. In this context of spheres of belonging proscription or self exclusion from the community causes suffering. If now the honor is that double and ambiguous feeling, inner and outer, subjective and inter-subjective, indicating that the subject is in their own eyes and what he feels to be the eyes of others, forced separation from the concretion of membership will experienced as a loss of honor and shame. Of this we shall widely soon.
3. The honor as political loyalty
I would now define the honor as a political virtue and continues to reject the idea of honor as the vanity of rank and respect a code for achieving the worldly and material advantages. As the reference to good feelings may sound pathetic, I will argue that it is necessary to rehabilitate the honor which coincides with the fidelity, loyalty, honesty, respect for the given word, respect for the truth, the life and dignity of others.
It 'true that the honor the preserve of the aristocracy or the honor implicated more often in deception, in contempt of the weak, in the assassination in revenge and have generated a negative perception of the object. And yet, who is a person without honor? Is it not those who prefer the goods, profit, wealth on what you do not buy it you see it touching our dignity?
In addition to the honor as conceit and complacency, there is also another honor: he does keep his word, the "word of honor", in fact he does choose a lower gain rather than mope in a humiliating submission, the which in extreme cases does choose poverty and exile, torture and the threat of death rather than betray the trust of his companions or stoop to acts of complacency.
In society opulent mass medium logic sometimes it is seeing forms of farcical honor loss, for example, when the TV star does not hesitate to place themselves under the protection of the owner until recently mocked and reviled in return for very high fees. Reject the baseness, not stooping over a certain limit, they would be reactions sufficient to keep "face" and the esteem of the public: these days; no one more question to die for honor and probably we would not be more capable.
The modern honor is more modestly in place the needs of the conscience in the face of tactics and worldly benefits considerations: especially in the case of public figures, visible and observable in the round.
The honor of public figures and political people lies in its being true to an ideal and to the beliefs, happens what happens. It means to preserve their sense of modesty when strategic decisions. Means respecting the opponent interdicendosi excessive attacks that dishonor the end only those who made them.
Machiavelli feel snigger again: in politics is always more beneficial to know how to "use the coup", known expert animal fraud and concealment: "You see it from experience 'our times," wrote the Florentine secretary, "those principles have done great things of faith took little account, and who were able to get around by cunning and 'brains of men: and the end exceeded those that have built up in loyalty. [...] how much peace, how much promises were made irrite and vain for the infidelity of 'principles and what he has been able to use the coup happened is better. But you need to know how this natural good color, et be great simulator and dissembler; and men are so simple it, and so they obey present necessities, that he who deceives will always find those who be deceived. "
As authoritative and widely assessed both the opinion of Machiavelli and quixotic as mine, I prefer to answer the question whether Machiavellian "fides to principis sit servanda" in the affirmative.
That may be true, are always words of Machiavelli, that "men have them less than offending one who makes himself loved than one who makes himself feared," I prefer to respect the honest politician, and as such is appreciated, that fear dishonest that raises fears and successes achieved by deception and infidelity.
Otherwise how can I give my support to the political pact, as hypothetical and symbolic, if I am not guaranteed that neither I nor others We will break? In order for the functions it is necessary that contract all members respect him; but this condition is only fulfilled when the pattuenti are loyal to the same agreement; it is no coincidence that the Roman god of the commercial and legal contract had just Fides, fidelity, condition and guarantee for its constitution and its continuity.
Yet there is no loyalty without honor, if only this feeling we can preserve dall'anteporre individual useful to the fulfillment of conditions for us maybe not favorable. But it should be an honor not particularist kind, tied to the clan, as an honor of the Kantian type, universal. As if the maxim of his honor could become a maximum valid for all mankind. A maximum preaching very different rules from those who say "get rich". Rules that sound more like "keep their word", "be magnanimous, generous hospitality" or "be faithful to your ideal." Not to lose your honor, your eyes and the eyes of others.
4. The loss of honor: the humiliation
He alluded to the fact that you can have loss of honor in two ways, for the agent which is responsible for the loss if it is caused by an agent other than the one who suffers, you will have the feeling of humiliation; if it is caused by the same person who suffers, you will have the feeling of shame.
When the honor of a person is violated, the person is humiliated, thrown to the ground and trampled (humble comes from Latin humilis, humus adjective, soil), deprived of respect. Humiliation is that feeling which is reason enough for a person to consider himself offended, their dignity and their honor.
A political-social attitude particularly humiliating, for example, is paternalism with which adult humans are treated as immature. In fact meant by paternalism practice to govern or control people by providing for their needs but not giving them any liability, similar to the authoritarian parent's behavior, and centralizing, even if benevolent and provident, in respect of minor children.
I have chosen as a case study a passage from the nineteenth-century liberal and conservative Benjamin Constant. Denying the possibility of legal equality to foreigners, to the destitute and women, Constant characterizes these categories with the traits of an eternal childhood, considering them permanently unable to reach full capacity of discernment.
A case of humiliation with stretches paternalistic very pronounced is the punishment she underwent the revolutionary French theroigne de mericourt; for its demands for equality of rights between men and women, for having proposed the formation of a military battalion of women to participate in the war, she was sentenced to be publicly spanking. The humiliation was so great that it went wild.
Forms not so violent but widespread sense of humiliation are those experienced by women in general; the position of women has suffered as a general condition of dishonor, which correspond to low self-esteem, lack of self-confidence, a poor conception of themselves. And 'as if the paternalism and patriarchy of social relations fell short woman in a permanent humiliation that makes her feel less creature, inferior, not up to many situations.
Another case of severe humiliation is that to which the prisoners in Nazi concentration camps were subjected. Victims of a progressive decrease of their humanity, forced to submit to a continuing moral and physical torture by the absolute power of the jailers, the prisoners were subjected to humiliating practices deprivavano them the name of the property, clothes, hair, dignity, of their normal appearance. To say nothing of the case mentioned by the memoirs of German professor linked to the chain and forced to live in a kennel and to behave like a dog, barking at passersby.
In the case of the death camps detainees it was exactly the kind of respect tied to the fear appreciated by Machiavelli: the SS, as well as the aristocracy of the camp formed by other prisoners, he was bestowed the respect that stemmed from terror tied to knowing how helpless and powerless. (10) Even the executions reflected the practices of humiliation; the detainee was killed with a shot to the back of his head because it was not recognized even the military honor to look into the eyes of his murderess.
The loss of honor for humiliation is inflicted action, for which there is usually no responsibility. Even insists on a transitive verb form that I can "humiliate" someone but I can is not present in the action of shame: shame "anyone, am I ashamed and just. The responsibility is mine action, and then try shame; it is the responsibility of another, who takes my respect, then I will come and humiliated.
So much for the formal definition. Yet the humiliation and shame fields are not as distinct as they want vocabulary: in fact, literally speaking, the word "shame" focuses their sense of responsibility for action, this is foolish, immoral or improper; the term "humiliation" instead emphasizes the feeling of being petty and miserable for lack of honor and recognition, without implication of guilt. But in fact, many people feel shame, and not only humiliation, even if and when it does not and will not be responsible or guilty of the situation in which it is located. So the prisoner of the concentration camp test not only humiliating but also ashamed for their own situation, also tending not to tell it to others later.
How ashamed the unemployed who did not carry out such criminal activities or that the company considers degrading; yet we know that the discomfort due to financial deprivation is added in him or her the discomfort caused by the loss of the sense of belonging and inclusion, as well as a sense of shame that often leads people to isolate themselves and avoid social relations deliberately.
A dramatic case of humiliation felt as shame is, celebrated in Greek tragedy, the hero Ajax, who renounces life because they suffered an ignominious humiliation. The episode is narrated by the homonymous tragedy of Sophocles. On the death of the Greek Achilles they had to deliver its strongest hero weapons after him. They are, however, not given to Ajax, sure to deserve them, but Ulysses, who was not the strongest but the most feared by enemies. Overwhelmed with humiliation and shame, Ajax is more mocked by Athena that loses mental clarity: the hero comes out of the tent in the night, and to cover himself with glory and bring proof that he was the strongest, believing fighting the Argives and their leaders, slaughters cattle. Upon awakening from the madness, even knowing that it was the work of a goddess, Ajax kills himself by throwing himself on his sword.
The feelings that the hero has tried are the dishonor due to humiliation and shame caused by the gesture made during his mad fury. Are too strong emotional situations to be tolerated and Ajax stifles killing himself. The debt contracted towards himself and the feeling of being disgraced can not disappear that with his demise.
5. Loss of honor, shame
Humiliation, or the loss of honor in a person caused by other people or, if more serious, institutional structures, corresponds shame as loss of honor usually caused by responsible behavior. And 'the condition of those who are caught deliberately perform degrading or unworthy activities, those who fail to comply with those that agree to be forms of human excellence. It 'also the condition of those who are caught in embarrassing situations, perhaps regarding attitudes of the body. The latter is still a private situation that will cover the one who is seen and the seeing: to us instead interested public condition.
The relationship between shame and responsibility, between shame and deliberate behavior, focuses on the relationship between self-esteem and self-choice and assumes that my activities may be I have chosen and planned as part of practical reason operating income corresponding to a need profound human.
The above considerations are basically aligned with the Aristotelian definition of shame, defined in the Rhetoric as "pain or visual disturbance related to those sins that seem to lead to contempt".
According to the project Aristotelian man who self-respect and does not want to be ashamed in front of himself draw up its plan of life and manages it independently; but if accomplish actions inspired by the vice, like cowardice, injustice, intemperance and love of gain, flattery and lies, you will be ashamed when others you will get to know.
Because shame is a feeling on the contempt, Aristotle continues, there most of the people will be ashamed of that is taken into account and not in front of those for whose opinion we feel contempt (no one is ashamed of kids and pets). "In general," writes Aristotle, "we are ashamed before those for whom we respect," not only in front of acquaintances but also in front of strangers, if we violated no attitudes or habits but of law.
Although it sounds quite Aristotelian considerations also shared the modern mentality, a large part of the criticism points out that shame and efforts to avoid it could be central to the ethical and political thought of ancient Greece but not in the contemporary West.
The question is obviously linked to the distinction between "society of shame" and "society's fault." On the basis of the modern anthropology, political philosophy defines "society of shame" societies like ancient Greek or contemporary Bedouin, for example, where everything is externalized and the predominant reason of its members is to avoid sanctions in the eyes of others; instead defines "society of guilt" societies like Christianity or Islam, whose members internalize the rules to the point of feeling guilty if you do not respect them.
In some cases, the argument is pushed to extremes by those who argue that the Greeks had no idea of internalized moral standards, while we heirs of the Christian tradition we rely only on those and we have no more interest in avoiding sanctions in the eyes of others.
Instead, I believe that even in the "society of the blame" honor and shame are important feelings. The roots of shame are in fact being at a disadvantage, and the sense of shame is a reaction to the awareness of this disadvantage. Like the ancient Greeks, then we recognize that a person, or his behavior, are shameful and disapprove especially when we see the complacency of things and attitudes for which we believe that an honest person should feel ashamed.
contemporary cases of actresses and models who sell their bodies to wealthy elderly in exchange for various favors, goods or notoriety, and then declare that they have nothing to be ashamed of, fall into this category. We think that the person who makes these kinds of statements would instead need to be ashamed because we notice that lacks that self-respect that we recognize instead as a primary asset, as something that everyone has to have if it wants him to live his own life. (
While not denying the epistemological validity of the division according guilt and shame regarding the centrality of ethical values in certain companies, I think that the experience of guilt, for which it seems that the Greeks did not have a direct equivalent does not exclude the experience of shame.
It 'been said' that 'the psychological model for each of these feelings involves a different figure internalized. In the case of, shame, it would be the figure of the witness; in the case of fault, the figure of the victim or the Enforcer.
Help to support this thesis the observation that the experience of shame is linked to the eye, being seen as the fault is rooted in hearing, ringing in within ourselves the "voice of conscience," what He speaks to Pinocchio as a "hearth cricket."
Shame and guilt are linked, as most of the emotions, to specific action tendencies: to hide and disappear, in the case of shame; to repair and atone, in the case of guilt. We hear the cry of Ajax, decided to commit suicide, seeks the darkness, calling her "my light, my darkness, my glory," because he may welcome him with it. Both are ultimately forms of self-reproach, on the first of the global character of the person (is bad), a specific behavior of the second (I made a bad deed). The presence of the two inner models of witness and victim; of the two different senses of sight and hearing; Finally, the two tendencies to action, hiding and atone, may also be simultaneous and thus reveal the existence of mixed cases of guilt and shame companies.
Christianity, at least in its original form, it seems to be remote from the ethics of shame and honor: if all men are equally guilty in the eyes of God and equally in need of redemption through the blood of Christ, the main virtue of the Christian does not that will be humility, while pride, related to the honor to become one of the deadly sins. Nonetheless, shame and honor continue to play a role in Christian society in which these behaviors are never completely abandoned or in private life or in public life.
The weight of shame and honor in our society is indeed still so relevant that Jon Elster could write that, because the stick to a social norm is regarded as particularly important and integral part of the person, "the transgression of a rule tends to inspire in others the emotions that in turn arouse in him who transgresses a sense of shame rather than guilt. "
Instinctively we tend to be more lenient towards those who, while breaking the rule, then let perceive that he felt the feeling of shame, as in the case of the corrupt politician that comes when extreme of suicide. The enormous distance that separates the city from the institutional constraint, the length of the staircase leading the individual in contact with constrictive institution can probably justify the attitude of the person who, although violating the norm, hopes all things to get by. In this state of permanent alienation between the behavioral impulses of the subject and the objective public figure of the resulting actions, we tend to avoid confrontation and to withdraw responsibility.
So the politician or the corrupt administrator, dishonest and dishonored, tends to blame others even if caught red-handed. The most usual attitude is to project the responsibilities of others or diluted with a behavior common ill-considered, for some reason, half guilt. This is because the self-reproach and recognition of foul would lead to an intolerable sense of shame, as shown Elster, would fall in the overall assessment of the person (they are evil) rather than the more bearable guilt due to occasional behavior (I have done evil) . The sense of shame is so painful that you just want to avoid; while the guilt is more bearable because it provides atonement and repair, or the ability in some way to remedy the damage done.
At the conclusion of this part I will say that the emotion of shame experienced as a loss of honor and loss of face has a positive role in responding to a dishonest act because it becomes evidence of the ethical evaluation of a situation. The shame of action indicates that it is perceived as inadequate compared to the moral standards recognized. The shamed person is already a person with a sense of ethics and with an attitude of self respect demonstrated by the feeling of his honor.
"Aquellos que la pobreza se mantiene en la dependencia eterna y condenado a trabajar día y noche, no son los más ilustrados de los niños acerca de los asuntos públicos ni los extranjeros más interesados en la prosperidad nacional que no conocen los elementos, y disfrutar de los beneficios sólo de manera indirecta ". Benjamín Constant.
... Renunciar a su soberanía a cambio de una mayor protección. Cuando la gente, ahora privados de valores éticos y morales, que tienen miedo.
Virtud, entendida en un sentido secular, es un regalo, un activo, a cualidades personales positivas, una fuerza moral que nos lleva a alcanzar un fin, una inclinación a actuar de acuerdo con el bien. Virtud, de nuevo, es una excelencia moral que estimula para dirigir sus vidas de acuerdo con los principios éticos. Si el honor coincide de hecho con honestidad e integridad en sus opiniones y acciones, y junto con el respeto mostrado hacia estas actitudes y comportamientos, creo que podemos afirmar los valores éticos de honor y responder a la pregunta que da título el capítulo, que el honor es una virtud o al menos se debería volver a serlo.
Tal vez apelar a las virtudes del honor no es suficiente para llevar una vida proba, especialmente por aquellos que cubre los altos cargos en la administración pública y se encuentra expuesto más de los simples mortales a la tentación de la ganancia ilícita. Probablemente se debe combinar exhortación moral una serie de medidas que protegen los materiales de organismos públicos o líder del partido por el señuelo del soborno. Básicamente él pondría el viejo principio de Maquiavelo en la práctica, en la que invitó al príncipe para asistir a "honores y cargas a la ministra, por lo que no tiene que desear incluso más honores ...".
El saber, sin embargo, que lo que el honor y la conciencia, y actuar de acuerdo con estas nociones, permanece en mi opinión requisito esencial para ejercer un cargo público en un digno y honesto.
Este capítulo trata de la primera parte del concepto de honor como un sentido de identidad y pertenencia; en el segundo, el honor como requisito de lealtad política. Esta es una definición positiva. Esta es seguida por una definición negativa, es decir, a partir del examen de las veces de pérdida de honor y de los dos sentimientos diferentes derivados de ella. Son sentimientos que varían de quien tiene la responsabilidad de la pérdida: tiene de hecho la humillación cuando la pérdida del honor es causada por una persona que no sea el que sufre; que tiene un poco de vergüenza cuando la pérdida o violación del honor es causada por el mismo partido.
Este análisis implica referencias directas a la idea de acción y las motivaciones que impulsan a las personas a tomar acciones mal vistas por el contexto social responsable. Por último, van a decir algunas cosas en la última acción realizada por aquellos que han experimentado una sensación de pérdida del honor, la vergüenza, de tal manera violenta por no ser capaz de soportar. Me refiero al suicidio "a la vergüenza."


2. Identidad y pertenencia

La nueva tematización de honor en las sociedades modernas está vinculada al elemento estructural que consiste generalmente en la relación entre la identidad personal y función social. De acuerdo con Peter Berger, autor del ensayo obsolescencia del concepto de honor discutido en el capítulo anterior, que se caracteriza por tener honorable elemento institucional de la sociedad tradicional que establece la identidad de la función social; como tal, es, en su opinión, privado de sentido en una sociedad donde la identidad ya no está anclada a las funciones y las instituciones. (3)
Mientras tanto había también la predicción de Tocqueville, según la cual en la sociedad igualitaria democráticamente organizada, donde los ciudadanos se mueven y se mezclan constantemente en una masa uniforme, honor pierde su perfil social y cultural específico, así como el valor legislación central.
El hecho es que el lugar del individuo dentro o fuera de diversos tipos de grupos sociales - que hoy tiende a ser definida como la inclusión y la exclusión - no sólo no ha perdido importancia y validez, sino que de hecho ha adquirido un relieve cita en el nombre del principio del pluralismo, la batalla del caballo extremista liberalismo.
La sociedad democrática liberal y pluralista reconoce y estimula a la presencia de grupos, su diversidad y sus derechos, y pide su comportamiento tolerancia, el respeto y el reconocimiento. La adscripción a un grupo, el número de miembros se sentía, permitir que el individuo se identifica como miembro del mismo grupo, y esto a su vez a la persona asigna una clasificación de la dignidad y el valor de las relaciones sociales dentro y fuera de la grupo.
Incluso en una época como la nuestra, en la que los individuos son más relevantes de la comunidad, el reconocimiento de la pertenencia continuar para conferir el carácter de la persona humana completa y para recordar all'universalista rigurosa que la determinación de la pertenencia obliga al hombre como un animal social.
Transportados bajo el honor, el análisis anterior confirma el hecho de que el honor de las sociedades modernas se ha separado de cualquier estado, la jerarquía y el título pública y civil, sino que permanece como un elemento de subjetividad-con, en el cuerpo, la cara, en su voz.
Apoyo este a pesar de la condena de los sentimientos de Kant como el honor y la vergüenza; conocido como Bernard Williams, en el esquema de oposiciones kantianas estos sentimientos son siempre del lado de la negatividad. Si el honor y la vergüenza están relacionados con el concepto de ahorro o perder la cara, y si se va a enfrentar la apariencia con la realidad, en contra de la interna externa, entonces su valor es superficial. Pierdo o guardar el honor y la única cara en los ojos de los demás, por lo que los valores son heterónoma; es sólo mi cara que yo pierdo, por lo que los valores son egoístas. Williams no comparte las duras críticas de los sentimientos como el honor y el deshonor de Kant; Kant los interpreta y los trata como valores sin sentido en la sociedad influenciada principalmente por la experiencia cristiana de la culpa en lugar de a la de la vergüenza pagana.
Sobre la diferencia entre las empresas de culpa y la vergüenza de la compañía volver más tarde. Aquí es importante señalar que con Williams nuestras ideas de acción y responsabilidad y otros entre nuestros conceptos éticos están más cerca de lo que suponemos las ideas de los antiguos griegos que encontramos en la tragedia y la épica; como, entre otros demostrado, la continua recuperación de motivos y personajes mitológicos para hablar sobre el hombre moderno o posmoderno: el Antigoni, el Oresti, el Cassandras, la Medea.
El deseo de pertenecer al grupo, o más exactamente la sensación de ser incluidos en el mismo y disfrutar de la plena ciudadanía también parece ser una característica general de la situación del mundo de hoy: las batallas sociales más atractivas han tenido lugar en el nombre de la inclusión; una de las principales formas de los individuos y las comunidades que sufren proviene de sentirse marginados, excluidos de las posiciones alcanzadas por otros. La metáfora del interior / exterior ha sustituido de manera efectiva el alta y baja en la definición de las situaciones de desigualdad y el malestar. En este contexto de esferas de pertenencia proscripción o auto exclusión de la comunidad hace sufrir. Si ahora el honor que es doble y sensación ambigua, interior y exterior, subjetivo e intersubjetivo, lo que indica que el sujeto está en sus propios ojos y lo que se siente al estar los ojos de los demás, separación forzada de la concreción de la adhesión se experimentado como una pérdida de honor y vergüenza. De esto deberá ampliamente pronto.
3. El honor de lealtad política
ahora yo definiría el honor como una virtud política y continúa a rechazar la idea de honor como la vanidad de rango y respetar un código para el logro de las ventajas mundanas y materiales. A medida que la referencia a las buenas sensaciones puede sonar patético, voy a argumentar que es necesario para rehabilitar el honor que coincide con la fidelidad, la lealtad, la honestidad, el respeto a la palabra dada, el respeto a la verdad, la vida y la dignidad de los demás.
Es cierto que el honor del dominio exclusivo de la aristocracia o el honor implicados con más frecuencia en el engaño, en el desprecio de los débiles, en el asesinato en venganza y han generado una percepción negativa del objeto. Y, sin embargo, que es una persona sin honor? No es que aquellos que prefieren la mercancía, la ganancia, la riqueza de lo que no lo compre lo ves tocando nuestra dignidad?
Además del honor como presunción y la complacencia, también hay otro premio: él no cumple su palabra, la "palabra de honor", de hecho, él no elige una menor ganancia en lugar de estar deprimido en una humillante sumisión, la que en casos extremos hace elegir la pobreza y el exilio, la tortura y la amenaza de muerte antes que traicionar la confianza de sus compañeros o rebajarse a actos de complacencia.
En la sociedad opulenta lógica medio de comunicación a veces se está viendo formas de pérdida de honor de farsa, por ejemplo, cuando la estrella de televisión no vacila en ponerse bajo la protección del titular hasta hace poco burlado y vilipendiado a cambio de tarifas muy altas. Rechazar la bajeza, no inclinado sobre un cierto límite, que serían suficientes para mantener las reacciones de "cara" y la estima del público: en estos días; hay una pregunta más para morir por el honor y probablemente no sería más capaz.
El honor moderna es más modesta en su lugar las necesidades de la conciencia en la cara de tácticas y consideraciones beneficios mundanos: especialmente en el caso de las figuras públicas, visibles y observables en la ronda.
El honor de personajes públicos y políticos la gente está en ser fiel a un ideal y para las creencias, pase lo que pase. Esto significa que para preservar su sentido de la modestia cuando las decisiones estratégicas. Significa respetar el oponente interdicendosi ataques excesivos que deshonran sólo aquellos que les hizo al final.
Maquiavelo se siente risita de nuevo: en la política es siempre más beneficioso saber cómo "usar el golpe", conocido experto fraude animales y ocultamiento: "lo ves desde la experiencia de nuestros tiempos", escribió el secretario florentino, "esos principios han hecho grandes cosas de la fe tomó muy en cuenta, y que eran capaces de moverse por la astucia y 'cerebro de los hombres:. y el final fue superior a la que se han acumulado en la lealtad [...] la cantidad de la paz, la cantidad de promesas fueron hechas irrité y vano la infidelidad de "principios y lo que ha sido capaz de utilizar el golpe de estado ocurrido es mejor, pero lo que necesita saber cómo este buen color natural, y ser grande simulador y disimulador;. y los hombres son tan simples que, y hacer que obedezcan necesidades presentes, que el que engaña encontrará siempre quien se deje engañar ".
Como autorizada y ampliamente evaluado tanto la opinión de Maquiavelo y quijotesca como la mía, prefiero responder a la pregunta de si maquiavélicas "fides a principis sientan servanda" en sentido afirmativo.
Eso puede ser cierto, son siempre palabras de Maquiavelo, que "los hombres tienen menos de ofender a aquél que se hace más agradable que el que se hace temer," yo prefiero respetar el político honesto, y como tal se aprecia, que el miedo deshonesta que suscita el temor y los éxitos logrados por el engaño y la infidelidad.
De lo contrario, ¿cómo puedo dar mi apoyo al pacto político, como hipotético y simbólico, si no se me garantiza que ni yo ni los demás vamos a romper? Para que las funciones, es necesario que todos los miembros de contrato lo respetan; pero esta condición se cumple solamente cuando el pattuenti son fieles al mismo acuerdo; no es casualidad que el dios romano del contrato comercial y jurídica acababa de Fides, la fidelidad, la condición y garantía para su constitución y su continuidad.
Sin embargo, no hay lealtad sin honor, aunque sólo sea este sentimiento nos puede preservar dall'anteporre individuo útil para el cumplimiento de las condiciones para nosotros tal vez no es favorable. Pero no debería ser un honor tipo particularista, ligada al clan, como un honor del tipo kantiano, universal. Como si la máxima de su honor podría convertirse en un máximo válida para toda la humanidad. Un máximo predicación reglas muy diferentes de los que se dicen "hacerse rico". Reglas que suenan más como "mantener su palabra", "ser magnánimo, generosa hospitalidad" o "ser fiel a su ideal". Para no perder su honor, los ojos y los ojos de los demás.
4. La pérdida de honor: la humillación
Se refirió al hecho de que se puede tener la pérdida de honor de dos maneras, para el agente que es responsable de la pérdida si es causada por un agente distinto del que sufre, tendrá la sensación de humillación; si es causada por la misma persona que sufre, tendrá el sentimiento de vergüenza.
Cuando se viola el honor de una persona, la persona es humillado, arrojado al suelo y pisoteado (humilde proviene del latín humilis, adjetivo humus, tierra), privado de sentido. La humillación es esa sensación que es razón suficiente para que una persona se consideraba ofendido, su dignidad y su honor.
Una actitud política-social, particularmente humillante, por ejemplo, es el paternalismo con el que los humanos adultos son tratados como inmaduro. De hecho entiende por práctica paternalismo para gobernar o controlar a las personas, proporcionando a sus necesidades, pero no darles ninguna responsabilidad, similar al comportamiento del padre autoritario, y centralizando, aunque benévolo y de previsión, con respecto a los hijos menores.
He elegido como caso de estudio de un pasaje del siglo XIX-liberal y conservador Benjamin Constant. Negar la posibilidad de la igualdad jurídica de los extranjeros, a los desposeídos y las mujeres, Constant caracteriza a estas categorías con los rasgos de una infancia eterna, considerándolos permanentemente incapaz de alcanzar la plena capacidad de discernimiento.
Un caso de humillación con tramos paternalistas muy pronunciado es el castigo que sufrió el revolucionario francés théroigne de méricourt; por sus demandas de igualdad de derechos entre hombres y mujeres, por haber propuesto la formación de un batallón militar de las mujeres para participar en la guerra, fue condenada a ser azotar públicamente. La humillación fue tan grande que se volvió loco.
Formas no tan violentas pero el sentido generalizado de humillación son los experimentados por las mujeres en general; la posición de las mujeres ha sufrido como condición general de la deshonra, que corresponden a una baja autoestima, falta de confianza en sí mismo, una mala concepción de sí mismos. Y 'como si el paternalismo y el patriarcado de las relaciones sociales cayeron mujer baja en una humillación permanente que la hace sentir menos criatura, inferior, no a muchas situaciones.
Otro caso de humillación grave es aquella a la que fueron sometidos los prisioneros en campos de concentración nazis. Víctimas de una disminución progresiva de su humanidad, obligado a someterse a una continua tortura moral y física por el poder absoluto de los carceleros, los prisioneros fueron sometidos a prácticas humillantes deprivavano sí el nombre de la propiedad, la ropa, el pelo, la dignidad, de su apariencia normal. Para no hablar del caso mencionado por las memorias del profesor alemán vinculados a la cadena y forzados a vivir en una perrera y comportarse como un perro ladrando a los transeúntes.
En el caso de los campos de exterminio detenidos era exactamente el tipo de respeto ligada al temor apreciado por Maquiavelo: la SS, así como la aristocracia del campo formado por otros presos, que le fue otorgado el respeto que se deriva de terror atado a saber impotente y . impotentes (10) Incluso las ejecuciones reflejan las prácticas de humillación; el detenido fue muerto de un disparo en la parte posterior de la cabeza, ya que no fue reconocido incluso el honor militar para mirar a los ojos de su asesina.
La pérdida de honor para la humillación se inflige la acción, por lo que generalmente no hay responsabilidad. Incluso insiste en una forma verbo transitivo que puedo "humillar" a alguien, pero puedo no está presente en la acción de la vergüenza: vergüenza "a nadie, estoy avergonzado y solo la responsabilidad es la remoción de minas, y luego tratar. la vergüenza, sino que es la responsabilidad de otro, que lleva mi respeto, entonces vendré y humillado.
Esto en cuanto a la definición formal. Sin embargo, los campos de la humillación y la vergüenza no son tan claras como quieren vocabulario: de hecho, literalmente hablando, la palabra "vergüenza" centra su sentido de la responsabilidad de la acción, esto es absurdo, inmoral o inadecuada; el término "humillación" en lugar enfatiza la sensación de estar pequeña y miserable por falta de honor y reconocimiento, sin implicación de culpabilidad. Pero, de hecho, muchas personas sienten vergüenza, y no sólo la humillación, incluso si y cuando no lo hace, no será responsable o culpable de la situación en la que se encuentra. Por lo que el preso de la prueba de campo de concentración no sólo es humillante sino también vergüenza de su propia situación, también tiende a no decirle a otros posteriores.
Qué vergüenza los parados que no llevó a cabo este tipo de actividades delictivas o que la empresa considera degradantes; sin embargo, sabemos que el malestar debido a la privación financiera se añade en él o ella el malestar causado por la pérdida del sentido de pertenencia e inclusión, así como un sentimiento de vergüenza que a menudo lleva a la gente a aislarse y evitar las relaciones sociales deliberadamente.
Un caso dramático de la humillación que sentía vergüenza es, que se celebra en la tragedia griega, el héroe Ajax, que renuncia a la vida, por haber sufrido una humillación ignominiosa. El episodio es narrado por la tragedia homónima de Sófocles. A la muerte del griego Aquiles que tenían que entregar sus armas más fuertes héroe después de él. Son, sin embargo, no dados a Ajax, asegúrese de merecerlos, pero Ulises, que no era el más fuerte, sino el más temido por los enemigos. Abrumados por la humillación y la vergüenza, el Ajax está más burlado por Athena que pierde la claridad mental: el héroe sale de la tienda de campaña en la noche, y para cubrir de gloria y traer prueba de que era el más fuerte, creyendo la lucha contra los argivos y sus líderes, sacrifica el ganado. Al despertar de la locura, aun sabiendo que era el trabajo de una diosa, el Ajax se suicida arrojándose sobre su espada.
Los sentimientos que el héroe ha probado son la deshonra debido a la humillación y la vergüenza causada por el gesto realizado durante su furia loca. Son demasiado fuertes situaciones emocionales para ser toleradas y Ajax ahoga a sí mismo matando. La deuda contraída hacia sí mismo y la sensación de estar en desgracia no puede desaparecer que con su desaparición.
5. Pérdida de honor, la vergüenza
Humillación, o la pérdida de honor en una persona causada por otras personas o, si las estructuras más graves, institucionales, corresponde pena, ya que la pérdida del honor por lo general causada por un comportamiento responsable. Y 'la condición de aquellos que están atrapados realizar actividades de degradación deliberada o indignos, aquellos que no se ajustan a las que se compromete a ser formas de la excelencia humana. Es también la condición de aquellos que están atrapados en situaciones embarazosas, tal vez en relación con las actitudes del cuerpo. La última es aún una situación privada que cubrirá el que se ve y el vidente: nos interesa la condición pública lugar.
La relación entre la vergüenza y la responsabilidad, entre la vergüenza y la conducta deliberada, se centra en la relación entre la autoestima y la auto-elección y se supone que mis actividades puedan ser yo hemos elegido y planeado como parte de los ingresos de explotación razón práctica que corresponde a una necesidad profunda humano.
Las consideraciones anteriores son, básicamente, en línea con la definición aristotélica de la vergüenza, que se define en la retórica como "dolor o alteración de la visión relacionada con esos pecados que parecen conducir a menosprecio".
De acuerdo con el hombre aristotélica proyecto que se auto-respeto y no quiere que avergonzarse delante de sí mismo elaborará su proyecto de vida y gestiona de forma independiente; pero si la realización de acciones inspiradas por el vicio, como la cobardía, la injusticia, la intemperancia y el amor de la ganancia, la adulación y la mentira, usted será avergonzado cuando los demás te va a conocer.
Debido a que la vergüenza es un sentimiento en el desprecio, Aristóteles continúa, la mayoría de las personas se avergonzará de que se tiene en cuenta y no delante de los de cuya opinión nos sentimos desprecio (nadie se avergüenza de niños y mascotas). "En general", escribe Aristóteles, "estamos confundidos de aquellos para los que respetamos", no sólo frente a los conocidos, sino también frente a extraños, si violamos no hay actitudes o hábitos, sino de derecho.
Aunque suena bastante consideraciones aristotélicas también compartieron la mentalidad moderna, una gran parte de la crítica señala que la vergüenza y los esfuerzos para evitar que podría ser fundamental para el pensamiento ético y político de la antigua Grecia, pero no en el Occidente contemporáneo.
La cuestión está obviamente vinculada a la distinción entre "sociedad de la vergüenza" y "culpa de la sociedad." Sobre la base de la antropología moderna, la filosofía política define la "sociedad de la vergüenza" sociedades como la antigua beduina griego o contemporánea, por ejemplo, donde todo se exterioriza y la razón predominante de sus miembros es evitar sanciones en los ojos de los demás; en cambio define la "sociedad de la culpa" sociedades como el cristianismo o el Islam, cuyos miembros internalizar las reglas hasta el punto de sentirse culpable si no los respeta.
En algunos casos, el argumento se llevará a sus extremos por los que argumentan que los griegos no tenían idea de las normas morales internalizados, mientras que nosotros, herederos de la tradición cristiana que se basan sólo en aquellos y no tenemos más interés en evitar sanciones a los ojos de los demás.
En lugar de ello, creo que incluso en la "sociedad de la culpa" honor y la vergüenza son sentimientos importantes. Las raíces de la vergüenza son, de hecho, estar en desventaja, y el sentido de la vergüenza es una reacción a la conciencia de esta desventaja. Al igual que los antiguos griegos, a continuación, reconocemos que una persona, o su comportamiento, son vergonzosas y desaprueban sobre todo cuando vemos la complacencia de las cosas y las actitudes de los que creemos que una persona honesta debería sentir vergüenza.
casos contemporáneos de actrices y modelos que venden sus cuerpos para ancianos ricos a cambio de diversos favores, bienes o notoriedad, y luego declaran que no tienen nada de que avergonzarse, entran en esta categoría. Pensamos que la persona que hace este tipo de declaraciones, estaba en su lugar tiene de qué avergonzarse, porque nos damos cuenta de que carece de que la auto-respeto que reconocemos su lugar como principal activo, como algo que todo el mundo tiene que tener si él quiere vivir su propia vida. (
Sin negar la validez epistemológica de la división de acuerdo con la culpa y la vergüenza con respecto a la centralidad de los valores éticos en ciertas empresas, creo que la experiencia de la culpa, por lo que parece que los griegos no tenían un equivalente directo no excluye la experiencia de la vergüenza.
Es ha dicho "que" el modelo psicológico para cada uno de estos sentimientos que implica una cifra diferente interiorizado. En el caso de, vergüenza, sería la figura del testigo; en el caso de fallo, la figura de la víctima o el Ejecutor.
Ayudar a apoyar esta tesis la observación de que la experiencia de la vergüenza está vinculada a la vista, ser visto como la falla tiene sus raíces en la audición, zumbido en nuestro interior la "voz de la conciencia", lo él habla a Pinocho como un "grillo hogar."
La vergüenza y la culpa están ligados, ya que la mayoría de las emociones, a las tendencias de acción específicos: ocultarse y desaparecer, en el caso de la vergüenza; para reparar y reparar, en el caso de culpabilidad. Oímos el grito de Ajax, decidió quitarse la vida, busca la oscuridad, llamándola "mi luz, mi oscuridad, mi gloria," porque él lo acoja con él. Ambos son en última instancia las formas de autorreproche, en la primera del carácter global de la persona (que es malo), un comportamiento específico de la segunda (he hecho una mala acción). La presencia de los dos modelos internos de testigo y víctima; de los dos sentidos diferentes de la vista y el oído; Por último, las dos tendencias a la acción, que oculta y reparar, también puede ser simultánea y así revelar la existencia de casos de empresas mixtas culpa y la vergüenza.
El cristianismo, al menos en su forma original, que parece estar alejada de la ética de la vergüenza y el honor: si todos los hombres son igualmente culpables a los ojos de Dios y la misma necesidad de la redención por la sangre de Cristo, la principal virtud de los cristianos no lo hace que será la humildad, mientras que el orgullo, relacionada con el honor de convertirse en uno de los pecados capitales. No obstante, la vergüenza y el honor siguen desempeñando un papel en la sociedad cristiana en la que estos comportamientos no están completamente abandonados o en la vida privada o en la vida pública.
El peso de la vergüenza y el honor en nuestra sociedad es de hecho sigue siendo tan relevante que Jon Elster pudo escribir que, debido a que el palo a una norma social es considerado como parte particularmente importante e integral de la persona ", la transgresión de una norma tiende inspirar en los demás las emociones que a su vez despertar en aquel que transgrede un sentimiento de vergüenza en lugar de culpabilidad ".
Instintivamente tendemos a ser más indulgente con los que, mientras que romper la regla, entonces que perciben que se sentía el sentimiento de vergüenza, como en el caso del político corrupto que viene cuando extremo de suicidio. La enorme distancia que separa la ciudad de la limitación institucional, la longitud de la escalera que conduce al individuo en contacto con la institución constrictiva probablemente puede justificar la actitud de la persona que, a pesar de que viola la norma, todo lo espera para salir adelante. En este estado de alienación permanente entre los impulsos de comportamiento de la materia y la figura pública objetivo de las acciones resultantes, que tienden a evitar la confrontación y la responsabilidad de retirar.
Así que el político o el administrador corrupto, deshonesto y deshonrado, tiende a culpar a los demás, incluso si se detecta in fraganti. La actitud más habitual es proyectar las responsabilidades de los demás o diluido con un comportamiento común mal considerado, por alguna razón, la mitad de la culpa. Esto es debido a que el autorreproche y el reconocimiento de falta daría lugar a una sensación intolerable de la vergüenza, como se muestra Elster, caerían en la evaluación global de la persona (que son malos) en lugar de la culpa más soportable debido al comportamiento ocasional (he hecho el mal) . El sentimiento de vergüenza es tan doloroso que lo que desea es evitar; mientras que la culpabilidad es más soportable, ya que proporciona la expiación y reparación, o la capacidad de alguna manera de remediar el daño hecho.
A la conclusión de esta parte voy a decir que la emoción de la vergüenza experimentada como una pérdida del honor y la pérdida de la cara tiene un papel positivo en la respuesta a un acto deshonesto porque se convierte en evidencia de la evaluación ética de una situación. La vergüenza de acción indica que se percibe como insuficiente en comparación con los estándares morales reconocidos. La persona avergonzado ya es una persona con un sentido de la ética y con una actitud de auto respeto demostrado por el sentimiento de su honor.
PERLE DI SAGGEZZA 3.
"Coloro che l'indigenza mantiene in una eterna dipendenza e condanna a lavori giorno e notte non sono più illuminati dei fanciulli in merito agli affari pubblici né più interessati degli stranieri a una prosperità nazionale di cui non conoscono gli elementi e di cui godono i vantaggi solo indirettamente." Benjamin Constant.
... rinunciando alla propria sovranità in cambio di maggiore protezione. Quando delle persone, ormai private dei valori etici e morali, hanno paura.
La virtù, intesa in senso laico, è una dote, un pregio, una qualità personale positiva, una forza morale che spinge a raggiungere un fine, una inclinazione a operare secondo il bene. La virtù, ancora, è una eccellenza morale che stimola a condurre la vita in conformità a principi etici. Se l'onore coincide davvero con l'onestà o l'integrità nelle proprie opinioni e azioni e insieme con il rispetto manifestato verso tali atteggiamenti e comportamenti, credo si possa rivendicare il valore etico dell'onore e rispondere, alla domanda che dà il titolo al capitolo, che l'onore è si una virtù o almeno dovrebbe tornare a esserlo.
Forse appellarsi alla virtù dell'onore non è sufficiente a condurre una vita proba, soprattutto da parte di chi ricopra alti incarichi nella pubblica amministrazione e si ritrovi esposto più dei comuni mortali alla tentazione del guadagno illecito. Probabilmente occorre affiancare all'esortazione morale una serie di misure materiali che proteggano il dirigente di enti pubblici o di partito dalla lusinga della tangente. In fondo si tratterebbe di mettere in pratica il vecchio principio di Machiavelli, ove si invita il principe a partecipare "onori e carichi al ministro, acciò che non abbia a desiderare ancora più onori...".
Sapere comunque che cos'è l'onore e la coscienza, e agire in conformità a queste nozioni, rimane a mio avviso requisito essenziale per esercitare l'ufficio pubblico in maniera dignitosa e onesta.
Questo capitolo si occupa nella sua prima parte del concetto di onore come senso di identità e di appartenenza; nella seconda, dell'onore come requisito di lealtà politica. Si tratta di una definizione in positivo. Essa è seguita da una definizione in negativo, ovvero dall'esame del momento della perdita di onore e dei due diversi sentimenti che ne derivano. Sono sentimenti che variano al variare di chi regge la responsabilità della perdita: si ha infatti umiliazione allorché la perdita di onore è causata da un soggetto diverso da quello che la subisce; si ha invece vergogna quando la perdita o la violazione di onore è causata dal medesimo soggetto.
Questa analisi implica riferimenti diretti all'idea di azione responsabile e alle motivazioni che spingono la gente a compiere azioni disapprovate dal contesto sociale. Si diranno infine poche cose sull'azione ultima compiuta da chi ha provato il senso della perdita di onore, la vergogna, in maniera così violenta da non poterlo sopportare. Alludo al suicidio "per vergogna".


2. Identità e appartenenza

La nuova tematizzazione dell'onore nelle società moderne si collega all'elemento strutturale generale consistente nel rapporto tra identità personale e ruolo sociale. Secondo Peter Berger, autore del saggio sull'obsolescenza del concetto di onore discusso nel precedente capitolo, l'onore- si caratterizza come elemento istituzionale della società tradizionale che fonda l'identità sul ruolo sociale; come tale esso risulta, a suo avviso, deprivato di senso in una società ove l'identità non è più ancorata al ruoli e alle istituzioni.(3)
Nel frattempo si è anche verificata la previsione di Tocqueville secondo la quale nelle società democraticamente organizzate di tipo egualitario, in cui i cittadini si muovono e si mescolano continuamente in una massa uniforme, l'onore perde il proprio specifico profilo sociale e culturale nonché il valore normativo centrale.
Ciò non toglie tuttavia che la collocazione dell'individuo all'interno o all'esterno di gruppi sociali di varia natura - che si tende oggi a definire come inclusione ed esclusione - non solo non abbia perso importanza e validità, ma abbia anzi acquisito un rilievo supplementare in nome del principio del pluralismo, cavallo di battaglia del liberalismo oltranzista.
La società democratica liberale e pluralista riconosce e incoraggia la presenza di gruppi, la loro diversità e i loro diritti, e invoca per loro comportamenti di tolleranza, rispetto e riconoscimento. L'ascrizione a un gruppo, l'appartenenza sentita, permettono all'individuo di identificarsi come membro del gruppo stesso, e questo a sua volta assegna all'individuo uno status di dignità e valore nei rapporti sociali all'interno e all'esterno del gruppo.
Anche in un'epoca come la nostra, in cui gli individui sono più rilevanti della comunità, il riconoscimento dell'appartenenza continua a conferire la piena condizione umana di persona e a ricordare all'universalista rigoroso che la determinazione di appartenenza vincola l'uomo come animale sociale.
Trasportata nell'ambito dell'onore, l'analisi precedente conferma il fatto che l'onore delle società moderne è stato separato da qualunque status, gerarchia e titolo pubblico e civile ma rimane come elemento della con-soggettività, nel corpo, nella faccia, nella voce.
Sostengo questo nonostante la condanna kantiana di sentimenti come onore e vergogna; come nota Bernard Williams, nello schema delle opposizioni kantiane questi sentimenti stanno sempre dalla parte della negatività. Se onore e vergogna sono legati alla nozione di salvare o perdere la faccia, e se faccia sta per apparenza contro realtà, esterno contro interno, allora il suo valore è superficiale. Perdo o salvo l'onore e la faccia soltanto agli occhi degli altri, così che i valori sono eteronomi; è semplicemente la mia faccia che perdo, così che i valori sono egoistici. Williams non condivide la stroncatura kantiana di sentimenti come onore e disonore; Kant infatti li interpreta e li considera come valori privi di senso in società condizionate prevalentemente dall'esperienza cristiana della colpa piuttosto che da quella pagana della vergogna.
Sulla differenza tra società della colpa e società della vergogna tornerò in seguito. Importante qui è notare con Williams che le nostre idee di azione e responsabilità e altri tra i nostri concetti etici sono più vicini di quanto supponiamo alle idee degli antichi greci che ritroviamo nella tragedia e nell'epica; come dimostra tra l'altro la continua ripresa di motivi e personaggi mitologici per parlare dell'uomo moderno o postmoderno: le Antigoni, gli Oresti, le Cassandre, le Medee.
Il desiderio di appartenenza al gruppo o più esattamente la sensazione di sentirsi inclusi in esso e di godervi piena cittadinanza pare essere una caratteristica generale anche dell'odierna situazione mondiale: le battaglie sociali più coinvolgenti si sono svolte in nome dell'inclusione; uno dei maggiori sensi di sofferenza di individui e collettività deriva dal sentirsi emarginati, esclusi dalle posizioni raggiunte da altri. La metafora del dentro/fuori ha di fatto sostituito quella di alto e basso nel definire situazioni di diseguaglianza e disagio. In questo contesto di sfere di appartenenza la proscrizione o l'auto esclusione dalla comunità provoca sofferenza. Se ora l'onore è quel sentimento doppio e ambiguo, interno ed esterno, soggettivo e inter-soggettivo, indicante ciò che il soggetto è ai propri occhi e ciò che sente di essere agli occhi degli altri, il distacco forzato dalla concrezione di appartenenza sarà vissuto come perdita di onore e senso di vergogna. Di questo diremo ampiamente tra poco.
3. L onore come lealtà politica
Vorrei ora definire l'onore come virtù politica continuando a respingere l'idea di onore come vanità di rango e rispetto di un codice in vista del conseguimento di vantaggi mondani e materiali. Per quanto il richiamo ai buoni sentimenti possa sembrare patetico, sosterrò che occorre riabilitare l'onore che coincide con la fedeltà, la lealtà, l'onestà, il rispetto della parola data, il rispetto della verità, della vita e della dignità altrui.
E' vero che l'onore appannaggio dell'aristocrazia o l'onore implicato spesso e volentieri nell'inganno, nel disprezzo dei deboli, nella vendetta e nell'assassinio hanno generato una percezione negativa dell'oggetto. E tuttavia, chi è una persona senza onore? Non è forse chi preferisce i beni, il profitto, la ricchezza a ciò che non si compra ne si vede ma tocca la nostra dignità?
Oltre all'onore come vanagloria e autocompiacimento, vi è anche un altro onore: quello che fa tener fede alla parola data, la "parola d'onore", appunto che fa scegliere un guadagno minore pur di non avvilirsi in una sottomissione umiliante, quello che in casi estremi fa scegliere la povertà e l'esilio, la tortura e la minaccia di morte piuttosto che il tradire la fiducia dei compagni o l'abbassarsi a gesti di compiacenza.
Nella società opulenta mass-medio logica talvolta si assiste a forme di perdita di onore farsesche, per esempio quando la star televisiva non esita a porsi sotto la protezione del padrone fino a ieri deriso e oltraggiato in cambio di compensi molto alti. Rifiutare la bassezza, non chinarsi oltre un certo limite, sarebbero reazioni sufficienti a conservare "la faccia" e la stima del pubblico: di questi tempi; nessuno ci domanda più di morire per l'onore e probabilmente non ne saremmo più capaci.
L'onore moderno consiste più modestamente nel porre le esigenze della coscienza di fronte alle considerazioni tattiche e ai vantaggi mondani: tanto più nel caso di personaggi pubblici, visibili e osservabili a tutto tondo.
L'onore delle persone pubbliche e delle persone politiche risiede nell'essere fedele a un ideale e a delle convinzioni, avvenga quel che avvenga. Vuol dire preservare il proprio senso del pudore in caso di decisioni strategiche. Significa rispettare l'avversario interdicendosi attacchi eccessivi che disonorano alla fine solo chi li fa.
Sento Machiavelli ridere sotto i baffi ancora una volta: in politica è sempre più vantaggioso saper "usare la golpe", animale notoriamente esperto in frodi e dissimulazione: "Si vede per esperienza ne' nostri tempi," scriveva il segretario fiorentino, "quei principi avere fatto grandi cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l'astuzia aggirare e' cervelli degli uomini: et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.[...] Quanta pace, quante promesse sono state fatte irrite e vane per la infidelità de' principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare".
Per quanto autorevole e ampiamente verificata sia l'opinione di Machiavelli e per quanto donchisciottesca la mia, preferisco rispondere alla questione machiavelliana se "fides a principis sit servanda" in maniera affermativa.
Sarà anche vero, sono sempre parole di Machiavelli, che "li uomini hanno meno rispetto ad offendere uno che si facci amare, che uno che si facci temere", personalmente preferisco rispettare il politico onesto, che come tale si fa apprezzare, che aver paura del disonesto che si fa temere e ottiene successi con l'inganno e l'infedeltà.
Come potrò altrimenti concedere la mia adesione al patto politico, per quanto ipotetico e simbolico, se non sarò garantita del fatto che né io né altri lo violeremo? Affinché il contratto funzioni occorre infatti che tutti gli aderenti lo rispettino; ma questa condizione si ottiene solo quando i pattuenti sono fedeli al patto medesimo; non è un caso che il dio romano del contratto commerciale e giuridico fosse proprio Fides, la fedeltà, condizione e garanzia per la sua costituzione e la sua continuità.
Eppure non c'è fedeltà senza onore, se solo questo sentimento ci può preservare dall'anteporre l'utile individuale al rispetto di condizioni per noi magari non favorevoli. Ma dovrebbe essere un onore non di tipo particolarista, legato al clan, quanto un onore di tipo kantiano, universale. Come se la massima del proprio onore potesse diventare una massima valida per tutta l'umanità. Una massima che predica regole profondamente diverse da quelle che dicono "diventa ricco". Regole che suonano più come "mantieni la parola data", "sii magnanimo, generoso ospitale" o "sii fedele al tuo ideale". Per non perdere il tuo onore, ai tuoi occhi e agli occhi degli altri.
4. La perdita di onore: l'umiliazione
Si accennava al fatto che si può avere perdita di onore in due modi, relativi all'agente cui spetta la responsabilità della perdita: se essa è causata da un agente diverso da quello che lo subisce, si avrà il sentimento dell'umiliazione; se essa è causata dallo stesso soggetto che la subisce, si avrà il sentimento della vergogna.
Quando l'onore di una persona è violato, la persona è umiliata, gettata a terra e calpestata (umile deriva dal latino humilis, aggettivo di humus, terreno), privata di rispetto. L'umiliazione è quel sentimento che costituisce per una persona una ragione sufficiente a considerare offesa se stessa, la propria dignità e il proprio onore.
Un atteggiamento politico-sociale particolarmente umiliante, per esempio, è il paternalismo, con il quale esseri umani adulti vengono trattati come immaturi. Si intende infatti con paternalismo la pratica di governare o controllare le persone provvedendo ai loro bisogni ma non concedendo loro alcuna responsabilità, analogo al comportamento del genitore autoritario e accentratore, pur se benevolo e provvido, nei confronti dei figli minori.
Ho scelto come caso esemplare un passo del liberale e conservatore ottocentesco Benjamin Constant. Negando la possibilità di eguaglianza giuridica agli stranieri, ai nullatenenti e alle donne, Constant caratterizza queste categorie coi tratti di una eterna fanciullezza, considerandole permanentemente incapaci di raggiungere la piena capacità di intendere e di volere.
Un caso di umiliazione con tratti paternalistici molto accentuati è la punizione cui venne sottoposta la rivoluzionaria francese Théroigne de Méricourt; per le sue richieste di eguaglianza di diritti fra uomini e donne, per aver proposto la formazione di un battaglione militare di donne per partecipare alla guerra, ella venne condannata a essere pubblicamente sculacciata. L'umiliazione fu tale che essa impazzì.
Forme non così violente ma ampiamente diffuse di senso di umiliazione sono quelle provate in genere dalle donne; la posizione della donna è subita come una generale condizione di disonore, cui corrispondono bassa autostima, scarsa fiducia in sé, una concezione povera di se stesse. E' come se il paternalismo e il patriarcato delle relazioni sociali tenessero la donna in una umiliazione permanente che la fa sentire una creatura minore, inferiore, non all'altezza di molte situazioni.
Un altro caso di umiliazione grave è quello a cui venivano sottoposti i prigionieri nei campi di concentramento nazisti. Vittime di un progressivo annullamento della loro umanità, costretti a sottostare a una continua tortura morale e fisica dal potere assoluto degli aguzzini, i prigionieri venivano sottoposti a pratiche umilianti che li deprivavano del nome, della proprietà, degli abiti, dei capelli, della dignità, del loro normale aspetto esteriore. Per non parlare del caso citato dalla memorialistica del professore tedesco legato alla catena e costretto a vivere in una cuccia e a comportarsi come un cane, abbaiando ai passanti.
Nel caso dei detenuti dei campi di sterminio si trattava esattamente del tipo di rispetto legato al timore apprezzato da Machiavelli: alle SS, come pure all'aristocrazia del lager formata da altri detenuti, era tributato il rispetto che nasceva dal terrore legato al sapersi inermi e impotenti.(10) Persino le esecuzioni riflettevano la prassi dell'umiliazione; il detenuto veniva ucciso con un colpo alla nuca perché non gli veniva riconosciuto neppure l'onore militare di guardare negli occhi il suo assassino.
La perdita di onore per umiliazione è un'azione subita, per la quale non si ha di norma alcuna responsabilità. Persino la forma verbale insiste su una transitività che non è presente nell'azione del vergognarsi: io posso "umiliare" qualcuno ma non posso vergognare" nessuno, sono io che mi vergogno e basta. La responsabilità dell'azione è mia, e allora proverò vergogna; la responsabilità è di un altro, di chi mi toglie il rispetto, e allora verrò umiliata.
Questo per quanto riguarda la definizione formale. Eppure i campi dell'umiliazione e della vergogna non sono così distinti come li vuole il vocabolario: letteralmente parlando infatti, la parola "vergogna" focalizza il senso della propria responsabilità per un'azione, che questa sia stolta, immorale o inadeguata; il termine "umiliazione" sottolinea invece la sensazione di sentirsi meschini e disgraziati per assenza di onore e riconoscimento, senza implicazione di colpa. Di fatto però molta gente prova vergogna, e non solo umiliazione, anche se e quando non è e non si ritiene responsabile o colpevole della situazione nella quale si trova. Così il prigioniero del campo di concentramento prova non solo umiliazione ma anche vergogna per la propria situazione, tendendo anche a non raccontarla in seguito ad altri.
Come prova vergogna il disoccupato che non ha svolto attività di tipo criminoso o che la società considera degradanti; sappiamo tuttavia che al disagio dovuto alla deprivazione finanziaria si aggiunge in lui o in lei il malessere provocato dalla perdita del senso di appartenenza e inclusione, come pure un senso di vergogna che sovente porta la persona a isolarsi e a evitare deliberatamente i rapporti sociali.
Un caso drammatico di umiliazione sentita come vergogna è quello, celebrato nella tragedia greca, dell'eroe Aiace, che rinuncia alla vita per aver subito una umiliazione infamante. L'episodio è narrato da Sofocle nell'omonima tragedia. Alla morte di Achille i greci dovevano consegnare le sue armi all'eroe più forte dopo di lui. Esse vengono però date non ad Aiace, sicuro di meritarle, ma a Ulisse, che non era il più forte ma il più temuto dai nemici. Sopraffatto dall'umiliazione e dalla vergogna, Aiace viene in più schernito da Atena che gli fa perdere la lucidità mentale: l'eroe esce dalla tenda nella notte e, per coprirsi di gloria e portare la prova che egli era il più forte, credendo di combattere gli argivi e i loro capi, massacra del bestiame. Al risveglio dalla follia, pur sapendo che essa era opera di una dea, Aiace si uccide gettandosi sulla spada.
I sentimenti che l'eroe ha provato sono il disonore dovuto all'umiliazione e alla vergogna provocate dal gesto compiuto durante la sua folle furia. Sono situazioni emotive troppo forti per essere tollerate e Aiace le soffoca uccidendosi. Il debito che ha contratto verso se stesso e il sentimento di essere disonorato non possono scomparire che con la sua scomparsa.
5. La perdita di onore: la vergogna
All'umiliazione, ovvero alla perdita di onore in una persona causata da altre persone oppure, caso ben più grave, da strutture istituzionali, corrisponde la vergogna come perdita di onore causata in genere da comportamento responsabile. E' la condizione di chi viene colto a compiere deliberatamente attività degradanti o indegne, di chi viene meno all'adempimento di quelle che concordiamo essere le forme di eccellenza umana. E' anche la condizione di chi è colto in situazioni imbarazzanti, riguardanti magari atteggiamenti del corpo. Quest'ultima è comunque una situazione privata che riguarderà colui che viene visto e colui che vede: a noi interessa invece la condizione pubblica.
La relazione tra vergogna e responsabilità, tra vergogna e comportamento deliberato, mette l'accento sul rapporto tra autostima e scelta autonoma e presuppone che le mie attività possano essere da me scelte e pianificate come parte dell'esercizio attivo della ragione pratica corrispondente a un bisogno profondo dell'essere umano.
Le precedenti considerazioni sono in fondo allineate con la definizione aristotelica della vergogna, definita nella Retorica come "un dolore o un turbamento relativo a quelle colpe che sembrano condurre alla disistima".
Secondo il progetto aristotelico l'uomo che si auto-rispetta e non vuole vergognarsi di fronte a se stesso elabora il proprio piano di vita e lo gestisce in autonomia; ma se compirà azioni ispirate al vizio, come viltà, ingiustizia, intemperanza e cupidigia di guadagno, adulazione e menzogna, si vergognerà quando gli altri le verranno a conoscere.
Poiché la vergogna è un sentimento riguardante la disistima, continua Aristotele, ci si vergognerà maggiormente delle persone di cui si tiene conto e non di fronte a coloro per la cui opinione proviamo disprezzo (non ci si vergogna di bambini e animali). "In generale," scrive Aristotele, "ci vergogniamo dinanzi a coloro per cui abbiamo rispetto", non solo di fronte ai conoscenti ma anche di fronte agli sconosciuti, se abbiamo violato non atteggiamenti o consuetudini bensì norme di legge.
Benché le considerazioni aristoteliche suonino assai condivisibili anche alla mentalità moderna, una larga parte della critica fa notare che la vergogna e gli sforzi per evitarla potevano essere centrali nel pensiero etico e politico della Grecia antica ma non in quello dell'Occidente contemporaneo.
La questione è ovviamente connessa alla distinzione tra "società della vergogna" e "società della colpa". Sulla scorta della moderna antropologia, la filosofia politica definisce "società della vergogna" le società come quella greca antica o quella beduina contemporanea, per esempio, in cui ogni cosa è esteriorizzata e il motivo predominante dei suoi membri è evitare sanzioni agli occhi degli altri; definisce invece "società della colpa" società come quella cristiana o quella islamica, i cui membri interiorizzano le norme al punto tale da sentirsi in colpa se non le rispettano.
In alcuni casi, l'argomento viene spinto agli estremi da coloro che sostengono che i greci non avevano idea di norme morali interiorizzate, mentre noi eredi della tradizione cristiana ci basiamo solo su quelle e non abbiamo più interesse a evitare sanzioni agli occhi degli altri.
Ritengo invece che anche nelle "società della colpa" onore e vergogna siano sentimenti di rilievo. Le radici della vergogna stanno infatti nell'essere in svantaggio e il senso di vergogna è una reazione alla consapevolezza di questo svantaggio. Come i greci antichi, riconosciamo quindi che una persona, o il suo comportamento, sono vergognosi e la disapproviamo soprattutto quando la vediamo compiacersi di cose e atteggiamenti per i quali riteniamo che una persona onesta dovrebbe provare vergogna.
Casi contemporanei di attricette e modelle che vendono il proprio corpo ad anziani benestanti in cambio di favori di varia natura, beni o notorietà, per poi dichiarare che non hanno nulla di cui vergognarsi, ricadono in questa categoria. Pensiamo che la persona che fa questo tipo di dichiarazioni avrebbe invece di che vergognarsi perché notiamo che manca di quell'auto-rispetto che riconosciamo invece come un bene primario, come qualcosa che ognuno deve avere se vuol vivere bene la propria vita.(
Pur non negando la validità epistemologica della divisione secondo colpa e vergogna per quanto riguarda la centralità dei valori etici in determinate società, ritengo che l'esperienza della colpa, per la quale sembra che i greci non abbiano avuto un diretto equivalente non esclude l'esperienza della vergogna.
E' stato detto' che' il modello psicologico per ognuno di questi sentimenti coinvolge una diversa figura interiorizzata. Nel caso della, vergogna, si tratterebbe della figura del testimone; nel caso della colpa, della figura della vittima o dell'enforcer.
Contribuiscono a sostenere questa tesi l'osservazione che l'esperienza della vergogna è legata alla vista, all'essere visti, mentre la colpa è radicata nell'udito, nel risuonare all'interno di noi stessi della "voce della coscienza", quella che parla a Pinocchio in veste di "grillo del focolare".
Vergogna e colpa sono collegate, come la maggior parte delle emozioni, a specifiche tendenze all'azione: quella di nascondersi e sparire, nel caso della vergogna; di riparare ed espiare, nel caso della colpa. Lo sentiamo nel grido di Aiace che, deciso al suicidio, cerca la tenebra, chiamandola "mia luce, mia oscurità, mio splendore", perché lo accolga con sé. Entrambe sono, infine, forme di autoaccusa, riguardante la prima il carattere globale della persona (sono cattiva), un comportamento specifico la seconda (ho commesso una cattiva azione). La presenza dei due modelli interiori di testimone e vittima; dei due diversi sensi di vista e udito; infine delle due tendenze all'azione, nascondersi ed espiare, può anche essere simultanea e rivelare così l'esistenza di casi misti di società di colpa e vergogna.
Il cristianesimo, almeno nella sua forma originaria, sembra essere remoto dall'etica della vergogna e dell'onore: se tutti gli uomini sono egualmente colpevoli agli occhi di Dio ed egualmente bisognosi di redenzione tramite il sangue di Cristo, la virtù principale del cristiano non potrà che essere l'umiltà, mentre l'orgoglio, imparentato con l'onore diventerà uno dei peccati capitali. Ciò nonostante, vergogna e onore continuano a giocare un ruolo nella società cristiana  nella quale tali comportamenti non vengono mai completamente abbandonati né nella vita privata né nella vita pubblica.
Il peso della vergogna e dell'onore nella nostra società è anzi ancora così rilevante che Jon Elster ha potuto scrivere che, poiché l'attenersi a una norma sociale è considerato come parte particolarmente importante e integrante della persona, "la trasgressione di una norma tende a suscitare in altri delle emozioni che a loro volta suscitano in colui che le trasgredisce un senso di vergogna invece che di colpa".
Istintivamente tendiamo a essere più indulgenti nei confronti di chi, pur trasgredendo la norma, lasci poi percepire di aver provato il sentimento della vergogna, come nel caso del politico corrotto che perviene all'atto estremo del suicidio. L'enorme distanza che separa il cittadino dalla costrizione istituzionale, la lunghezza della scala che porta il singolo a contatto con l'istituzione costrittiva può probabilmente giustificare l'atteggiamento del soggetto che, pur violando la norma, spera tutto sommato di cavarsela. In questo stato di permanente alienazione fra gli impulsi comportamentali del soggetto e la figura pubblica obiettiva delle azioni risultanti, si tende a evitare il confronto e a ritirare la responsabilità.
Così il politico o l'amministratore corrotto, disonesto e disonorato, tende a dar la colpa ad altri anche se colto in flagrante. L'atteggiamento più consueto consiste nel proiettare le responsabilità su altri o nel diluirle in un comportamento di mal comune considerato, chissà perché, mezza colpa. Questo perché l'autoaccusa e il riconoscimento di fallo porterebbero a un intollerabile senso di vergogna che, come illustra Elster, ricadrebbe nella valutazione globale della persona (sono malvagia) invece che nel più sopportabile senso di colpa dovuto a comportamento occasionale (ho agito male). Il senso della vergogna è così doloroso che lo si vuole solo evitare; mentre il senso di colpa è più sopportabile anche perché prevede espiazione e riparazione, ovvero la possibilità in qualche modo di porre riparo al danno compiuto.
A conclusione di questa parte dirò che l'emozione della vergogna vissuta come perdita dell'onore e perdita della faccia ha un ruolo positivo nella reazione a un'azione disonesta perché diventa indizio della valutazione etica di una situazione. Il vergognarsi di un'azione indica che essa viene percepita come inadeguata rispetto alle norme morali riconosciute. Chi si vergogna è già una persona con un senso etico e con un atteggiamento di auto rispetto testimoniato dal sentimento del proprio onore.
"Those that poverty keeps in eternal dependence and sentenced to work day and night are not the most enlightened of children about public affairs nor more interested foreigners to national prosperity that does not know the elements, and they enjoy the benefits only indirectly. " Benjamin Constant.
... Giving up their sovereignty in exchange for greater protection. When people, now deprived of ethical and moral values, they are afraid.
Virtue, understood in a secular sense, is a gift, an asset, a positive personal qualities, a moral force that drives us to achieve an end, an inclination to act according to the good. Virtue, again, is a moral excellence that stimulates to lead their lives in accordance with ethical principles. If honor coincides indeed with honesty and integrity in their opinions and actions and together with the respect shown towards these attitudes and behaviors, I think we can claim the honor ethical values and respond to the question that gives the title the chapter, that honor is a virtue or at least you should become so again.
Perhaps appeal to the virtues of honor is not sufficient to lead a life proba, especially by those who covers high positions in public administration and finds himself exposed more of mere mortals to the temptation of illicit gain. Probably you should be combined moral exhortation a number of measures that protect the materials of public bodies leader or party by the lure of the bribe. Basically he would put the old principle of Machiavelli in practice, where he invited the prince to attend "honors and loads to the minister, so that has not to be desired even more honors ...".
Knowing, however, that what honor and conscience, and act in accordance with these notions, remains in my view essential requirement to exercise public office in a dignified and honest.
This chapter deals with the first part of the concept of honor as a sense of identity and belonging; in the second, the honor as political loyalty requirement. This is a positive definition. It is followed by a negative definition, namely from the examination of the time of loss of honor and of the two different feelings derived from it. Are feelings that vary of who holds the responsibility for the loss: it has indeed humiliation when the loss of honor is caused by a person other than the one who suffers; it has rather ashamed when the loss or violation of honor is caused by the same party.
This analysis implies direct references to the idea of responsible action and motivations that drive people to take actions frowned upon by the social context. Finally, they will say a few things on the action last performed by those who have experienced a sense of loss of honor, shame, in such violent way by not being able to endure. I am referring to suicide "to shame."


2. Identity and belonging

The new theming of honor in modern societies is linked to the structural element generally consisting of the relationship between personal identity and social role. According to Peter Berger, author of the essay obsolescence of the concept of honor discussed in the previous chapter, it is characterized as having honorable institutional element of traditional society that establishes the identity of the social role; as such it is, in his opinion, deprived of meaning in a society where identity is no longer anchored to the roles and institutions. (3)
Meanwhile there was also the prediction of Tocqueville, according to which in democratically organized egalitarian society, where citizens move and mingle constantly in a uniform mass, honor loses its specific social and cultural profile as well as the value central legislation.
The fact remains that the individual's place within or outside of various kinds of social groups - which today tends to be defined as inclusion and exclusion - not only has not lost importance and validity, but it has indeed acquired a relief Appointment in the name of the principle of pluralism, the battle of the extremist liberalism horse.
The liberal and pluralistic democratic society recognizes and encourages the presence of groups, their diversity and their rights, and calls for their tolerance behavior, respect and recognition. The ascription to a group, the membership felt, allow the individual to identify himself as a member of the same group, and this in turn to the individual assigns a status of dignity and value in social relations inside and outside the group.
Even in an age like ours, in which individuals are most relevant community, the recognition of membership continue to confer the status of full human person and to remember all'universalista rigorous that the determination of membership obliges man as an animal social.
Transported under honor, the above analysis confirms the fact that the honor of modern societies has been separated from any status, hierarchy and public title and civil but remains as an element of subjectivity-with, in body, face, in his voice.
I support this despite the condemnation of Kant's feelings such as honor and shame; known as Bernard Williams, in the scheme of Kantian oppositions these feelings are always on the side of negativity. If honor and shame are related to the notion of saving or losing face, and if you are going to face appearance against reality, against the external internal, then its value is superficial. I lose or save the honor and the only face in the eyes of others, so that the values are heteronomous; it's just my face that I lose, so that the values are selfish. Williams does not share Kant's harsh criticism of feelings such as honor and dishonor; Kant interprets them and treats them as meaningless values in society mainly influenced by the Christian experience of guilt rather than from that of the pagan shame.
On the difference between the company's guilt and shame companies come back later. Important here is to note with Williams that our ideas of action and responsibility and others among our ethical concepts are closer than we suppose the ideas of the ancient Greeks that we find in tragedy and epic; as demonstrated inter alia, the continued recovery of motifs and mythological characters to talk about modern or post-modern man: the Antigoni, the Oresti, the Cassandras, the Medea.
The desire to belong to the group, or more accurately the feeling of being included in it and enjoy full citizenship also seems to be a general feature of today's world situation: the most engaging social battles have taken place in the name of inclusion; one of the major ways of individuals and communities suffering comes from feeling marginalized, excluded from the positions reached by others. The metaphor of the inside / outside has effectively replaced the high and low in defining situations of inequality and discomfort. In this context of spheres of belonging proscription or self exclusion from the community causes suffering. If now the honor is that double and ambiguous feeling, inner and outer, subjective and inter-subjective, indicating that the subject is in their own eyes and what he feels to be the eyes of others, forced separation from the concretion of membership will experienced as a loss of honor and shame. Of this we shall widely soon.
3. The honor as political loyalty
I would now define the honor as a political virtue and continues to reject the idea of honor as the vanity of rank and respect a code for achieving the worldly and material advantages. As the reference to good feelings may sound pathetic, I will argue that it is necessary to rehabilitate the honor which coincides with the fidelity, loyalty, honesty, respect for the given word, respect for the truth, the life and dignity of others.
It 'true that the honor the preserve of the aristocracy or the honor implicated more often in deception, in contempt of the weak, in the assassination in revenge and have generated a negative perception of the object. And yet, who is a person without honor? Is it not those who prefer the goods, profit, wealth on what you do not buy it you see it touching our dignity?
In addition to the honor as conceit and complacency, there is also another honor: he does keep his word, the "word of honor", in fact he does choose a lower gain rather than mope in a humiliating submission, the which in extreme cases does choose poverty and exile, torture and the threat of death rather than betray the trust of his companions or stoop to acts of complacency.
In society opulent mass medium logic sometimes it is seeing forms of farcical honor loss, for example, when the TV star does not hesitate to place themselves under the protection of the owner until recently mocked and reviled in return for very high fees. Reject the baseness, not stooping over a certain limit, they would be reactions sufficient to keep "face" and the esteem of the public: these days; no one more question to die for honor and probably we would not be more capable.
The modern honor is more modestly in place the needs of the conscience in the face of tactics and worldly benefits considerations: especially in the case of public figures, visible and observable in the round.
The honor of public figures and political people lies in its being true to an ideal and to the beliefs, happens what happens. It means to preserve their sense of modesty when strategic decisions. Means respecting the opponent interdicendosi excessive attacks that dishonor the end only those who made them.
Machiavelli feel snigger again: in politics is always more beneficial to know how to "use the coup", known expert animal fraud and concealment: "You see it from experience 'our times," wrote the Florentine secretary, "those principles have done great things of faith took little account, and who were able to get around by cunning and 'brains of men: and the end exceeded those that have built up in loyalty. [...] how much peace, how much promises were made irrite and vain for the infidelity of 'principles and what he has been able to use the coup happened is better. But you need to know how this natural good color, et be great simulator and dissembler; and men are so simple it, and so they obey present necessities, that he who deceives will always find those who be deceived. "
As authoritative and widely assessed both the opinion of Machiavelli and quixotic as mine, I prefer to answer the question whether Machiavellian "fides to principis sit servanda" in the affirmative.
That may be true, are always words of Machiavelli, that "men have them less than offending one who makes himself loved than one who makes himself feared," I prefer to respect the honest politician, and as such is appreciated, that fear dishonest that raises fears and successes achieved by deception and infidelity.
Otherwise how can I give my support to the political pact, as hypothetical and symbolic, if I am not guaranteed that neither I nor others We will break? In order for the functions it is necessary that contract all members respect him; but this condition is only fulfilled when the pattuenti are loyal to the same agreement; it is no coincidence that the Roman god of the commercial and legal contract had just Fides, fidelity, condition and guarantee for its constitution and its continuity.
Yet there is no loyalty without honor, if only this feeling we can preserve dall'anteporre individual useful to the fulfillment of conditions for us maybe not favorable. But it should be an honor not particularist kind, tied to the clan, as an honor of the Kantian type, universal. As if the maxim of his honor could become a maximum valid for all mankind. A maximum preaching very different rules from those who say "get rich". Rules that sound more like "keep their word", "be magnanimous, generous hospitality" or "be faithful to your ideal." Not to lose your honor, your eyes and the eyes of others.
4. The loss of honor: the humiliation
He alluded to the fact that you can have loss of honor in two ways, for the agent which is responsible for the loss if it is caused by an agent other than the one who suffers, you will have the feeling of humiliation; if it is caused by the same person who suffers, you will have the feeling of shame.
When the honor of a person is violated, the person is humiliated, thrown to the ground and trampled (humble comes from Latin humilis, humus adjective, soil), deprived of respect. Humiliation is that feeling which is reason enough for a person to consider himself offended, their dignity and their honor.
A political-social attitude particularly humiliating, for example, is paternalism with which adult humans are treated as immature. In fact meant by paternalism practice to govern or control people by providing for their needs but not giving them any liability, similar to the authoritarian parent's behavior, and centralizing, even if benevolent and provident, in respect of minor children.
I have chosen as a case study a passage from the nineteenth-century liberal and conservative Benjamin Constant. Denying the possibility of legal equality to foreigners, to the destitute and women, Constant characterizes these categories with the traits of an eternal childhood, considering them permanently unable to reach full capacity of discernment.
A case of humiliation with stretches paternalistic very pronounced is the punishment she underwent the revolutionary French theroigne de mericourt; for its demands for equality of rights between men and women, for having proposed the formation of a military battalion of women to participate in the war, she was sentenced to be publicly spanking. The humiliation was so great that it went wild.
Forms not so violent but widespread sense of humiliation are those experienced by women in general; the position of women has suffered as a general condition of dishonor, which correspond to low self-esteem, lack of self-confidence, a poor conception of themselves. And 'as if the paternalism and patriarchy of social relations fell short woman in a permanent humiliation that makes her feel less creature, inferior, not up to many situations.
Another case of severe humiliation is that to which the prisoners in Nazi concentration camps were subjected. Victims of a progressive decrease of their humanity, forced to submit to a continuing moral and physical torture by the absolute power of the jailers, the prisoners were subjected to humiliating practices deprivavano them the name of the property, clothes, hair, dignity, of their normal appearance. To say nothing of the case mentioned by the memoirs of German professor linked to the chain and forced to live in a kennel and to behave like a dog, barking at passersby.
In the case of the death camps detainees it was exactly the kind of respect tied to the fear appreciated by Machiavelli: the SS, as well as the aristocracy of the camp formed by other prisoners, he was bestowed the respect that stemmed from terror tied to knowing how helpless and powerless. (10) Even the executions reflected the practices of humiliation; the detainee was killed with a shot to the back of his head because it was not recognized even the military honor to look into the eyes of his murderess.
The loss of honor for humiliation is inflicted action, for which there is usually no responsibility. Even insists on a transitive verb form that I can "humiliate" someone but I can is not present in the action of shame: shame "anyone, am I ashamed and just. The responsibility is mine action, and then try shame; it is the responsibility of another, who takes my respect, then I will come and humiliated.
So much for the formal definition. Yet the humiliation and shame fields are not as distinct as they want vocabulary: in fact, literally speaking, the word "shame" focuses their sense of responsibility for action, this is foolish, immoral or improper; the term "humiliation" instead emphasizes the feeling of being petty and miserable for lack of honor and recognition, without implication of guilt. But in fact, many people feel shame, and not only humiliation, even if and when it does not and will not be responsible or guilty of the situation in which it is located. So the prisoner of the concentration camp test not only humiliating but also ashamed for their own situation, also tending not to tell it to others later.
How ashamed the unemployed who did not carry out such criminal activities or that the company considers degrading; yet we know that the discomfort due to financial deprivation is added in him or her the discomfort caused by the loss of the sense of belonging and inclusion, as well as a sense of shame that often leads people to isolate themselves and avoid social relations deliberately.
A dramatic case of humiliation felt as shame is, celebrated in Greek tragedy, the hero Ajax, who renounces life because they suffered an ignominious humiliation. The episode is narrated by the homonymous tragedy of Sophocles. On the death of the Greek Achilles they had to deliver its strongest hero weapons after him. They are, however, not given to Ajax, sure to deserve them, but Ulysses, who was not the strongest but the most feared by enemies. Overwhelmed with humiliation and shame, Ajax is more mocked by Athena that loses mental clarity: the hero comes out of the tent in the night, and to cover himself with glory and bring proof that he was the strongest, believing fighting the Argives and their leaders, slaughters cattle. Upon awakening from the madness, even knowing that it was the work of a goddess, Ajax kills himself by throwing himself on his sword.
The feelings that the hero has tried are the dishonor due to humiliation and shame caused by the gesture made during his mad fury. Are too strong emotional situations to be tolerated and Ajax stifles killing himself. The debt contracted towards himself and the feeling of being disgraced can not disappear that with his demise.
5. Loss of honor, shame
Humiliation, or the loss of honor in a person caused by other people or, if more serious, institutional structures, corresponds shame as loss of honor usually caused by responsible behavior. And 'the condition of those who are caught deliberately perform degrading or unworthy activities, those who fail to comply with those that agree to be forms of human excellence. It 'also the condition of those who are caught in embarrassing situations, perhaps regarding attitudes of the body. The latter is still a private situation that will cover the one who is seen and the seeing: to us instead interested public condition.
The relationship between shame and responsibility, between shame and deliberate behavior, focuses on the relationship between self-esteem and self-choice and assumes that my activities may be I have chosen and planned as part of practical reason operating income corresponding to a need profound human.
The above considerations are basically aligned with the Aristotelian definition of shame, defined in the Rhetoric as "pain or visual disturbance related to those sins that seem to lead to contempt".
According to the project Aristotelian man who self-respect and does not want to be ashamed in front of himself draw up its plan of life and manages it independently; but if accomplish actions inspired by the vice, like cowardice, injustice, intemperance and love of gain, flattery and lies, you will be ashamed when others you will get to know.
Because shame is a feeling on the contempt, Aristotle continues, there most of the people will be ashamed of that is taken into account and not in front of those for whose opinion we feel contempt (no one is ashamed of kids and pets). "In general," writes Aristotle, "we are ashamed before those for whom we respect," not only in front of acquaintances but also in front of strangers, if we violated no attitudes or habits but of law.
Although it sounds quite Aristotelian considerations also shared the modern mentality, a large part of the criticism points out that shame and efforts to avoid it could be central to the ethical and political thought of ancient Greece but not in the contemporary West.
The question is obviously linked to the distinction between "society of shame" and "society's fault." On the basis of the modern anthropology, political philosophy defines "society of shame" societies like ancient Greek or contemporary Bedouin, for example, where everything is externalized and the predominant reason of its members is to avoid sanctions in the eyes of others; instead defines "society of guilt" societies like Christianity or Islam, whose members internalize the rules to the point of feeling guilty if you do not respect them.
In some cases, the argument is pushed to extremes by those who argue that the Greeks had no idea of internalized moral standards, while we heirs of the Christian tradition we rely only on those and we have no more interest in avoiding sanctions in the eyes of others.
Instead, I believe that even in the "society of the blame" honor and shame are important feelings. The roots of shame are in fact being at a disadvantage, and the sense of shame is a reaction to the awareness of this disadvantage. Like the ancient Greeks, then we recognize that a person, or his behavior, are shameful and disapprove especially when we see the complacency of things and attitudes for which we believe that an honest person should feel ashamed.
contemporary cases of actresses and models who sell their bodies to wealthy elderly in exchange for various favors, goods or notoriety, and then declare that they have nothing to be ashamed of, fall into this category. We think that the person who makes these kinds of statements would instead need to be ashamed because we notice that lacks that self-respect that we recognize instead as a primary asset, as something that everyone has to have if it wants him to live his own life. (
While not denying the epistemological validity of the division according guilt and shame regarding the centrality of ethical values in certain companies, I think that the experience of guilt, for which it seems that the Greeks did not have a direct equivalent does not exclude the experience of shame.
It 'been said' that 'the psychological model for each of these feelings involves a different figure internalized. In the case of, shame, it would be the figure of the witness; in the case of fault, the figure of the victim or the Enforcer.
Help to support this thesis the observation that the experience of shame is linked to the eye, being seen as the fault is rooted in hearing, ringing in within ourselves the "voice of conscience," what He speaks to Pinocchio as a "hearth cricket."
Shame and guilt are linked, as most of the emotions, to specific action tendencies: to hide and disappear, in the case of shame; to repair and atone, in the case of guilt. We hear the cry of Ajax, decided to commit suicide, seeks the darkness, calling her "my light, my darkness, my glory," because he may welcome him with it. Both are ultimately forms of self-reproach, on the first of the global character of the person (is bad), a specific behavior of the second (I made a bad deed). The presence of the two inner models of witness and victim; of the two different senses of sight and hearing; Finally, the two tendencies to action, hiding and atone, may also be simultaneous and thus reveal the existence of mixed cases of guilt and shame companies.
Christianity, at least in its original form, it seems to be remote from the ethics of shame and honor: if all men are equally guilty in the eyes of God and equally in need of redemption through the blood of Christ, the main virtue of the Christian does not that will be humility, while pride, related to the honor to become one of the deadly sins. Nonetheless, shame and honor continue to play a role in Christian society in which these behaviors are never completely abandoned or in private life or in public life.
The weight of shame and honor in our society is indeed still so relevant that Jon Elster could write that, because the stick to a social norm is regarded as particularly important and integral part of the person, "the transgression of a rule tends to inspire in others the emotions that in turn arouse in him who transgresses a sense of shame rather than guilt. "
Instinctively we tend to be more lenient towards those who, while breaking the rule, then let perceive that he felt the feeling of shame, as in the case of the corrupt politician that comes when extreme of suicide. The enormous distance that separates the city from the institutional constraint, the length of the staircase leading the individual in contact with constrictive institution can probably justify the attitude of the person who, although violating the norm, hopes all things to get by. In this state of permanent alienation between the behavioral impulses of the subject and the objective public figure of the resulting actions, we tend to avoid confrontation and to withdraw responsibility.
So the politician or the corrupt administrator, dishonest and dishonored, tends to blame others even if caught red-handed. The most usual attitude is to project the responsibilities of others or diluted with a behavior common ill-considered, for some reason, half guilt. This is because the self-reproach and recognition of foul would lead to an intolerable sense of shame, as shown Elster, would fall in the overall assessment of the person (they are evil) rather than the more bearable guilt due to occasional behavior (I have done evil) . The sense of shame is so painful that you just want to avoid; while the guilt is more bearable because it provides atonement and repair, or the ability in some way to remedy the damage done.
At the conclusion of this part I will say that the emotion of shame experienced as a loss of honor and loss of face has a positive role in responding to a dishonest act because it becomes evidence of the ethical evaluation of a situation. The shame of action indicates that it is perceived as inadequate compared to the moral standards recognized. The shamed person is already a person with a sense of ethics and with an attitude of self respect demonstrated by the feeling of his honor.
"Aquellos que la pobreza se mantiene en la dependencia eterna y condenado a trabajar día y noche, no son los más ilustrados de los niños acerca de los asuntos públicos ni los extranjeros más interesados en la prosperidad nacional que no conocen los elementos, y disfrutar de los beneficios sólo de manera indirecta ". Benjamín Constant.
... Renunciar a su soberanía a cambio de una mayor protección. Cuando la gente, ahora privados de valores éticos y morales, que tienen miedo.
Virtud, entendida en un sentido secular, es un regalo, un activo, a cualidades personales positivas, una fuerza moral que nos lleva a alcanzar un fin, una inclinación a actuar de acuerdo con el bien. Virtud, de nuevo, es una excelencia moral que estimula para dirigir sus vidas de acuerdo con los principios éticos. Si el honor coincide de hecho con honestidad e integridad en sus opiniones y acciones, y junto con el respeto mostrado hacia estas actitudes y comportamientos, creo que podemos afirmar los valores éticos de honor y responder a la pregunta que da título el capítulo, que el honor es una virtud o al menos se debería volver a serlo.
Tal vez apelar a las virtudes del honor no es suficiente para llevar una vida proba, especialmente por aquellos que cubre los altos cargos en la administración pública y se encuentra expuesto más de los simples mortales a la tentación de la ganancia ilícita. Probablemente se debe combinar exhortación moral una serie de medidas que protegen los materiales de organismos públicos o líder del partido por el señuelo del soborno. Básicamente él pondría el viejo principio de Maquiavelo en la práctica, en la que invitó al príncipe para asistir a "honores y cargas a la ministra, por lo que no tiene que desear incluso más honores ...".
El saber, sin embargo, que lo que el honor y la conciencia, y actuar de acuerdo con estas nociones, permanece en mi opinión requisito esencial para ejercer un cargo público en un digno y honesto.
Este capítulo trata de la primera parte del concepto de honor como un sentido de identidad y pertenencia; en el segundo, el honor como requisito de lealtad política. Esta es una definición positiva. Esta es seguida por una definición negativa, es decir, a partir del examen de las veces de pérdida de honor y de los dos sentimientos diferentes derivados de ella. Son sentimientos que varían de quien tiene la responsabilidad de la pérdida: tiene de hecho la humillación cuando la pérdida del honor es causada por una persona que no sea el que sufre; que tiene un poco de vergüenza cuando la pérdida o violación del honor es causada por el mismo partido.
Este análisis implica referencias directas a la idea de acción y las motivaciones que impulsan a las personas a tomar acciones mal vistas por el contexto social responsable. Por último, van a decir algunas cosas en la última acción realizada por aquellos que han experimentado una sensación de pérdida del honor, la vergüenza, de tal manera violenta por no ser capaz de soportar. Me refiero al suicidio "a la vergüenza."


2. Identidad y pertenencia

La nueva tematización de honor en las sociedades modernas está vinculada al elemento estructural que consiste generalmente en la relación entre la identidad personal y función social. De acuerdo con Peter Berger, autor del ensayo obsolescencia del concepto de honor discutido en el capítulo anterior, que se caracteriza por tener honorable elemento institucional de la sociedad tradicional que establece la identidad de la función social; como tal, es, en su opinión, privado de sentido en una sociedad donde la identidad ya no está anclada a las funciones y las instituciones. (3)
Mientras tanto había también la predicción de Tocqueville, según la cual en la sociedad igualitaria democráticamente organizada, donde los ciudadanos se mueven y se mezclan constantemente en una masa uniforme, honor pierde su perfil social y cultural específico, así como el valor legislación central.
El hecho es que el lugar del individuo dentro o fuera de diversos tipos de grupos sociales - que hoy tiende a ser definida como la inclusión y la exclusión - no sólo no ha perdido importancia y validez, sino que de hecho ha adquirido un relieve cita en el nombre del principio del pluralismo, la batalla del caballo extremista liberalismo.
La sociedad democrática liberal y pluralista reconoce y estimula a la presencia de grupos, su diversidad y sus derechos, y pide su comportamiento tolerancia, el respeto y el reconocimiento. La adscripción a un grupo, el número de miembros se sentía, permitir que el individuo se identifica como miembro del mismo grupo, y esto a su vez a la persona asigna una clasificación de la dignidad y el valor de las relaciones sociales dentro y fuera de la grupo.
Incluso en una época como la nuestra, en la que los individuos son más relevantes de la comunidad, el reconocimiento de la pertenencia continuar para conferir el carácter de la persona humana completa y para recordar all'universalista rigurosa que la determinación de la pertenencia obliga al hombre como un animal social.
Transportados bajo el honor, el análisis anterior confirma el hecho de que el honor de las sociedades modernas se ha separado de cualquier estado, la jerarquía y el título pública y civil, sino que permanece como un elemento de subjetividad-con, en el cuerpo, la cara, en su voz.
Apoyo este a pesar de la condena de los sentimientos de Kant como el honor y la vergüenza; conocido como Bernard Williams, en el esquema de oposiciones kantianas estos sentimientos son siempre del lado de la negatividad. Si el honor y la vergüenza están relacionados con el concepto de ahorro o perder la cara, y si se va a enfrentar la apariencia con la realidad, en contra de la interna externa, entonces su valor es superficial. Pierdo o guardar el honor y la única cara en los ojos de los demás, por lo que los valores son heterónoma; es sólo mi cara que yo pierdo, por lo que los valores son egoístas. Williams no comparte las duras críticas de los sentimientos como el honor y el deshonor de Kant; Kant los interpreta y los trata como valores sin sentido en la sociedad influenciada principalmente por la experiencia cristiana de la culpa en lugar de a la de la vergüenza pagana.
Sobre la diferencia entre las empresas de culpa y la vergüenza de la compañía volver más tarde. Aquí es importante señalar que con Williams nuestras ideas de acción y responsabilidad y otros entre nuestros conceptos éticos están más cerca de lo que suponemos las ideas de los antiguos griegos que encontramos en la tragedia y la épica; como, entre otros demostrado, la continua recuperación de motivos y personajes mitológicos para hablar sobre el hombre moderno o posmoderno: el Antigoni, el Oresti, el Cassandras, la Medea.
El deseo de pertenecer al grupo, o más exactamente la sensación de ser incluidos en el mismo y disfrutar de la plena ciudadanía también parece ser una característica general de la situación del mundo de hoy: las batallas sociales más atractivas han tenido lugar en el nombre de la inclusión; una de las principales formas de los individuos y las comunidades que sufren proviene de sentirse marginados, excluidos de las posiciones alcanzadas por otros. La metáfora del interior / exterior ha sustituido de manera efectiva el alta y baja en la definición de las situaciones de desigualdad y el malestar. En este contexto de esferas de pertenencia proscripción o auto exclusión de la comunidad hace sufrir. Si ahora el honor que es doble y sensación ambigua, interior y exterior, subjetivo e intersubjetivo, lo que indica que el sujeto está en sus propios ojos y lo que se siente al estar los ojos de los demás, separación forzada de la concreción de la adhesión se experimentado como una pérdida de honor y vergüenza. De esto deberá ampliamente pronto.
3. El honor de lealtad política
ahora yo definiría el honor como una virtud política y continúa a rechazar la idea de honor como la vanidad de rango y respetar un código para el logro de las ventajas mundanas y materiales. A medida que la referencia a las buenas sensaciones puede sonar patético, voy a argumentar que es necesario para rehabilitar el honor que coincide con la fidelidad, la lealtad, la honestidad, el respeto a la palabra dada, el respeto a la verdad, la vida y la dignidad de los demás.
Es cierto que el honor del dominio exclusivo de la aristocracia o el honor implicados con más frecuencia en el engaño, en el desprecio de los débiles, en el asesinato en venganza y han generado una percepción negativa del objeto. Y, sin embargo, que es una persona sin honor? No es que aquellos que prefieren la mercancía, la ganancia, la riqueza de lo que no lo compre lo ves tocando nuestra dignidad?
Además del honor como presunción y la complacencia, también hay otro premio: él no cumple su palabra, la "palabra de honor", de hecho, él no elige una menor ganancia en lugar de estar deprimido en una humillante sumisión, la que en casos extremos hace elegir la pobreza y el exilio, la tortura y la amenaza de muerte antes que traicionar la confianza de sus compañeros o rebajarse a actos de complacencia.
En la sociedad opulenta lógica medio de comunicación a veces se está viendo formas de pérdida de honor de farsa, por ejemplo, cuando la estrella de televisión no vacila en ponerse bajo la protección del titular hasta hace poco burlado y vilipendiado a cambio de tarifas muy altas. Rechazar la bajeza, no inclinado sobre un cierto límite, que serían suficientes para mantener las reacciones de "cara" y la estima del público: en estos días; hay una pregunta más para morir por el honor y probablemente no sería más capaz.
El honor moderna es más modesta en su lugar las necesidades de la conciencia en la cara de tácticas y consideraciones beneficios mundanos: especialmente en el caso de las figuras públicas, visibles y observables en la ronda.
El honor de personajes públicos y políticos la gente está en ser fiel a un ideal y para las creencias, pase lo que pase. Esto significa que para preservar su sentido de la modestia cuando las decisiones estratégicas. Significa respetar el oponente interdicendosi ataques excesivos que deshonran sólo aquellos que les hizo al final.
Maquiavelo se siente risita de nuevo: en la política es siempre más beneficioso saber cómo "usar el golpe", conocido experto fraude animales y ocultamiento: "lo ves desde la experiencia de nuestros tiempos", escribió el secretario florentino, "esos principios han hecho grandes cosas de la fe tomó muy en cuenta, y que eran capaces de moverse por la astucia y 'cerebro de los hombres:. y el final fue superior a la que se han acumulado en la lealtad [...] la cantidad de la paz, la cantidad de promesas fueron hechas irrité y vano la infidelidad de "principios y lo que ha sido capaz de utilizar el golpe de estado ocurrido es mejor, pero lo que necesita saber cómo este buen color natural, y ser grande simulador y disimulador;. y los hombres son tan simples que, y hacer que obedezcan necesidades presentes, que el que engaña encontrará siempre quien se deje engañar ".
Como autorizada y ampliamente evaluado tanto la opinión de Maquiavelo y quijotesca como la mía, prefiero responder a la pregunta de si maquiavélicas "fides a principis sientan servanda" en sentido afirmativo.
Eso puede ser cierto, son siempre palabras de Maquiavelo, que "los hombres tienen menos de ofender a aquél que se hace más agradable que el que se hace temer," yo prefiero respetar el político honesto, y como tal se aprecia, que el miedo deshonesta que suscita el temor y los éxitos logrados por el engaño y la infidelidad.
De lo contrario, ¿cómo puedo dar mi apoyo al pacto político, como hipotético y simbólico, si no se me garantiza que ni yo ni los demás vamos a romper? Para que las funciones, es necesario que todos los miembros de contrato lo respetan; pero esta condición se cumple solamente cuando el pattuenti son fieles al mismo acuerdo; no es casualidad que el dios romano del contrato comercial y jurídica acababa de Fides, la fidelidad, la condición y garantía para su constitución y su continuidad.
Sin embargo, no hay lealtad sin honor, aunque sólo sea este sentimiento nos puede preservar dall'anteporre individuo útil para el cumplimiento de las condiciones para nosotros tal vez no es favorable. Pero no debería ser un honor tipo particularista, ligada al clan, como un honor del tipo kantiano, universal. Como si la máxima de su honor podría convertirse en un máximo válida para toda la humanidad. Un máximo predicación reglas muy diferentes de los que se dicen "hacerse rico". Reglas que suenan más como "mantener su palabra", "ser magnánimo, generosa hospitalidad" o "ser fiel a su ideal". Para no perder su honor, los ojos y los ojos de los demás.
4. La pérdida de honor: la humillación
Se refirió al hecho de que se puede tener la pérdida de honor de dos maneras, para el agente que es responsable de la pérdida si es causada por un agente distinto del que sufre, tendrá la sensación de humillación; si es causada por la misma persona que sufre, tendrá el sentimiento de vergüenza.
Cuando se viola el honor de una persona, la persona es humillado, arrojado al suelo y pisoteado (humilde proviene del latín humilis, adjetivo humus, tierra), privado de sentido. La humillación es esa sensación que es razón suficiente para que una persona se consideraba ofendido, su dignidad y su honor.
Una actitud política-social, particularmente humillante, por ejemplo, es el paternalismo con el que los humanos adultos son tratados como inmaduro. De hecho entiende por práctica paternalismo para gobernar o controlar a las personas, proporcionando a sus necesidades, pero no darles ninguna responsabilidad, similar al comportamiento del padre autoritario, y centralizando, aunque benévolo y de previsión, con respecto a los hijos menores.
He elegido como caso de estudio de un pasaje del siglo XIX-liberal y conservador Benjamin Constant. Negar la posibilidad de la igualdad jurídica de los extranjeros, a los desposeídos y las mujeres, Constant caracteriza a estas categorías con los rasgos de una infancia eterna, considerándolos permanentemente incapaz de alcanzar la plena capacidad de discernimiento.
Un caso de humillación con tramos paternalistas muy pronunciado es el castigo que sufrió el revolucionario francés théroigne de méricourt; por sus demandas de igualdad de derechos entre hombres y mujeres, por haber propuesto la formación de un batallón militar de las mujeres para participar en la guerra, fue condenada a ser azotar públicamente. La humillación fue tan grande que se volvió loco.
Formas no tan violentas pero el sentido generalizado de humillación son los experimentados por las mujeres en general; la posición de las mujeres ha sufrido como condición general de la deshonra, que corresponden a una baja autoestima, falta de confianza en sí mismo, una mala concepción de sí mismos. Y 'como si el paternalismo y el patriarcado de las relaciones sociales cayeron mujer baja en una humillación permanente que la hace sentir menos criatura, inferior, no a muchas situaciones.
Otro caso de humillación grave es aquella a la que fueron sometidos los prisioneros en campos de concentración nazis. Víctimas de una disminución progresiva de su humanidad, obligado a someterse a una continua tortura moral y física por el poder absoluto de los carceleros, los prisioneros fueron sometidos a prácticas humillantes deprivavano sí el nombre de la propiedad, la ropa, el pelo, la dignidad, de su apariencia normal. Para no hablar del caso mencionado por las memorias del profesor alemán vinculados a la cadena y forzados a vivir en una perrera y comportarse como un perro ladrando a los transeúntes.
En el caso de los campos de exterminio detenidos era exactamente el tipo de respeto ligada al temor apreciado por Maquiavelo: la SS, así como la aristocracia del campo formado por otros presos, que le fue otorgado el respeto que se deriva de terror atado a saber impotente y . impotentes (10) Incluso las ejecuciones reflejan las prácticas de humillación; el detenido fue muerto de un disparo en la parte posterior de la cabeza, ya que no fue reconocido incluso el honor militar para mirar a los ojos de su asesina.
La pérdida de honor para la humillación se inflige la acción, por lo que generalmente no hay responsabilidad. Incluso insiste en una forma verbo transitivo que puedo "humillar" a alguien, pero puedo no está presente en la acción de la vergüenza: vergüenza "a nadie, estoy avergonzado y solo la responsabilidad es la remoción de minas, y luego tratar. la vergüenza, sino que es la responsabilidad de otro, que lleva mi respeto, entonces vendré y humillado.
Esto en cuanto a la definición formal. Sin embargo, los campos de la humillación y la vergüenza no son tan claras como quieren vocabulario: de hecho, literalmente hablando, la palabra "vergüenza" centra su sentido de la responsabilidad de la acción, esto es absurdo, inmoral o inadecuada; el término "humillación" en lugar enfatiza la sensación de estar pequeña y miserable por falta de honor y reconocimiento, sin implicación de culpabilidad. Pero, de hecho, muchas personas sienten vergüenza, y no sólo la humillación, incluso si y cuando no lo hace, no será responsable o culpable de la situación en la que se encuentra. Por lo que el preso de la prueba de campo de concentración no sólo es humillante sino también vergüenza de su propia situación, también tiende a no decirle a otros posteriores.
Qué vergüenza los parados que no llevó a cabo este tipo de actividades delictivas o que la empresa considera degradantes; sin embargo, sabemos que el malestar debido a la privación financiera se añade en él o ella el malestar causado por la pérdida del sentido de pertenencia e inclusión, así como un sentimiento de vergüenza que a menudo lleva a la gente a aislarse y evitar las relaciones sociales deliberadamente.
Un caso dramático de la humillación que sentía vergüenza es, que se celebra en la tragedia griega, el héroe Ajax, que renuncia a la vida, por haber sufrido una humillación ignominiosa. El episodio es narrado por la tragedia homónima de Sófocles. A la muerte del griego Aquiles que tenían que entregar sus armas más fuertes héroe después de él. Son, sin embargo, no dados a Ajax, asegúrese de merecerlos, pero Ulises, que no era el más fuerte, sino el más temido por los enemigos. Abrumados por la humillación y la vergüenza, el Ajax está más burlado por Athena que pierde la claridad mental: el héroe sale de la tienda de campaña en la noche, y para cubrir de gloria y traer prueba de que era el más fuerte, creyendo la lucha contra los argivos y sus líderes, sacrifica el ganado. Al despertar de la locura, aun sabiendo que era el trabajo de una diosa, el Ajax se suicida arrojándose sobre su espada.
Los sentimientos que el héroe ha probado son la deshonra debido a la humillación y la vergüenza causada por el gesto realizado durante su furia loca. Son demasiado fuertes situaciones emocionales para ser toleradas y Ajax ahoga a sí mismo matando. La deuda contraída hacia sí mismo y la sensación de estar en desgracia no puede desaparecer que con su desaparición.
5. Pérdida de honor, la vergüenza
Humillación, o la pérdida de honor en una persona causada por otras personas o, si las estructuras más graves, institucionales, corresponde pena, ya que la pérdida del honor por lo general causada por un comportamiento responsable. Y 'la condición de aquellos que están atrapados realizar actividades de degradación deliberada o indignos, aquellos que no se ajustan a las que se compromete a ser formas de la excelencia humana. Es también la condición de aquellos que están atrapados en situaciones embarazosas, tal vez en relación con las actitudes del cuerpo. La última es aún una situación privada que cubrirá el que se ve y el vidente: nos interesa la condición pública lugar.
La relación entre la vergüenza y la responsabilidad, entre la vergüenza y la conducta deliberada, se centra en la relación entre la autoestima y la auto-elección y se supone que mis actividades puedan ser yo hemos elegido y planeado como parte de los ingresos de explotación razón práctica que corresponde a una necesidad profunda humano.
Las consideraciones anteriores son, básicamente, en línea con la definición aristotélica de la vergüenza, que se define en la retórica como "dolor o alteración de la visión relacionada con esos pecados que parecen conducir a menosprecio".
De acuerdo con el hombre aristotélica proyecto que se auto-respeto y no quiere que avergonzarse delante de sí mismo elaborará su proyecto de vida y gestiona de forma independiente; pero si la realización de acciones inspiradas por el vicio, como la cobardía, la injusticia, la intemperancia y el amor de la ganancia, la adulación y la mentira, usted será avergonzado cuando los demás te va a conocer.
Debido a que la vergüenza es un sentimiento en el desprecio, Aristóteles continúa, la mayoría de las personas se avergonzará de que se tiene en cuenta y no delante de los de cuya opinión nos sentimos desprecio (nadie se avergüenza de niños y mascotas). "En general", escribe Aristóteles, "estamos confundidos de aquellos para los que respetamos", no sólo frente a los conocidos, sino también frente a extraños, si violamos no hay actitudes o hábitos, sino de derecho.
Aunque suena bastante consideraciones aristotélicas también compartieron la mentalidad moderna, una gran parte de la crítica señala que la vergüenza y los esfuerzos para evitar que podría ser fundamental para el pensamiento ético y político de la antigua Grecia, pero no en el Occidente contemporáneo.
La cuestión está obviamente vinculada a la distinción entre "sociedad de la vergüenza" y "culpa de la sociedad." Sobre la base de la antropología moderna, la filosofía política define la "sociedad de la vergüenza" sociedades como la antigua beduina griego o contemporánea, por ejemplo, donde todo se exterioriza y la razón predominante de sus miembros es evitar sanciones en los ojos de los demás; en cambio define la "sociedad de la culpa" sociedades como el cristianismo o el Islam, cuyos miembros internalizar las reglas hasta el punto de sentirse culpable si no los respeta.
En algunos casos, el argumento se llevará a sus extremos por los que argumentan que los griegos no tenían idea de las normas morales internalizados, mientras que nosotros, herederos de la tradición cristiana que se basan sólo en aquellos y no tenemos más interés en evitar sanciones a los ojos de los demás.
En lugar de ello, creo que incluso en la "sociedad de la culpa" honor y la vergüenza son sentimientos importantes. Las raíces de la vergüenza son, de hecho, estar en desventaja, y el sentido de la vergüenza es una reacción a la conciencia de esta desventaja. Al igual que los antiguos griegos, a continuación, reconocemos que una persona, o su comportamiento, son vergonzosas y desaprueban sobre todo cuando vemos la complacencia de las cosas y las actitudes de los que creemos que una persona honesta debería sentir vergüenza.
casos contemporáneos de actrices y modelos que venden sus cuerpos para ancianos ricos a cambio de diversos favores, bienes o notoriedad, y luego declaran que no tienen nada de que avergonzarse, entran en esta categoría. Pensamos que la persona que hace este tipo de declaraciones, estaba en su lugar tiene de qué avergonzarse, porque nos damos cuenta de que carece de que la auto-respeto que reconocemos su lugar como principal activo, como algo que todo el mundo tiene que tener si él quiere vivir su propia vida. (
Sin negar la validez epistemológica de la división de acuerdo con la culpa y la vergüenza con respecto a la centralidad de los valores éticos en ciertas empresas, creo que la experiencia de la culpa, por lo que parece que los griegos no tenían un equivalente directo no excluye la experiencia de la vergüenza.
Es ha dicho "que" el modelo psicológico para cada uno de estos sentimientos que implica una cifra diferente interiorizado. En el caso de, vergüenza, sería la figura del testigo; en el caso de fallo, la figura de la víctima o el Ejecutor.
Ayudar a apoyar esta tesis la observación de que la experiencia de la vergüenza está vinculada a la vista, ser visto como la falla tiene sus raíces en la audición, zumbido en nuestro interior la "voz de la conciencia", lo él habla a Pinocho como un "grillo hogar."
La vergüenza y la culpa están ligados, ya que la mayoría de las emociones, a las tendencias de acción específicos: ocultarse y desaparecer, en el caso de la vergüenza; para reparar y reparar, en el caso de culpabilidad. Oímos el grito de Ajax, decidió quitarse la vida, busca la oscuridad, llamándola "mi luz, mi oscuridad, mi gloria," porque él lo acoja con él. Ambos son en última instancia las formas de autorreproche, en la primera del carácter global de la persona (que es malo), un comportamiento específico de la segunda (he hecho una mala acción). La presencia de los dos modelos internos de testigo y víctima; de los dos sentidos diferentes de la vista y el oído; Por último, las dos tendencias a la acción, que oculta y reparar, también puede ser simultánea y así revelar la existencia de casos de empresas mixtas culpa y la vergüenza.
El cristianismo, al menos en su forma original, que parece estar alejada de la ética de la vergüenza y el honor: si todos los hombres son igualmente culpables a los ojos de Dios y la misma necesidad de la redención por la sangre de Cristo, la principal virtud de los cristianos no lo hace que será la humildad, mientras que el orgullo, relacionada con el honor de convertirse en uno de los pecados capitales. No obstante, la vergüenza y el honor siguen desempeñando un papel en la sociedad cristiana en la que estos comportamientos no están completamente abandonados o en la vida privada o en la vida pública.
El peso de la vergüenza y el honor en nuestra sociedad es de hecho sigue siendo tan relevante que Jon Elster pudo escribir que, debido a que el palo a una norma social es considerado como parte particularmente importante e integral de la persona ", la transgresión de una norma tiende inspirar en los demás las emociones que a su vez despertar en aquel que transgrede un sentimiento de vergüenza en lugar de culpabilidad ".
Instintivamente tendemos a ser más indulgente con los que, mientras que romper la regla, entonces que perciben que se sentía el sentimiento de vergüenza, como en el caso del político corrupto que viene cuando extremo de suicidio. La enorme distancia que separa la ciudad de la limitación institucional, la longitud de la escalera que conduce al individuo en contacto con la institución constrictiva probablemente puede justificar la actitud de la persona que, a pesar de que viola la norma, todo lo espera para salir adelante. En este estado de alienación permanente entre los impulsos de comportamiento de la materia y la figura pública objetivo de las acciones resultantes, que tienden a evitar la confrontación y la responsabilidad de retirar.
Así que el político o el administrador corrupto, deshonesto y deshonrado, tiende a culpar a los demás, incluso si se detecta in fraganti. La actitud más habitual es proyectar las responsabilidades de los demás o diluido con un comportamiento común mal considerado, por alguna razón, la mitad de la culpa. Esto es debido a que el autorreproche y el reconocimiento de falta daría lugar a una sensación intolerable de la vergüenza, como se muestra Elster, caerían en la evaluación global de la persona (que son malos) en lugar de la culpa más soportable debido al comportamiento ocasional (he hecho el mal) . El sentimiento de vergüenza es tan doloroso que lo que desea es evitar; mientras que la culpabilidad es más soportable, ya que proporciona la expiación y reparación, o la capacidad de alguna manera de remediar el daño hecho.
A la conclusión de esta parte voy a decir que la emoción de la vergüenza experimentada como una pérdida del honor y la pérdida de la cara tiene un papel positivo en la respuesta a un acto deshonesto porque se convierte en evidencia de la evaluación ética de una situación. La vergüenza de acción indica que se percibe como insuficiente en comparación con los estándares morales reconocidos. La persona avergonzado ya es una persona con un sentido de la ética y con una actitud de auto respeto demostrado por el sentimiento de su honor.

PERLE DI SAGGEZZA 3. "Coloro che l'indigenza mantiene in una eterna dipendenza e condanna a lavori giorno e notte non sono più illuminati dei fanciulli in merito agli affari pubblici né più interessati degli stranieri a una prosperità nazionale di cui non conoscono gli elementi e di cui godono i vantaggi solo indirettamente." Benjamin Constant. ... rinunciando alla propria sovranità in cambio di maggiore protezione. Quando delle persone, ormai private dei valori etici e morali, hanno paura. La virtù, intesa in senso laico, è una dote, un pregio, una qualità personale positiva, una forza morale che spinge a raggiungere un fine, una inclinazione a operare secondo il bene. La virtù, ancora, è una eccellenza morale che stimola a condurre la vita in conformità a principi etici. Se l'onore coincide davvero con l'onestà o l'integrità nelle proprie opinioni e azioni e insieme con il rispetto manifestato verso tali atteggiamenti e comportamenti, credo si possa rivendicare il valore etico dell'onore e rispondere, alla domanda che dà il titolo al capitolo, che l'onore è si una virtù o almeno dovrebbe tornare a esserlo. Forse appellarsi alla virtù dell'onore non è sufficiente a condurre una vita proba, soprattutto da parte di chi ricopra alti incarichi nella pubblica amministrazione e si ritrovi esposto più dei comuni mortali alla tentazione del guadagno illecito. Probabilmente occorre affiancare all'esortazione morale una serie di misure materiali che proteggano il dirigente di enti pubblici o di partito dalla lusinga della tangente. In fondo si tratterebbe di mettere in pratica il vecchio principio di Machiavelli, ove si invita il principe a partecipare "onori e carichi al ministro, acciò che non abbia a desiderare ancora più onori...". Sapere comunque che cos'è l'onore e la coscienza, e agire in conformità a queste nozioni, rimane a mio avviso requisito essenziale per esercitare l'ufficio pubblico in maniera dignitosa e onesta. Questo capitolo si occupa nella sua prima parte del concetto di onore come senso di identità e di appartenenza; nella seconda, dell'onore come requisito di lealtà politica. Si tratta di una definizione in positivo. Essa è seguita da una definizione in negativo, ovvero dall'esame del momento della perdita di onore e dei due diversi sentimenti che ne derivano. Sono sentimenti che variano al variare di chi regge la responsabilità della perdita: si ha infatti umiliazione allorché la perdita di onore è causata da un soggetto diverso da quello che la subisce; si ha invece vergogna quando la perdita o la violazione di onore è causata dal medesimo soggetto. Questa analisi implica riferimenti diretti all'idea di azione responsabile e alle motivazioni che spingono la gente a compiere azioni disapprovate dal contesto sociale. Si diranno infine poche cose sull'azione ultima compiuta da chi ha provato il senso della perdita di onore, la vergogna, in maniera così violenta da non poterlo sopportare. Alludo al suicidio "per vergogna". 2. Identità e appartenenza La nuova tematizzazione dell'onore nelle società moderne si collega all'elemento strutturale generale consistente nel rapporto tra identità personale e ruolo sociale. Secondo Peter Berger, autore del saggio sull'obsolescenza del concetto di onore discusso nel precedente capitolo, l'onore- si caratterizza come elemento istituzionale della società tradizionale che fonda l'identità sul ruolo sociale; come tale esso risulta, a suo avviso, deprivato di senso in una società ove l'identità non è più ancorata al ruoli e alle istituzioni.(3) Nel frattempo si è anche verificata la previsione di Tocqueville secondo la quale nelle società democraticamente organizzate di tipo egualitario, in cui i cittadini si muovono e si mescolano continuamente in una massa uniforme, l'onore perde il proprio specifico profilo sociale e culturale nonché il valore normativo centrale. Ciò non toglie tuttavia che la collocazione dell'individuo all'interno o all'esterno di gruppi sociali di varia natura - che si tende oggi a definire come inclusione ed esclusione - non solo non abbia perso importanza e validità, ma abbia anzi acquisito un rilievo supplementare in nome del principio del pluralismo, cavallo di battaglia del liberalismo oltranzista. La società democratica liberale e pluralista riconosce e incoraggia la presenza di gruppi, la loro diversità e i loro diritti, e invoca per loro comportamenti di tolleranza, rispetto e riconoscimento. L'ascrizione a un gruppo, l'appartenenza sentita, permettono all'individuo di identificarsi come membro del gruppo stesso, e questo a sua volta assegna all'individuo uno status di dignità e valore nei rapporti sociali all'interno e all'esterno del gruppo. Anche in un'epoca come la nostra, in cui gli individui sono più rilevanti della comunità, il riconoscimento dell'appartenenza continua a conferire la piena condizione umana di persona e a ricordare all'universalista rigoroso che la determinazione di appartenenza vincola l'uomo come animale sociale. Trasportata nell'ambito dell'onore, l'analisi precedente conferma il fatto che l'onore delle società moderne è stato separato da qualunque status, gerarchia e titolo pubblico e civile ma rimane come elemento della con-soggettività, nel corpo, nella faccia, nella voce. Sostengo questo nonostante la condanna kantiana di sentimenti come onore e vergogna; come nota Bernard Williams, nello schema delle opposizioni kantiane questi sentimenti stanno sempre dalla parte della negatività. Se onore e vergogna sono legati alla nozione di salvare o perdere la faccia, e se faccia sta per apparenza contro realtà, esterno contro interno, allora il suo valore è superficiale. Perdo o salvo l'onore e la faccia soltanto agli occhi degli altri, così che i valori sono eteronomi; è semplicemente la mia faccia che perdo, così che i valori sono egoistici. Williams non condivide la stroncatura kantiana di sentimenti come onore e disonore; Kant infatti li interpreta e li considera come valori privi di senso in società condizionate prevalentemente dall'esperienza cristiana della colpa piuttosto che da quella pagana della vergogna. Sulla differenza tra società della colpa e società della vergogna tornerò in seguito. Importante qui è notare con Williams che le nostre idee di azione e responsabilità e altri tra i nostri concetti etici sono più vicini di quanto supponiamo alle idee degli antichi greci che ritroviamo nella tragedia e nell'epica; come dimostra tra l'altro la continua ripresa di motivi e personaggi mitologici per parlare dell'uomo moderno o postmoderno: le Antigoni, gli Oresti, le Cassandre, le Medee. Il desiderio di appartenenza al gruppo o più esattamente la sensazione di sentirsi inclusi in esso e di godervi piena cittadinanza pare essere una caratteristica generale anche dell'odierna situazione mondiale: le battaglie sociali più coinvolgenti si sono svolte in nome dell'inclusione; uno dei maggiori sensi di sofferenza di individui e collettività deriva dal sentirsi emarginati, esclusi dalle posizioni raggiunte da altri. La metafora del dentro/fuori ha di fatto sostituito quella di alto e basso nel definire situazioni di diseguaglianza e disagio. In questo contesto di sfere di appartenenza la proscrizione o l'auto esclusione dalla comunità provoca sofferenza. Se ora l'onore è quel sentimento doppio e ambiguo, interno ed esterno, soggettivo e inter-soggettivo, indicante ciò che il soggetto è ai propri occhi e ciò che sente di essere agli occhi degli altri, il distacco forzato dalla concrezione di appartenenza sarà vissuto come perdita di onore e senso di vergogna. Di questo diremo ampiamente tra poco. 3. L onore come lealtà politica Vorrei ora definire l'onore come virtù politica continuando a respingere l'idea di onore come vanità di rango e rispetto di un codice in vista del conseguimento di vantaggi mondani e materiali. Per quanto il richiamo ai buoni sentimenti possa sembrare patetico, sosterrò che occorre riabilitare l'onore che coincide con la fedeltà, la lealtà, l'onestà, il rispetto della parola data, il rispetto della verità, della vita e della dignità altrui. E' vero che l'onore appannaggio dell'aristocrazia o l'onore implicato spesso e volentieri nell'inganno, nel disprezzo dei deboli, nella vendetta e nell'assassinio hanno generato una percezione negativa dell'oggetto. E tuttavia, chi è una persona senza onore? Non è forse chi preferisce i beni, il profitto, la ricchezza a ciò che non si compra ne si vede ma tocca la nostra dignità? Oltre all'onore come vanagloria e autocompiacimento, vi è anche un altro onore: quello che fa tener fede alla parola data, la "parola d'onore", appunto che fa scegliere un guadagno minore pur di non avvilirsi in una sottomissione umiliante, quello che in casi estremi fa scegliere la povertà e l'esilio, la tortura e la minaccia di morte piuttosto che il tradire la fiducia dei compagni o l'abbassarsi a gesti di compiacenza. Nella società opulenta mass-medio logica talvolta si assiste a forme di perdita di onore farsesche, per esempio quando la star televisiva non esita a porsi sotto la protezione del padrone fino a ieri deriso e oltraggiato in cambio di compensi molto alti. Rifiutare la bassezza, non chinarsi oltre un certo limite, sarebbero reazioni sufficienti a conservare "la faccia" e la stima del pubblico: di questi tempi; nessuno ci domanda più di morire per l'onore e probabilmente non ne saremmo più capaci. L'onore moderno consiste più modestamente nel porre le esigenze della coscienza di fronte alle considerazioni tattiche e ai vantaggi mondani: tanto più nel caso di personaggi pubblici, visibili e osservabili a tutto tondo. L'onore delle persone pubbliche e delle persone politiche risiede nell'essere fedele a un ideale e a delle convinzioni, avvenga quel che avvenga. Vuol dire preservare il proprio senso del pudore in caso di decisioni strategiche. Significa rispettare l'avversario interdicendosi attacchi eccessivi che disonorano alla fine solo chi li fa. Sento Machiavelli ridere sotto i baffi ancora una volta: in politica è sempre più vantaggioso saper "usare la golpe", animale notoriamente esperto in frodi e dissimulazione: "Si vede per esperienza ne' nostri tempi," scriveva il segretario fiorentino, "quei principi avere fatto grandi cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l'astuzia aggirare e' cervelli degli uomini: et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.[...] Quanta pace, quante promesse sono state fatte irrite e vane per la infidelità de' principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare". Per quanto autorevole e ampiamente verificata sia l'opinione di Machiavelli e per quanto donchisciottesca la mia, preferisco rispondere alla questione machiavelliana se "fides a principis sit servanda" in maniera affermativa. Sarà anche vero, sono sempre parole di Machiavelli, che "li uomini hanno meno rispetto ad offendere uno che si facci amare, che uno che si facci temere", personalmente preferisco rispettare il politico onesto, che come tale si fa apprezzare, che aver paura del disonesto che si fa temere e ottiene successi con l'inganno e l'infedeltà. Come potrò altrimenti concedere la mia adesione al patto politico, per quanto ipotetico e simbolico, se non sarò garantita del fatto che né io né altri lo violeremo? Affinché il contratto funzioni occorre infatti che tutti gli aderenti lo rispettino; ma questa condizione si ottiene solo quando i pattuenti sono fedeli al patto medesimo; non è un caso che il dio romano del contratto commerciale e giuridico fosse proprio Fides, la fedeltà, condizione e garanzia per la sua costituzione e la sua continuità. Eppure non c'è fedeltà senza onore, se solo questo sentimento ci può preservare dall'anteporre l'utile individuale al rispetto di condizioni per noi magari non favorevoli. Ma dovrebbe essere un onore non di tipo particolarista, legato al clan, quanto un onore di tipo kantiano, universale. Come se la massima del proprio onore potesse diventare una massima valida per tutta l'umanità. Una massima che predica regole profondamente diverse da quelle che dicono "diventa ricco". Regole che suonano più come "mantieni la parola data", "sii magnanimo, generoso ospitale" o "sii fedele al tuo ideale". Per non perdere il tuo onore, ai tuoi occhi e agli occhi degli altri. 4. La perdita di onore: l'umiliazione Si accennava al fatto che si può avere perdita di onore in due modi, relativi all'agente cui spetta la responsabilità della perdita: se essa è causata da un agente diverso da quello che lo subisce, si avrà il sentimento dell'umiliazione; se essa è causata dallo stesso soggetto che la subisce, si avrà il sentimento della vergogna. Quando l'onore di una persona è violato, la persona è umiliata, gettata a terra e calpestata (umile deriva dal latino humilis, aggettivo di humus, terreno), privata di rispetto. L'umiliazione è quel sentimento che costituisce per una persona una ragione sufficiente a considerare offesa se stessa, la propria dignità e il proprio onore. Un atteggiamento politico-sociale particolarmente umiliante, per esempio, è il paternalismo, con il quale esseri umani adulti vengono trattati come immaturi. Si intende infatti con paternalismo la pratica di governare o controllare le persone provvedendo ai loro bisogni ma non concedendo loro alcuna responsabilità, analogo al comportamento del genitore autoritario e accentratore, pur se benevolo e provvido, nei confronti dei figli minori. Ho scelto come caso esemplare un passo del liberale e conservatore ottocentesco Benjamin Constant. Negando la possibilità di eguaglianza giuridica agli stranieri, ai nullatenenti e alle donne, Constant caratterizza queste categorie coi tratti di una eterna fanciullezza, considerandole permanentemente incapaci di raggiungere la piena capacità di intendere e di volere. Un caso di umiliazione con tratti paternalistici molto accentuati è la punizione cui venne sottoposta la rivoluzionaria francese Théroigne de Méricourt; per le sue richieste di eguaglianza di diritti fra uomini e donne, per aver proposto la formazione di un battaglione militare di donne per partecipare alla guerra, ella venne condannata a essere pubblicamente sculacciata. L'umiliazione fu tale che essa impazzì. Forme non così violente ma ampiamente diffuse di senso di umiliazione sono quelle provate in genere dalle donne; la posizione della donna è subita come una generale condizione di disonore, cui corrispondono bassa autostima, scarsa fiducia in sé, una concezione povera di se stesse. E' come se il paternalismo e il patriarcato delle relazioni sociali tenessero la donna in una umiliazione permanente che la fa sentire una creatura minore, inferiore, non all'altezza di molte situazioni. Un altro caso di umiliazione grave è quello a cui venivano sottoposti i prigionieri nei campi di concentramento nazisti. Vittime di un progressivo annullamento della loro umanità, costretti a sottostare a una continua tortura morale e fisica dal potere assoluto degli aguzzini, i prigionieri venivano sottoposti a pratiche umilianti che li deprivavano del nome, della proprietà, degli abiti, dei capelli, della dignità, del loro normale aspetto esteriore. Per non parlare del caso citato dalla memorialistica del professore tedesco legato alla catena e costretto a vivere in una cuccia e a comportarsi come un cane, abbaiando ai passanti. Nel caso dei detenuti dei campi di sterminio si trattava esattamente del tipo di rispetto legato al timore apprezzato da Machiavelli: alle SS, come pure all'aristocrazia del lager formata da altri detenuti, era tributato il rispetto che nasceva dal terrore legato al sapersi inermi e impotenti.(10) Persino le esecuzioni riflettevano la prassi dell'umiliazione; il detenuto veniva ucciso con un colpo alla nuca perché non gli veniva riconosciuto neppure l'onore militare di guardare negli occhi il suo assassino. La perdita di onore per umiliazione è un'azione subita, per la quale non si ha di norma alcuna responsabilità. Persino la forma verbale insiste su una transitività che non è presente nell'azione del vergognarsi: io posso "umiliare" qualcuno ma non posso vergognare" nessuno, sono io che mi vergogno e basta. La responsabilità dell'azione è mia, e allora proverò vergogna; la responsabilità è di un altro, di chi mi toglie il rispetto, e allora verrò umiliata. Questo per quanto riguarda la definizione formale. Eppure i campi dell'umiliazione e della vergogna non sono così distinti come li vuole il vocabolario: letteralmente parlando infatti, la parola "vergogna" focalizza il senso della propria responsabilità per un'azione, che questa sia stolta, immorale o inadeguata; il termine "umiliazione" sottolinea invece la sensazione di sentirsi meschini e disgraziati per assenza di onore e riconoscimento, senza implicazione di colpa. Di fatto però molta gente prova vergogna, e non solo umiliazione, anche se e quando non è e non si ritiene responsabile o colpevole della situazione nella quale si trova. Così il prigioniero del campo di concentramento prova non solo umiliazione ma anche vergogna per la propria situazione, tendendo anche a non raccontarla in seguito ad altri. Come prova vergogna il disoccupato che non ha svolto attività di tipo criminoso o che la società considera degradanti; sappiamo tuttavia che al disagio dovuto alla deprivazione finanziaria si aggiunge in lui o in lei il malessere provocato dalla perdita del senso di appartenenza e inclusione, come pure un senso di vergogna che sovente porta la persona a isolarsi e a evitare deliberatamente i rapporti sociali. Un caso drammatico di umiliazione sentita come vergogna è quello, celebrato nella tragedia greca, dell'eroe Aiace, che rinuncia alla vita per aver subito una umiliazione infamante. L'episodio è narrato da Sofocle nell'omonima tragedia. Alla morte di Achille i greci dovevano consegnare le sue armi all'eroe più forte dopo di lui. Esse vengono però date non ad Aiace, sicuro di meritarle, ma a Ulisse, che non era il più forte ma il più temuto dai nemici. Sopraffatto dall'umiliazione e dalla vergogna, Aiace viene in più schernito da Atena che gli fa perdere la lucidità mentale: l'eroe esce dalla tenda nella notte e, per coprirsi di gloria e portare la prova che egli era il più forte, credendo di combattere gli argivi e i loro capi, massacra del bestiame. Al risveglio dalla follia, pur sapendo che essa era opera di una dea, Aiace si uccide gettandosi sulla spada. I sentimenti che l'eroe ha provato sono il disonore dovuto all'umiliazione e alla vergogna provocate dal gesto compiuto durante la sua folle furia. Sono situazioni emotive troppo forti per essere tollerate e Aiace le soffoca uccidendosi. Il debito che ha contratto verso se stesso e il sentimento di essere disonorato non possono scomparire che con la sua scomparsa. 5. La perdita di onore: la vergogna All'umiliazione, ovvero alla perdita di onore in una persona causata da altre persone oppure, caso ben più grave, da strutture istituzionali, corrisponde la vergogna come perdita di onore causata in genere da comportamento responsabile. E' la condizione di chi viene colto a compiere deliberatamente attività degradanti o indegne, di chi viene meno all'adempimento di quelle che concordiamo essere le forme di eccellenza umana. E' anche la condizione di chi è colto in situazioni imbarazzanti, riguardanti magari atteggiamenti del corpo. Quest'ultima è comunque una situazione privata che riguarderà colui che viene visto e colui che vede: a noi interessa invece la condizione pubblica. La relazione tra vergogna e responsabilità, tra vergogna e comportamento deliberato, mette l'accento sul rapporto tra autostima e scelta autonoma e presuppone che le mie attività possano essere da me scelte e pianificate come parte dell'esercizio attivo della ragione pratica corrispondente a un bisogno profondo dell'essere umano. Le precedenti considerazioni sono in fondo allineate con la definizione aristotelica della vergogna, definita nella Retorica come "un dolore o un turbamento relativo a quelle colpe che sembrano condurre alla disistima". Secondo il progetto aristotelico l'uomo che si auto-rispetta e non vuole vergognarsi di fronte a se stesso elabora il proprio piano di vita e lo gestisce in autonomia; ma se compirà azioni ispirate al vizio, come viltà, ingiustizia, intemperanza e cupidigia di guadagno, adulazione e menzogna, si vergognerà quando gli altri le verranno a conoscere. Poiché la vergogna è un sentimento riguardante la disistima, continua Aristotele, ci si vergognerà maggiormente delle persone di cui si tiene conto e non di fronte a coloro per la cui opinione proviamo disprezzo (non ci si vergogna di bambini e animali). "In generale," scrive Aristotele, "ci vergogniamo dinanzi a coloro per cui abbiamo rispetto", non solo di fronte ai conoscenti ma anche di fronte agli sconosciuti, se abbiamo violato non atteggiamenti o consuetudini bensì norme di legge. Benché le considerazioni aristoteliche suonino assai condivisibili anche alla mentalità moderna, una larga parte della critica fa notare che la vergogna e gli sforzi per evitarla potevano essere centrali nel pensiero etico e politico della Grecia antica ma non in quello dell'Occidente contemporaneo. La questione è ovviamente connessa alla distinzione tra "società della vergogna" e "società della colpa". Sulla scorta della moderna antropologia, la filosofia politica definisce "società della vergogna" le società come quella greca antica o quella beduina contemporanea, per esempio, in cui ogni cosa è esteriorizzata e il motivo predominante dei suoi membri è evitare sanzioni agli occhi degli altri; definisce invece "società della colpa" società come quella cristiana o quella islamica, i cui membri interiorizzano le norme al punto tale da sentirsi in colpa se non le rispettano. In alcuni casi, l'argomento viene spinto agli estremi da coloro che sostengono che i greci non avevano idea di norme morali interiorizzate, mentre noi eredi della tradizione cristiana ci basiamo solo su quelle e non abbiamo più interesse a evitare sanzioni agli occhi degli altri. Ritengo invece che anche nelle "società della colpa" onore e vergogna siano sentimenti di rilievo. Le radici della vergogna stanno infatti nell'essere in svantaggio e il senso di vergogna è una reazione alla consapevolezza di questo svantaggio. Come i greci antichi, riconosciamo quindi che una persona, o il suo comportamento, sono vergognosi e la disapproviamo soprattutto quando la vediamo compiacersi di cose e atteggiamenti per i quali riteniamo che una persona onesta dovrebbe provare vergogna. Casi contemporanei di attricette e modelle che vendono il proprio corpo ad anziani benestanti in cambio di favori di varia natura, beni o notorietà, per poi dichiarare che non hanno nulla di cui vergognarsi, ricadono in questa categoria. Pensiamo che la persona che fa questo tipo di dichiarazioni avrebbe invece di che vergognarsi perché notiamo che manca di quell'auto-rispetto che riconosciamo invece come un bene primario, come qualcosa che ognuno deve avere se vuol vivere bene la propria vita.( Pur non negando la validità epistemologica della divisione secondo colpa e vergogna per quanto riguarda la centralità dei valori etici in determinate società, ritengo che l'esperienza della colpa, per la quale sembra che i greci non abbiano avuto un diretto equivalente non esclude l'esperienza della vergogna. E' stato detto' che' il modello psicologico per ognuno di questi sentimenti coinvolge una diversa figura interiorizzata. Nel caso della, vergogna, si tratterebbe della figura del testimone; nel caso della colpa, della figura della vittima o dell'enforcer. Contribuiscono a sostenere questa tesi l'osservazione che l'esperienza della vergogna è legata alla vista, all'essere visti, mentre la colpa è radicata nell'udito, nel risuonare all'interno di noi stessi della "voce della coscienza", quella che parla a Pinocchio in veste di "grillo del focolare". Vergogna e colpa sono collegate, come la maggior parte delle emozioni, a specifiche tendenze all'azione: quella di nascondersi e sparire, nel caso della vergogna; di riparare ed espiare, nel caso della colpa. Lo sentiamo nel grido di Aiace che, deciso al suicidio, cerca la tenebra, chiamandola "mia luce, mia oscurità, mio splendore", perché lo accolga con sé. Entrambe sono, infine, forme di autoaccusa, riguardante la prima il carattere globale della persona (sono cattiva), un comportamento specifico la seconda (ho commesso una cattiva azione). La presenza dei due modelli interiori di testimone e vittima; dei due diversi sensi di vista e udito; infine delle due tendenze all'azione, nascondersi ed espiare, può anche essere simultanea e rivelare così l'esistenza di casi misti di società di colpa e vergogna. Il cristianesimo, almeno nella sua forma originaria, sembra essere remoto dall'etica della vergogna e dell'onore: se tutti gli uomini sono egualmente colpevoli agli occhi di Dio ed egualmente bisognosi di redenzione tramite il sangue di Cristo, la virtù principale del cristiano non potrà che essere l'umiltà, mentre l'orgoglio, imparentato con l'onore diventerà uno dei peccati capitali. Ciò nonostante, vergogna e onore continuano a giocare un ruolo nella società cristiana nella quale tali comportamenti non vengono mai completamente abbandonati né nella vita privata né nella vita pubblica. Il peso della vergogna e dell'onore nella nostra società è anzi ancora così rilevante che Jon Elster ha potuto scrivere che, poiché l'attenersi a una norma sociale è considerato come parte particolarmente importante e integrante della persona, "la trasgressione di una norma tende a suscitare in altri delle emozioni che a loro volta suscitano in colui che le trasgredisce un senso di vergogna invece che di colpa". Istintivamente tendiamo a essere più indulgenti nei confronti di chi, pur trasgredendo la norma, lasci poi percepire di aver provato il sentimento della vergogna, come nel caso del politico corrotto che perviene all'atto estremo del suicidio. L'enorme distanza che separa il cittadino dalla costrizione istituzionale, la lunghezza della scala che porta il singolo a contatto con l'istituzione costrittiva può probabilmente giustificare l'atteggiamento del soggetto che, pur violando la norma, spera tutto sommato di cavarsela. In questo stato di permanente alienazione fra gli impulsi comportamentali del soggetto e la figura pubblica obiettiva delle azioni risultanti, si tende a evitare il confronto e a ritirare la responsabilità. Così il politico o l'amministratore corrotto, disonesto e disonorato, tende a dar la colpa ad altri anche se colto in flagrante. L'atteggiamento più consueto consiste nel proiettare le responsabilità su altri o nel diluirle in un comportamento di mal comune considerato, chissà perché, mezza colpa. Questo perché l'autoaccusa e il riconoscimento di fallo porterebbero a un intollerabile senso di vergogna che, come illustra Elster, ricadrebbe nella valutazione globale della persona (sono malvagia) invece che nel più sopportabile senso di colpa dovuto a comportamento occasionale (ho agito male). Il senso della vergogna è così doloroso che lo si vuole solo evitare; mentre il senso di colpa è più sopportabile anche perché prevede espiazione e riparazione, ovvero la possibilità in qualche modo di porre riparo al danno compiuto. A conclusione di questa parte dirò che l'emozione della vergogna vissuta come perdita dell'onore e perdita della faccia ha un ruolo positivo nella reazione a un'azione disonesta perché diventa indizio della valutazione etica di una situazione. Il vergognarsi di un'azione indica che essa viene percepita come inadeguata rispetto alle norme morali riconosciute. Chi si vergogna è già una persona con un senso etico e con un atteggiamento di auto rispetto testimoniato dal sentimento del proprio onore. "Those that poverty keeps in eternal dependence and sentenced to work day and night are not the most enlightened of children about public affairs nor more interested foreigners to national prosperity that does not know the elements, and they enjoy the benefits only indirectly. " Benjamin Constant. ... Giving up their sovereignty in exchange for greater protection. When people, now deprived of ethical and moral values, they are afraid. Virtue, understood in a secular sense, is a gift, an asset, a positive personal qualities, a moral force that drives us to achieve an end, an inclination to act according to the good. Virtue, again, is a moral excellence that stimulates to lead their lives in accordance with ethical principles. If honor coincides indeed with honesty and integrity in their opinions and actions and together with the respect shown towards these attitudes and behaviors, I think we can claim the honor ethical values and respond to the question that gives the title the chapter, that honor is a virtue or at least you should become so again. Perhaps appeal to the virtues of honor is not sufficient to lead a life proba, especially by those who covers high positions in public administration and finds himself exposed more of mere mortals to the temptation of illicit gain. Probably you should be combined moral exhortation a number of measures that protect the materials of public bodies leader or party by the lure of the bribe. Basically he would put the old principle of Machiavelli in practice, where he invited the prince to attend "honors and loads to the minister, so that has not to be desired even more honors ...". Knowing, however, that what honor and conscience, and act in accordance with these notions, remains in my view essential requirement to exercise public office in a dignified and honest. This chapter deals with the first part of the concept of honor as a sense of identity and belonging; in the second, the honor as political loyalty requirement. This is a positive definition. It is followed by a negative definition, namely from the examination of the time of loss of honor and of the two different feelings derived from it. Are feelings that vary of who holds the responsibility for the loss: it has indeed humiliation when the loss of honor is caused by a person other than the one who suffers; it has rather ashamed when the loss or violation of honor is caused by the same party. This analysis implies direct references to the idea of responsible action and motivations that drive people to take actions frowned upon by the social context. Finally, they will say a few things on the action last performed by those who have experienced a sense of loss of honor, shame, in such violent way by not being able to endure. I am referring to suicide "to shame." 2. Identity and belonging The new theming of honor in modern societies is linked to the structural element generally consisting of the relationship between personal identity and social role. According to Peter Berger, author of the essay obsolescence of the concept of honor discussed in the previous chapter, it is characterized as having honorable institutional element of traditional society that establishes the identity of the social role; as such it is, in his opinion, deprived of meaning in a society where identity is no longer anchored to the roles and institutions. (3) Meanwhile there was also the prediction of Tocqueville, according to which in democratically organized egalitarian society, where citizens move and mingle constantly in a uniform mass, honor loses its specific social and cultural profile as well as the value central legislation. The fact remains that the individual's place within or outside of various kinds of social groups - which today tends to be defined as inclusion and exclusion - not only has not lost importance and validity, but it has indeed acquired a relief Appointment in the name of the principle of pluralism, the battle of the extremist liberalism horse. The liberal and pluralistic democratic society recognizes and encourages the presence of groups, their diversity and their rights, and calls for their tolerance behavior, respect and recognition. The ascription to a group, the membership felt, allow the individual to identify himself as a member of the same group, and this in turn to the individual assigns a status of dignity and value in social relations inside and outside the group. Even in an age like ours, in which individuals are most relevant community, the recognition of membership continue to confer the status of full human person and to remember all'universalista rigorous that the determination of membership obliges man as an animal social. Transported under honor, the above analysis confirms the fact that the honor of modern societies has been separated from any status, hierarchy and public title and civil but remains as an element of subjectivity-with, in body, face, in his voice. I support this despite the condemnation of Kant's feelings such as honor and shame; known as Bernard Williams, in the scheme of Kantian oppositions these feelings are always on the side of negativity. If honor and shame are related to the notion of saving or losing face, and if you are going to face appearance against reality, against the external internal, then its value is superficial. I lose or save the honor and the only face in the eyes of others, so that the values are heteronomous; it's just my face that I lose, so that the values are selfish. Williams does not share Kant's harsh criticism of feelings such as honor and dishonor; Kant interprets them and treats them as meaningless values in society mainly influenced by the Christian experience of guilt rather than from that of the pagan shame. On the difference between the company's guilt and shame companies come back later. Important here is to note with Williams that our ideas of action and responsibility and others among our ethical concepts are closer than we suppose the ideas of the ancient Greeks that we find in tragedy and epic; as demonstrated inter alia, the continued recovery of motifs and mythological characters to talk about modern or post-modern man: the Antigoni, the Oresti, the Cassandras, the Medea. The desire to belong to the group, or more accurately the feeling of being included in it and enjoy full citizenship also seems to be a general feature of today's world situation: the most engaging social battles have taken place in the name of inclusion; one of the major ways of individuals and communities suffering comes from feeling marginalized, excluded from the positions reached by others. The metaphor of the inside / outside has effectively replaced the high and low in defining situations of inequality and discomfort. In this context of spheres of belonging proscription or self exclusion from the community causes suffering. If now the honor is that double and ambiguous feeling, inner and outer, subjective and inter-subjective, indicating that the subject is in their own eyes and what he feels to be the eyes of others, forced separation from the concretion of membership will experienced as a loss of honor and shame. Of this we shall widely soon. 3. The honor as political loyalty I would now define the honor as a political virtue and continues to reject the idea of honor as the vanity of rank and respect a code for achieving the worldly and material advantages. As the reference to good feelings may sound pathetic, I will argue that it is necessary to rehabilitate the honor which coincides with the fidelity, loyalty, honesty, respect for the given word, respect for the truth, the life and dignity of others. It 'true that the honor the preserve of the aristocracy or the honor implicated more often in deception, in contempt of the weak, in the assassination in revenge and have generated a negative perception of the object. And yet, who is a person without honor? Is it not those who prefer the goods, profit, wealth on what you do not buy it you see it touching our dignity? In addition to the honor as conceit and complacency, there is also another honor: he does keep his word, the "word of honor", in fact he does choose a lower gain rather than mope in a humiliating submission, the which in extreme cases does choose poverty and exile, torture and the threat of death rather than betray the trust of his companions or stoop to acts of complacency. In society opulent mass medium logic sometimes it is seeing forms of farcical honor loss, for example, when the TV star does not hesitate to place themselves under the protection of the owner until recently mocked and reviled in return for very high fees. Reject the baseness, not stooping over a certain limit, they would be reactions sufficient to keep "face" and the esteem of the public: these days; no one more question to die for honor and probably we would not be more capable. The modern honor is more modestly in place the needs of the conscience in the face of tactics and worldly benefits considerations: especially in the case of public figures, visible and observable in the round. The honor of public figures and political people lies in its being true to an ideal and to the beliefs, happens what happens. It means to preserve their sense of modesty when strategic decisions. Means respecting the opponent interdicendosi excessive attacks that dishonor the end only those who made them. Machiavelli feel snigger again: in politics is always more beneficial to know how to "use the coup", known expert animal fraud and concealment: "You see it from experience 'our times," wrote the Florentine secretary, "those principles have done great things of faith took little account, and who were able to get around by cunning and 'brains of men: and the end exceeded those that have built up in loyalty. [...] how much peace, how much promises were made irrite and vain for the infidelity of 'principles and what he has been able to use the coup happened is better. But you need to know how this natural good color, et be great simulator and dissembler; and men are so simple it, and so they obey present necessities, that he who deceives will always find those who be deceived. " As authoritative and widely assessed both the opinion of Machiavelli and quixotic as mine, I prefer to answer the question whether Machiavellian "fides to principis sit servanda" in the affirmative. That may be true, are always words of Machiavelli, that "men have them less than offending one who makes himself loved than one who makes himself feared," I prefer to respect the honest politician, and as such is appreciated, that fear dishonest that raises fears and successes achieved by deception and infidelity. Otherwise how can I give my support to the political pact, as hypothetical and symbolic, if I am not guaranteed that neither I nor others We will break? In order for the functions it is necessary that contract all members respect him; but this condition is only fulfilled when the pattuenti are loyal to the same agreement; it is no coincidence that the Roman god of the commercial and legal contract had just Fides, fidelity, condition and guarantee for its constitution and its continuity. Yet there is no loyalty without honor, if only this feeling we can preserve dall'anteporre individual useful to the fulfillment of conditions for us maybe not favorable. But it should be an honor not particularist kind, tied to the clan, as an honor of the Kantian type, universal. As if the maxim of his honor could become a maximum valid for all mankind. A maximum preaching very different rules from those who say "get rich". Rules that sound more like "keep their word", "be magnanimous, generous hospitality" or "be faithful to your ideal." Not to lose your honor, your eyes and the eyes of others. 4. The loss of honor: the humiliation He alluded to the fact that you can have loss of honor in two ways, for the agent which is responsible for the loss if it is caused by an agent other than the one who suffers, you will have the feeling of humiliation; if it is caused by the same person who suffers, you will have the feeling of shame. When the honor of a person is violated, the person is humiliated, thrown to the ground and trampled (humble comes from Latin humilis, humus adjective, soil), deprived of respect. Humiliation is that feeling which is reason enough for a person to consider himself offended, their dignity and their honor. A political-social attitude particularly humiliating, for example, is paternalism with which adult humans are treated as immature. In fact meant by paternalism practice to govern or control people by providing for their needs but not giving them any liability, similar to the authoritarian parent's behavior, and centralizing, even if benevolent and provident, in respect of minor children. I have chosen as a case study a passage from the nineteenth-century liberal and conservative Benjamin Constant. Denying the possibility of legal equality to foreigners, to the destitute and women, Constant characterizes these categories with the traits of an eternal childhood, considering them permanently unable to reach full capacity of discernment. A case of humiliation with stretches paternalistic very pronounced is the punishment she underwent the revolutionary French theroigne de mericourt; for its demands for equality of rights between men and women, for having proposed the formation of a military battalion of women to participate in the war, she was sentenced to be publicly spanking. The humiliation was so great that it went wild. Forms not so violent but widespread sense of humiliation are those experienced by women in general; the position of women has suffered as a general condition of dishonor, which correspond to low self-esteem, lack of self-confidence, a poor conception of themselves. And 'as if the paternalism and patriarchy of social relations fell short woman in a permanent humiliation that makes her feel less creature, inferior, not up to many situations. Another case of severe humiliation is that to which the prisoners in Nazi concentration camps were subjected. Victims of a progressive decrease of their humanity, forced to submit to a continuing moral and physical torture by the absolute power of the jailers, the prisoners were subjected to humiliating practices deprivavano them the name of the property, clothes, hair, dignity, of their normal appearance. To say nothing of the case mentioned by the memoirs of German professor linked to the chain and forced to live in a kennel and to behave like a dog, barking at passersby. In the case of the death camps detainees it was exactly the kind of respect tied to the fear appreciated by Machiavelli: the SS, as well as the aristocracy of the camp formed by other prisoners, he was bestowed the respect that stemmed from terror tied to knowing how helpless and powerless. (10) Even the executions reflected the practices of humiliation; the detainee was killed with a shot to the back of his head because it was not recognized even the military honor to look into the eyes of his murderess. The loss of honor for humiliation is inflicted action, for which there is usually no responsibility. Even insists on a transitive verb form that I can "humiliate" someone but I can is not present in the action of shame: shame "anyone, am I ashamed and just. The responsibility is mine action, and then try shame; it is the responsibility of another, who takes my respect, then I will come and humiliated. So much for the formal definition. Yet the humiliation and shame fields are not as distinct as they want vocabulary: in fact, literally speaking, the word "shame" focuses their sense of responsibility for action, this is foolish, immoral or improper; the term "humiliation" instead emphasizes the feeling of being petty and miserable for lack of honor and recognition, without implication of guilt. But in fact, many people feel shame, and not only humiliation, even if and when it does not and will not be responsible or guilty of the situation in which it is located. So the prisoner of the concentration camp test not only humiliating but also ashamed for their own situation, also tending not to tell it to others later. How ashamed the unemployed who did not carry out such criminal activities or that the company considers degrading; yet we know that the discomfort due to financial deprivation is added in him or her the discomfort caused by the loss of the sense of belonging and inclusion, as well as a sense of shame that often leads people to isolate themselves and avoid social relations deliberately. A dramatic case of humiliation felt as shame is, celebrated in Greek tragedy, the hero Ajax, who renounces life because they suffered an ignominious humiliation. The episode is narrated by the homonymous tragedy of Sophocles. On the death of the Greek Achilles they had to deliver its strongest hero weapons after him. They are, however, not given to Ajax, sure to deserve them, but Ulysses, who was not the strongest but the most feared by enemies. Overwhelmed with humiliation and shame, Ajax is more mocked by Athena that loses mental clarity: the hero comes out of the tent in the night, and to cover himself with glory and bring proof that he was the strongest, believing fighting the Argives and their leaders, slaughters cattle. Upon awakening from the madness, even knowing that it was the work of a goddess, Ajax kills himself by throwing himself on his sword. The feelings that the hero has tried are the dishonor due to humiliation and shame caused by the gesture made during his mad fury. Are too strong emotional situations to be tolerated and Ajax stifles killing himself. The debt contracted towards himself and the feeling of being disgraced can not disappear that with his demise. 5. Loss of honor, shame Humiliation, or the loss of honor in a person caused by other people or, if more serious, institutional structures, corresponds shame as loss of honor usually caused by responsible behavior. And 'the condition of those who are caught deliberately perform degrading or unworthy activities, those who fail to comply with those that agree to be forms of human excellence. It 'also the condition of those who are caught in embarrassing situations, perhaps regarding attitudes of the body. The latter is still a private situation that will cover the one who is seen and the seeing: to us instead interested public condition. The relationship between shame and responsibility, between shame and deliberate behavior, focuses on the relationship between self-esteem and self-choice and assumes that my activities may be I have chosen and planned as part of practical reason operating income corresponding to a need profound human. The above considerations are basically aligned with the Aristotelian definition of shame, defined in the Rhetoric as "pain or visual disturbance related to those sins that seem to lead to contempt". According to the project Aristotelian man who self-respect and does not want to be ashamed in front of himself draw up its plan of life and manages it independently; but if accomplish actions inspired by the vice, like cowardice, injustice, intemperance and love of gain, flattery and lies, you will be ashamed when others you will get to know. Because shame is a feeling on the contempt, Aristotle continues, there most of the people will be ashamed of that is taken into account and not in front of those for whose opinion we feel contempt (no one is ashamed of kids and pets). "In general," writes Aristotle, "we are ashamed before those for whom we respect," not only in front of acquaintances but also in front of strangers, if we violated no attitudes or habits but of law. Although it sounds quite Aristotelian considerations also shared the modern mentality, a large part of the criticism points out that shame and efforts to avoid it could be central to the ethical and political thought of ancient Greece but not in the contemporary West. The question is obviously linked to the distinction between "society of shame" and "society's fault." On the basis of the modern anthropology, political philosophy defines "society of shame" societies like ancient Greek or contemporary Bedouin, for example, where everything is externalized and the predominant reason of its members is to avoid sanctions in the eyes of others; instead defines "society of guilt" societies like Christianity or Islam, whose members internalize the rules to the point of feeling guilty if you do not respect them. In some cases, the argument is pushed to extremes by those who argue that the Greeks had no idea of internalized moral standards, while we heirs of the Christian tradition we rely only on those and we have no more interest in avoiding sanctions in the eyes of others. Instead, I believe that even in the "society of the blame" honor and shame are important feelings. The roots of shame are in fact being at a disadvantage, and the sense of shame is a reaction to the awareness of this disadvantage. Like the ancient Greeks, then we recognize that a person, or his behavior, are shameful and disapprove especially when we see the complacency of things and attitudes for which we believe that an honest person should feel ashamed. contemporary cases of actresses and models who sell their bodies to wealthy elderly in exchange for various favors, goods or notoriety, and then declare that they have nothing to be ashamed of, fall into this category. We think that the person who makes these kinds of statements would instead need to be ashamed because we notice that lacks that self-respect that we recognize instead as a primary asset, as something that everyone has to have if it wants him to live his own life. ( While not denying the epistemological validity of the division according guilt and shame regarding the centrality of ethical values in certain companies, I think that the experience of guilt, for which it seems that the Greeks did not have a direct equivalent does not exclude the experience of shame. It 'been said' that 'the psychological model for each of these feelings involves a different figure internalized. In the case of, shame, it would be the figure of the witness; in the case of fault, the figure of the victim or the Enforcer. Help to support this thesis the observation that the experience of shame is linked to the eye, being seen as the fault is rooted in hearing, ringing in within ourselves the "voice of conscience," what He speaks to Pinocchio as a "hearth cricket." Shame and guilt are linked, as most of the emotions, to specific action tendencies: to hide and disappear, in the case of shame; to repair and atone, in the case of guilt. We hear the cry of Ajax, decided to commit suicide, seeks the darkness, calling her "my light, my darkness, my glory," because he may welcome him with it. Both are ultimately forms of self-reproach, on the first of the global character of the person (is bad), a specific behavior of the second (I made a bad deed). The presence of the two inner models of witness and victim; of the two different senses of sight and hearing; Finally, the two tendencies to action, hiding and atone, may also be simultaneous and thus reveal the existence of mixed cases of guilt and shame companies. Christianity, at least in its original form, it seems to be remote from the ethics of shame and honor: if all men are equally guilty in the eyes of God and equally in need of redemption through the blood of Christ, the main virtue of the Christian does not that will be humility, while pride, related to the honor to become one of the deadly sins. Nonetheless, shame and honor continue to play a role in Christian society in which these behaviors are never completely abandoned or in private life or in public life. The weight of shame and honor in our society is indeed still so relevant that Jon Elster could write that, because the stick to a social norm is regarded as particularly important and integral part of the person, "the transgression of a rule tends to inspire in others the emotions that in turn arouse in him who transgresses a sense of shame rather than guilt. " Instinctively we tend to be more lenient towards those who, while breaking the rule, then let perceive that he felt the feeling of shame, as in the case of the corrupt politician that comes when extreme of suicide. The enormous distance that separates the city from the institutional constraint, the length of the staircase leading the individual in contact with constrictive institution can probably justify the attitude of the person who, although violating the norm, hopes all things to get by. In this state of permanent alienation between the behavioral impulses of the subject and the objective public figure of the resulting actions, we tend to avoid confrontation and to withdraw responsibility. So the politician or the corrupt administrator, dishonest and dishonored, tends to blame others even if caught red-handed. The most usual attitude is to project the responsibilities of others or diluted with a behavior common ill-considered, for some reason, half guilt. This is because the self-reproach and recognition of foul would lead to an intolerable sense of shame, as shown Elster, would fall in the overall assessment of the person (they are evil) rather than the more bearable guilt due to occasional behavior (I have done evil) . The sense of shame is so painful that you just want to avoid; while the guilt is more bearable because it provides atonement and repair, or the ability in some way to remedy the damage done. At the conclusion of this part I will say that the emotion of shame experienced as a loss of honor and loss of face has a positive role in responding to a dishonest act because it becomes evidence of the ethical evaluation of a situation. The shame of action indicates that it is perceived as inadequate compared to the moral standards recognized. The shamed person is already a person with a sense of ethics and with an attitude of self respect demonstrated by the feeling of his honor. "Aquellos que la pobreza se mantiene en la dependencia eterna y condenado a trabajar día y noche, no son los más ilustrados de los niños acerca de los asuntos públicos ni los extranjeros más interesados en la prosperidad nacional que no conocen los elementos, y disfrutar de los beneficios sólo de manera indirecta ". Benjamín Constant. ... Renunciar a su soberanía a cambio de una mayor protección. Cuando la gente, ahora privados de valores éticos y morales, que tienen miedo. Virtud, entendida en un sentido secular, es un regalo, un activo, a cualidades personales positivas, una fuerza moral que nos lleva a alcanzar un fin, una inclinación a actuar de acuerdo con el bien. Virtud, de nuevo, es una excelencia moral que estimula para dirigir sus vidas de acuerdo con los principios éticos. Si el honor coincide de hecho con honestidad e integridad en sus opiniones y acciones, y junto con el respeto mostrado hacia estas actitudes y comportamientos, creo que podemos afirmar los valores éticos de honor y responder a la pregunta que da título el capítulo, que el honor es una virtud o al menos se debería volver a serlo. Tal vez apelar a las virtudes del honor no es suficiente para llevar una vida proba, especialmente por aquellos que cubre los altos cargos en la administración pública y se encuentra expuesto más de los simples mortales a la tentación de la ganancia ilícita. Probablemente se debe combinar exhortación moral una serie de medidas que protegen los materiales de organismos públicos o líder del partido por el señuelo del soborno. Básicamente él pondría el viejo principio de Maquiavelo en la práctica, en la que invitó al príncipe para asistir a "honores y cargas a la ministra, por lo que no tiene que desear incluso más honores ...". El saber, sin embargo, que lo que el honor y la conciencia, y actuar de acuerdo con estas nociones, permanece en mi opinión requisito esencial para ejercer un cargo público en un digno y honesto. Este capítulo trata de la primera parte del concepto de honor como un sentido de identidad y pertenencia; en el segundo, el honor como requisito de lealtad política. Esta es una definición positiva. Esta es seguida por una definición negativa, es decir, a partir del examen de las veces de pérdida de honor y de los dos sentimientos diferentes derivados de ella. Son sentimientos que varían de quien tiene la responsabilidad de la pérdida: tiene de hecho la humillación cuando la pérdida del honor es causada por una persona que no sea el que sufre; que tiene un poco de vergüenza cuando la pérdida o violación del honor es causada por el mismo partido. Este análisis implica referencias directas a la idea de acción y las motivaciones que impulsan a las personas a tomar acciones mal vistas por el contexto social responsable. Por último, van a decir algunas cosas en la última acción realizada por aquellos que han experimentado una sensación de pérdida del honor, la vergüenza, de tal manera violenta por no ser capaz de soportar. Me refiero al suicidio "a la vergüenza." 2. Identidad y pertenencia La nueva tematización de honor en las sociedades modernas está vinculada al elemento estructural que consiste generalmente en la relación entre la identidad personal y función social. De acuerdo con Peter Berger, autor del ensayo obsolescencia del concepto de honor discutido en el capítulo anterior, que se caracteriza por tener honorable elemento institucional de la sociedad tradicional que establece la identidad de la función social; como tal, es, en su opinión, privado de sentido en una sociedad donde la identidad ya no está anclada a las funciones y las instituciones. (3) Mientras tanto había también la predicción de Tocqueville, según la cual en la sociedad igualitaria democráticamente organizada, donde los ciudadanos se mueven y se mezclan constantemente en una masa uniforme, honor pierde su perfil social y cultural específico, así como el valor legislación central. El hecho es que el lugar del individuo dentro o fuera de diversos tipos de grupos sociales - que hoy tiende a ser definida como la inclusión y la exclusión - no sólo no ha perdido importancia y validez, sino que de hecho ha adquirido un relieve cita en el nombre del principio del pluralismo, la batalla del caballo extremista liberalismo. La sociedad democrática liberal y pluralista reconoce y estimula a la presencia de grupos, su diversidad y sus derechos, y pide su comportamiento tolerancia, el respeto y el reconocimiento. La adscripción a un grupo, el número de miembros se sentía, permitir que el individuo se identifica como miembro del mismo grupo, y esto a su vez a la persona asigna una clasificación de la dignidad y el valor de las relaciones sociales dentro y fuera de la grupo. Incluso en una época como la nuestra, en la que los individuos son más relevantes de la comunidad, el reconocimiento de la pertenencia continuar para conferir el carácter de la persona humana completa y para recordar all'universalista rigurosa que la determinación de la pertenencia obliga al hombre como un animal social. Transportados bajo el honor, el análisis anterior confirma el hecho de que el honor de las sociedades modernas se ha separado de cualquier estado, la jerarquía y el título pública y civil, sino que permanece como un elemento de subjetividad-con, en el cuerpo, la cara, en su voz. Apoyo este a pesar de la condena de los sentimientos de Kant como el honor y la vergüenza; conocido como Bernard Williams, en el esquema de oposiciones kantianas estos sentimientos son siempre del lado de la negatividad. Si el honor y la vergüenza están relacionados con el concepto de ahorro o perder la cara, y si se va a enfrentar la apariencia con la realidad, en contra de la interna externa, entonces su valor es superficial. Pierdo o guardar el honor y la única cara en los ojos de los demás, por lo que los valores son heterónoma; es sólo mi cara que yo pierdo, por lo que los valores son egoístas. Williams no comparte las duras críticas de los sentimientos como el honor y el deshonor de Kant; Kant los interpreta y los trata como valores sin sentido en la sociedad influenciada principalmente por la experiencia cristiana de la culpa en lugar de a la de la vergüenza pagana. Sobre la diferencia entre las empresas de culpa y la vergüenza de la compañía volver más tarde. Aquí es importante señalar que con Williams nuestras ideas de acción y responsabilidad y otros entre nuestros conceptos éticos están más cerca de lo que suponemos las ideas de los antiguos griegos que encontramos en la tragedia y la épica; como, entre otros demostrado, la continua recuperación de motivos y personajes mitológicos para hablar sobre el hombre moderno o posmoderno: el Antigoni, el Oresti, el Cassandras, la Medea. El deseo de pertenecer al grupo, o más exactamente la sensación de ser incluidos en el mismo y disfrutar de la plena ciudadanía también parece ser una característica general de la situación del mundo de hoy: las batallas sociales más atractivas han tenido lugar en el nombre de la inclusión; una de las principales formas de los individuos y las comunidades que sufren proviene de sentirse marginados, excluidos de las posiciones alcanzadas por otros. La metáfora del interior / exterior ha sustituido de manera efectiva el alta y baja en la definición de las situaciones de desigualdad y el malestar. En este contexto de esferas de pertenencia proscripción o auto exclusión de la comunidad hace sufrir. Si ahora el honor que es doble y sensación ambigua, interior y exterior, subjetivo e intersubjetivo, lo que indica que el sujeto está en sus propios ojos y lo que se siente al estar los ojos de los demás, separación forzada de la concreción de la adhesión se experimentado como una pérdida de honor y vergüenza. De esto deberá ampliamente pronto. 3. El honor de lealtad política ahora yo definiría el honor como una virtud política y continúa a rechazar la idea de honor como la vanidad de rango y respetar un código para el logro de las ventajas mundanas y materiales. A medida que la referencia a las buenas sensaciones puede sonar patético, voy a argumentar que es necesario para rehabilitar el honor que coincide con la fidelidad, la lealtad, la honestidad, el respeto a la palabra dada, el respeto a la verdad, la vida y la dignidad de los demás. Es cierto que el honor del dominio exclusivo de la aristocracia o el honor implicados con más frecuencia en el engaño, en el desprecio de los débiles, en el asesinato en venganza y han generado una percepción negativa del objeto. Y, sin embargo, que es una persona sin honor? No es que aquellos que prefieren la mercancía, la ganancia, la riqueza de lo que no lo compre lo ves tocando nuestra dignidad? Además del honor como presunción y la complacencia, también hay otro premio: él no cumple su palabra, la "palabra de honor", de hecho, él no elige una menor ganancia en lugar de estar deprimido en una humillante sumisión, la que en casos extremos hace elegir la pobreza y el exilio, la tortura y la amenaza de muerte antes que traicionar la confianza de sus compañeros o rebajarse a actos de complacencia. En la sociedad opulenta lógica medio de comunicación a veces se está viendo formas de pérdida de honor de farsa, por ejemplo, cuando la estrella de televisión no vacila en ponerse bajo la protección del titular hasta hace poco burlado y vilipendiado a cambio de tarifas muy altas. Rechazar la bajeza, no inclinado sobre un cierto límite, que serían suficientes para mantener las reacciones de "cara" y la estima del público: en estos días; hay una pregunta más para morir por el honor y probablemente no sería más capaz. El honor moderna es más modesta en su lugar las necesidades de la conciencia en la cara de tácticas y consideraciones beneficios mundanos: especialmente en el caso de las figuras públicas, visibles y observables en la ronda. El honor de personajes públicos y políticos la gente está en ser fiel a un ideal y para las creencias, pase lo que pase. Esto significa que para preservar su sentido de la modestia cuando las decisiones estratégicas. Significa respetar el oponente interdicendosi ataques excesivos que deshonran sólo aquellos que les hizo al final. Maquiavelo se siente risita de nuevo: en la política es siempre más beneficioso saber cómo "usar el golpe", conocido experto fraude animales y ocultamiento: "lo ves desde la experiencia de nuestros tiempos", escribió el secretario florentino, "esos principios han hecho grandes cosas de la fe tomó muy en cuenta, y que eran capaces de moverse por la astucia y 'cerebro de los hombres:. y el final fue superior a la que se han acumulado en la lealtad [...] la cantidad de la paz, la cantidad de promesas fueron hechas irrité y vano la infidelidad de "principios y lo que ha sido capaz de utilizar el golpe de estado ocurrido es mejor, pero lo que necesita saber cómo este buen color natural, y ser grande simulador y disimulador;. y los hombres son tan simples que, y hacer que obedezcan necesidades presentes, que el que engaña encontrará siempre quien se deje engañar ". Como autorizada y ampliamente evaluado tanto la opinión de Maquiavelo y quijotesca como la mía, prefiero responder a la pregunta de si maquiavélicas "fides a principis sientan servanda" en sentido afirmativo. Eso puede ser cierto, son siempre palabras de Maquiavelo, que "los hombres tienen menos de ofender a aquél que se hace más agradable que el que se hace temer," yo prefiero respetar el político honesto, y como tal se aprecia, que el miedo deshonesta que suscita el temor y los éxitos logrados por el engaño y la infidelidad. De lo contrario, ¿cómo puedo dar mi apoyo al pacto político, como hipotético y simbólico, si no se me garantiza que ni yo ni los demás vamos a romper? Para que las funciones, es necesario que todos los miembros de contrato lo respetan; pero esta condición se cumple solamente cuando el pattuenti son fieles al mismo acuerdo; no es casualidad que el dios romano del contrato comercial y jurídica acababa de Fides, la fidelidad, la condición y garantía para su constitución y su continuidad. Sin embargo, no hay lealtad sin honor, aunque sólo sea este sentimiento nos puede preservar dall'anteporre individuo útil para el cumplimiento de las condiciones para nosotros tal vez no es favorable. Pero no debería ser un honor tipo particularista, ligada al clan, como un honor del tipo kantiano, universal. Como si la máxima de su honor podría convertirse en un máximo válida para toda la humanidad. Un máximo predicación reglas muy diferentes de los que se dicen "hacerse rico". Reglas que suenan más como "mantener su palabra", "ser magnánimo, generosa hospitalidad" o "ser fiel a su ideal". Para no perder su honor, los ojos y los ojos de los demás. 4. La pérdida de honor: la humillación Se refirió al hecho de que se puede tener la pérdida de honor de dos maneras, para el agente que es responsable de la pérdida si es causada por un agente distinto del que sufre, tendrá la sensación de humillación; si es causada por la misma persona que sufre, tendrá el sentimiento de vergüenza. Cuando se viola el honor de una persona, la persona es humillado, arrojado al suelo y pisoteado (humilde proviene del latín humilis, adjetivo humus, tierra), privado de sentido. La humillación es esa sensación que es razón suficiente para que una persona se consideraba ofendido, su dignidad y su honor. Una actitud política-social, particularmente humillante, por ejemplo, es el paternalismo con el que los humanos adultos son tratados como inmaduro. De hecho entiende por práctica paternalismo para gobernar o controlar a las personas, proporcionando a sus necesidades, pero no darles ninguna responsabilidad, similar al comportamiento del padre autoritario, y centralizando, aunque benévolo y de previsión, con respecto a los hijos menores. He elegido como caso de estudio de un pasaje del siglo XIX-liberal y conservador Benjamin Constant. Negar la posibilidad de la igualdad jurídica de los extranjeros, a los desposeídos y las mujeres, Constant caracteriza a estas categorías con los rasgos de una infancia eterna, considerándolos permanentemente incapaz de alcanzar la plena capacidad de discernimiento. Un caso de humillación con tramos paternalistas muy pronunciado es el castigo que sufrió el revolucionario francés théroigne de méricourt; por sus demandas de igualdad de derechos entre hombres y mujeres, por haber propuesto la formación de un batallón militar de las mujeres para participar en la guerra, fue condenada a ser azotar públicamente. La humillación fue tan grande que se volvió loco. Formas no tan violentas pero el sentido generalizado de humillación son los experimentados por las mujeres en general; la posición de las mujeres ha sufrido como condición general de la deshonra, que corresponden a una baja autoestima, falta de confianza en sí mismo, una mala concepción de sí mismos. Y 'como si el paternalismo y el patriarcado de las relaciones sociales cayeron mujer baja en una humillación permanente que la hace sentir menos criatura, inferior, no a muchas situaciones. Otro caso de humillación grave es aquella a la que fueron sometidos los prisioneros en campos de concentración nazis. Víctimas de una disminución progresiva de su humanidad, obligado a someterse a una continua tortura moral y física por el poder absoluto de los carceleros, los prisioneros fueron sometidos a prácticas humillantes deprivavano sí el nombre de la propiedad, la ropa, el pelo, la dignidad, de su apariencia normal. Para no hablar del caso mencionado por las memorias del profesor alemán vinculados a la cadena y forzados a vivir en una perrera y comportarse como un perro ladrando a los transeúntes. En el caso de los campos de exterminio detenidos era exactamente el tipo de respeto ligada al temor apreciado por Maquiavelo: la SS, así como la aristocracia del campo formado por otros presos, que le fue otorgado el respeto que se deriva de terror atado a saber impotente y . impotentes (10) Incluso las ejecuciones reflejan las prácticas de humillación; el detenido fue muerto de un disparo en la parte posterior de la cabeza, ya que no fue reconocido incluso el honor militar para mirar a los ojos de su asesina. La pérdida de honor para la humillación se inflige la acción, por lo que generalmente no hay responsabilidad. Incluso insiste en una forma verbo transitivo que puedo "humillar" a alguien, pero puedo no está presente en la acción de la vergüenza: vergüenza "a nadie, estoy avergonzado y solo la responsabilidad es la remoción de minas, y luego tratar. la vergüenza, sino que es la responsabilidad de otro, que lleva mi respeto, entonces vendré y humillado. Esto en cuanto a la definición formal. Sin embargo, los campos de la humillación y la vergüenza no son tan claras como quieren vocabulario: de hecho, literalmente hablando, la palabra "vergüenza" centra su sentido de la responsabilidad de la acción, esto es absurdo, inmoral o inadecuada; el término "humillación" en lugar enfatiza la sensación de estar pequeña y miserable por falta de honor y reconocimiento, sin implicación de culpabilidad. Pero, de hecho, muchas personas sienten vergüenza, y no sólo la humillación, incluso si y cuando no lo hace, no será responsable o culpable de la situación en la que se encuentra. Por lo que el preso de la prueba de campo de concentración no sólo es humillante sino también vergüenza de su propia situación, también tiende a no decirle a otros posteriores. Qué vergüenza los parados que no llevó a cabo este tipo de actividades delictivas o que la empresa considera degradantes; sin embargo, sabemos que el malestar debido a la privación financiera se añade en él o ella el malestar causado por la pérdida del sentido de pertenencia e inclusión, así como un sentimiento de vergüenza que a menudo lleva a la gente a aislarse y evitar las relaciones sociales deliberadamente. Un caso dramático de la humillación que sentía vergüenza es, que se celebra en la tragedia griega, el héroe Ajax, que renuncia a la vida, por haber sufrido una humillación ignominiosa. El episodio es narrado por la tragedia homónima de Sófocles. A la muerte del griego Aquiles que tenían que entregar sus armas más fuertes héroe después de él. Son, sin embargo, no dados a Ajax, asegúrese de merecerlos, pero Ulises, que no era el más fuerte, sino el más temido por los enemigos. Abrumados por la humillación y la vergüenza, el Ajax está más burlado por Athena que pierde la claridad mental: el héroe sale de la tienda de campaña en la noche, y para cubrir de gloria y traer prueba de que era el más fuerte, creyendo la lucha contra los argivos y sus líderes, sacrifica el ganado. Al despertar de la locura, aun sabiendo que era el trabajo de una diosa, el Ajax se suicida arrojándose sobre su espada. Los sentimientos que el héroe ha probado son la deshonra debido a la humillación y la vergüenza causada por el gesto realizado durante su furia loca. Son demasiado fuertes situaciones emocionales para ser toleradas y Ajax ahoga a sí mismo matando. La deuda contraída hacia sí mismo y la sensación de estar en desgracia no puede desaparecer que con su desaparición. 5. Pérdida de honor, la vergüenza Humillación, o la pérdida de honor en una persona causada por otras personas o, si las estructuras más graves, institucionales, corresponde pena, ya que la pérdida del honor por lo general causada por un comportamiento responsable. Y 'la condición de aquellos que están atrapados realizar actividades de degradación deliberada o indignos, aquellos que no se ajustan a las que se compromete a ser formas de la excelencia humana. Es también la condición de aquellos que están atrapados en situaciones embarazosas, tal vez en relación con las actitudes del cuerpo. La última es aún una situación privada que cubrirá el que se ve y el vidente: nos interesa la condición pública lugar. La relación entre la vergüenza y la responsabilidad, entre la vergüenza y la conducta deliberada, se centra en la relación entre la autoestima y la auto-elección y se supone que mis actividades puedan ser yo hemos elegido y planeado como parte de los ingresos de explotación razón práctica que corresponde a una necesidad profunda humano. Las consideraciones anteriores son, básicamente, en línea con la definición aristotélica de la vergüenza, que se define en la retórica como "dolor o alteración de la visión relacionada con esos pecados que parecen conducir a menosprecio". De acuerdo con el hombre aristotélica proyecto que se auto-respeto y no quiere que avergonzarse delante de sí mismo elaborará su proyecto de vida y gestiona de forma independiente; pero si la realización de acciones inspiradas por el vicio, como la cobardía, la injusticia, la intemperancia y el amor de la ganancia, la adulación y la mentira, usted será avergonzado cuando los demás te va a conocer. Debido a que la vergüenza es un sentimiento en el desprecio, Aristóteles continúa, la mayoría de las personas se avergonzará de que se tiene en cuenta y no delante de los de cuya opinión nos sentimos desprecio (nadie se avergüenza de niños y mascotas). "En general", escribe Aristóteles, "estamos confundidos de aquellos para los que respetamos", no sólo frente a los conocidos, sino también frente a extraños, si violamos no hay actitudes o hábitos, sino de derecho. Aunque suena bastante consideraciones aristotélicas también compartieron la mentalidad moderna, una gran parte de la crítica señala que la vergüenza y los esfuerzos para evitar que podría ser fundamental para el pensamiento ético y político de la antigua Grecia, pero no en el Occidente contemporáneo. La cuestión está obviamente vinculada a la distinción entre "sociedad de la vergüenza" y "culpa de la sociedad." Sobre la base de la antropología moderna, la filosofía política define la "sociedad de la vergüenza" sociedades como la antigua beduina griego o contemporánea, por ejemplo, donde todo se exterioriza y la razón predominante de sus miembros es evitar sanciones en los ojos de los demás; en cambio define la "sociedad de la culpa" sociedades como el cristianismo o el Islam, cuyos miembros internalizar las reglas hasta el punto de sentirse culpable si no los respeta. En algunos casos, el argumento se llevará a sus extremos por los que argumentan que los griegos no tenían idea de las normas morales internalizados, mientras que nosotros, herederos de la tradición cristiana que se basan sólo en aquellos y no tenemos más interés en evitar sanciones a los ojos de los demás. En lugar de ello, creo que incluso en la "sociedad de la culpa" honor y la vergüenza son sentimientos importantes. Las raíces de la vergüenza son, de hecho, estar en desventaja, y el sentido de la vergüenza es una reacción a la conciencia de esta desventaja. Al igual que los antiguos griegos, a continuación, reconocemos que una persona, o su comportamiento, son vergonzosas y desaprueban sobre todo cuando vemos la complacencia de las cosas y las actitudes de los que creemos que una persona honesta debería sentir vergüenza. casos contemporáneos de actrices y modelos que venden sus cuerpos para ancianos ricos a cambio de diversos favores, bienes o notoriedad, y luego declaran que no tienen nada de que avergonzarse, entran en esta categoría. Pensamos que la persona que hace este tipo de declaraciones, estaba en su lugar tiene de qué avergonzarse, porque nos damos cuenta de que carece de que la auto-respeto que reconocemos su lugar como principal activo, como algo que todo el mundo tiene que tener si él quiere vivir su propia vida. ( Sin negar la validez epistemológica de la división de acuerdo con la culpa y la vergüenza con respecto a la centralidad de los valores éticos en ciertas empresas, creo que la experiencia de la culpa, por lo que parece que los griegos no tenían un equivalente directo no excluye la experiencia de la vergüenza. Es ha dicho "que" el modelo psicológico para cada uno de estos sentimientos que implica una cifra diferente interiorizado. En el caso de, vergüenza, sería la figura del testigo; en el caso de fallo, la figura de la víctima o el Ejecutor. Ayudar a apoyar esta tesis la observación de que la experiencia de la vergüenza está vinculada a la vista, ser visto como la falla tiene sus raíces en la audición, zumbido en nuestro interior la "voz de la conciencia", lo él habla a Pinocho como un "grillo hogar." La vergüenza y la culpa están ligados, ya que la mayoría de las emociones, a las tendencias de acción específicos: ocultarse y desaparecer, en el caso de la vergüenza; para reparar y reparar, en el caso de culpabilidad. Oímos el grito de Ajax, decidió quitarse la vida, busca la oscuridad, llamándola "mi luz, mi oscuridad, mi gloria," porque él lo acoja con él. Ambos son en última instancia las formas de autorreproche, en la primera del carácter global de la persona (que es malo), un comportamiento específico de la segunda (he hecho una mala acción). La presencia de los dos modelos internos de testigo y víctima; de los dos sentidos diferentes de la vista y el oído; Por último, las dos tendencias a la acción, que oculta y reparar, también puede ser simultánea y así revelar la existencia de casos de empresas mixtas culpa y la vergüenza. El cristianismo, al menos en su forma original, que parece estar alejada de la ética de la vergüenza y el honor: si todos los hombres son igualmente culpables a los ojos de Dios y la misma necesidad de la redención por la sangre de Cristo, la principal virtud de los cristianos no lo hace que será la humildad, mientras que el orgullo, relacionada con el honor de convertirse en uno de los pecados capitales. No obstante, la vergüenza y el honor siguen desempeñando un papel en la sociedad cristiana en la que estos comportamientos no están completamente abandonados o en la vida privada o en la vida pública. El peso de la vergüenza y el honor en nuestra sociedad es de hecho sigue siendo tan relevante que Jon Elster pudo escribir que, debido a que el palo a una norma social es considerado como parte particularmente importante e integral de la persona ", la transgresión de una norma tiende inspirar en los demás las emociones que a su vez despertar en aquel que transgrede un sentimiento de vergüenza en lugar de culpabilidad ". Instintivamente tendemos a ser más indulgente con los que, mientras que romper la regla, entonces que perciben que se sentía el sentimiento de vergüenza, como en el caso del político corrupto que viene cuando extremo de suicidio. La enorme distancia que separa la ciudad de la limitación institucional, la longitud de la escalera que conduce al individuo en contacto con la institución constrictiva probablemente puede justificar la actitud de la persona que, a pesar de que viola la norma, todo lo espera para salir adelante. En este estado de alienación permanente entre los impulsos de comportamiento de la materia y la figura pública objetivo de las acciones resultantes, que tienden a evitar la confrontación y la responsabilidad de retirar. Así que el político o el administrador corrupto, deshonesto y deshonrado, tiende a culpar a los demás, incluso si se detecta in fraganti. La actitud más habitual es proyectar las responsabilidades de los demás o diluido con un comportamiento común mal considerado, por alguna razón, la mitad de la culpa. Esto es debido a que el autorreproche y el reconocimiento de falta daría lugar a una sensación intolerable de la vergüenza, como se muestra Elster, caerían en la evaluación global de la persona (que son malos) en lugar de la culpa más soportable debido al comportamiento ocasional (he hecho el mal) . El sentimiento de vergüenza es tan doloroso que lo que desea es evitar; mientras que la culpabilidad es más soportable, ya que proporciona la expiación y reparación, o la capacidad de alguna manera de remediar el daño hecho. A la conclusión de esta parte voy a decir que la emoción de la vergüenza experimentada como una pérdida del honor y la pérdida de la cara tiene un papel positivo en la respuesta a un acto deshonesto porque se convierte en evidencia de la evaluación ética de una situación. La vergüenza de acción indica que se percibe como insuficiente en comparación con los estándares morales reconocidos. La persona avergonzado ya es una persona con un sentido de la ética y con una actitud de auto respeto demostrado por el sentimiento de su honor.

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