Riflessione sulla Morte. Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha provato

Pubblicato il da Tosca+Flavio Braga

Riflessione sulla Morte. Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha provato nel più̀ intimo della sua persona una sofferenza sottile e indefinibile, ma così forte da causargli un’angoscia mortale, non sempre chiaramente motivabile. Un’angoscia così forte da indurre a cercare un po’ di conforto, una goccia di sollievo, un perché́ a tante domande che all’improvviso emergono impetuose e inarrestabili dopo essere state accantonate per anni, per decenni, forse soffocate dalle mille “cose da fare” che incalzano, e che sembrano al momento appaganti e risolutive per il normale quieto vivere. A scatenare questa furia improvvisa possono essere motivi esterni, quali lutti di famiglia, o gravi malattie personali o dei propri cari, dolorose separazioni coniugali da affrontare, la situazione del mondo sempre in guerra che prelude a conseguenze assai preoccupanti, ma ancor di più̀ problemi di lavoro, paura di insuccessi, mancanza di soldi, incomprensioni, ingiustizie subite, oppure si è irrequieti e angosciati senza un valido perché́, forse solo a motivo di un vuoto esistenziale così profondo da desiderare la morte per non essere costretti a pensare proprio alla morte che avanza. In quei momenti terribili ma benefici perché́ ci costringono ad uscire da una sorta di superficiale torpore, vengono a galla le domande fondamentali della nostra esistenza che hanno indotto i più̀ grandi filosofi della storia greca, Socrate, Platone, Aristotele, a cercarvi una risposta: “Perché vivo? Che senso ha la mia vita se oggi esisto e domani no? Che me ne faccio di tante corse, di tanto benessere o di tante fatiche, di tanti soldi o di tanta indigenza, di tanto gioire o di tanto penare se poi tutto finisce?” E vediamo che gli anni passano inesorabili e che, per quanto uno si affatichi con tutto il tuo potere, alla fine nessuno può̀ comperare l’immortalità̀ su questa terra perché́ tutti gli uomini, anche i super-potenti, i miliardari, gli scienziati, gli Einstein, i Rockefeller, le autorità̀ civili e religiose più̀ illustri e temibili, hanno già̀ subito o comunque sono prima o poi destinati a subire quella frase lapidaria che il Manzoni sintetizzò in memoria della morte di Napoleone: “EI FU!” Sembrava che gli scienziati avessero scoperto il segreto dell’immortalità̀ con la cosiddetta “clonazione”, ma in realtà̀ essi stessi hanno dovuto ammettere che è un fallimento perché́, anche nel caso di più̀ esseri umani ottenuti da un unico “campione”, per dirla semplicisticamente, (ammesso che ciò̀ sia possibile perché́ un conto è la notizia eclatante data dai giornali e diversa è la realtà̀ da portare ancora a compimento!) si è riscontrato che, pur ottenendo connotati fisici perfettamente uguali a quelli del donatore, in realtà̀ il cervello mantiene in toto la sua autonomia, in quanto è unico, irripetibile, assolutamente diverso da tutti gli altri, perfino dal suo donatore. Vale a dire che questo eventuale “prodotto da laboratorio” che si dovesse un giorno ottenere, non costituisce affatto una specie di prolungamento all’infinito della vita del donatore, non solo perché́ qui sulla terra tutto ciò̀ che si ottiene è sempre legato al tempo che scorre, e quindi provvisorio, ma anche perché́ questo povero disgraziato clonato sarebbe comunque destinato ad essere una nuova creatura, con nuovi problemi pratici ed esistenziali, anch’esso non oltre i cent’anni come per tutti i mortali, e per giunta con un grandissimo handicap di partenza: la privazione dell’amore di un padre e di una madre. “A Dio non la si fa!” verrebbe da dire, mimando qualche ironico “marameo”! Finora, pur ringraziando la scienza per averci dato modo di vincere molte malattie, migliorando la qualità̀ della vita con un certo benessere fisico e col prolungamento di qualche decennio di vita, resta sempre il fatto che la vita dell’uomo sulla terra è precaria, provvisoria, passeggera, e che nessun esperimento scientifico, per quanto importante e benefico, è mai riuscito ad appagare quella sete di eternità̀ che alberga nel cuore di ogni uomo, credente o non credente, quella profonda nostalgia di Dio, suo Creatore. Sembra che se ne stiano accorgendo anche quelle persone dello spettacolo; cantanti, attori, registi, musicisti ecc. che i media hanno sempre presentato come il modello della felicità perenne e incrollabile ottenuta a forza di successi, applausi, denaro, potere, sesso, fans per non parlare di altri mezzi meno leciti o puliti. Ma qualcuno di loro ogni tanto mostra il suo vero volto di sofferenza, anzi di disperazione davanti alla morte, talvolta con dichiarazioni pubbliche. E’ il caso del regista Mario Monicelli suicidatosi anni or sono proprio per “mancanza del senso del vivere”, come egli stesso ha dichiarato, dal momento che la sua carriera era ormai finita e non trovava il coraggio di affrontare il declino definitivo di tutto sé stesso, cioè̀ la morte un tremito da far paura. Chi di noi voi non conosce questa paura? È una Sensazione emozionale che bene o male abbiamo certamente sperimentato nelle sue varie sfaccettature e in relazione a diversi eventi o cose. Qualunque essa sia in quanto a Sensazione, non è mai troppo tardi per iniziare a cambiare l’atteggiamento che abbiamo nei confronti della Morte. Generalmente questa paura della morte è un allarme che scatta di fronte a rischi dai quali fuggire o difendersi, oppure davanti a ciò che ci sembra a prima vista estraneo, sconosciuto o Ignoto. Nella maggior parte dei casi però, è la paura della paura quella che ci condiziona maggiormente, ossia il timore di poter rivivere la minaccia del Trapasso, reale o simbolica che sia. A questo punto sarebbe utile chiederci: ma come si fa a vincere questa paura? O meglio a vincere la paura della paura, quello della morte? Vincere questa paura non vuol dire cancellarla ignorandola e neppure arrendersi impotenti ad essa. Anche assumere atteggiamenti del tipo “dichiarazione di guerra” non portano a nessun risultato. Piuttosto è certamente vantaggioso disporsi con uno stato d’animo aperto ed incontrare la paura della morte sul suo stesso terreno, avvicinandola e guardandola con meno diffidenza e più interesse e curiosità. Comprendere e trasformare la paura stessa della morte. Se desideriamo veramente superare questa paura, dobbiamo inevitabilmente accoglierla come si farebbe con un ospite fastidioso ma necessario. L’accettazione è il primo passo. Questo vuol dire ammettere intanto di avere questa paura, ma anche cercare di comprenderla, che non significa cercare di capirla con la mente, ossia razionalmente. Comprendere vuol dire prenderla dentro di noi, dando alla paura stessa della morte la possibilità di esserci, di esistere. Sento quella paura e le faccio spazio dentro di me, così da consentirle di svolgere la sua funzione, ma allo stesso tempo la conosco per capire meglio chi sono io, perché la paura rivela aspetti di noi di cui spesso non siamo consapevoli. Ogni cultura, ogni forma sociale esistente, utilizza delle modalità per “esorcizzare” il timore nei confronti di un evento come quello della morte, il quale, a differenza di altri aspetti dell’essere umano, è un qualcosa che la persona non è assolutamente in grado di prevedere e alla quale è impossibile sottrarsi. Un meccanismo mentale messo in atto dalla maggior parte delle persone, per evitare di dover fare i conti quotidianamente con il pensiero della morte, è quello di crearsi una sorta di “credenza” o “autoinganno”, che consente, mettendo “tra parentesi” le ansie e le angosce connesse al fatto di essere costantemente esposti al rischio di morire, di vivere il più serenamente possibile la quotidianità. Partendo dal presupposto che è assolutamente lecito aver paura della morte, visto che, come accennato in precedenza, rappresenta l’ignoto per eccellenza, potrebbe essere utile, “rieducarsi” al concetto di morte stessa. E’ preferibile, dunque, evitare di scacciare ad ogni costo la paura della morte, quanto piuttosto, iniziare a familiarizzare ed accettare la dimensione della propria “mortalità” e usare tale pensiero per indirizzare le proprie energie allo scopo di raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati di raggiungere, all’insegna del benessere fisico e mentale. Come recita un vecchio proverbio Sufi “la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio” Morte, non essere troppo orgogliosa, se anche qualcuno ti chiama terribile e possente Tu non lo sei affatto: perché quelli che pensi di travolgere in realtà non muoiono, povera morte, né puoi uccidere me. Se dal riposo e dal sonno, che sono tue immagini, deriva molto piacere, molto più dovrebbe derivarne da te, con cui proprio i nostri migliori se ne vanno, per primi, tu che riposi le loro ossa e ne liberi l’anima. Morte dov`è la Tua Vittoria? Reflection on Death. Who among us, at least once in their life, he has tried in the depths of his person suffering subtle and indefinable, but strong enough to cause him mortal anguish, not always clearly motivabile. An anguish so strong as to lead to look a little 'comfort, a drop of relief, because a lot of questions that emerge suddenly raging and relentless after being shelved for years, for decades, perhaps stifled by a thousand "things do "that surrounded him, and that at the time they seem satisfying and decisive for normal quiet life. Sparked this sudden fury may be external reasons, such as family bereavement or serious illness of loved ones or personal, painful divorces to deal with, the situation of the world constantly at war as a prelude to some troubling consequences, but even more problems job, fear of failure, lack of money, misunderstandings, injustice, or was restless and anxious for no good because, perhaps only because of an existential void so deep wish for death to avoid being forced to think about their own death, which advances. In those terrible moments but beneficial because they force us to come out of a kind of superficial torpor, come to the surface the fundamental questions of our existence which caused the greatest philosophers of Greek history, Socrates, Plato, Aristotle, to seek an answer: " Why I live? What meaning does my life if I exist today and gone tomorrow? What can I do with so many races, so much comfort or many efforts, so much money and so much poverty, so much of joy or so much suffer if then it all ends? "And we see that the years pass inexorable and that, as one toil with all your power, in the end no one can buy immortality on this earth that all men, even the super-powerful, billionaires, scientists, Einstein, the Rockefellers, the civil and religious authorities and the most illustrious fearsome, have been or still are, sooner or later destined to suffer the lapidary phrase that Manzoni synthesized in memory of the death of Napoleon: "EI FU!" It seemed that scientists had discovered the secret of immortality with the so-called "cloning", but in fact they themselves have had to admit that it's a failure because, even in the case of most human beings made from a single "sample", to put it simplistically (if that is possible because one thing is striking given the news from newspapers and different is the reality of bringing to fruition yet!) it was found that, while physical characteristics perfectly equal to those of the donor, in reality the brain keeps fully its autonomy, as it is unique, unrepeatable, absolutely different from all the others, even from her donor. Namely that this possible "produced by laboratory" that would one day achieve, is not at all a kind of endlessly prolonging the life of the donor, not only here on earth because all you get is always linked to the time flows, and therefore temporary, but also because this poor wretch cloned would still be destined to be a new creature, with new practical problems and existential, which is also no more than a hundred years like all mortals, and to come with a great starting handicap: the deprivation of the love of a father and a mother. "To God do not you!" You might say, mimicking some ironic "thumb his nose"! So far, while thanking the science for giving us a way to win many diseases, improving the quality of life with a certain physical well-being and with the extension of a few decades of life, the fact remains that human life on earth is precarious, temporary , transient, and that no scientific experiment, no matter how important and beneficial, has never managed to quench that thirst for eternity that dwells in the heart of every man, believer or non-believer, the one deep yearning for God, his Creator. It seems that they are also realizing the people of the show; singers, actors, directors, musicians and so on. the media have always presented as the model of perpetual happiness and unshakable obtained by dint of success, applause, money, power, sex, fans not to mention other means less legitimate or clean. But some of them occasionally shows its true face of suffering, and even of desperation before death, sometimes with public statements. And 'the case of the director Mario Monicelli committed suicide years ago because of "lack of meaning of life", as he himself said, since his career was over and he could not find the courage to face the ultimate decline of the whole self same, namely death trembling to be frightening. Who among us does not know that you fear? It is an emotional sensation that good or bad we certainly experienced in its various facets and with regard to various events or things. Whatever it may be in terms of sensation, it is never too late to start changing our attitude towards death. Usually this fear of death is an alarm which is activated in the face of risks from which escape or defend themselves, or in front of what seems at first sight strange, strange or unknown. In most cases, however, is the fear of fear that affects us the most, that is, the fear of reliving the threat of Transfer, it's real or symbolic. At this point it would be useful to ask: but how do you overcome this fear? Or rather to overcome the fear of fear, that of death? Winning this fear does not mean ignoring or even delete helpless surrender to it. Also take attitudes like "declaration of war" does not lead to any results. Rather, it is certainly advantageous arranged with a state of mind open and meet the fear of death on his own ground, toward and looking at her with less suspicion and more interest and curiosity. Understand and transform the fear of death itself. If we really want to overcome this fear, we must inevitably accept it as you would a guest annoying but necessary. Acceptance is the first step. This means admitting meanwhile have this fear, but also try to understand it, that does not mean trying to understand it with the mind, ie rationally. Understanding means to take it within us, giving to the fear of death itself can be, to exist. I feel the fear and do space inside me, so as to enable it to perform its function, but at the same time know to better understand who I am, because fear reveals aspects of us that often we are not aware. Every culture, every form existing social uses of ways to "exorcise" the fear against an event like that of death, which, unlike other aspects of the human being, is something that the person is not absolutely It can predict and which is impossible to escape. A mental mechanism put in place by most people, to avoid having to deal every day with the thought of death, is to create a kind of "belief" or "self-deception", which allows, putting "brackets" the worries and anxieties connected with being constantly exposed to the risk of dying, to live as serenely as possible everyday. I am assuming that it is absolutely wrong to be afraid of death, because, as mentioned earlier, is the ultimate unknown, could be useful, "re-educate" the concept of death itself. And 'therefore preferable to avoid at all costs to dispel the fear of death, but rather, begin to familiarize and accept the size of their "mortality" and use that thinking to direct their energies in order to achieve the goals that you it set out to achieve, of complete physical and mental. As goes the old proverb Sufi "fear looked in his face turns into courage" Death, do not be too proud, if someone calls you terrible and mighty You're not at all: for they think that overwhelm not really die, poor death, nor can kill me. If the rest and sleep, which are your photos, derives much pleasure, much more should ensue from you, with which our own best leave, first, you who rest their bones and they free the soul. Death dov`è Thy Victory? La reflexión sobre la muerte. ¿Quién de nosotros, por lo menos una vez en su vida, se ha tratado en las profundidades de su persona que sufre sutil e indefinible, pero lo suficientemente fuerte como para causar angustia mortal, motivabile no siempre con claridad. Una angustia tan fuerte como para dar lugar a un aspecto un poco "la comodidad, una gota de alivio, porque una gran cantidad de preguntas que emergen de repente furiosos e implacables después de haber sido dejado de lado por años, por décadas, tal vez sofocado por mil cosas" hacer "que lo rodeaba, y que en el momento en que parece satisfactorio y decisiva para la vida tranquila normal. Provocado esta furia repentina puede haber razones externas, como el duelo de la familia o enfermedad grave de sus seres queridos o, divorcios dolorosos personales para hacer frente a la situación del mundo constantemente en guerra como preludio a algunas consecuencias preocupantes, pero aún más problemas trabajo, miedo al fracaso, la falta de dinero, los malentendidos, la injusticia, o estaba inquieto y ansioso por ninguna buena porque, tal vez sólo a causa de un vacío existencial tan profundo deseo de muerte para evitar ser forzados a pensar en su propia muerte, que avances. En esos momentos terribles, pero beneficioso porque nos obligan a salir de una especie de sopor superficial, salir a la superficie a las preguntas fundamentales de nuestra existencia que causaron los más grandes filósofos de la historia griega, Sócrates, Platón, Aristóteles, que buscan una respuesta: " ¿Por qué vivo? ¿Qué sentido tiene mi vida si yo existo hoy y pasado mañana? ¿Qué puedo hacer yo con tantas razas, tanto la comodidad o muchos esfuerzos, tanto dinero y tanta pobreza, tanto de alegría o de tanto sufrir si luego todo termina? "Y vemos que los años pasan inexorables y que, como uno laboran con todo su poder, al final nadie puede comprar la inmortalidad en esta tierra que todos los hombres, incluso el super-poderoso, multimillonarios, los científicos, Einstein, los Rockefeller, las autoridades civiles y religiosas y el más ilustre temible, han sido o siguen siendo, tarde o temprano, destinado a sufrir la frase lapidaria que Manzoni sintetiza en memoria de la muerte de Napoleón: "EI FU" Parecía que los científicos habían descubierto el secreto de la inmortalidad con la llamada "clonación", pero en realidad ellos mismos han tenido que admitir que es un fracaso, ya que, incluso en el caso de la mayoría de los seres humanos hechos de una sola "muestra", por decirlo de manera simplista (si eso es posible porque una cosa que llama la atención dado las noticias de los periódicos y diferente es la realidad de llevar a buen término todavía!) se encontró que, mientras que las características físicas perfectamente iguales a los del donante, en realidad el cerebro mantiene plenamente su autonomía, ya que es único, irrepetible, absolutamente diferente de todos los demás, incluso de su donante. Es decir, que esto sea posible ", producido por el laboratorio" que permita lograr un día, no es en absoluto una especie de interminable prolongación de la vida del donante, no sólo aquí en la tierra, porque lo único que consigue siempre está relacionado con el tiempo fluye, por lo temporal, sino también porque este pobre desgraciado clonado todavía estaría destinado a ser una nueva criatura, con nuevos problemas prácticos y existencial, que también hay más de un centenar de años, como todos los mortales, y vienen con una gran la desventaja de partida: la privación del amor de un padre y una madre. "A Dios no lo haces tú!" Se podría decir, imitando un poco de "burlarse" irónico! Hasta el momento, al tiempo que agradeció la ciencia por darnos una manera de ganar muchas enfermedades, mejorar la calidad de vida con un cierto bienestar físico y con la extensión de unas pocas décadas de la vida, el hecho es que la vida humana en la tierra es precario, temporal , transitoria, y que ningún experimento científico, por muy importante y beneficioso, nunca ha logrado saciar esa sed de eternidad que habita en el corazón de cada hombre, creyente o no creyente, un profundo anhelo de Dios, su Creador. Parece que ellos también están dando cuenta de la gente de la feria; cantantes, actores, directores, músicos y así sucesivamente. los medios de comunicación siempre han presentado como el modelo de la felicidad perpetua e inquebrantable obtenido a fuerza de éxito, los aplausos, el dinero, el poder, el sexo, los fans por no hablar de otros medios menos legítimo o limpio. Pero algunos de ellos de vez en cuando muestra su verdadero rostro del sufrimiento, e incluso de desesperación antes de la muerte, a veces con declaraciones públicas. Y 'el caso del director Mario Monicelli cometido hace años suicidas debido a la "falta de sentido de la vida", como él mismo dijo, ya que su carrera había terminado y que no podía encontrar el coraje para enfrentarse a la última caída de todo el auto mismo, es decir, temblando de muerte es aterradora. ¿Quién de nosotros no sabe que temes? Es una sensación emocional que bueno o malo, ciertamente experimentado en sus diversas facetas y con respecto a diversos eventos o cosas. Sea lo que sea, en términos de sensación, nunca es demasiado tarde para empezar a cambiar nuestra actitud hacia la muerte. Por lo general, este miedo a la muerte es una alarma que se activa frente a los riesgos de la que escapan o se defienden, o en frente de lo que parece a primera vista extraño, extraño o desconocido. En la mayoría de casos, sin embargo, es el miedo al miedo que nos afecta a la mayoría, es decir, el temor de revivir la amenaza de la transferencia, es real o simbólica. En este punto, sería útil preguntar: pero ¿cómo superar este miedo? O más bien para superar el miedo al miedo, el de la muerte? Ganar este miedo no significa ignorar o incluso eliminar la rendición impotente para ello. También tomar actitudes como "declaración de guerra" no conduce a ningún resultado. Más bien, es ciertamente ventajoso arreglado con un estado de mente abierta y cumplir con el miedo a la muerte en su propio terreno, acercándose y mirándola con menos sospechas y más interés y curiosidad. Comprender y transformar el miedo a la muerte misma. Si realmente queremos superar este miedo, debemos inevitablemente aceptarlo como lo haría un cliente molesto pero necesario. La aceptación es el primer paso. Esto significa admitir su parte tienen este temor, sino también tratar de entenderlo, eso no significa tratar de entender con la mente, es decir, racionalmente. Entendimiento significa tomarlo dentro de nosotros, dando al miedo a la muerte en sí misma puede ser, de existir. Siento el miedo y hacer espacio en mi interior, a fin de que pueda desempeñar su función, pero al mismo tiempo sé para entender mejor quién soy, porque el temor revela aspectos de nosotros que a menudo no somos conscientes. Cada cultura, cada forma usos sociales de las formas existentes para "exorcizar" el temor ante un evento como el de la muerte, que, a diferencia de otros aspectos del ser humano, es algo que la persona no es absolutamente Se puede predecir y que es imposible escapar. Un mecanismo mental puesto en marcha por la mayoría de la gente, para evitar tener que lidiar todos los días con la idea de la muerte, es crear una especie de "creencia" o "autoengaño", que permite, poner "brackets" la preocupaciones y ansiedades relacionadas con estar constantemente expuesta al riesgo de morir, para vivir tan serenamente como sea posible todos los días. Estoy asumiendo que es absolutamente equivocado que tener miedo de la muerte, ya que, como se mencionó anteriormente, es el último desconocido, podría ser útil, "reeducar" el concepto de la muerte misma. Y ', por lo tanto preferible evitar a toda costa para disipar el miedo a la muerte, sino más bien, empezar a familiarizarse y aceptar el tamaño de su "mortalidad" y el uso que el pensamiento de dirigir sus energías con el fin de alcanzar los objetivos que que se había propuesto lograr, de completo bienestar físico y mental. Como reza el viejo proverbio sufí "miedo miró a la cara se convierte en coraje" Muerte, no seas demasiado orgulloso, si alguien le llama terrible y poderoso Tú no eres para nada, porque ellos piensan que abrumar en realidad no morir, pobre muerte, ni me puede matar. Si el descanso y el sueño, que son sus fotos, deriva tanto placer, mucho más debe derivarse de usted, con la que nuestro propio mejor licencia, primero, ustedes que descansar sus huesos y liberar el alma. Dov`è muerte tu victoria?
Riflessione sulla Morte. Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha provato nel più̀ intimo della sua persona una sofferenza sottile e indefinibile, ma così forte da causargli un’angoscia mortale, non sempre chiaramente motivabile. Un’angoscia così forte da indurre a cercare un po’ di conforto, una goccia di sollievo, un perché́ a tante domande che all’improvviso emergono impetuose e inarrestabili dopo essere state accantonate per anni, per decenni, forse soffocate dalle mille “cose da fare” che incalzano, e che sembrano al momento appaganti e risolutive per il normale quieto vivere. A scatenare questa furia improvvisa possono essere motivi esterni, quali lutti di famiglia, o gravi malattie personali o dei propri cari, dolorose separazioni coniugali da affrontare, la situazione del mondo sempre in guerra che prelude a conseguenze assai preoccupanti, ma ancor di più̀ problemi di lavoro, paura di insuccessi, mancanza di soldi, incomprensioni, ingiustizie subite, oppure si è irrequieti e angosciati senza un valido perché́, forse solo a motivo di un vuoto esistenziale così profondo da desiderare la morte per non essere costretti a pensare proprio alla morte che avanza. In quei momenti terribili ma benefici perché́ ci costringono ad uscire da una sorta di superficiale torpore, vengono a galla le domande fondamentali della nostra esistenza che hanno indotto i più̀ grandi filosofi della storia greca, Socrate, Platone, Aristotele, a cercarvi una risposta: “Perché vivo? Che senso ha la mia vita se oggi esisto e domani no? Che me ne faccio di tante corse, di tanto benessere o di tante fatiche, di tanti soldi o di tanta indigenza, di tanto gioire o di tanto penare se poi tutto finisce?” E vediamo che gli anni passano inesorabili e che, per quanto uno si affatichi con tutto il tuo potere, alla fine nessuno può̀ comperare l’immortalità̀ su questa terra perché́ tutti gli uomini, anche i super-potenti, i miliardari, gli scienziati, gli Einstein, i Rockefeller, le autorità̀ civili e religiose più̀ illustri e temibili, hanno già̀ subito o comunque sono prima o poi destinati a subire quella frase lapidaria che il Manzoni sintetizzò in memoria della morte di Napoleone: “EI FU!” Sembrava che gli scienziati avessero scoperto il segreto dell’immortalità̀ con la cosiddetta “clonazione”, ma in realtà̀ essi stessi hanno dovuto ammettere che è un fallimento perché́, anche nel caso di più̀ esseri umani ottenuti da un unico “campione”, per dirla semplicisticamente, (ammesso che ciò̀ sia possibile perché́ un conto è la notizia eclatante data dai giornali e diversa è la realtà̀ da portare ancora a compimento!) si è riscontrato che, pur ottenendo connotati fisici perfettamente uguali a quelli del donatore, in realtà̀ il cervello mantiene in toto la sua autonomia, in quanto è unico, irripetibile, assolutamente diverso da tutti gli altri, perfino dal suo donatore. Vale a dire che questo eventuale “prodotto da laboratorio” che si dovesse un giorno ottenere, non costituisce affatto una specie di prolungamento all’infinito della vita del donatore, non solo perché́ qui sulla terra tutto ciò̀ che si ottiene è sempre legato al tempo che scorre, e quindi provvisorio, ma anche perché́ questo povero disgraziato clonato sarebbe comunque destinato ad essere una nuova creatura, con nuovi problemi pratici ed esistenziali, anch’esso non oltre i cent’anni come per tutti i mortali, e per giunta con un grandissimo handicap di partenza: la privazione dell’amore di un padre e di una madre. “A Dio non la si fa!” verrebbe da dire, mimando qualche ironico “marameo”! Finora, pur ringraziando la scienza per averci dato modo di vincere molte malattie, migliorando la qualità̀ della vita con un certo benessere fisico e col prolungamento di qualche decennio di vita, resta sempre il fatto che la vita dell’uomo sulla terra è precaria, provvisoria, passeggera, e che nessun esperimento scientifico, per quanto importante e benefico, è mai riuscito ad appagare quella sete di eternità̀ che alberga nel cuore di ogni uomo, credente o non credente, quella profonda nostalgia di Dio, suo Creatore. Sembra che se ne stiano accorgendo anche quelle persone dello spettacolo; cantanti, attori, registi, musicisti ecc. che i media hanno sempre presentato come il modello della felicità perenne e incrollabile ottenuta a forza di successi, applausi, denaro, potere, sesso, fans per non parlare di altri mezzi meno leciti o puliti. Ma qualcuno di loro ogni tanto mostra il suo vero volto di sofferenza, anzi di disperazione davanti alla morte, talvolta con dichiarazioni pubbliche. E’ il caso del regista Mario Monicelli suicidatosi anni or sono proprio per “mancanza del senso del vivere”, come egli stesso ha dichiarato, dal momento che la sua carriera era ormai finita e non trovava il coraggio di affrontare il declino definitivo di tutto sé stesso, cioè̀ la morte un tremito da far paura. Chi di noi voi non conosce questa paura? È una Sensazione emozionale che bene o male abbiamo certamente sperimentato nelle sue varie sfaccettature e in relazione a diversi eventi o cose. Qualunque essa sia in quanto a Sensazione, non è mai troppo tardi per iniziare a cambiare l’atteggiamento che abbiamo nei confronti della Morte. Generalmente questa paura della morte è un allarme che scatta di fronte a rischi dai quali fuggire o difendersi, oppure davanti a ciò che ci sembra a prima vista estraneo, sconosciuto o Ignoto. Nella maggior parte dei casi però, è la paura della paura quella che ci condiziona maggiormente, ossia il timore di poter rivivere la minaccia del Trapasso, reale o simbolica che sia. A questo punto sarebbe utile chiederci: ma come si fa a vincere questa paura? O meglio a vincere la paura della paura, quello della morte? Vincere questa paura non vuol dire cancellarla ignorandola e neppure arrendersi impotenti ad essa. Anche assumere atteggiamenti del tipo “dichiarazione di guerra” non portano a nessun risultato. Piuttosto è certamente vantaggioso disporsi con uno stato d’animo aperto ed incontrare la paura della morte sul suo stesso terreno, avvicinandola e guardandola con meno diffidenza e più interesse e curiosità. Comprendere e trasformare la paura stessa della morte. Se desideriamo veramente superare questa paura, dobbiamo inevitabilmente accoglierla come si farebbe con un ospite fastidioso ma necessario. L’accettazione è il primo passo. Questo vuol dire ammettere intanto di avere questa paura, ma anche cercare di comprenderla, che non significa cercare di capirla con la mente, ossia razionalmente. Comprendere vuol dire prenderla dentro di noi, dando alla paura stessa della morte la possibilità di esserci, di esistere. Sento quella paura e le faccio spazio dentro di me, così da consentirle di svolgere la sua funzione, ma allo stesso tempo la conosco per capire meglio chi sono io, perché la paura rivela aspetti di noi di cui spesso non siamo consapevoli. Ogni cultura, ogni forma sociale esistente, utilizza delle modalità per “esorcizzare” il timore nei confronti di un evento come quello della morte, il quale, a differenza di altri aspetti dell’essere umano, è un qualcosa che la persona non è assolutamente in grado di prevedere e alla quale è impossibile sottrarsi. Un meccanismo mentale messo in atto dalla maggior parte delle persone, per evitare di dover fare i conti quotidianamente con il pensiero della morte, è quello di crearsi una sorta di “credenza” o “autoinganno”, che consente, mettendo “tra parentesi” le ansie e le angosce connesse al fatto di essere costantemente esposti al rischio di morire, di vivere il più serenamente possibile la quotidianità. Partendo dal presupposto che è assolutamente lecito aver paura della morte, visto che, come accennato in precedenza, rappresenta l’ignoto per eccellenza, potrebbe essere utile, “rieducarsi” al concetto di morte stessa. E’ preferibile, dunque, evitare di scacciare ad ogni costo la paura della morte, quanto piuttosto, iniziare a familiarizzare ed accettare la dimensione della propria “mortalità” e usare tale pensiero per indirizzare le proprie energie allo scopo di raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati di raggiungere, all’insegna del benessere fisico e mentale. Come recita un vecchio proverbio Sufi “la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio” Morte, non essere troppo orgogliosa, se anche qualcuno ti chiama terribile e possente Tu non lo sei affatto: perché quelli che pensi di travolgere in realtà non muoiono, povera morte, né puoi uccidere me. Se dal riposo e dal sonno, che sono tue immagini, deriva molto piacere, molto più dovrebbe derivarne da te, con cui proprio i nostri migliori se ne vanno, per primi, tu che riposi le loro ossa e ne liberi l’anima. Morte dov`è la Tua Vittoria? Reflection on Death. Who among us, at least once in their life, he has tried in the depths of his person suffering subtle and indefinable, but strong enough to cause him mortal anguish, not always clearly motivabile. An anguish so strong as to lead to look a little 'comfort, a drop of relief, because a lot of questions that emerge suddenly raging and relentless after being shelved for years, for decades, perhaps stifled by a thousand "things do "that surrounded him, and that at the time they seem satisfying and decisive for normal quiet life. Sparked this sudden fury may be external reasons, such as family bereavement or serious illness of loved ones or personal, painful divorces to deal with, the situation of the world constantly at war as a prelude to some troubling consequences, but even more problems job, fear of failure, lack of money, misunderstandings, injustice, or was restless and anxious for no good because, perhaps only because of an existential void so deep wish for death to avoid being forced to think about their own death, which advances. In those terrible moments but beneficial because they force us to come out of a kind of superficial torpor, come to the surface the fundamental questions of our existence which caused the greatest philosophers of Greek history, Socrates, Plato, Aristotle, to seek an answer: " Why I live? What meaning does my life if I exist today and gone tomorrow? What can I do with so many races, so much comfort or many efforts, so much money and so much poverty, so much of joy or so much suffer if then it all ends? "And we see that the years pass inexorable and that, as one toil with all your power, in the end no one can buy immortality on this earth that all men, even the super-powerful, billionaires, scientists, Einstein, the Rockefellers, the civil and religious authorities and the most illustrious fearsome, have been or still are, sooner or later destined to suffer the lapidary phrase that Manzoni synthesized in memory of the death of Napoleon: "EI FU!" It seemed that scientists had discovered the secret of immortality with the so-called "cloning", but in fact they themselves have had to admit that it's a failure because, even in the case of most human beings made from a single "sample", to put it simplistically (if that is possible because one thing is striking given the news from newspapers and different is the reality of bringing to fruition yet!) it was found that, while physical characteristics perfectly equal to those of the donor, in reality the brain keeps fully its autonomy, as it is unique, unrepeatable, absolutely different from all the others, even from her donor. Namely that this possible "produced by laboratory" that would one day achieve, is not at all a kind of endlessly prolonging the life of the donor, not only here on earth because all you get is always linked to the time flows, and therefore temporary, but also because this poor wretch cloned would still be destined to be a new creature, with new practical problems and existential, which is also no more than a hundred years like all mortals, and to come with a great starting handicap: the deprivation of the love of a father and a mother. "To God do not you!" You might say, mimicking some ironic "thumb his nose"! So far, while thanking the science for giving us a way to win many diseases, improving the quality of life with a certain physical well-being and with the extension of a few decades of life, the fact remains that human life on earth is precarious, temporary , transient, and that no scientific experiment, no matter how important and beneficial, has never managed to quench that thirst for eternity that dwells in the heart of every man, believer or non-believer, the one deep yearning for God, his Creator. It seems that they are also realizing the people of the show; singers, actors, directors, musicians and so on. the media have always presented as the model of perpetual happiness and unshakable obtained by dint of success, applause, money, power, sex, fans not to mention other means less legitimate or clean. But some of them occasionally shows its true face of suffering, and even of desperation before death, sometimes with public statements. And 'the case of the director Mario Monicelli committed suicide years ago because of "lack of meaning of life", as he himself said, since his career was over and he could not find the courage to face the ultimate decline of the whole self same, namely death trembling to be frightening. Who among us does not know that you fear? It is an emotional sensation that good or bad we certainly experienced in its various facets and with regard to various events or things. Whatever it may be in terms of sensation, it is never too late to start changing our attitude towards death. Usually this fear of death is an alarm which is activated in the face of risks from which escape or defend themselves, or in front of what seems at first sight strange, strange or unknown. In most cases, however, is the fear of fear that affects us the most, that is, the fear of reliving the threat of Transfer, it's real or symbolic. At this point it would be useful to ask: but how do you overcome this fear? Or rather to overcome the fear of fear, that of death? Winning this fear does not mean ignoring or even delete helpless surrender to it. Also take attitudes like "declaration of war" does not lead to any results. Rather, it is certainly advantageous arranged with a state of mind open and meet the fear of death on his own ground, toward and looking at her with less suspicion and more interest and curiosity. Understand and transform the fear of death itself. If we really want to overcome this fear, we must inevitably accept it as you would a guest annoying but necessary. Acceptance is the first step. This means admitting meanwhile have this fear, but also try to understand it, that does not mean trying to understand it with the mind, ie rationally. Understanding means to take it within us, giving to the fear of death itself can be, to exist. I feel the fear and do space inside me, so as to enable it to perform its function, but at the same time know to better understand who I am, because fear reveals aspects of us that often we are not aware. Every culture, every form existing social uses of ways to "exorcise" the fear against an event like that of death, which, unlike other aspects of the human being, is something that the person is not absolutely It can predict and which is impossible to escape. A mental mechanism put in place by most people, to avoid having to deal every day with the thought of death, is to create a kind of "belief" or "self-deception", which allows, putting "brackets" the worries and anxieties connected with being constantly exposed to the risk of dying, to live as serenely as possible everyday. I am assuming that it is absolutely wrong to be afraid of death, because, as mentioned earlier, is the ultimate unknown, could be useful, "re-educate" the concept of death itself. And 'therefore preferable to avoid at all costs to dispel the fear of death, but rather, begin to familiarize and accept the size of their "mortality" and use that thinking to direct their energies in order to achieve the goals that you it set out to achieve, of complete physical and mental. As goes the old proverb Sufi "fear looked in his face turns into courage" Death, do not be too proud, if someone calls you terrible and mighty You're not at all: for they think that overwhelm not really die, poor death, nor can kill me. If the rest and sleep, which are your photos, derives much pleasure, much more should ensue from you, with which our own best leave, first, you who rest their bones and they free the soul. Death dov`è Thy Victory? La reflexión sobre la muerte. ¿Quién de nosotros, por lo menos una vez en su vida, se ha tratado en las profundidades de su persona que sufre sutil e indefinible, pero lo suficientemente fuerte como para causar angustia mortal, motivabile no siempre con claridad. Una angustia tan fuerte como para dar lugar a un aspecto un poco "la comodidad, una gota de alivio, porque una gran cantidad de preguntas que emergen de repente furiosos e implacables después de haber sido dejado de lado por años, por décadas, tal vez sofocado por mil cosas" hacer "que lo rodeaba, y que en el momento en que parece satisfactorio y decisiva para la vida tranquila normal. Provocado esta furia repentina puede haber razones externas, como el duelo de la familia o enfermedad grave de sus seres queridos o, divorcios dolorosos personales para hacer frente a la situación del mundo constantemente en guerra como preludio a algunas consecuencias preocupantes, pero aún más problemas trabajo, miedo al fracaso, la falta de dinero, los malentendidos, la injusticia, o estaba inquieto y ansioso por ninguna buena porque, tal vez sólo a causa de un vacío existencial tan profundo deseo de muerte para evitar ser forzados a pensar en su propia muerte, que avances. En esos momentos terribles, pero beneficioso porque nos obligan a salir de una especie de sopor superficial, salir a la superficie a las preguntas fundamentales de nuestra existencia que causaron los más grandes filósofos de la historia griega, Sócrates, Platón, Aristóteles, que buscan una respuesta: " ¿Por qué vivo? ¿Qué sentido tiene mi vida si yo existo hoy y pasado mañana? ¿Qué puedo hacer yo con tantas razas, tanto la comodidad o muchos esfuerzos, tanto dinero y tanta pobreza, tanto de alegría o de tanto sufrir si luego todo termina? "Y vemos que los años pasan inexorables y que, como uno laboran con todo su poder, al final nadie puede comprar la inmortalidad en esta tierra que todos los hombres, incluso el super-poderoso, multimillonarios, los científicos, Einstein, los Rockefeller, las autoridades civiles y religiosas y el más ilustre temible, han sido o siguen siendo, tarde o temprano, destinado a sufrir la frase lapidaria que Manzoni sintetiza en memoria de la muerte de Napoleón: "EI FU" Parecía que los científicos habían descubierto el secreto de la inmortalidad con la llamada "clonación", pero en realidad ellos mismos han tenido que admitir que es un fracaso, ya que, incluso en el caso de la mayoría de los seres humanos hechos de una sola "muestra", por decirlo de manera simplista (si eso es posible porque una cosa que llama la atención dado las noticias de los periódicos y diferente es la realidad de llevar a buen término todavía!) se encontró que, mientras que las características físicas perfectamente iguales a los del donante, en realidad el cerebro mantiene plenamente su autonomía, ya que es único, irrepetible, absolutamente diferente de todos los demás, incluso de su donante. Es decir, que esto sea posible ", producido por el laboratorio" que permita lograr un día, no es en absoluto una especie de interminable prolongación de la vida del donante, no sólo aquí en la tierra, porque lo único que consigue siempre está relacionado con el tiempo fluye, por lo temporal, sino también porque este pobre desgraciado clonado todavía estaría destinado a ser una nueva criatura, con nuevos problemas prácticos y existencial, que también hay más de un centenar de años, como todos los mortales, y vienen con una gran la desventaja de partida: la privación del amor de un padre y una madre. "A Dios no lo haces tú!" Se podría decir, imitando un poco de "burlarse" irónico! Hasta el momento, al tiempo que agradeció la ciencia por darnos una manera de ganar muchas enfermedades, mejorar la calidad de vida con un cierto bienestar físico y con la extensión de unas pocas décadas de la vida, el hecho es que la vida humana en la tierra es precario, temporal , transitoria, y que ningún experimento científico, por muy importante y beneficioso, nunca ha logrado saciar esa sed de eternidad que habita en el corazón de cada hombre, creyente o no creyente, un profundo anhelo de Dios, su Creador. Parece que ellos también están dando cuenta de la gente de la feria; cantantes, actores, directores, músicos y así sucesivamente. los medios de comunicación siempre han presentado como el modelo de la felicidad perpetua e inquebrantable obtenido a fuerza de éxito, los aplausos, el dinero, el poder, el sexo, los fans por no hablar de otros medios menos legítimo o limpio. Pero algunos de ellos de vez en cuando muestra su verdadero rostro del sufrimiento, e incluso de desesperación antes de la muerte, a veces con declaraciones públicas. Y 'el caso del director Mario Monicelli cometido hace años suicidas debido a la "falta de sentido de la vida", como él mismo dijo, ya que su carrera había terminado y que no podía encontrar el coraje para enfrentarse a la última caída de todo el auto mismo, es decir, temblando de muerte es aterradora. ¿Quién de nosotros no sabe que temes? Es una sensación emocional que bueno o malo, ciertamente experimentado en sus diversas facetas y con respecto a diversos eventos o cosas. Sea lo que sea, en términos de sensación, nunca es demasiado tarde para empezar a cambiar nuestra actitud hacia la muerte. Por lo general, este miedo a la muerte es una alarma que se activa frente a los riesgos de la que escapan o se defienden, o en frente de lo que parece a primera vista extraño, extraño o desconocido. En la mayoría de casos, sin embargo, es el miedo al miedo que nos afecta a la mayoría, es decir, el temor de revivir la amenaza de la transferencia, es real o simbólica. En este punto, sería útil preguntar: pero ¿cómo superar este miedo? O más bien para superar el miedo al miedo, el de la muerte? Ganar este miedo no significa ignorar o incluso eliminar la rendición impotente para ello. También tomar actitudes como "declaración de guerra" no conduce a ningún resultado. Más bien, es ciertamente ventajoso arreglado con un estado de mente abierta y cumplir con el miedo a la muerte en su propio terreno, acercándose y mirándola con menos sospechas y más interés y curiosidad. Comprender y transformar el miedo a la muerte misma. Si realmente queremos superar este miedo, debemos inevitablemente aceptarlo como lo haría un cliente molesto pero necesario. La aceptación es el primer paso. Esto significa admitir su parte tienen este temor, sino también tratar de entenderlo, eso no significa tratar de entender con la mente, es decir, racionalmente. Entendimiento significa tomarlo dentro de nosotros, dando al miedo a la muerte en sí misma puede ser, de existir. Siento el miedo y hacer espacio en mi interior, a fin de que pueda desempeñar su función, pero al mismo tiempo sé para entender mejor quién soy, porque el temor revela aspectos de nosotros que a menudo no somos conscientes. Cada cultura, cada forma usos sociales de las formas existentes para "exorcizar" el temor ante un evento como el de la muerte, que, a diferencia de otros aspectos del ser humano, es algo que la persona no es absolutamente Se puede predecir y que es imposible escapar. Un mecanismo mental puesto en marcha por la mayoría de la gente, para evitar tener que lidiar todos los días con la idea de la muerte, es crear una especie de "creencia" o "autoengaño", que permite, poner "brackets" la preocupaciones y ansiedades relacionadas con estar constantemente expuesta al riesgo de morir, para vivir tan serenamente como sea posible todos los días. Estoy asumiendo que es absolutamente equivocado que tener miedo de la muerte, ya que, como se mencionó anteriormente, es el último desconocido, podría ser útil, "reeducar" el concepto de la muerte misma. Y ', por lo tanto preferible evitar a toda costa para disipar el miedo a la muerte, sino más bien, empezar a familiarizarse y aceptar el tamaño de su "mortalidad" y el uso que el pensamiento de dirigir sus energías con el fin de alcanzar los objetivos que que se había propuesto lograr, de completo bienestar físico y mental. Como reza el viejo proverbio sufí "miedo miró a la cara se convierte en coraje" Muerte, no seas demasiado orgulloso, si alguien le llama terrible y poderoso Tú no eres para nada, porque ellos piensan que abrumar en realidad no morir, pobre muerte, ni me puede matar. Si el descanso y el sueño, que son sus fotos, deriva tanto placer, mucho más debe derivarse de usted, con la que nuestro propio mejor licencia, primero, ustedes que descansar sus huesos y liberar el alma. Dov`è muerte tu victoria?
Riflessione sulla Morte. Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha provato nel più̀ intimo della sua persona una sofferenza sottile e indefinibile, ma così forte da causargli un’angoscia mortale, non sempre chiaramente motivabile. Un’angoscia così forte da indurre a cercare un po’ di conforto, una goccia di sollievo, un perché́ a tante domande che all’improvviso emergono impetuose e inarrestabili dopo essere state accantonate per anni, per decenni, forse soffocate dalle mille “cose da fare” che incalzano, e che sembrano al momento appaganti e risolutive per il normale quieto vivere. A scatenare questa furia improvvisa possono essere motivi esterni, quali lutti di famiglia, o gravi malattie personali o dei propri cari, dolorose separazioni coniugali da affrontare, la situazione del mondo sempre in guerra che prelude a conseguenze assai preoccupanti, ma ancor di più̀ problemi di lavoro, paura di insuccessi, mancanza di soldi, incomprensioni, ingiustizie subite, oppure si è irrequieti e angosciati senza un valido perché́, forse solo a motivo di un vuoto esistenziale così profondo da desiderare la morte per non essere costretti a pensare proprio alla morte che avanza. In quei momenti terribili ma benefici perché́ ci costringono ad uscire da una sorta di superficiale torpore, vengono a galla le domande fondamentali della nostra esistenza che hanno indotto i più̀ grandi filosofi della storia greca, Socrate, Platone, Aristotele, a cercarvi una risposta: “Perché vivo? Che senso ha la mia vita se oggi esisto e domani no? Che me ne faccio di tante corse, di tanto benessere o di tante fatiche, di tanti soldi o di tanta indigenza, di tanto gioire o di tanto penare se poi tutto finisce?” E vediamo che gli anni passano inesorabili e che, per quanto uno si affatichi con tutto il tuo potere, alla fine nessuno può̀ comperare l’immortalità̀ su questa terra perché́ tutti gli uomini, anche i super-potenti, i miliardari, gli scienziati, gli Einstein, i Rockefeller, le autorità̀ civili e religiose più̀ illustri e temibili, hanno già̀ subito o comunque sono prima o poi destinati a subire quella frase lapidaria che il Manzoni sintetizzò in memoria della morte di Napoleone: “EI FU!” Sembrava che gli scienziati avessero scoperto il segreto dell’immortalità̀ con la cosiddetta “clonazione”, ma in realtà̀ essi stessi hanno dovuto ammettere che è un fallimento perché́, anche nel caso di più̀ esseri umani ottenuti da un unico “campione”, per dirla semplicisticamente, (ammesso che ciò̀ sia possibile perché́ un conto è la notizia eclatante data dai giornali e diversa è la realtà̀ da portare ancora a compimento!) si è riscontrato che, pur ottenendo connotati fisici perfettamente uguali a quelli del donatore, in realtà̀ il cervello mantiene in toto la sua autonomia, in quanto è unico, irripetibile, assolutamente diverso da tutti gli altri, perfino dal suo donatore. Vale a dire che questo eventuale “prodotto da laboratorio” che si dovesse un giorno ottenere, non costituisce affatto una specie di prolungamento all’infinito della vita del donatore, non solo perché́ qui sulla terra tutto ciò̀ che si ottiene è sempre legato al tempo che scorre, e quindi provvisorio, ma anche perché́ questo povero disgraziato clonato sarebbe comunque destinato ad essere una nuova creatura, con nuovi problemi pratici ed esistenziali, anch’esso non oltre i cent’anni come per tutti i mortali, e per giunta con un grandissimo handicap di partenza: la privazione dell’amore di un padre e di una madre. “A Dio non la si fa!” verrebbe da dire, mimando qualche ironico “marameo”! Finora, pur ringraziando la scienza per averci dato modo di vincere molte malattie, migliorando la qualità̀ della vita con un certo benessere fisico e col prolungamento di qualche decennio di vita, resta sempre il fatto che la vita dell’uomo sulla terra è precaria, provvisoria, passeggera, e che nessun esperimento scientifico, per quanto importante e benefico, è mai riuscito ad appagare quella sete di eternità̀ che alberga nel cuore di ogni uomo, credente o non credente, quella profonda nostalgia di Dio, suo Creatore. Sembra che se ne stiano accorgendo anche quelle persone dello spettacolo; cantanti, attori, registi, musicisti ecc. che i media hanno sempre presentato come il modello della felicità perenne e incrollabile ottenuta a forza di successi, applausi, denaro, potere, sesso, fans per non parlare di altri mezzi meno leciti o puliti. Ma qualcuno di loro ogni tanto mostra il suo vero volto di sofferenza, anzi di disperazione davanti alla morte, talvolta con dichiarazioni pubbliche. E’ il caso del regista Mario Monicelli suicidatosi anni or sono proprio per “mancanza del senso del vivere”, come egli stesso ha dichiarato, dal momento che la sua carriera era ormai finita e non trovava il coraggio di affrontare il declino definitivo di tutto sé stesso, cioè̀ la morte un tremito da far paura. Chi di noi voi non conosce questa paura? È una Sensazione emozionale che bene o male abbiamo certamente sperimentato nelle sue varie sfaccettature e in relazione a diversi eventi o cose. Qualunque essa sia in quanto a Sensazione, non è mai troppo tardi per iniziare a cambiare l’atteggiamento che abbiamo nei confronti della Morte. Generalmente questa paura della morte è un allarme che scatta di fronte a rischi dai quali fuggire o difendersi, oppure davanti a ciò che ci sembra a prima vista estraneo, sconosciuto o Ignoto. Nella maggior parte dei casi però, è la paura della paura quella che ci condiziona maggiormente, ossia il timore di poter rivivere la minaccia del Trapasso, reale o simbolica che sia. A questo punto sarebbe utile chiederci: ma come si fa a vincere questa paura? O meglio a vincere la paura della paura, quello della morte? Vincere questa paura non vuol dire cancellarla ignorandola e neppure arrendersi impotenti ad essa. Anche assumere atteggiamenti del tipo “dichiarazione di guerra” non portano a nessun risultato. Piuttosto è certamente vantaggioso disporsi con uno stato d’animo aperto ed incontrare la paura della morte sul suo stesso terreno, avvicinandola e guardandola con meno diffidenza e più interesse e curiosità. Comprendere e trasformare la paura stessa della morte. Se desideriamo veramente superare questa paura, dobbiamo inevitabilmente accoglierla come si farebbe con un ospite fastidioso ma necessario. L’accettazione è il primo passo. Questo vuol dire ammettere intanto di avere questa paura, ma anche cercare di comprenderla, che non significa cercare di capirla con la mente, ossia razionalmente. Comprendere vuol dire prenderla dentro di noi, dando alla paura stessa della morte la possibilità di esserci, di esistere. Sento quella paura e le faccio spazio dentro di me, così da consentirle di svolgere la sua funzione, ma allo stesso tempo la conosco per capire meglio chi sono io, perché la paura rivela aspetti di noi di cui spesso non siamo consapevoli. Ogni cultura, ogni forma sociale esistente, utilizza delle modalità per “esorcizzare” il timore nei confronti di un evento come quello della morte, il quale, a differenza di altri aspetti dell’essere umano, è un qualcosa che la persona non è assolutamente in grado di prevedere e alla quale è impossibile sottrarsi. Un meccanismo mentale messo in atto dalla maggior parte delle persone, per evitare di dover fare i conti quotidianamente con il pensiero della morte, è quello di crearsi una sorta di “credenza” o “autoinganno”, che consente, mettendo “tra parentesi” le ansie e le angosce connesse al fatto di essere costantemente esposti al rischio di morire, di vivere il più serenamente possibile la quotidianità. Partendo dal presupposto che è assolutamente lecito aver paura della morte, visto che, come accennato in precedenza, rappresenta l’ignoto per eccellenza, potrebbe essere utile, “rieducarsi” al concetto di morte stessa. E’ preferibile, dunque, evitare di scacciare ad ogni costo la paura della morte, quanto piuttosto, iniziare a familiarizzare ed accettare la dimensione della propria “mortalità” e usare tale pensiero per indirizzare le proprie energie allo scopo di raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati di raggiungere, all’insegna del benessere fisico e mentale. Come recita un vecchio proverbio Sufi “la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio” Morte, non essere troppo orgogliosa, se anche qualcuno ti chiama terribile e possente Tu non lo sei affatto: perché quelli che pensi di travolgere in realtà non muoiono, povera morte, né puoi uccidere me. Se dal riposo e dal sonno, che sono tue immagini, deriva molto piacere, molto più dovrebbe derivarne da te, con cui proprio i nostri migliori se ne vanno, per primi, tu che riposi le loro ossa e ne liberi l’anima. Morte dov`è la Tua Vittoria? Reflection on Death. Who among us, at least once in their life, he has tried in the depths of his person suffering subtle and indefinable, but strong enough to cause him mortal anguish, not always clearly motivabile. An anguish so strong as to lead to look a little 'comfort, a drop of relief, because a lot of questions that emerge suddenly raging and relentless after being shelved for years, for decades, perhaps stifled by a thousand "things do "that surrounded him, and that at the time they seem satisfying and decisive for normal quiet life. Sparked this sudden fury may be external reasons, such as family bereavement or serious illness of loved ones or personal, painful divorces to deal with, the situation of the world constantly at war as a prelude to some troubling consequences, but even more problems job, fear of failure, lack of money, misunderstandings, injustice, or was restless and anxious for no good because, perhaps only because of an existential void so deep wish for death to avoid being forced to think about their own death, which advances. In those terrible moments but beneficial because they force us to come out of a kind of superficial torpor, come to the surface the fundamental questions of our existence which caused the greatest philosophers of Greek history, Socrates, Plato, Aristotle, to seek an answer: " Why I live? What meaning does my life if I exist today and gone tomorrow? What can I do with so many races, so much comfort or many efforts, so much money and so much poverty, so much of joy or so much suffer if then it all ends? "And we see that the years pass inexorable and that, as one toil with all your power, in the end no one can buy immortality on this earth that all men, even the super-powerful, billionaires, scientists, Einstein, the Rockefellers, the civil and religious authorities and the most illustrious fearsome, have been or still are, sooner or later destined to suffer the lapidary phrase that Manzoni synthesized in memory of the death of Napoleon: "EI FU!" It seemed that scientists had discovered the secret of immortality with the so-called "cloning", but in fact they themselves have had to admit that it's a failure because, even in the case of most human beings made from a single "sample", to put it simplistically (if that is possible because one thing is striking given the news from newspapers and different is the reality of bringing to fruition yet!) it was found that, while physical characteristics perfectly equal to those of the donor, in reality the brain keeps fully its autonomy, as it is unique, unrepeatable, absolutely different from all the others, even from her donor. Namely that this possible "produced by laboratory" that would one day achieve, is not at all a kind of endlessly prolonging the life of the donor, not only here on earth because all you get is always linked to the time flows, and therefore temporary, but also because this poor wretch cloned would still be destined to be a new creature, with new practical problems and existential, which is also no more than a hundred years like all mortals, and to come with a great starting handicap: the deprivation of the love of a father and a mother. "To God do not you!" You might say, mimicking some ironic "thumb his nose"! So far, while thanking the science for giving us a way to win many diseases, improving the quality of life with a certain physical well-being and with the extension of a few decades of life, the fact remains that human life on earth is precarious, temporary , transient, and that no scientific experiment, no matter how important and beneficial, has never managed to quench that thirst for eternity that dwells in the heart of every man, believer or non-believer, the one deep yearning for God, his Creator. It seems that they are also realizing the people of the show; singers, actors, directors, musicians and so on. the media have always presented as the model of perpetual happiness and unshakable obtained by dint of success, applause, money, power, sex, fans not to mention other means less legitimate or clean. But some of them occasionally shows its true face of suffering, and even of desperation before death, sometimes with public statements. And 'the case of the director Mario Monicelli committed suicide years ago because of "lack of meaning of life", as he himself said, since his career was over and he could not find the courage to face the ultimate decline of the whole self same, namely death trembling to be frightening. Who among us does not know that you fear? It is an emotional sensation that good or bad we certainly experienced in its various facets and with regard to various events or things. Whatever it may be in terms of sensation, it is never too late to start changing our attitude towards death. Usually this fear of death is an alarm which is activated in the face of risks from which escape or defend themselves, or in front of what seems at first sight strange, strange or unknown. In most cases, however, is the fear of fear that affects us the most, that is, the fear of reliving the threat of Transfer, it's real or symbolic. At this point it would be useful to ask: but how do you overcome this fear? Or rather to overcome the fear of fear, that of death? Winning this fear does not mean ignoring or even delete helpless surrender to it. Also take attitudes like "declaration of war" does not lead to any results. Rather, it is certainly advantageous arranged with a state of mind open and meet the fear of death on his own ground, toward and looking at her with less suspicion and more interest and curiosity. Understand and transform the fear of death itself. If we really want to overcome this fear, we must inevitably accept it as you would a guest annoying but necessary. Acceptance is the first step. This means admitting meanwhile have this fear, but also try to understand it, that does not mean trying to understand it with the mind, ie rationally. Understanding means to take it within us, giving to the fear of death itself can be, to exist. I feel the fear and do space inside me, so as to enable it to perform its function, but at the same time know to better understand who I am, because fear reveals aspects of us that often we are not aware. Every culture, every form existing social uses of ways to "exorcise" the fear against an event like that of death, which, unlike other aspects of the human being, is something that the person is not absolutely It can predict and which is impossible to escape. A mental mechanism put in place by most people, to avoid having to deal every day with the thought of death, is to create a kind of "belief" or "self-deception", which allows, putting "brackets" the worries and anxieties connected with being constantly exposed to the risk of dying, to live as serenely as possible everyday. I am assuming that it is absolutely wrong to be afraid of death, because, as mentioned earlier, is the ultimate unknown, could be useful, "re-educate" the concept of death itself. And 'therefore preferable to avoid at all costs to dispel the fear of death, but rather, begin to familiarize and accept the size of their "mortality" and use that thinking to direct their energies in order to achieve the goals that you it set out to achieve, of complete physical and mental. As goes the old proverb Sufi "fear looked in his face turns into courage" Death, do not be too proud, if someone calls you terrible and mighty You're not at all: for they think that overwhelm not really die, poor death, nor can kill me. If the rest and sleep, which are your photos, derives much pleasure, much more should ensue from you, with which our own best leave, first, you who rest their bones and they free the soul. Death dov`è Thy Victory? La reflexión sobre la muerte. ¿Quién de nosotros, por lo menos una vez en su vida, se ha tratado en las profundidades de su persona que sufre sutil e indefinible, pero lo suficientemente fuerte como para causar angustia mortal, motivabile no siempre con claridad. Una angustia tan fuerte como para dar lugar a un aspecto un poco "la comodidad, una gota de alivio, porque una gran cantidad de preguntas que emergen de repente furiosos e implacables después de haber sido dejado de lado por años, por décadas, tal vez sofocado por mil cosas" hacer "que lo rodeaba, y que en el momento en que parece satisfactorio y decisiva para la vida tranquila normal. Provocado esta furia repentina puede haber razones externas, como el duelo de la familia o enfermedad grave de sus seres queridos o, divorcios dolorosos personales para hacer frente a la situación del mundo constantemente en guerra como preludio a algunas consecuencias preocupantes, pero aún más problemas trabajo, miedo al fracaso, la falta de dinero, los malentendidos, la injusticia, o estaba inquieto y ansioso por ninguna buena porque, tal vez sólo a causa de un vacío existencial tan profundo deseo de muerte para evitar ser forzados a pensar en su propia muerte, que avances. En esos momentos terribles, pero beneficioso porque nos obligan a salir de una especie de sopor superficial, salir a la superficie a las preguntas fundamentales de nuestra existencia que causaron los más grandes filósofos de la historia griega, Sócrates, Platón, Aristóteles, que buscan una respuesta: " ¿Por qué vivo? ¿Qué sentido tiene mi vida si yo existo hoy y pasado mañana? ¿Qué puedo hacer yo con tantas razas, tanto la comodidad o muchos esfuerzos, tanto dinero y tanta pobreza, tanto de alegría o de tanto sufrir si luego todo termina? "Y vemos que los años pasan inexorables y que, como uno laboran con todo su poder, al final nadie puede comprar la inmortalidad en esta tierra que todos los hombres, incluso el super-poderoso, multimillonarios, los científicos, Einstein, los Rockefeller, las autoridades civiles y religiosas y el más ilustre temible, han sido o siguen siendo, tarde o temprano, destinado a sufrir la frase lapidaria que Manzoni sintetiza en memoria de la muerte de Napoleón: "EI FU" Parecía que los científicos habían descubierto el secreto de la inmortalidad con la llamada "clonación", pero en realidad ellos mismos han tenido que admitir que es un fracaso, ya que, incluso en el caso de la mayoría de los seres humanos hechos de una sola "muestra", por decirlo de manera simplista (si eso es posible porque una cosa que llama la atención dado las noticias de los periódicos y diferente es la realidad de llevar a buen término todavía!) se encontró que, mientras que las características físicas perfectamente iguales a los del donante, en realidad el cerebro mantiene plenamente su autonomía, ya que es único, irrepetible, absolutamente diferente de todos los demás, incluso de su donante. Es decir, que esto sea posible ", producido por el laboratorio" que permita lograr un día, no es en absoluto una especie de interminable prolongación de la vida del donante, no sólo aquí en la tierra, porque lo único que consigue siempre está relacionado con el tiempo fluye, por lo temporal, sino también porque este pobre desgraciado clonado todavía estaría destinado a ser una nueva criatura, con nuevos problemas prácticos y existencial, que también hay más de un centenar de años, como todos los mortales, y vienen con una gran la desventaja de partida: la privación del amor de un padre y una madre. "A Dios no lo haces tú!" Se podría decir, imitando un poco de "burlarse" irónico! Hasta el momento, al tiempo que agradeció la ciencia por darnos una manera de ganar muchas enfermedades, mejorar la calidad de vida con un cierto bienestar físico y con la extensión de unas pocas décadas de la vida, el hecho es que la vida humana en la tierra es precario, temporal , transitoria, y que ningún experimento científico, por muy importante y beneficioso, nunca ha logrado saciar esa sed de eternidad que habita en el corazón de cada hombre, creyente o no creyente, un profundo anhelo de Dios, su Creador. Parece que ellos también están dando cuenta de la gente de la feria; cantantes, actores, directores, músicos y así sucesivamente. los medios de comunicación siempre han presentado como el modelo de la felicidad perpetua e inquebrantable obtenido a fuerza de éxito, los aplausos, el dinero, el poder, el sexo, los fans por no hablar de otros medios menos legítimo o limpio. Pero algunos de ellos de vez en cuando muestra su verdadero rostro del sufrimiento, e incluso de desesperación antes de la muerte, a veces con declaraciones públicas. Y 'el caso del director Mario Monicelli cometido hace años suicidas debido a la "falta de sentido de la vida", como él mismo dijo, ya que su carrera había terminado y que no podía encontrar el coraje para enfrentarse a la última caída de todo el auto mismo, es decir, temblando de muerte es aterradora. ¿Quién de nosotros no sabe que temes? Es una sensación emocional que bueno o malo, ciertamente experimentado en sus diversas facetas y con respecto a diversos eventos o cosas. Sea lo que sea, en términos de sensación, nunca es demasiado tarde para empezar a cambiar nuestra actitud hacia la muerte. Por lo general, este miedo a la muerte es una alarma que se activa frente a los riesgos de la que escapan o se defienden, o en frente de lo que parece a primera vista extraño, extraño o desconocido. En la mayoría de casos, sin embargo, es el miedo al miedo que nos afecta a la mayoría, es decir, el temor de revivir la amenaza de la transferencia, es real o simbólica. En este punto, sería útil preguntar: pero ¿cómo superar este miedo? O más bien para superar el miedo al miedo, el de la muerte? Ganar este miedo no significa ignorar o incluso eliminar la rendición impotente para ello. También tomar actitudes como "declaración de guerra" no conduce a ningún resultado. Más bien, es ciertamente ventajoso arreglado con un estado de mente abierta y cumplir con el miedo a la muerte en su propio terreno, acercándose y mirándola con menos sospechas y más interés y curiosidad. Comprender y transformar el miedo a la muerte misma. Si realmente queremos superar este miedo, debemos inevitablemente aceptarlo como lo haría un cliente molesto pero necesario. La aceptación es el primer paso. Esto significa admitir su parte tienen este temor, sino también tratar de entenderlo, eso no significa tratar de entender con la mente, es decir, racionalmente. Entendimiento significa tomarlo dentro de nosotros, dando al miedo a la muerte en sí misma puede ser, de existir. Siento el miedo y hacer espacio en mi interior, a fin de que pueda desempeñar su función, pero al mismo tiempo sé para entender mejor quién soy, porque el temor revela aspectos de nosotros que a menudo no somos conscientes. Cada cultura, cada forma usos sociales de las formas existentes para "exorcizar" el temor ante un evento como el de la muerte, que, a diferencia de otros aspectos del ser humano, es algo que la persona no es absolutamente Se puede predecir y que es imposible escapar. Un mecanismo mental puesto en marcha por la mayoría de la gente, para evitar tener que lidiar todos los días con la idea de la muerte, es crear una especie de "creencia" o "autoengaño", que permite, poner "brackets" la preocupaciones y ansiedades relacionadas con estar constantemente expuesta al riesgo de morir, para vivir tan serenamente como sea posible todos los días. Estoy asumiendo que es absolutamente equivocado que tener miedo de la muerte, ya que, como se mencionó anteriormente, es el último desconocido, podría ser útil, "reeducar" el concepto de la muerte misma. Y ', por lo tanto preferible evitar a toda costa para disipar el miedo a la muerte, sino más bien, empezar a familiarizarse y aceptar el tamaño de su "mortalidad" y el uso que el pensamiento de dirigir sus energías con el fin de alcanzar los objetivos que que se había propuesto lograr, de completo bienestar físico y mental. Como reza el viejo proverbio sufí "miedo miró a la cara se convierte en coraje" Muerte, no seas demasiado orgulloso, si alguien le llama terrible y poderoso Tú no eres para nada, porque ellos piensan que abrumar en realidad no morir, pobre muerte, ni me puede matar. Si el descanso y el sueño, que son sus fotos, deriva tanto placer, mucho más debe derivarse de usted, con la que nuestro propio mejor licencia, primero, ustedes que descansar sus huesos y liberar el alma. Dov`è muerte tu victoria?

Riflessione sulla Morte. Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha provato nel più̀ intimo della sua persona una sofferenza sottile e indefinibile, ma così forte da causargli un’angoscia mortale, non sempre chiaramente motivabile. Un’angoscia così forte da indurre a cercare un po’ di conforto, una goccia di sollievo, un perché́ a tante domande che all’improvviso emergono impetuose e inarrestabili dopo essere state accantonate per anni, per decenni, forse soffocate dalle mille “cose da fare” che incalzano, e che sembrano al momento appaganti e risolutive per il normale quieto vivere. A scatenare questa furia improvvisa possono essere motivi esterni, quali lutti di famiglia, o gravi malattie personali o dei propri cari, dolorose separazioni coniugali da affrontare, la situazione del mondo sempre in guerra che prelude a conseguenze assai preoccupanti, ma ancor di più̀ problemi di lavoro, paura di insuccessi, mancanza di soldi, incomprensioni, ingiustizie subite, oppure si è irrequieti e angosciati senza un valido perché́, forse solo a motivo di un vuoto esistenziale così profondo da desiderare la morte per non essere costretti a pensare proprio alla morte che avanza. In quei momenti terribili ma benefici perché́ ci costringono ad uscire da una sorta di superficiale torpore, vengono a galla le domande fondamentali della nostra esistenza che hanno indotto i più̀ grandi filosofi della storia greca, Socrate, Platone, Aristotele, a cercarvi una risposta: “Perché vivo? Che senso ha la mia vita se oggi esisto e domani no? Che me ne faccio di tante corse, di tanto benessere o di tante fatiche, di tanti soldi o di tanta indigenza, di tanto gioire o di tanto penare se poi tutto finisce?” E vediamo che gli anni passano inesorabili e che, per quanto uno si affatichi con tutto il tuo potere, alla fine nessuno può̀ comperare l’immortalità̀ su questa terra perché́ tutti gli uomini, anche i super-potenti, i miliardari, gli scienziati, gli Einstein, i Rockefeller, le autorità̀ civili e religiose più̀ illustri e temibili, hanno già̀ subito o comunque sono prima o poi destinati a subire quella frase lapidaria che il Manzoni sintetizzò in memoria della morte di Napoleone: “EI FU!” Sembrava che gli scienziati avessero scoperto il segreto dell’immortalità̀ con la cosiddetta “clonazione”, ma in realtà̀ essi stessi hanno dovuto ammettere che è un fallimento perché́, anche nel caso di più̀ esseri umani ottenuti da un unico “campione”, per dirla semplicisticamente, (ammesso che ciò̀ sia possibile perché́ un conto è la notizia eclatante data dai giornali e diversa è la realtà̀ da portare ancora a compimento!) si è riscontrato che, pur ottenendo connotati fisici perfettamente uguali a quelli del donatore, in realtà̀ il cervello mantiene in toto la sua autonomia, in quanto è unico, irripetibile, assolutamente diverso da tutti gli altri, perfino dal suo donatore. Vale a dire che questo eventuale “prodotto da laboratorio” che si dovesse un giorno ottenere, non costituisce affatto una specie di prolungamento all’infinito della vita del donatore, non solo perché́ qui sulla terra tutto ciò̀ che si ottiene è sempre legato al tempo che scorre, e quindi provvisorio, ma anche perché́ questo povero disgraziato clonato sarebbe comunque destinato ad essere una nuova creatura, con nuovi problemi pratici ed esistenziali, anch’esso non oltre i cent’anni come per tutti i mortali, e per giunta con un grandissimo handicap di partenza: la privazione dell’amore di un padre e di una madre. “A Dio non la si fa!” verrebbe da dire, mimando qualche ironico “marameo”! Finora, pur ringraziando la scienza per averci dato modo di vincere molte malattie, migliorando la qualità̀ della vita con un certo benessere fisico e col prolungamento di qualche decennio di vita, resta sempre il fatto che la vita dell’uomo sulla terra è precaria, provvisoria, passeggera, e che nessun esperimento scientifico, per quanto importante e benefico, è mai riuscito ad appagare quella sete di eternità̀ che alberga nel cuore di ogni uomo, credente o non credente, quella profonda nostalgia di Dio, suo Creatore. Sembra che se ne stiano accorgendo anche quelle persone dello spettacolo; cantanti, attori, registi, musicisti ecc. che i media hanno sempre presentato come il modello della felicità perenne e incrollabile ottenuta a forza di successi, applausi, denaro, potere, sesso, fans per non parlare di altri mezzi meno leciti o puliti. Ma qualcuno di loro ogni tanto mostra il suo vero volto di sofferenza, anzi di disperazione davanti alla morte, talvolta con dichiarazioni pubbliche. E’ il caso del regista Mario Monicelli suicidatosi anni or sono proprio per “mancanza del senso del vivere”, come egli stesso ha dichiarato, dal momento che la sua carriera era ormai finita e non trovava il coraggio di affrontare il declino definitivo di tutto sé stesso, cioè̀ la morte un tremito da far paura. Chi di noi voi non conosce questa paura? È una Sensazione emozionale che bene o male abbiamo certamente sperimentato nelle sue varie sfaccettature e in relazione a diversi eventi o cose. Qualunque essa sia in quanto a Sensazione, non è mai troppo tardi per iniziare a cambiare l’atteggiamento che abbiamo nei confronti della Morte. Generalmente questa paura della morte è un allarme che scatta di fronte a rischi dai quali fuggire o difendersi, oppure davanti a ciò che ci sembra a prima vista estraneo, sconosciuto o Ignoto. Nella maggior parte dei casi però, è la paura della paura quella che ci condiziona maggiormente, ossia il timore di poter rivivere la minaccia del Trapasso, reale o simbolica che sia. A questo punto sarebbe utile chiederci: ma come si fa a vincere questa paura? O meglio a vincere la paura della paura, quello della morte? Vincere questa paura non vuol dire cancellarla ignorandola e neppure arrendersi impotenti ad essa. Anche assumere atteggiamenti del tipo “dichiarazione di guerra” non portano a nessun risultato. Piuttosto è certamente vantaggioso disporsi con uno stato d’animo aperto ed incontrare la paura della morte sul suo stesso terreno, avvicinandola e guardandola con meno diffidenza e più interesse e curiosità. Comprendere e trasformare la paura stessa della morte. Se desideriamo veramente superare questa paura, dobbiamo inevitabilmente accoglierla come si farebbe con un ospite fastidioso ma necessario. L’accettazione è il primo passo. Questo vuol dire ammettere intanto di avere questa paura, ma anche cercare di comprenderla, che non significa cercare di capirla con la mente, ossia razionalmente. Comprendere vuol dire prenderla dentro di noi, dando alla paura stessa della morte la possibilità di esserci, di esistere. Sento quella paura e le faccio spazio dentro di me, così da consentirle di svolgere la sua funzione, ma allo stesso tempo la conosco per capire meglio chi sono io, perché la paura rivela aspetti di noi di cui spesso non siamo consapevoli. Ogni cultura, ogni forma sociale esistente, utilizza delle modalità per “esorcizzare” il timore nei confronti di un evento come quello della morte, il quale, a differenza di altri aspetti dell’essere umano, è un qualcosa che la persona non è assolutamente in grado di prevedere e alla quale è impossibile sottrarsi. Un meccanismo mentale messo in atto dalla maggior parte delle persone, per evitare di dover fare i conti quotidianamente con il pensiero della morte, è quello di crearsi una sorta di “credenza” o “autoinganno”, che consente, mettendo “tra parentesi” le ansie e le angosce connesse al fatto di essere costantemente esposti al rischio di morire, di vivere il più serenamente possibile la quotidianità. Partendo dal presupposto che è assolutamente lecito aver paura della morte, visto che, come accennato in precedenza, rappresenta l’ignoto per eccellenza, potrebbe essere utile, “rieducarsi” al concetto di morte stessa. E’ preferibile, dunque, evitare di scacciare ad ogni costo la paura della morte, quanto piuttosto, iniziare a familiarizzare ed accettare la dimensione della propria “mortalità” e usare tale pensiero per indirizzare le proprie energie allo scopo di raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati di raggiungere, all’insegna del benessere fisico e mentale. Come recita un vecchio proverbio Sufi “la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio” Morte, non essere troppo orgogliosa, se anche qualcuno ti chiama terribile e possente Tu non lo sei affatto: perché quelli che pensi di travolgere in realtà non muoiono, povera morte, né puoi uccidere me. Se dal riposo e dal sonno, che sono tue immagini, deriva molto piacere, molto più dovrebbe derivarne da te, con cui proprio i nostri migliori se ne vanno, per primi, tu che riposi le loro ossa e ne liberi l’anima. Morte dov`è la Tua Vittoria? Reflection on Death. Who among us, at least once in their life, he has tried in the depths of his person suffering subtle and indefinable, but strong enough to cause him mortal anguish, not always clearly motivabile. An anguish so strong as to lead to look a little 'comfort, a drop of relief, because a lot of questions that emerge suddenly raging and relentless after being shelved for years, for decades, perhaps stifled by a thousand "things do "that surrounded him, and that at the time they seem satisfying and decisive for normal quiet life. Sparked this sudden fury may be external reasons, such as family bereavement or serious illness of loved ones or personal, painful divorces to deal with, the situation of the world constantly at war as a prelude to some troubling consequences, but even more problems job, fear of failure, lack of money, misunderstandings, injustice, or was restless and anxious for no good because, perhaps only because of an existential void so deep wish for death to avoid being forced to think about their own death, which advances. In those terrible moments but beneficial because they force us to come out of a kind of superficial torpor, come to the surface the fundamental questions of our existence which caused the greatest philosophers of Greek history, Socrates, Plato, Aristotle, to seek an answer: " Why I live? What meaning does my life if I exist today and gone tomorrow? What can I do with so many races, so much comfort or many efforts, so much money and so much poverty, so much of joy or so much suffer if then it all ends? "And we see that the years pass inexorable and that, as one toil with all your power, in the end no one can buy immortality on this earth that all men, even the super-powerful, billionaires, scientists, Einstein, the Rockefellers, the civil and religious authorities and the most illustrious fearsome, have been or still are, sooner or later destined to suffer the lapidary phrase that Manzoni synthesized in memory of the death of Napoleon: "EI FU!" It seemed that scientists had discovered the secret of immortality with the so-called "cloning", but in fact they themselves have had to admit that it's a failure because, even in the case of most human beings made from a single "sample", to put it simplistically (if that is possible because one thing is striking given the news from newspapers and different is the reality of bringing to fruition yet!) it was found that, while physical characteristics perfectly equal to those of the donor, in reality the brain keeps fully its autonomy, as it is unique, unrepeatable, absolutely different from all the others, even from her donor. Namely that this possible "produced by laboratory" that would one day achieve, is not at all a kind of endlessly prolonging the life of the donor, not only here on earth because all you get is always linked to the time flows, and therefore temporary, but also because this poor wretch cloned would still be destined to be a new creature, with new practical problems and existential, which is also no more than a hundred years like all mortals, and to come with a great starting handicap: the deprivation of the love of a father and a mother. "To God do not you!" You might say, mimicking some ironic "thumb his nose"! So far, while thanking the science for giving us a way to win many diseases, improving the quality of life with a certain physical well-being and with the extension of a few decades of life, the fact remains that human life on earth is precarious, temporary , transient, and that no scientific experiment, no matter how important and beneficial, has never managed to quench that thirst for eternity that dwells in the heart of every man, believer or non-believer, the one deep yearning for God, his Creator. It seems that they are also realizing the people of the show; singers, actors, directors, musicians and so on. the media have always presented as the model of perpetual happiness and unshakable obtained by dint of success, applause, money, power, sex, fans not to mention other means less legitimate or clean. But some of them occasionally shows its true face of suffering, and even of desperation before death, sometimes with public statements. And 'the case of the director Mario Monicelli committed suicide years ago because of "lack of meaning of life", as he himself said, since his career was over and he could not find the courage to face the ultimate decline of the whole self same, namely death trembling to be frightening. Who among us does not know that you fear? It is an emotional sensation that good or bad we certainly experienced in its various facets and with regard to various events or things. Whatever it may be in terms of sensation, it is never too late to start changing our attitude towards death. Usually this fear of death is an alarm which is activated in the face of risks from which escape or defend themselves, or in front of what seems at first sight strange, strange or unknown. In most cases, however, is the fear of fear that affects us the most, that is, the fear of reliving the threat of Transfer, it's real or symbolic. At this point it would be useful to ask: but how do you overcome this fear? Or rather to overcome the fear of fear, that of death? Winning this fear does not mean ignoring or even delete helpless surrender to it. Also take attitudes like "declaration of war" does not lead to any results. Rather, it is certainly advantageous arranged with a state of mind open and meet the fear of death on his own ground, toward and looking at her with less suspicion and more interest and curiosity. Understand and transform the fear of death itself. If we really want to overcome this fear, we must inevitably accept it as you would a guest annoying but necessary. Acceptance is the first step. This means admitting meanwhile have this fear, but also try to understand it, that does not mean trying to understand it with the mind, ie rationally. Understanding means to take it within us, giving to the fear of death itself can be, to exist. I feel the fear and do space inside me, so as to enable it to perform its function, but at the same time know to better understand who I am, because fear reveals aspects of us that often we are not aware. Every culture, every form existing social uses of ways to "exorcise" the fear against an event like that of death, which, unlike other aspects of the human being, is something that the person is not absolutely It can predict and which is impossible to escape. A mental mechanism put in place by most people, to avoid having to deal every day with the thought of death, is to create a kind of "belief" or "self-deception", which allows, putting "brackets" the worries and anxieties connected with being constantly exposed to the risk of dying, to live as serenely as possible everyday. I am assuming that it is absolutely wrong to be afraid of death, because, as mentioned earlier, is the ultimate unknown, could be useful, "re-educate" the concept of death itself. And 'therefore preferable to avoid at all costs to dispel the fear of death, but rather, begin to familiarize and accept the size of their "mortality" and use that thinking to direct their energies in order to achieve the goals that you it set out to achieve, of complete physical and mental. As goes the old proverb Sufi "fear looked in his face turns into courage" Death, do not be too proud, if someone calls you terrible and mighty You're not at all: for they think that overwhelm not really die, poor death, nor can kill me. If the rest and sleep, which are your photos, derives much pleasure, much more should ensue from you, with which our own best leave, first, you who rest their bones and they free the soul. Death dov`è Thy Victory? La reflexión sobre la muerte. ¿Quién de nosotros, por lo menos una vez en su vida, se ha tratado en las profundidades de su persona que sufre sutil e indefinible, pero lo suficientemente fuerte como para causar angustia mortal, motivabile no siempre con claridad. Una angustia tan fuerte como para dar lugar a un aspecto un poco "la comodidad, una gota de alivio, porque una gran cantidad de preguntas que emergen de repente furiosos e implacables después de haber sido dejado de lado por años, por décadas, tal vez sofocado por mil cosas" hacer "que lo rodeaba, y que en el momento en que parece satisfactorio y decisiva para la vida tranquila normal. Provocado esta furia repentina puede haber razones externas, como el duelo de la familia o enfermedad grave de sus seres queridos o, divorcios dolorosos personales para hacer frente a la situación del mundo constantemente en guerra como preludio a algunas consecuencias preocupantes, pero aún más problemas trabajo, miedo al fracaso, la falta de dinero, los malentendidos, la injusticia, o estaba inquieto y ansioso por ninguna buena porque, tal vez sólo a causa de un vacío existencial tan profundo deseo de muerte para evitar ser forzados a pensar en su propia muerte, que avances. En esos momentos terribles, pero beneficioso porque nos obligan a salir de una especie de sopor superficial, salir a la superficie a las preguntas fundamentales de nuestra existencia que causaron los más grandes filósofos de la historia griega, Sócrates, Platón, Aristóteles, que buscan una respuesta: " ¿Por qué vivo? ¿Qué sentido tiene mi vida si yo existo hoy y pasado mañana? ¿Qué puedo hacer yo con tantas razas, tanto la comodidad o muchos esfuerzos, tanto dinero y tanta pobreza, tanto de alegría o de tanto sufrir si luego todo termina? "Y vemos que los años pasan inexorables y que, como uno laboran con todo su poder, al final nadie puede comprar la inmortalidad en esta tierra que todos los hombres, incluso el super-poderoso, multimillonarios, los científicos, Einstein, los Rockefeller, las autoridades civiles y religiosas y el más ilustre temible, han sido o siguen siendo, tarde o temprano, destinado a sufrir la frase lapidaria que Manzoni sintetiza en memoria de la muerte de Napoleón: "EI FU" Parecía que los científicos habían descubierto el secreto de la inmortalidad con la llamada "clonación", pero en realidad ellos mismos han tenido que admitir que es un fracaso, ya que, incluso en el caso de la mayoría de los seres humanos hechos de una sola "muestra", por decirlo de manera simplista (si eso es posible porque una cosa que llama la atención dado las noticias de los periódicos y diferente es la realidad de llevar a buen término todavía!) se encontró que, mientras que las características físicas perfectamente iguales a los del donante, en realidad el cerebro mantiene plenamente su autonomía, ya que es único, irrepetible, absolutamente diferente de todos los demás, incluso de su donante. Es decir, que esto sea posible ", producido por el laboratorio" que permita lograr un día, no es en absoluto una especie de interminable prolongación de la vida del donante, no sólo aquí en la tierra, porque lo único que consigue siempre está relacionado con el tiempo fluye, por lo temporal, sino también porque este pobre desgraciado clonado todavía estaría destinado a ser una nueva criatura, con nuevos problemas prácticos y existencial, que también hay más de un centenar de años, como todos los mortales, y vienen con una gran la desventaja de partida: la privación del amor de un padre y una madre. "A Dios no lo haces tú!" Se podría decir, imitando un poco de "burlarse" irónico! Hasta el momento, al tiempo que agradeció la ciencia por darnos una manera de ganar muchas enfermedades, mejorar la calidad de vida con un cierto bienestar físico y con la extensión de unas pocas décadas de la vida, el hecho es que la vida humana en la tierra es precario, temporal , transitoria, y que ningún experimento científico, por muy importante y beneficioso, nunca ha logrado saciar esa sed de eternidad que habita en el corazón de cada hombre, creyente o no creyente, un profundo anhelo de Dios, su Creador. Parece que ellos también están dando cuenta de la gente de la feria; cantantes, actores, directores, músicos y así sucesivamente. los medios de comunicación siempre han presentado como el modelo de la felicidad perpetua e inquebrantable obtenido a fuerza de éxito, los aplausos, el dinero, el poder, el sexo, los fans por no hablar de otros medios menos legítimo o limpio. Pero algunos de ellos de vez en cuando muestra su verdadero rostro del sufrimiento, e incluso de desesperación antes de la muerte, a veces con declaraciones públicas. Y 'el caso del director Mario Monicelli cometido hace años suicidas debido a la "falta de sentido de la vida", como él mismo dijo, ya que su carrera había terminado y que no podía encontrar el coraje para enfrentarse a la última caída de todo el auto mismo, es decir, temblando de muerte es aterradora. ¿Quién de nosotros no sabe que temes? Es una sensación emocional que bueno o malo, ciertamente experimentado en sus diversas facetas y con respecto a diversos eventos o cosas. Sea lo que sea, en términos de sensación, nunca es demasiado tarde para empezar a cambiar nuestra actitud hacia la muerte. Por lo general, este miedo a la muerte es una alarma que se activa frente a los riesgos de la que escapan o se defienden, o en frente de lo que parece a primera vista extraño, extraño o desconocido. En la mayoría de casos, sin embargo, es el miedo al miedo que nos afecta a la mayoría, es decir, el temor de revivir la amenaza de la transferencia, es real o simbólica. En este punto, sería útil preguntar: pero ¿cómo superar este miedo? O más bien para superar el miedo al miedo, el de la muerte? Ganar este miedo no significa ignorar o incluso eliminar la rendición impotente para ello. También tomar actitudes como "declaración de guerra" no conduce a ningún resultado. Más bien, es ciertamente ventajoso arreglado con un estado de mente abierta y cumplir con el miedo a la muerte en su propio terreno, acercándose y mirándola con menos sospechas y más interés y curiosidad. Comprender y transformar el miedo a la muerte misma. Si realmente queremos superar este miedo, debemos inevitablemente aceptarlo como lo haría un cliente molesto pero necesario. La aceptación es el primer paso. Esto significa admitir su parte tienen este temor, sino también tratar de entenderlo, eso no significa tratar de entender con la mente, es decir, racionalmente. Entendimiento significa tomarlo dentro de nosotros, dando al miedo a la muerte en sí misma puede ser, de existir. Siento el miedo y hacer espacio en mi interior, a fin de que pueda desempeñar su función, pero al mismo tiempo sé para entender mejor quién soy, porque el temor revela aspectos de nosotros que a menudo no somos conscientes. Cada cultura, cada forma usos sociales de las formas existentes para "exorcizar" el temor ante un evento como el de la muerte, que, a diferencia de otros aspectos del ser humano, es algo que la persona no es absolutamente Se puede predecir y que es imposible escapar. Un mecanismo mental puesto en marcha por la mayoría de la gente, para evitar tener que lidiar todos los días con la idea de la muerte, es crear una especie de "creencia" o "autoengaño", que permite, poner "brackets" la preocupaciones y ansiedades relacionadas con estar constantemente expuesta al riesgo de morir, para vivir tan serenamente como sea posible todos los días. Estoy asumiendo que es absolutamente equivocado que tener miedo de la muerte, ya que, como se mencionó anteriormente, es el último desconocido, podría ser útil, "reeducar" el concepto de la muerte misma. Y ', por lo tanto preferible evitar a toda costa para disipar el miedo a la muerte, sino más bien, empezar a familiarizarse y aceptar el tamaño de su "mortalidad" y el uso que el pensamiento de dirigir sus energías con el fin de alcanzar los objetivos que que se había propuesto lograr, de completo bienestar físico y mental. Como reza el viejo proverbio sufí "miedo miró a la cara se convierte en coraje" Muerte, no seas demasiado orgulloso, si alguien le llama terrible y poderoso Tú no eres para nada, porque ellos piensan que abrumar en realidad no morir, pobre muerte, ni me puede matar. Si el descanso y el sueño, que son sus fotos, deriva tanto placer, mucho más debe derivarse de usted, con la que nuestro propio mejor licencia, primero, ustedes que descansar sus huesos y liberar el alma. Dov`è muerte tu victoria?

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