Ben-Essere: l’importanza dell’auto accettazione e dell’autocompassione. La

Pubblicato il da Tosca+Flavio Braga

Ben-Essere: l’importanza dell’auto accettazione e dell’autocompassione. La chiave di volta del tuo ben-Essere psicologico. Tu stesso, come chiunque altro nell’universo, meriti il tuo amore e il tuo affetto (Gautama Buddha). Da alcuni anni la psicologia pone particolare attenzione a un concetto molto importante per il benessere psicologico: l’auto accettazione. Ne parla approfonditamente Steven Hayes nel suo famoso libro Smetti di soffrire, inizia a vivere, nel quale insegna a vivere la propria vita in maniera ricca ed equilibrata, neutralizzando gli effetti negativi dei nostri pensieri. Si tratta di un libro di autoaiuto, pieno di esercizi pratici e chiare spiegazioni, che ti consiglio se vuoi iniziare ad adottare un atteggiamento radicalmente differente nei confronti del tuo disagio. Ma cos’è l’auto accettazione? Vale la pena sottolineare che si tratta di un concetto che, sebbene correlato, è ben distinto dall’autostima. Mentre infatti l’autostima si riferisce al giudizio di valore che diamo a noi stessi, l’auto accettazione si riferisce al grado in cui siamo capaci di accogliere tutte le parti di noi stessi (sia quelle positive che quelle meno positive) per come sono. Manca quindi il giudizio di valore caratteristico dell’autostima. Si tratta invece di un’accettazione incondizionata che porta a un’affermazione di noi stessi. Noi possiamo riconoscere i nostri punti deboli, i nostri limiti, le nostre paure, i nostri pensieri negativi, e al tempo stesso accettare questi aspetti per come sono, non consentendo ad essi di interferire con il nostro benessere. Molti di noi sono al contrario inclini a punire se stessi, ad auto criticarsi costantemente. Ciò non sorprende, dal momento che nella nostra società ci viene spesso insegnato che essere duri con noi stessi ci porta ad ottenere dei risultati, motivandoci e misurandoci contro gli altri. Nelle società occidentali l’autocritica eccessiva è ritenuta la chiave del successo. Ma le cose non stanno proprio così. La ricerca ha dimostrato, al contrario, che l’autocritica eccessiva può portare al calo dell’autostima, all’ansia e alla depressione, e che la felicità e il benessere personale sono strettamente legati alla capacità di auto accettarsi incondizionatamente. L’auto accettazione, infatti, incrementa la nostra energia interiore, la nostra capacità di affrontare gli ostacoli e di eccellere nel lavoro e nella vita sociale. Il linguaggio: un’arma a doppio taglio Uno degli aspetti sottolineati da Hayes nel suo libro è il ruolo del linguaggio interno, ovvero dei nostri pensieri, come fonte di sofferenza. Questo perché generalmente siamo abituati a trattare i problemi secondo la formula: “Se hai un problema, trova un modo per sbarazzartene”. Questa strategia è ottima per i problemi esterni a noi stessi: un problema sul lavoro, un problema di soldi, etc. Il punto critico è che spesso tendiamo ad applicare questa strategia anche ai nostri pensieri o alle nostre emozioni. Come? Provando a sbarazzarcene. Questo significa che nei momenti in cui viviamo un maggiore disagio psicologico, una maggiore ansia, un senso di abbattimento, e abbiamo una serie di pensieri negativi che ci condizionano, ci viene spontaneo cercare di sopprimere queste emozioni e questi pensieri, tentando di scacciarli via. Se anche tu ti ritrovi in questo atteggiamento, ho due notizie da darti: la prima è che questa strategia non solo non funziona, ma paradossalmente non fa altro che aumentare la sofferenza. La seconda è che c’è un modo più funzionale per smettere di soffrire. Come avrai intuito, questo modo migliore di affrontare il disagio è governato dalla parola “accettazione”. Andando nel pratico, significa che il mio pensiero “ho fatto una figuraccia” e magari la mia emozione di vergogna diventano un problema sempre più grande sia che io continui a rimuginarci su sia che tenti di scacciarli via. Tutto ciò si chiama evita mento esperienziale, il quale non fa altro che aumentare la mia sofferenza psicologica. L’evita mento esperienziale dimostra infatti che siamo fusi con i nostri pensieri. Vale a dire che sono molto invischiato nel pensiero “ho fatto una figuraccia”, come se quel pensiero rappresenti in pieno me e la mia persona. Tutte le persone hanno dei pensieri negativi, ma non tutte sviluppano anche ansia, depressione, sintomi psicosomatici, etc. Questo perché non sono i pensieri in sé a creare la sofferenza, ma l’atteggiamento che abbiamo nei loro confronti. Se siamo eccessivamente fusi con i nostri pensieri negativi, questi condizioneranno la nostra vita. Se al contrario li accettiamo per quello che sono, lasciandoli liberi di entrare e uscire nella nostra mente, essi cesseranno di avere il potere sulla qualità della nostra vita. Questo atteggiamento più positivo nei confronti dei nostri pensieri può essere riassunto nella formula: “guarda i tuoi pensieri, piuttosto che dai tuoi pensieri” In altre parole, avere dei pensieri è differente dall’adottare i propri pensieri. Sii compassionevole nei confronti di te stesso Un concetto strettamente legato a quello di auto accettazione è l’autocompassione. L’auto accettazione si raggiunge infatti nel momento in cui adottiamo un atteggiamento compassionevole nei confronti di noi stessi. La parola compassione ha un ruolo centrale nella tradizione buddhista, ma nella nostra cultura tendiamo ad associarla al termine “pietà”. Pietà e compassione, però, sono due emozioni distinte. Compassione deriva dal latino cum patior, ovvero “soffrire insieme a”, ed è un termine molto più vicino all’empatia che alla pietà. Essere compassionevoli nei confronti di qualcuno significa dare voce al suo dolore e al tempo stesso dargli la possibilità di viverlo senza farsi annientare. Per imboccare la strada dell’auto accettazione incondizionata, lo stesso atteggiamento compassionevole dovrebbe essere rivolto verso noi stessi. Questo atteggiamento apre la strada a una migliore accettazione della nostra vita emotiva e ci allontana da reazioni ansiose o depressive. Una ricerca del 2008 pubblicata sulla rivista Psiconeuroendocrinologia ha dimostrato inoltre che i soggetti con un atteggiamento maggiormente auto compassionevole presentano minori livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nel loro corpo. Questo studio sottolinea, ancora una volta, la grande influenza della nostra vita psicologica sul nostro corpo. Ma cosa significa nel concreto essere auto compassionevoli? L’autocompassione è: essere gentili con noi stessi, comprendendo quando stiamo soffrendo per qualcosa; prendere consapevolezza che i nostri errori, le nostre perdite, i nostri fallimenti, il nostro sentirci rifiutati, ci caratterizzano come esseri umani, essendo esperienze comuni a tutti; vivere i nostri momenti di sofferenza con una consapevolezza bilanciata, senza né esagerare né minimizzare i problemi o gli stati di sofferenza. Questo processo, molto importante, si chiama mindfullness, e deriva direttamente dalla tradizione buddhista. Vediamo ora cosa NON È l’autocompassione: Non è autocommiserazione. Autocommiserarsi significa immergersi nei propri problemi dimenticando di non essere gli unici a provare dolore o ad avere difficoltà. Essere compassionevoli con noi stessi significa al contrario vedere le cose esattamente per come sono, osservando il proprio dolore o i propri problemi in prospettiva; Non è autoindulgenza. Provare compassione per se stessi non significa fuggire dalle responsabilità o essere pigri. “Oggi sto male, quindi per essere gentile con me stesso mangerò una coppa di gelato e guarderò tutto il giorno la TV”: questa è auto-indulgenza, ed è piuttosto differente dall’auto-compassione. Essere compassionevoli con noi stessi significa alleviare la sofferenza, cercando di essere felici e in salute nel lungo termine. Fare semplicemente un’attività piacevole talvolta può minare il benessere (ad esempio mangiando eccessivamente, assumendo droghe o fumando), mentre essere auto-compassionevoli promuove il cambiamento positivo, osservandoci senza paura e senza condanna. Smetti-di-soffrire-inizia-a-vivere Tra i libri di autoaiuto, questo di Hayes è sicuramente un valido strumento, sia per gli esercizi proposti che per la scrittura molto semplice e scorrevole. Acquisire un atteggiamento auto accettante non è una meta immediata. Occorre gradualmente liberarsi dalle proprie abituali modalità di relazionarsi alla propria vita mentale e adottare un modo di osservarsi radicalmente differente. Si tratta però di un lavoro sulla propria persona che tornerà utile in tutte i momenti di crisi e difficoltà, aiutandoci a vivere la vita in maniera più piena e ad affrontare i problemi in maniera più efficace. Well-Being: the importance of self acceptance and dell'autocompassione. The keystone of your psychological well-being. I, like everyone else in the universe, deserve your love and your affection (Gautama Buddha). For several years the psychology pays particular attention to a very important concept for the psychological well-being: self acceptance. Steven Hayes speaks extensively in his famous book Stop suffering, he begins to live, which teaches how to live their lives in a rich and balanced, neutralizing the negative effects of our thoughts. It is a self-help book, full of practical exercises, clear explanations, which I recommend if you want to start to adopt a radically different attitude towards your discomfort. But what is self-acceptance? It is worth emphasizing that it is a concept that, although related, are distinct dall'autostima. Indeed, while the self-esteem refers to the value judgment that we give to ourselves, self acceptance refers to the degree to which we are able to accept all the parts of ourselves (both positive and less positive) as they are. Missing then the value judgment characteristic esteem. Instead, it is an unconditional acceptance that leads to an affirmation of ourselves. We can recognize our weaknesses, our limitations, our fears, our negative thoughts, and at the same time accept these aspects as they are, not allowing them to interfere with our well-being. Many of us are otherwise inclined to punish themselves, to self criticize constantly. This is not surprising, because in our society we are often taught to be hard on ourselves brings us to achieve results, motivating and measuring ourselves against others. In Western societies, the excessive self-criticism is considered the key to success. But things are not so. Research has shown, on the contrary, that the excessive self-criticism can lead to the decline of self-esteem, anxiety and depression, and that happiness and well-being are closely linked to the ability to self-acceptance unconditionally. The self acceptance, in fact, increases our inner energy, our ability to deal with obstacles and excel in work and social life. Language: a double edged sword One of the issues highlighted by Hayes in his book is the role of inner speech, or of our thoughts, as a source of suffering. This is because generally we are used to treat problems with the formula: "If you have a problem, find a way to get rid of it." This strategy is great for problems external to ourselves: a problem at work, a problem of money, etc. The critical point is that often we tend to apply this strategy even in our thoughts or our emotions. As? Trying to get rid of it. This means that in times in which we live a greater psychological distress, increased anxiety, a feeling of dejection, and we have a series of negative thoughts that influence us, it is natural to try to suppress these emotions and thoughts, trying to drive them away. If you find yourself in this attitude, I have two news for you: the first is that this strategy not only does not work, but paradoxically does nothing but increase the suffering. The second is that there is a more functional way to stop suffering. As you may have guessed, the best way to deal with the discomfort is governed by the word "acceptance". Going into practice, it means that my thinking "I made a fool" and maybe my emotion of shame become an increasing problem is that I continue to mull over whether to attempt to drive them away. This is called avoids chin experiential, which does nothing but increase my psychological suffering. The avoids chin experiential shows that we merged with our thoughts. That is to say that they are very entangled in the thought "I made a fool of," as if that thought represents full me and my person. All people have negative thoughts, but not all also develop anxiety, depression, psychosomatic symptoms, etc. This is because there are thoughts in themselves to create suffering, but our attitude towards them. If we are excessively fused with our negative thoughts, they will affect our lives. If, however, we accept them for who they are, leaving them free to come and go in our minds, they will cease to have the power on the quality of our lives. This more positive attitude towards our thoughts can be summed up in the formula: "Watch your thoughts, rather than from your thoughts" In other words, having the thoughts is different from adopting their own thoughts. Be compassionate to yourself A concept closely linked to that of self-acceptance is self-pity. Self acceptance is reached it when we adopt a compassionate attitude towards ourselves. The word compassion has a central role in the Buddhist tradition, but in our culture we tend to associate it with the term "mercy". Mercy and compassion, however, are two distinct emotions. Compassion comes from the Latin cum patior or "suffer with", and is a term much closer to empathy that godliness. Be compassionate toward someone means to give voice to her grief and at the same time give him the chance to live without being annihilate. To take the road of self unconditional acceptance, the same attitude should be compassionate toward ourselves. This attitude opens the way for a better acceptance of our emotional life and takes us away from anxiety reactions or depression. A study published in 2008 in the journal Psychoneuroendocrinology also showed that subjects with an attitude more self compassionate have lower levels of cortisol (stress hormone) in their body. This study points out, once again, the great influence of our psychological life on our body. But what does it mean in practical car be compassionate? The self-pity is: be gentle with ourselves, understanding when we are suffering for something; be aware that our errors, our losses, our failures, our feeling rejected, characterize us as human beings, as experiences common to all; living our moments of suffering with an awareness balanced, with neither exaggerate nor minimize problems or states of suffering. This process, very important, is called mindfullness, and derives directly from the Buddhist tradition. Let's see what IS NOT self-pity: It is not self-pity. Self-pity is to immerse yourself in their problems forgetting to not be the only ones to feel pain or to have difficulty. Be compassionate with ourselves means the contrary see things exactly as they are, watching your pain or your own problems in perspective; It is not self-indulgence. Feel sorry for yourself does not mean escape from responsibilities or be lazy. "Today I'm wrong, so be gentle with myself eat a bowl of ice cream and will watch all day on TV": this is self-indulgence, and is quite different from self-pity. Be compassionate with ourselves means to alleviate suffering, trying to be happy and healthy in the long term. Simply do an enjoyable activity can sometimes undermine the well-being (such as eating too much, taking drugs or smoking), while being self-compassionate promotes positive change, observing without fear or condemnation. Stop-to-suffer-starts-to-live Among the self-help books, this Hayes is certainly a valuable tool, both for the exercises proposed that for writing very simple and smooth. Acquiring a car accepting attitude is not a immediate goal. It should gradually free themselves from their habitual ways of relating to their mental life and adopt a radically different way of observing. But this is a job on their person that will be useful in all the moments of crisis and difficulty, helping us to live life more fully and to address the problems more effectively. Bienestar: la importancia de la auto aceptación y dell'autocompassione. La clave de su bienestar psicológico. Yo, como todos los demás en el universo, merezco tu amor y tu cariño (Gautama Buda). Desde hace varios años la psicología presta especial atención a un concepto muy importante para el bienestar psicológico: auto aceptación. Steven Hayes habla extensamente en su famoso libro Detener el sufrimiento, comienza a vivir, que enseña cómo vivir sus vidas de una rica y equilibrada, neutralizar los efectos negativos de nuestros pensamientos. Es un libro de autoayuda, lleno de ejercicios prácticos, explicaciones claras, que recomiendo que si quieres empezar a adoptar una actitud radicalmente diferente hacia su malestar. Pero, ¿qué es la auto-aceptación? Vale la pena subrayar que se trata de un concepto que, aunque relacionados, son distintos dall'autostima. En efecto, mientras que la autoestima se refiere al juicio de valor que le damos a nosotros mismos, auto-aceptación se refiere al grado en que somos capaces de aceptar todas las partes de nosotros mismos (tanto positivos y menos positivos) como son. Falta entonces el juicio de valor propio característico. En cambio, es una aceptación incondicional que conduce a una afirmación de nosotros mismos. Podemos reconocer nuestras debilidades, nuestras limitaciones, nuestros miedos, nuestros pensamientos negativos, y al mismo tiempo aceptamos estos aspectos como son, no permitiendo que interfieren con nuestro bienestar. Muchos de nosotros somos lo contrario inclinados a castigar a sí mismos, a la libre critican constantemente. Esto no es sorprendente, ya que en nuestra sociedad a menudo se nos enseña a ser duros con nosotros mismos nos lleva a lograr resultados, motivar y medir a nosotros mismos en contra de otros. En las sociedades occidentales, la autocrítica excesiva se considera la clave del éxito. Pero las cosas no son así. La investigación ha demostrado, por el contrario, que la autocrítica excesiva puede conducir a la disminución de la autoestima, la ansiedad y la depresión, y que la felicidad y el bienestar están estrechamente vinculados a la capacidad de auto-aceptación incondicional. La aceptación de uno mismo, de hecho, aumenta nuestra energía interior, nuestra capacidad para hacer frente a los obstáculos y sobresalir en el trabajo y la vida social. Idioma: un arma de doble filo Una de las cuestiones destacadas por Hayes en su libro es el papel del lenguaje interiorizado, o de nuestros pensamientos, como una fuente de sufrimiento. Esto se debe a que en general estamos acostumbrados a tratar problemas con la fórmula: "Si usted tiene un problema, encontrar una manera de deshacerse de él." Esta estrategia es ideal para los problemas externos a nosotros mismos: un problema en el trabajo, un problema de dinero, etc. El punto crítico es que a menudo tendemos a aplicar esta estrategia, incluso en nuestros pensamientos o emociones. ¿Cómo? Tratando de deshacerse de él. Esto significa que en los tiempos en los que vivimos una mayor angustia psicológica, aumento de la ansiedad, una sensación de abatimiento, y tenemos una serie de pensamientos negativos que nos influyen, es natural para tratar de suprimir estas emociones y pensamientos, tratando de ahuyentarlos. Si usted se encuentra en esta actitud, tengo dos noticias para usted: la primera es que esta estrategia no sólo no funciona, pero paradójicamente no hace más que aumentar el sufrimiento. El segundo es que hay una manera más funcional para dejar de sufrir. Como habrás adivinado, la mejor manera de lidiar con el malestar se rige por la palabra "aceptación". Al entrar en la práctica, significa que mi pensamiento "Hice un tonto", y tal vez mi emoción de vergüenza se convierta en un problema cada vez mayor es que yo sigo para reflexionar sobre si se debe tratar de ahuyentarlos. Esto se llama evita experiencial barbilla, que no hace más que aumentar mi sufrimiento psicológico. La experiencia muestra que evita la barbilla nos fusionamos con nuestros pensamientos. Esto quiere decir que están muy enredados en el pensamiento "Hice el ridículo", como si ese pensamiento representa plena mí y mi persona. Todas las personas tienen pensamientos negativos, pero no todos desarrollan también la ansiedad, la depresión, síntomas psicosomáticos, etc. Esto es porque hay pensamientos en sí mismos para crear sufrimiento, pero nuestra actitud hacia ellos. Si estamos demasiado fusionado con nuestros pensamientos negativos, que afectan nuestras vidas. Sin embargo, si los aceptamos por lo que son, lo que les deja libertad para entrar y salir en nuestras mentes, dejarán de tener el poder sobre la calidad de nuestras vidas. Esta actitud más positiva hacia nuestros pensamientos se puede resumir en la fórmula: "Cuida tus pensamientos, más que de sus pensamientos" En otras palabras, tener los pensamientos es diferente de la adopción de sus propios pensamientos. Sea compasivo con usted mismo Un concepto estrechamente ligada a la de la auto-aceptación es la autocompasión. Auto de aceptación se alcanza cuando adoptamos una actitud compasiva hacia nosotros mismos. La palabra compasión tiene un papel central en la tradición budista, pero en nuestra cultura tendemos a asociarlo con el término "misericordia". La misericordia y la compasión, sin embargo, son dos emociones distintas. La compasión viene del latín cum patior o "sufrir con", y es un término mucho más cercano a la empatía que la piedad. Sé compasivo hacia alguien significa darle voz a su dolor y al mismo tiempo le dará la oportunidad de vivir sin ser aniquilan. Para tomar el camino de la auto aceptación incondicional, la misma actitud debe ser compasivos con nosotros mismos. Esta actitud se abre el camino para una mejor aceptación de nuestra vida emocional y nos aleja de las reacciones de ansiedad o depresión. Un estudio publicado en 2008 en la revista Psychoneuroendocrinology también mostró que los sujetos con una actitud más auto compasiva tienen niveles más bajos de cortisol (hormona del estrés) en su cuerpo. Este estudio señala, una vez más, la gran influencia de nuestra vida psicológica en nuestro cuerpo. Pero, ¿qué significa en coche práctico ser compasivo? La autocompasión es: ser amables con nosotros mismos, la comprensión cuando estamos sufriendo por algo; ser conscientes de que nuestros errores, nuestras pérdidas, nuestros fracasos, nuestra sensación rechazado, nos caracterizan como seres humanos, como las experiencias comunes a todos; vivir nuestros momentos de sufrimiento con una conciencia equilibrada, con ni exagerar ni minimizar los problemas o estados de sufrimiento. Este proceso, muy importante, se llama mindfullness, y deriva directamente de la tradición budista. Vamos a ver lo que no es autocompasión: No es la autocompasión. La autocompasión es sumergirse en sus problemas olvidar a no ser los únicos a sentir dolor o tener dificultad. Sean compasivos con nosotros mismos significa el contrario ver las cosas exactamente como son, viendo su dolor o de sus propios problemas en perspectiva; No es auto-indulgencia. Siente lástima por ti mismo no significa escapar de las responsabilidades o ser perezoso. "Hoy estoy equivocado, por lo que ser amable conmigo mismo comer un tazón de helado, y te guardaré todo el día en la tele": se trata de auto-indulgencia, y es muy diferente de la autocompasión. Sean compasivos con nosotros mismos medios para aliviar el sufrimiento, tratando de ser feliz y saludable en el largo plazo. Basta con hacer una actividad agradable a veces puede socavar el bienestar (tales como comer demasiado, el consumo de drogas o de fumar), sin dejar de ser auto-compasión promueve un cambio positivo, observando sin miedo ni condena. Stop-a-sufrir-comienza a vivir Entre los libros de autoayuda, este Hayes es sin duda una herramienta valiosa, tanto para los ejercicios propuso que para escribir muy simple y suave. La adquisición de un automóvil aceptar actitud no es un objetivo inmediato. Debe liberarse gradualmente de sus formas habituales de relacionarse con su vida mental y adoptar una forma radicalmente diferente de observar. Pero este es un trabajo en su persona que será útil en todos los momentos de crisis y dificultad, que nos ayuda a vivir una vida más plena y abordar los problemas de manera más eficaz.
Ben-Essere: l’importanza dell’auto accettazione e dell’autocompassione. La chiave di volta del tuo ben-Essere psicologico. Tu stesso, come chiunque altro nell’universo, meriti il tuo amore e il tuo affetto (Gautama Buddha). Da alcuni anni la psicologia pone particolare attenzione a un concetto molto importante per il benessere psicologico: l’auto accettazione. Ne parla approfonditamente Steven Hayes nel suo famoso libro Smetti di soffrire, inizia a vivere, nel quale insegna a vivere la propria vita in maniera ricca ed equilibrata, neutralizzando gli effetti negativi dei nostri pensieri. Si tratta di un libro di autoaiuto, pieno di esercizi pratici e chiare spiegazioni, che ti consiglio se vuoi iniziare ad adottare un atteggiamento radicalmente differente nei confronti del tuo disagio. Ma cos’è l’auto accettazione? Vale la pena sottolineare che si tratta di un concetto che, sebbene correlato, è ben distinto dall’autostima. Mentre infatti l’autostima si riferisce al giudizio di valore che diamo a noi stessi, l’auto accettazione si riferisce al grado in cui siamo capaci di accogliere tutte le parti di noi stessi (sia quelle positive che quelle meno positive) per come sono. Manca quindi il giudizio di valore caratteristico dell’autostima. Si tratta invece di un’accettazione incondizionata che porta a un’affermazione di noi stessi. Noi possiamo riconoscere i nostri punti deboli, i nostri limiti, le nostre paure, i nostri pensieri negativi, e al tempo stesso accettare questi aspetti per come sono, non consentendo ad essi di interferire con il nostro benessere. Molti di noi sono al contrario inclini a punire se stessi, ad auto criticarsi costantemente. Ciò non sorprende, dal momento che nella nostra società ci viene spesso insegnato che essere duri con noi stessi ci porta ad ottenere dei risultati, motivandoci e misurandoci contro gli altri. Nelle società occidentali l’autocritica eccessiva è ritenuta la chiave del successo. Ma le cose non stanno proprio così. La ricerca ha dimostrato, al contrario, che l’autocritica eccessiva può portare al calo dell’autostima, all’ansia e alla depressione, e che la felicità e il benessere personale sono strettamente legati alla capacità di auto accettarsi incondizionatamente. L’auto accettazione, infatti, incrementa la nostra energia interiore, la nostra capacità di affrontare gli ostacoli e di eccellere nel lavoro e nella vita sociale. Il linguaggio: un’arma a doppio taglio Uno degli aspetti sottolineati da Hayes nel suo libro è il ruolo del linguaggio interno, ovvero dei nostri pensieri, come fonte di sofferenza. Questo perché generalmente siamo abituati a trattare i problemi secondo la formula: “Se hai un problema, trova un modo per sbarazzartene”. Questa strategia è ottima per i problemi esterni a noi stessi: un problema sul lavoro, un problema di soldi, etc. Il punto critico è che spesso tendiamo ad applicare questa strategia anche ai nostri pensieri o alle nostre emozioni. Come? Provando a sbarazzarcene. Questo significa che nei momenti in cui viviamo un maggiore disagio psicologico, una maggiore ansia, un senso di abbattimento, e abbiamo una serie di pensieri negativi che ci condizionano, ci viene spontaneo cercare di sopprimere queste emozioni e questi pensieri, tentando di scacciarli via. Se anche tu ti ritrovi in questo atteggiamento, ho due notizie da darti: la prima è che questa strategia non solo non funziona, ma paradossalmente non fa altro che aumentare la sofferenza. La seconda è che c’è un modo più funzionale per smettere di soffrire. Come avrai intuito, questo modo migliore di affrontare il disagio è governato dalla parola “accettazione”. Andando nel pratico, significa che il mio pensiero “ho fatto una figuraccia” e magari la mia emozione di vergogna diventano un problema sempre più grande sia che io continui a rimuginarci su sia che tenti di scacciarli via. Tutto ciò si chiama evita mento esperienziale, il quale non fa altro che aumentare la mia sofferenza psicologica. L’evita mento esperienziale dimostra infatti che siamo fusi con i nostri pensieri. Vale a dire che sono molto invischiato nel pensiero “ho fatto una figuraccia”, come se quel pensiero rappresenti in pieno me e la mia persona. Tutte le persone hanno dei pensieri negativi, ma non tutte sviluppano anche ansia, depressione, sintomi psicosomatici, etc. Questo perché non sono i pensieri in sé a creare la sofferenza, ma l’atteggiamento che abbiamo nei loro confronti. Se siamo eccessivamente fusi con i nostri pensieri negativi, questi condizioneranno la nostra vita. Se al contrario li accettiamo per quello che sono, lasciandoli liberi di entrare e uscire nella nostra mente, essi cesseranno di avere il potere sulla qualità della nostra vita. Questo atteggiamento più positivo nei confronti dei nostri pensieri può essere riassunto nella formula: “guarda i tuoi pensieri, piuttosto che dai tuoi pensieri” In altre parole, avere dei pensieri è differente dall’adottare i propri pensieri. Sii compassionevole nei confronti di te stesso Un concetto strettamente legato a quello di auto accettazione è l’autocompassione. L’auto accettazione si raggiunge infatti nel momento in cui adottiamo un atteggiamento compassionevole nei confronti di noi stessi. La parola compassione ha un ruolo centrale nella tradizione buddhista, ma nella nostra cultura tendiamo ad associarla al termine “pietà”. Pietà e compassione, però, sono due emozioni distinte. Compassione deriva dal latino cum patior, ovvero “soffrire insieme a”, ed è un termine molto più vicino all’empatia che alla pietà. Essere compassionevoli nei confronti di qualcuno significa dare voce al suo dolore e al tempo stesso dargli la possibilità di viverlo senza farsi annientare. Per imboccare la strada dell’auto accettazione incondizionata, lo stesso atteggiamento compassionevole dovrebbe essere rivolto verso noi stessi. Questo atteggiamento apre la strada a una migliore accettazione della nostra vita emotiva e ci allontana da reazioni ansiose o depressive. Una ricerca del 2008 pubblicata sulla rivista Psiconeuroendocrinologia ha dimostrato inoltre che i soggetti con un atteggiamento maggiormente auto compassionevole presentano minori livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nel loro corpo. Questo studio sottolinea, ancora una volta, la grande influenza della nostra vita psicologica sul nostro corpo. Ma cosa significa nel concreto essere auto compassionevoli? L’autocompassione è: essere gentili con noi stessi, comprendendo quando stiamo soffrendo per qualcosa; prendere consapevolezza che i nostri errori, le nostre perdite, i nostri fallimenti, il nostro sentirci rifiutati, ci caratterizzano come esseri umani, essendo esperienze comuni a tutti; vivere i nostri momenti di sofferenza con una consapevolezza bilanciata, senza né esagerare né minimizzare i problemi o gli stati di sofferenza. Questo processo, molto importante, si chiama mindfullness, e deriva direttamente dalla tradizione buddhista. Vediamo ora cosa NON È l’autocompassione: Non è autocommiserazione. Autocommiserarsi significa immergersi nei propri problemi dimenticando di non essere gli unici a provare dolore o ad avere difficoltà. Essere compassionevoli con noi stessi significa al contrario vedere le cose esattamente per come sono, osservando il proprio dolore o i propri problemi in prospettiva; Non è autoindulgenza. Provare compassione per se stessi non significa fuggire dalle responsabilità o essere pigri. “Oggi sto male, quindi per essere gentile con me stesso mangerò una coppa di gelato e guarderò tutto il giorno la TV”: questa è auto-indulgenza, ed è piuttosto differente dall’auto-compassione. Essere compassionevoli con noi stessi significa alleviare la sofferenza, cercando di essere felici e in salute nel lungo termine. Fare semplicemente un’attività piacevole talvolta può minare il benessere (ad esempio mangiando eccessivamente, assumendo droghe o fumando), mentre essere auto-compassionevoli promuove il cambiamento positivo, osservandoci senza paura e senza condanna. Smetti-di-soffrire-inizia-a-vivere Tra i libri di autoaiuto, questo di Hayes è sicuramente un valido strumento, sia per gli esercizi proposti che per la scrittura molto semplice e scorrevole. Acquisire un atteggiamento auto accettante non è una meta immediata. Occorre gradualmente liberarsi dalle proprie abituali modalità di relazionarsi alla propria vita mentale e adottare un modo di osservarsi radicalmente differente. Si tratta però di un lavoro sulla propria persona che tornerà utile in tutte i momenti di crisi e difficoltà, aiutandoci a vivere la vita in maniera più piena e ad affrontare i problemi in maniera più efficace. Well-Being: the importance of self acceptance and dell'autocompassione. The keystone of your psychological well-being. I, like everyone else in the universe, deserve your love and your affection (Gautama Buddha). For several years the psychology pays particular attention to a very important concept for the psychological well-being: self acceptance. Steven Hayes speaks extensively in his famous book Stop suffering, he begins to live, which teaches how to live their lives in a rich and balanced, neutralizing the negative effects of our thoughts. It is a self-help book, full of practical exercises, clear explanations, which I recommend if you want to start to adopt a radically different attitude towards your discomfort. But what is self-acceptance? It is worth emphasizing that it is a concept that, although related, are distinct dall'autostima. Indeed, while the self-esteem refers to the value judgment that we give to ourselves, self acceptance refers to the degree to which we are able to accept all the parts of ourselves (both positive and less positive) as they are. Missing then the value judgment characteristic esteem. Instead, it is an unconditional acceptance that leads to an affirmation of ourselves. We can recognize our weaknesses, our limitations, our fears, our negative thoughts, and at the same time accept these aspects as they are, not allowing them to interfere with our well-being. Many of us are otherwise inclined to punish themselves, to self criticize constantly. This is not surprising, because in our society we are often taught to be hard on ourselves brings us to achieve results, motivating and measuring ourselves against others. In Western societies, the excessive self-criticism is considered the key to success. But things are not so. Research has shown, on the contrary, that the excessive self-criticism can lead to the decline of self-esteem, anxiety and depression, and that happiness and well-being are closely linked to the ability to self-acceptance unconditionally. The self acceptance, in fact, increases our inner energy, our ability to deal with obstacles and excel in work and social life. Language: a double edged sword One of the issues highlighted by Hayes in his book is the role of inner speech, or of our thoughts, as a source of suffering. This is because generally we are used to treat problems with the formula: "If you have a problem, find a way to get rid of it." This strategy is great for problems external to ourselves: a problem at work, a problem of money, etc. The critical point is that often we tend to apply this strategy even in our thoughts or our emotions. As? Trying to get rid of it. This means that in times in which we live a greater psychological distress, increased anxiety, a feeling of dejection, and we have a series of negative thoughts that influence us, it is natural to try to suppress these emotions and thoughts, trying to drive them away. If you find yourself in this attitude, I have two news for you: the first is that this strategy not only does not work, but paradoxically does nothing but increase the suffering. The second is that there is a more functional way to stop suffering. As you may have guessed, the best way to deal with the discomfort is governed by the word "acceptance". Going into practice, it means that my thinking "I made a fool" and maybe my emotion of shame become an increasing problem is that I continue to mull over whether to attempt to drive them away. This is called avoids chin experiential, which does nothing but increase my psychological suffering. The avoids chin experiential shows that we merged with our thoughts. That is to say that they are very entangled in the thought "I made a fool of," as if that thought represents full me and my person. All people have negative thoughts, but not all also develop anxiety, depression, psychosomatic symptoms, etc. This is because there are thoughts in themselves to create suffering, but our attitude towards them. If we are excessively fused with our negative thoughts, they will affect our lives. If, however, we accept them for who they are, leaving them free to come and go in our minds, they will cease to have the power on the quality of our lives. This more positive attitude towards our thoughts can be summed up in the formula: "Watch your thoughts, rather than from your thoughts" In other words, having the thoughts is different from adopting their own thoughts. Be compassionate to yourself A concept closely linked to that of self-acceptance is self-pity. Self acceptance is reached it when we adopt a compassionate attitude towards ourselves. The word compassion has a central role in the Buddhist tradition, but in our culture we tend to associate it with the term "mercy". Mercy and compassion, however, are two distinct emotions. Compassion comes from the Latin cum patior or "suffer with", and is a term much closer to empathy that godliness. Be compassionate toward someone means to give voice to her grief and at the same time give him the chance to live without being annihilate. To take the road of self unconditional acceptance, the same attitude should be compassionate toward ourselves. This attitude opens the way for a better acceptance of our emotional life and takes us away from anxiety reactions or depression. A study published in 2008 in the journal Psychoneuroendocrinology also showed that subjects with an attitude more self compassionate have lower levels of cortisol (stress hormone) in their body. This study points out, once again, the great influence of our psychological life on our body. But what does it mean in practical car be compassionate? The self-pity is: be gentle with ourselves, understanding when we are suffering for something; be aware that our errors, our losses, our failures, our feeling rejected, characterize us as human beings, as experiences common to all; living our moments of suffering with an awareness balanced, with neither exaggerate nor minimize problems or states of suffering. This process, very important, is called mindfullness, and derives directly from the Buddhist tradition. Let's see what IS NOT self-pity: It is not self-pity. Self-pity is to immerse yourself in their problems forgetting to not be the only ones to feel pain or to have difficulty. Be compassionate with ourselves means the contrary see things exactly as they are, watching your pain or your own problems in perspective; It is not self-indulgence. Feel sorry for yourself does not mean escape from responsibilities or be lazy. "Today I'm wrong, so be gentle with myself eat a bowl of ice cream and will watch all day on TV": this is self-indulgence, and is quite different from self-pity. Be compassionate with ourselves means to alleviate suffering, trying to be happy and healthy in the long term. Simply do an enjoyable activity can sometimes undermine the well-being (such as eating too much, taking drugs or smoking), while being self-compassionate promotes positive change, observing without fear or condemnation. Stop-to-suffer-starts-to-live Among the self-help books, this Hayes is certainly a valuable tool, both for the exercises proposed that for writing very simple and smooth. Acquiring a car accepting attitude is not a immediate goal. It should gradually free themselves from their habitual ways of relating to their mental life and adopt a radically different way of observing. But this is a job on their person that will be useful in all the moments of crisis and difficulty, helping us to live life more fully and to address the problems more effectively. Bienestar: la importancia de la auto aceptación y dell'autocompassione. La clave de su bienestar psicológico. Yo, como todos los demás en el universo, merezco tu amor y tu cariño (Gautama Buda). Desde hace varios años la psicología presta especial atención a un concepto muy importante para el bienestar psicológico: auto aceptación. Steven Hayes habla extensamente en su famoso libro Detener el sufrimiento, comienza a vivir, que enseña cómo vivir sus vidas de una rica y equilibrada, neutralizar los efectos negativos de nuestros pensamientos. Es un libro de autoayuda, lleno de ejercicios prácticos, explicaciones claras, que recomiendo que si quieres empezar a adoptar una actitud radicalmente diferente hacia su malestar. Pero, ¿qué es la auto-aceptación? Vale la pena subrayar que se trata de un concepto que, aunque relacionados, son distintos dall'autostima. En efecto, mientras que la autoestima se refiere al juicio de valor que le damos a nosotros mismos, auto-aceptación se refiere al grado en que somos capaces de aceptar todas las partes de nosotros mismos (tanto positivos y menos positivos) como son. Falta entonces el juicio de valor propio característico. En cambio, es una aceptación incondicional que conduce a una afirmación de nosotros mismos. Podemos reconocer nuestras debilidades, nuestras limitaciones, nuestros miedos, nuestros pensamientos negativos, y al mismo tiempo aceptamos estos aspectos como son, no permitiendo que interfieren con nuestro bienestar. Muchos de nosotros somos lo contrario inclinados a castigar a sí mismos, a la libre critican constantemente. Esto no es sorprendente, ya que en nuestra sociedad a menudo se nos enseña a ser duros con nosotros mismos nos lleva a lograr resultados, motivar y medir a nosotros mismos en contra de otros. En las sociedades occidentales, la autocrítica excesiva se considera la clave del éxito. Pero las cosas no son así. La investigación ha demostrado, por el contrario, que la autocrítica excesiva puede conducir a la disminución de la autoestima, la ansiedad y la depresión, y que la felicidad y el bienestar están estrechamente vinculados a la capacidad de auto-aceptación incondicional. La aceptación de uno mismo, de hecho, aumenta nuestra energía interior, nuestra capacidad para hacer frente a los obstáculos y sobresalir en el trabajo y la vida social. Idioma: un arma de doble filo Una de las cuestiones destacadas por Hayes en su libro es el papel del lenguaje interiorizado, o de nuestros pensamientos, como una fuente de sufrimiento. Esto se debe a que en general estamos acostumbrados a tratar problemas con la fórmula: "Si usted tiene un problema, encontrar una manera de deshacerse de él." Esta estrategia es ideal para los problemas externos a nosotros mismos: un problema en el trabajo, un problema de dinero, etc. El punto crítico es que a menudo tendemos a aplicar esta estrategia, incluso en nuestros pensamientos o emociones. ¿Cómo? Tratando de deshacerse de él. Esto significa que en los tiempos en los que vivimos una mayor angustia psicológica, aumento de la ansiedad, una sensación de abatimiento, y tenemos una serie de pensamientos negativos que nos influyen, es natural para tratar de suprimir estas emociones y pensamientos, tratando de ahuyentarlos. Si usted se encuentra en esta actitud, tengo dos noticias para usted: la primera es que esta estrategia no sólo no funciona, pero paradójicamente no hace más que aumentar el sufrimiento. El segundo es que hay una manera más funcional para dejar de sufrir. Como habrás adivinado, la mejor manera de lidiar con el malestar se rige por la palabra "aceptación". Al entrar en la práctica, significa que mi pensamiento "Hice un tonto", y tal vez mi emoción de vergüenza se convierta en un problema cada vez mayor es que yo sigo para reflexionar sobre si se debe tratar de ahuyentarlos. Esto se llama evita experiencial barbilla, que no hace más que aumentar mi sufrimiento psicológico. La experiencia muestra que evita la barbilla nos fusionamos con nuestros pensamientos. Esto quiere decir que están muy enredados en el pensamiento "Hice el ridículo", como si ese pensamiento representa plena mí y mi persona. Todas las personas tienen pensamientos negativos, pero no todos desarrollan también la ansiedad, la depresión, síntomas psicosomáticos, etc. Esto es porque hay pensamientos en sí mismos para crear sufrimiento, pero nuestra actitud hacia ellos. Si estamos demasiado fusionado con nuestros pensamientos negativos, que afectan nuestras vidas. Sin embargo, si los aceptamos por lo que son, lo que les deja libertad para entrar y salir en nuestras mentes, dejarán de tener el poder sobre la calidad de nuestras vidas. Esta actitud más positiva hacia nuestros pensamientos se puede resumir en la fórmula: "Cuida tus pensamientos, más que de sus pensamientos" En otras palabras, tener los pensamientos es diferente de la adopción de sus propios pensamientos. Sea compasivo con usted mismo Un concepto estrechamente ligada a la de la auto-aceptación es la autocompasión. Auto de aceptación se alcanza cuando adoptamos una actitud compasiva hacia nosotros mismos. La palabra compasión tiene un papel central en la tradición budista, pero en nuestra cultura tendemos a asociarlo con el término "misericordia". La misericordia y la compasión, sin embargo, son dos emociones distintas. La compasión viene del latín cum patior o "sufrir con", y es un término mucho más cercano a la empatía que la piedad. Sé compasivo hacia alguien significa darle voz a su dolor y al mismo tiempo le dará la oportunidad de vivir sin ser aniquilan. Para tomar el camino de la auto aceptación incondicional, la misma actitud debe ser compasivos con nosotros mismos. Esta actitud se abre el camino para una mejor aceptación de nuestra vida emocional y nos aleja de las reacciones de ansiedad o depresión. Un estudio publicado en 2008 en la revista Psychoneuroendocrinology también mostró que los sujetos con una actitud más auto compasiva tienen niveles más bajos de cortisol (hormona del estrés) en su cuerpo. Este estudio señala, una vez más, la gran influencia de nuestra vida psicológica en nuestro cuerpo. Pero, ¿qué significa en coche práctico ser compasivo? La autocompasión es: ser amables con nosotros mismos, la comprensión cuando estamos sufriendo por algo; ser conscientes de que nuestros errores, nuestras pérdidas, nuestros fracasos, nuestra sensación rechazado, nos caracterizan como seres humanos, como las experiencias comunes a todos; vivir nuestros momentos de sufrimiento con una conciencia equilibrada, con ni exagerar ni minimizar los problemas o estados de sufrimiento. Este proceso, muy importante, se llama mindfullness, y deriva directamente de la tradición budista. Vamos a ver lo que no es autocompasión: No es la autocompasión. La autocompasión es sumergirse en sus problemas olvidar a no ser los únicos a sentir dolor o tener dificultad. Sean compasivos con nosotros mismos significa el contrario ver las cosas exactamente como son, viendo su dolor o de sus propios problemas en perspectiva; No es auto-indulgencia. Siente lástima por ti mismo no significa escapar de las responsabilidades o ser perezoso. "Hoy estoy equivocado, por lo que ser amable conmigo mismo comer un tazón de helado, y te guardaré todo el día en la tele": se trata de auto-indulgencia, y es muy diferente de la autocompasión. Sean compasivos con nosotros mismos medios para aliviar el sufrimiento, tratando de ser feliz y saludable en el largo plazo. Basta con hacer una actividad agradable a veces puede socavar el bienestar (tales como comer demasiado, el consumo de drogas o de fumar), sin dejar de ser auto-compasión promueve un cambio positivo, observando sin miedo ni condena. Stop-a-sufrir-comienza a vivir Entre los libros de autoayuda, este Hayes es sin duda una herramienta valiosa, tanto para los ejercicios propuso que para escribir muy simple y suave. La adquisición de un automóvil aceptar actitud no es un objetivo inmediato. Debe liberarse gradualmente de sus formas habituales de relacionarse con su vida mental y adoptar una forma radicalmente diferente de observar. Pero este es un trabajo en su persona que será útil en todos los momentos de crisis y dificultad, que nos ayuda a vivir una vida más plena y abordar los problemas de manera más eficaz.
Ben-Essere: l’importanza dell’auto accettazione e dell’autocompassione. La chiave di volta del tuo ben-Essere psicologico. Tu stesso, come chiunque altro nell’universo, meriti il tuo amore e il tuo affetto (Gautama Buddha). Da alcuni anni la psicologia pone particolare attenzione a un concetto molto importante per il benessere psicologico: l’auto accettazione. Ne parla approfonditamente Steven Hayes nel suo famoso libro Smetti di soffrire, inizia a vivere, nel quale insegna a vivere la propria vita in maniera ricca ed equilibrata, neutralizzando gli effetti negativi dei nostri pensieri. Si tratta di un libro di autoaiuto, pieno di esercizi pratici e chiare spiegazioni, che ti consiglio se vuoi iniziare ad adottare un atteggiamento radicalmente differente nei confronti del tuo disagio. Ma cos’è l’auto accettazione? Vale la pena sottolineare che si tratta di un concetto che, sebbene correlato, è ben distinto dall’autostima. Mentre infatti l’autostima si riferisce al giudizio di valore che diamo a noi stessi, l’auto accettazione si riferisce al grado in cui siamo capaci di accogliere tutte le parti di noi stessi (sia quelle positive che quelle meno positive) per come sono. Manca quindi il giudizio di valore caratteristico dell’autostima. Si tratta invece di un’accettazione incondizionata che porta a un’affermazione di noi stessi. Noi possiamo riconoscere i nostri punti deboli, i nostri limiti, le nostre paure, i nostri pensieri negativi, e al tempo stesso accettare questi aspetti per come sono, non consentendo ad essi di interferire con il nostro benessere. Molti di noi sono al contrario inclini a punire se stessi, ad auto criticarsi costantemente. Ciò non sorprende, dal momento che nella nostra società ci viene spesso insegnato che essere duri con noi stessi ci porta ad ottenere dei risultati, motivandoci e misurandoci contro gli altri. Nelle società occidentali l’autocritica eccessiva è ritenuta la chiave del successo. Ma le cose non stanno proprio così. La ricerca ha dimostrato, al contrario, che l’autocritica eccessiva può portare al calo dell’autostima, all’ansia e alla depressione, e che la felicità e il benessere personale sono strettamente legati alla capacità di auto accettarsi incondizionatamente. L’auto accettazione, infatti, incrementa la nostra energia interiore, la nostra capacità di affrontare gli ostacoli e di eccellere nel lavoro e nella vita sociale. Il linguaggio: un’arma a doppio taglio Uno degli aspetti sottolineati da Hayes nel suo libro è il ruolo del linguaggio interno, ovvero dei nostri pensieri, come fonte di sofferenza. Questo perché generalmente siamo abituati a trattare i problemi secondo la formula: “Se hai un problema, trova un modo per sbarazzartene”. Questa strategia è ottima per i problemi esterni a noi stessi: un problema sul lavoro, un problema di soldi, etc. Il punto critico è che spesso tendiamo ad applicare questa strategia anche ai nostri pensieri o alle nostre emozioni. Come? Provando a sbarazzarcene. Questo significa che nei momenti in cui viviamo un maggiore disagio psicologico, una maggiore ansia, un senso di abbattimento, e abbiamo una serie di pensieri negativi che ci condizionano, ci viene spontaneo cercare di sopprimere queste emozioni e questi pensieri, tentando di scacciarli via. Se anche tu ti ritrovi in questo atteggiamento, ho due notizie da darti: la prima è che questa strategia non solo non funziona, ma paradossalmente non fa altro che aumentare la sofferenza. La seconda è che c’è un modo più funzionale per smettere di soffrire. Come avrai intuito, questo modo migliore di affrontare il disagio è governato dalla parola “accettazione”. Andando nel pratico, significa che il mio pensiero “ho fatto una figuraccia” e magari la mia emozione di vergogna diventano un problema sempre più grande sia che io continui a rimuginarci su sia che tenti di scacciarli via. Tutto ciò si chiama evita mento esperienziale, il quale non fa altro che aumentare la mia sofferenza psicologica. L’evita mento esperienziale dimostra infatti che siamo fusi con i nostri pensieri. Vale a dire che sono molto invischiato nel pensiero “ho fatto una figuraccia”, come se quel pensiero rappresenti in pieno me e la mia persona. Tutte le persone hanno dei pensieri negativi, ma non tutte sviluppano anche ansia, depressione, sintomi psicosomatici, etc. Questo perché non sono i pensieri in sé a creare la sofferenza, ma l’atteggiamento che abbiamo nei loro confronti. Se siamo eccessivamente fusi con i nostri pensieri negativi, questi condizioneranno la nostra vita. Se al contrario li accettiamo per quello che sono, lasciandoli liberi di entrare e uscire nella nostra mente, essi cesseranno di avere il potere sulla qualità della nostra vita. Questo atteggiamento più positivo nei confronti dei nostri pensieri può essere riassunto nella formula: “guarda i tuoi pensieri, piuttosto che dai tuoi pensieri” In altre parole, avere dei pensieri è differente dall’adottare i propri pensieri. Sii compassionevole nei confronti di te stesso Un concetto strettamente legato a quello di auto accettazione è l’autocompassione. L’auto accettazione si raggiunge infatti nel momento in cui adottiamo un atteggiamento compassionevole nei confronti di noi stessi. La parola compassione ha un ruolo centrale nella tradizione buddhista, ma nella nostra cultura tendiamo ad associarla al termine “pietà”. Pietà e compassione, però, sono due emozioni distinte. Compassione deriva dal latino cum patior, ovvero “soffrire insieme a”, ed è un termine molto più vicino all’empatia che alla pietà. Essere compassionevoli nei confronti di qualcuno significa dare voce al suo dolore e al tempo stesso dargli la possibilità di viverlo senza farsi annientare. Per imboccare la strada dell’auto accettazione incondizionata, lo stesso atteggiamento compassionevole dovrebbe essere rivolto verso noi stessi. Questo atteggiamento apre la strada a una migliore accettazione della nostra vita emotiva e ci allontana da reazioni ansiose o depressive. Una ricerca del 2008 pubblicata sulla rivista Psiconeuroendocrinologia ha dimostrato inoltre che i soggetti con un atteggiamento maggiormente auto compassionevole presentano minori livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nel loro corpo. Questo studio sottolinea, ancora una volta, la grande influenza della nostra vita psicologica sul nostro corpo. Ma cosa significa nel concreto essere auto compassionevoli? L’autocompassione è: essere gentili con noi stessi, comprendendo quando stiamo soffrendo per qualcosa; prendere consapevolezza che i nostri errori, le nostre perdite, i nostri fallimenti, il nostro sentirci rifiutati, ci caratterizzano come esseri umani, essendo esperienze comuni a tutti; vivere i nostri momenti di sofferenza con una consapevolezza bilanciata, senza né esagerare né minimizzare i problemi o gli stati di sofferenza. Questo processo, molto importante, si chiama mindfullness, e deriva direttamente dalla tradizione buddhista. Vediamo ora cosa NON È l’autocompassione: Non è autocommiserazione. Autocommiserarsi significa immergersi nei propri problemi dimenticando di non essere gli unici a provare dolore o ad avere difficoltà. Essere compassionevoli con noi stessi significa al contrario vedere le cose esattamente per come sono, osservando il proprio dolore o i propri problemi in prospettiva; Non è autoindulgenza. Provare compassione per se stessi non significa fuggire dalle responsabilità o essere pigri. “Oggi sto male, quindi per essere gentile con me stesso mangerò una coppa di gelato e guarderò tutto il giorno la TV”: questa è auto-indulgenza, ed è piuttosto differente dall’auto-compassione. Essere compassionevoli con noi stessi significa alleviare la sofferenza, cercando di essere felici e in salute nel lungo termine. Fare semplicemente un’attività piacevole talvolta può minare il benessere (ad esempio mangiando eccessivamente, assumendo droghe o fumando), mentre essere auto-compassionevoli promuove il cambiamento positivo, osservandoci senza paura e senza condanna. Smetti-di-soffrire-inizia-a-vivere Tra i libri di autoaiuto, questo di Hayes è sicuramente un valido strumento, sia per gli esercizi proposti che per la scrittura molto semplice e scorrevole. Acquisire un atteggiamento auto accettante non è una meta immediata. Occorre gradualmente liberarsi dalle proprie abituali modalità di relazionarsi alla propria vita mentale e adottare un modo di osservarsi radicalmente differente. Si tratta però di un lavoro sulla propria persona che tornerà utile in tutte i momenti di crisi e difficoltà, aiutandoci a vivere la vita in maniera più piena e ad affrontare i problemi in maniera più efficace. Well-Being: the importance of self acceptance and dell'autocompassione. The keystone of your psychological well-being. I, like everyone else in the universe, deserve your love and your affection (Gautama Buddha). For several years the psychology pays particular attention to a very important concept for the psychological well-being: self acceptance. Steven Hayes speaks extensively in his famous book Stop suffering, he begins to live, which teaches how to live their lives in a rich and balanced, neutralizing the negative effects of our thoughts. It is a self-help book, full of practical exercises, clear explanations, which I recommend if you want to start to adopt a radically different attitude towards your discomfort. But what is self-acceptance? It is worth emphasizing that it is a concept that, although related, are distinct dall'autostima. Indeed, while the self-esteem refers to the value judgment that we give to ourselves, self acceptance refers to the degree to which we are able to accept all the parts of ourselves (both positive and less positive) as they are. Missing then the value judgment characteristic esteem. Instead, it is an unconditional acceptance that leads to an affirmation of ourselves. We can recognize our weaknesses, our limitations, our fears, our negative thoughts, and at the same time accept these aspects as they are, not allowing them to interfere with our well-being. Many of us are otherwise inclined to punish themselves, to self criticize constantly. This is not surprising, because in our society we are often taught to be hard on ourselves brings us to achieve results, motivating and measuring ourselves against others. In Western societies, the excessive self-criticism is considered the key to success. But things are not so. Research has shown, on the contrary, that the excessive self-criticism can lead to the decline of self-esteem, anxiety and depression, and that happiness and well-being are closely linked to the ability to self-acceptance unconditionally. The self acceptance, in fact, increases our inner energy, our ability to deal with obstacles and excel in work and social life. Language: a double edged sword One of the issues highlighted by Hayes in his book is the role of inner speech, or of our thoughts, as a source of suffering. This is because generally we are used to treat problems with the formula: "If you have a problem, find a way to get rid of it." This strategy is great for problems external to ourselves: a problem at work, a problem of money, etc. The critical point is that often we tend to apply this strategy even in our thoughts or our emotions. As? Trying to get rid of it. This means that in times in which we live a greater psychological distress, increased anxiety, a feeling of dejection, and we have a series of negative thoughts that influence us, it is natural to try to suppress these emotions and thoughts, trying to drive them away. If you find yourself in this attitude, I have two news for you: the first is that this strategy not only does not work, but paradoxically does nothing but increase the suffering. The second is that there is a more functional way to stop suffering. As you may have guessed, the best way to deal with the discomfort is governed by the word "acceptance". Going into practice, it means that my thinking "I made a fool" and maybe my emotion of shame become an increasing problem is that I continue to mull over whether to attempt to drive them away. This is called avoids chin experiential, which does nothing but increase my psychological suffering. The avoids chin experiential shows that we merged with our thoughts. That is to say that they are very entangled in the thought "I made a fool of," as if that thought represents full me and my person. All people have negative thoughts, but not all also develop anxiety, depression, psychosomatic symptoms, etc. This is because there are thoughts in themselves to create suffering, but our attitude towards them. If we are excessively fused with our negative thoughts, they will affect our lives. If, however, we accept them for who they are, leaving them free to come and go in our minds, they will cease to have the power on the quality of our lives. This more positive attitude towards our thoughts can be summed up in the formula: "Watch your thoughts, rather than from your thoughts" In other words, having the thoughts is different from adopting their own thoughts. Be compassionate to yourself A concept closely linked to that of self-acceptance is self-pity. Self acceptance is reached it when we adopt a compassionate attitude towards ourselves. The word compassion has a central role in the Buddhist tradition, but in our culture we tend to associate it with the term "mercy". Mercy and compassion, however, are two distinct emotions. Compassion comes from the Latin cum patior or "suffer with", and is a term much closer to empathy that godliness. Be compassionate toward someone means to give voice to her grief and at the same time give him the chance to live without being annihilate. To take the road of self unconditional acceptance, the same attitude should be compassionate toward ourselves. This attitude opens the way for a better acceptance of our emotional life and takes us away from anxiety reactions or depression. A study published in 2008 in the journal Psychoneuroendocrinology also showed that subjects with an attitude more self compassionate have lower levels of cortisol (stress hormone) in their body. This study points out, once again, the great influence of our psychological life on our body. But what does it mean in practical car be compassionate? The self-pity is: be gentle with ourselves, understanding when we are suffering for something; be aware that our errors, our losses, our failures, our feeling rejected, characterize us as human beings, as experiences common to all; living our moments of suffering with an awareness balanced, with neither exaggerate nor minimize problems or states of suffering. This process, very important, is called mindfullness, and derives directly from the Buddhist tradition. Let's see what IS NOT self-pity: It is not self-pity. Self-pity is to immerse yourself in their problems forgetting to not be the only ones to feel pain or to have difficulty. Be compassionate with ourselves means the contrary see things exactly as they are, watching your pain or your own problems in perspective; It is not self-indulgence. Feel sorry for yourself does not mean escape from responsibilities or be lazy. "Today I'm wrong, so be gentle with myself eat a bowl of ice cream and will watch all day on TV": this is self-indulgence, and is quite different from self-pity. Be compassionate with ourselves means to alleviate suffering, trying to be happy and healthy in the long term. Simply do an enjoyable activity can sometimes undermine the well-being (such as eating too much, taking drugs or smoking), while being self-compassionate promotes positive change, observing without fear or condemnation. Stop-to-suffer-starts-to-live Among the self-help books, this Hayes is certainly a valuable tool, both for the exercises proposed that for writing very simple and smooth. Acquiring a car accepting attitude is not a immediate goal. It should gradually free themselves from their habitual ways of relating to their mental life and adopt a radically different way of observing. But this is a job on their person that will be useful in all the moments of crisis and difficulty, helping us to live life more fully and to address the problems more effectively. Bienestar: la importancia de la auto aceptación y dell'autocompassione. La clave de su bienestar psicológico. Yo, como todos los demás en el universo, merezco tu amor y tu cariño (Gautama Buda). Desde hace varios años la psicología presta especial atención a un concepto muy importante para el bienestar psicológico: auto aceptación. Steven Hayes habla extensamente en su famoso libro Detener el sufrimiento, comienza a vivir, que enseña cómo vivir sus vidas de una rica y equilibrada, neutralizar los efectos negativos de nuestros pensamientos. Es un libro de autoayuda, lleno de ejercicios prácticos, explicaciones claras, que recomiendo que si quieres empezar a adoptar una actitud radicalmente diferente hacia su malestar. Pero, ¿qué es la auto-aceptación? Vale la pena subrayar que se trata de un concepto que, aunque relacionados, son distintos dall'autostima. En efecto, mientras que la autoestima se refiere al juicio de valor que le damos a nosotros mismos, auto-aceptación se refiere al grado en que somos capaces de aceptar todas las partes de nosotros mismos (tanto positivos y menos positivos) como son. Falta entonces el juicio de valor propio característico. En cambio, es una aceptación incondicional que conduce a una afirmación de nosotros mismos. Podemos reconocer nuestras debilidades, nuestras limitaciones, nuestros miedos, nuestros pensamientos negativos, y al mismo tiempo aceptamos estos aspectos como son, no permitiendo que interfieren con nuestro bienestar. Muchos de nosotros somos lo contrario inclinados a castigar a sí mismos, a la libre critican constantemente. Esto no es sorprendente, ya que en nuestra sociedad a menudo se nos enseña a ser duros con nosotros mismos nos lleva a lograr resultados, motivar y medir a nosotros mismos en contra de otros. En las sociedades occidentales, la autocrítica excesiva se considera la clave del éxito. Pero las cosas no son así. La investigación ha demostrado, por el contrario, que la autocrítica excesiva puede conducir a la disminución de la autoestima, la ansiedad y la depresión, y que la felicidad y el bienestar están estrechamente vinculados a la capacidad de auto-aceptación incondicional. La aceptación de uno mismo, de hecho, aumenta nuestra energía interior, nuestra capacidad para hacer frente a los obstáculos y sobresalir en el trabajo y la vida social. Idioma: un arma de doble filo Una de las cuestiones destacadas por Hayes en su libro es el papel del lenguaje interiorizado, o de nuestros pensamientos, como una fuente de sufrimiento. Esto se debe a que en general estamos acostumbrados a tratar problemas con la fórmula: "Si usted tiene un problema, encontrar una manera de deshacerse de él." Esta estrategia es ideal para los problemas externos a nosotros mismos: un problema en el trabajo, un problema de dinero, etc. El punto crítico es que a menudo tendemos a aplicar esta estrategia, incluso en nuestros pensamientos o emociones. ¿Cómo? Tratando de deshacerse de él. Esto significa que en los tiempos en los que vivimos una mayor angustia psicológica, aumento de la ansiedad, una sensación de abatimiento, y tenemos una serie de pensamientos negativos que nos influyen, es natural para tratar de suprimir estas emociones y pensamientos, tratando de ahuyentarlos. Si usted se encuentra en esta actitud, tengo dos noticias para usted: la primera es que esta estrategia no sólo no funciona, pero paradójicamente no hace más que aumentar el sufrimiento. El segundo es que hay una manera más funcional para dejar de sufrir. Como habrás adivinado, la mejor manera de lidiar con el malestar se rige por la palabra "aceptación". Al entrar en la práctica, significa que mi pensamiento "Hice un tonto", y tal vez mi emoción de vergüenza se convierta en un problema cada vez mayor es que yo sigo para reflexionar sobre si se debe tratar de ahuyentarlos. Esto se llama evita experiencial barbilla, que no hace más que aumentar mi sufrimiento psicológico. La experiencia muestra que evita la barbilla nos fusionamos con nuestros pensamientos. Esto quiere decir que están muy enredados en el pensamiento "Hice el ridículo", como si ese pensamiento representa plena mí y mi persona. Todas las personas tienen pensamientos negativos, pero no todos desarrollan también la ansiedad, la depresión, síntomas psicosomáticos, etc. Esto es porque hay pensamientos en sí mismos para crear sufrimiento, pero nuestra actitud hacia ellos. Si estamos demasiado fusionado con nuestros pensamientos negativos, que afectan nuestras vidas. Sin embargo, si los aceptamos por lo que son, lo que les deja libertad para entrar y salir en nuestras mentes, dejarán de tener el poder sobre la calidad de nuestras vidas. Esta actitud más positiva hacia nuestros pensamientos se puede resumir en la fórmula: "Cuida tus pensamientos, más que de sus pensamientos" En otras palabras, tener los pensamientos es diferente de la adopción de sus propios pensamientos. Sea compasivo con usted mismo Un concepto estrechamente ligada a la de la auto-aceptación es la autocompasión. Auto de aceptación se alcanza cuando adoptamos una actitud compasiva hacia nosotros mismos. La palabra compasión tiene un papel central en la tradición budista, pero en nuestra cultura tendemos a asociarlo con el término "misericordia". La misericordia y la compasión, sin embargo, son dos emociones distintas. La compasión viene del latín cum patior o "sufrir con", y es un término mucho más cercano a la empatía que la piedad. Sé compasivo hacia alguien significa darle voz a su dolor y al mismo tiempo le dará la oportunidad de vivir sin ser aniquilan. Para tomar el camino de la auto aceptación incondicional, la misma actitud debe ser compasivos con nosotros mismos. Esta actitud se abre el camino para una mejor aceptación de nuestra vida emocional y nos aleja de las reacciones de ansiedad o depresión. Un estudio publicado en 2008 en la revista Psychoneuroendocrinology también mostró que los sujetos con una actitud más auto compasiva tienen niveles más bajos de cortisol (hormona del estrés) en su cuerpo. Este estudio señala, una vez más, la gran influencia de nuestra vida psicológica en nuestro cuerpo. Pero, ¿qué significa en coche práctico ser compasivo? La autocompasión es: ser amables con nosotros mismos, la comprensión cuando estamos sufriendo por algo; ser conscientes de que nuestros errores, nuestras pérdidas, nuestros fracasos, nuestra sensación rechazado, nos caracterizan como seres humanos, como las experiencias comunes a todos; vivir nuestros momentos de sufrimiento con una conciencia equilibrada, con ni exagerar ni minimizar los problemas o estados de sufrimiento. Este proceso, muy importante, se llama mindfullness, y deriva directamente de la tradición budista. Vamos a ver lo que no es autocompasión: No es la autocompasión. La autocompasión es sumergirse en sus problemas olvidar a no ser los únicos a sentir dolor o tener dificultad. Sean compasivos con nosotros mismos significa el contrario ver las cosas exactamente como son, viendo su dolor o de sus propios problemas en perspectiva; No es auto-indulgencia. Siente lástima por ti mismo no significa escapar de las responsabilidades o ser perezoso. "Hoy estoy equivocado, por lo que ser amable conmigo mismo comer un tazón de helado, y te guardaré todo el día en la tele": se trata de auto-indulgencia, y es muy diferente de la autocompasión. Sean compasivos con nosotros mismos medios para aliviar el sufrimiento, tratando de ser feliz y saludable en el largo plazo. Basta con hacer una actividad agradable a veces puede socavar el bienestar (tales como comer demasiado, el consumo de drogas o de fumar), sin dejar de ser auto-compasión promueve un cambio positivo, observando sin miedo ni condena. Stop-a-sufrir-comienza a vivir Entre los libros de autoayuda, este Hayes es sin duda una herramienta valiosa, tanto para los ejercicios propuso que para escribir muy simple y suave. La adquisición de un automóvil aceptar actitud no es un objetivo inmediato. Debe liberarse gradualmente de sus formas habituales de relacionarse con su vida mental y adoptar una forma radicalmente diferente de observar. Pero este es un trabajo en su persona que será útil en todos los momentos de crisis y dificultad, que nos ayuda a vivir una vida más plena y abordar los problemas de manera más eficaz.
Ben-Essere: l’importanza dell’auto accettazione e dell’autocompassione. La chiave di volta del tuo ben-Essere psicologico. Tu stesso, come chiunque altro nell’universo, meriti il tuo amore e il tuo affetto (Gautama Buddha). Da alcuni anni la psicologia pone particolare attenzione a un concetto molto importante per il benessere psicologico: l’auto accettazione. Ne parla approfonditamente Steven Hayes nel suo famoso libro Smetti di soffrire, inizia a vivere, nel quale insegna a vivere la propria vita in maniera ricca ed equilibrata, neutralizzando gli effetti negativi dei nostri pensieri. Si tratta di un libro di autoaiuto, pieno di esercizi pratici e chiare spiegazioni, che ti consiglio se vuoi iniziare ad adottare un atteggiamento radicalmente differente nei confronti del tuo disagio. Ma cos’è l’auto accettazione? Vale la pena sottolineare che si tratta di un concetto che, sebbene correlato, è ben distinto dall’autostima. Mentre infatti l’autostima si riferisce al giudizio di valore che diamo a noi stessi, l’auto accettazione si riferisce al grado in cui siamo capaci di accogliere tutte le parti di noi stessi (sia quelle positive che quelle meno positive) per come sono. Manca quindi il giudizio di valore caratteristico dell’autostima. Si tratta invece di un’accettazione incondizionata che porta a un’affermazione di noi stessi. Noi possiamo riconoscere i nostri punti deboli, i nostri limiti, le nostre paure, i nostri pensieri negativi, e al tempo stesso accettare questi aspetti per come sono, non consentendo ad essi di interferire con il nostro benessere. Molti di noi sono al contrario inclini a punire se stessi, ad auto criticarsi costantemente. Ciò non sorprende, dal momento che nella nostra società ci viene spesso insegnato che essere duri con noi stessi ci porta ad ottenere dei risultati, motivandoci e misurandoci contro gli altri. Nelle società occidentali l’autocritica eccessiva è ritenuta la chiave del successo. Ma le cose non stanno proprio così. La ricerca ha dimostrato, al contrario, che l’autocritica eccessiva può portare al calo dell’autostima, all’ansia e alla depressione, e che la felicità e il benessere personale sono strettamente legati alla capacità di auto accettarsi incondizionatamente. L’auto accettazione, infatti, incrementa la nostra energia interiore, la nostra capacità di affrontare gli ostacoli e di eccellere nel lavoro e nella vita sociale. Il linguaggio: un’arma a doppio taglio Uno degli aspetti sottolineati da Hayes nel suo libro è il ruolo del linguaggio interno, ovvero dei nostri pensieri, come fonte di sofferenza. Questo perché generalmente siamo abituati a trattare i problemi secondo la formula: “Se hai un problema, trova un modo per sbarazzartene”. Questa strategia è ottima per i problemi esterni a noi stessi: un problema sul lavoro, un problema di soldi, etc. Il punto critico è che spesso tendiamo ad applicare questa strategia anche ai nostri pensieri o alle nostre emozioni. Come? Provando a sbarazzarcene. Questo significa che nei momenti in cui viviamo un maggiore disagio psicologico, una maggiore ansia, un senso di abbattimento, e abbiamo una serie di pensieri negativi che ci condizionano, ci viene spontaneo cercare di sopprimere queste emozioni e questi pensieri, tentando di scacciarli via. Se anche tu ti ritrovi in questo atteggiamento, ho due notizie da darti: la prima è che questa strategia non solo non funziona, ma paradossalmente non fa altro che aumentare la sofferenza. La seconda è che c’è un modo più funzionale per smettere di soffrire. Come avrai intuito, questo modo migliore di affrontare il disagio è governato dalla parola “accettazione”. Andando nel pratico, significa che il mio pensiero “ho fatto una figuraccia” e magari la mia emozione di vergogna diventano un problema sempre più grande sia che io continui a rimuginarci su sia che tenti di scacciarli via. Tutto ciò si chiama evita mento esperienziale, il quale non fa altro che aumentare la mia sofferenza psicologica. L’evita mento esperienziale dimostra infatti che siamo fusi con i nostri pensieri. Vale a dire che sono molto invischiato nel pensiero “ho fatto una figuraccia”, come se quel pensiero rappresenti in pieno me e la mia persona. Tutte le persone hanno dei pensieri negativi, ma non tutte sviluppano anche ansia, depressione, sintomi psicosomatici, etc. Questo perché non sono i pensieri in sé a creare la sofferenza, ma l’atteggiamento che abbiamo nei loro confronti. Se siamo eccessivamente fusi con i nostri pensieri negativi, questi condizioneranno la nostra vita. Se al contrario li accettiamo per quello che sono, lasciandoli liberi di entrare e uscire nella nostra mente, essi cesseranno di avere il potere sulla qualità della nostra vita. Questo atteggiamento più positivo nei confronti dei nostri pensieri può essere riassunto nella formula: “guarda i tuoi pensieri, piuttosto che dai tuoi pensieri” In altre parole, avere dei pensieri è differente dall’adottare i propri pensieri. Sii compassionevole nei confronti di te stesso Un concetto strettamente legato a quello di auto accettazione è l’autocompassione. L’auto accettazione si raggiunge infatti nel momento in cui adottiamo un atteggiamento compassionevole nei confronti di noi stessi. La parola compassione ha un ruolo centrale nella tradizione buddhista, ma nella nostra cultura tendiamo ad associarla al termine “pietà”. Pietà e compassione, però, sono due emozioni distinte. Compassione deriva dal latino cum patior, ovvero “soffrire insieme a”, ed è un termine molto più vicino all’empatia che alla pietà. Essere compassionevoli nei confronti di qualcuno significa dare voce al suo dolore e al tempo stesso dargli la possibilità di viverlo senza farsi annientare. Per imboccare la strada dell’auto accettazione incondizionata, lo stesso atteggiamento compassionevole dovrebbe essere rivolto verso noi stessi. Questo atteggiamento apre la strada a una migliore accettazione della nostra vita emotiva e ci allontana da reazioni ansiose o depressive. Una ricerca del 2008 pubblicata sulla rivista Psiconeuroendocrinologia ha dimostrato inoltre che i soggetti con un atteggiamento maggiormente auto compassionevole presentano minori livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nel loro corpo. Questo studio sottolinea, ancora una volta, la grande influenza della nostra vita psicologica sul nostro corpo. Ma cosa significa nel concreto essere auto compassionevoli? L’autocompassione è: essere gentili con noi stessi, comprendendo quando stiamo soffrendo per qualcosa; prendere consapevolezza che i nostri errori, le nostre perdite, i nostri fallimenti, il nostro sentirci rifiutati, ci caratterizzano come esseri umani, essendo esperienze comuni a tutti; vivere i nostri momenti di sofferenza con una consapevolezza bilanciata, senza né esagerare né minimizzare i problemi o gli stati di sofferenza. Questo processo, molto importante, si chiama mindfullness, e deriva direttamente dalla tradizione buddhista. Vediamo ora cosa NON È l’autocompassione: Non è autocommiserazione. Autocommiserarsi significa immergersi nei propri problemi dimenticando di non essere gli unici a provare dolore o ad avere difficoltà. Essere compassionevoli con noi stessi significa al contrario vedere le cose esattamente per come sono, osservando il proprio dolore o i propri problemi in prospettiva; Non è autoindulgenza. Provare compassione per se stessi non significa fuggire dalle responsabilità o essere pigri. “Oggi sto male, quindi per essere gentile con me stesso mangerò una coppa di gelato e guarderò tutto il giorno la TV”: questa è auto-indulgenza, ed è piuttosto differente dall’auto-compassione. Essere compassionevoli con noi stessi significa alleviare la sofferenza, cercando di essere felici e in salute nel lungo termine. Fare semplicemente un’attività piacevole talvolta può minare il benessere (ad esempio mangiando eccessivamente, assumendo droghe o fumando), mentre essere auto-compassionevoli promuove il cambiamento positivo, osservandoci senza paura e senza condanna. Smetti-di-soffrire-inizia-a-vivere Tra i libri di autoaiuto, questo di Hayes è sicuramente un valido strumento, sia per gli esercizi proposti che per la scrittura molto semplice e scorrevole. Acquisire un atteggiamento auto accettante non è una meta immediata. Occorre gradualmente liberarsi dalle proprie abituali modalità di relazionarsi alla propria vita mentale e adottare un modo di osservarsi radicalmente differente. Si tratta però di un lavoro sulla propria persona che tornerà utile in tutte i momenti di crisi e difficoltà, aiutandoci a vivere la vita in maniera più piena e ad affrontare i problemi in maniera più efficace. Well-Being: the importance of self acceptance and dell'autocompassione. The keystone of your psychological well-being. I, like everyone else in the universe, deserve your love and your affection (Gautama Buddha). For several years the psychology pays particular attention to a very important concept for the psychological well-being: self acceptance. Steven Hayes speaks extensively in his famous book Stop suffering, he begins to live, which teaches how to live their lives in a rich and balanced, neutralizing the negative effects of our thoughts. It is a self-help book, full of practical exercises, clear explanations, which I recommend if you want to start to adopt a radically different attitude towards your discomfort. But what is self-acceptance? It is worth emphasizing that it is a concept that, although related, are distinct dall'autostima. Indeed, while the self-esteem refers to the value judgment that we give to ourselves, self acceptance refers to the degree to which we are able to accept all the parts of ourselves (both positive and less positive) as they are. Missing then the value judgment characteristic esteem. Instead, it is an unconditional acceptance that leads to an affirmation of ourselves. We can recognize our weaknesses, our limitations, our fears, our negative thoughts, and at the same time accept these aspects as they are, not allowing them to interfere with our well-being. Many of us are otherwise inclined to punish themselves, to self criticize constantly. This is not surprising, because in our society we are often taught to be hard on ourselves brings us to achieve results, motivating and measuring ourselves against others. In Western societies, the excessive self-criticism is considered the key to success. But things are not so. Research has shown, on the contrary, that the excessive self-criticism can lead to the decline of self-esteem, anxiety and depression, and that happiness and well-being are closely linked to the ability to self-acceptance unconditionally. The self acceptance, in fact, increases our inner energy, our ability to deal with obstacles and excel in work and social life. Language: a double edged sword One of the issues highlighted by Hayes in his book is the role of inner speech, or of our thoughts, as a source of suffering. This is because generally we are used to treat problems with the formula: "If you have a problem, find a way to get rid of it." This strategy is great for problems external to ourselves: a problem at work, a problem of money, etc. The critical point is that often we tend to apply this strategy even in our thoughts or our emotions. As? Trying to get rid of it. This means that in times in which we live a greater psychological distress, increased anxiety, a feeling of dejection, and we have a series of negative thoughts that influence us, it is natural to try to suppress these emotions and thoughts, trying to drive them away. If you find yourself in this attitude, I have two news for you: the first is that this strategy not only does not work, but paradoxically does nothing but increase the suffering. The second is that there is a more functional way to stop suffering. As you may have guessed, the best way to deal with the discomfort is governed by the word "acceptance". Going into practice, it means that my thinking "I made a fool" and maybe my emotion of shame become an increasing problem is that I continue to mull over whether to attempt to drive them away. This is called avoids chin experiential, which does nothing but increase my psychological suffering. The avoids chin experiential shows that we merged with our thoughts. That is to say that they are very entangled in the thought "I made a fool of," as if that thought represents full me and my person. All people have negative thoughts, but not all also develop anxiety, depression, psychosomatic symptoms, etc. This is because there are thoughts in themselves to create suffering, but our attitude towards them. If we are excessively fused with our negative thoughts, they will affect our lives. If, however, we accept them for who they are, leaving them free to come and go in our minds, they will cease to have the power on the quality of our lives. This more positive attitude towards our thoughts can be summed up in the formula: "Watch your thoughts, rather than from your thoughts" In other words, having the thoughts is different from adopting their own thoughts. Be compassionate to yourself A concept closely linked to that of self-acceptance is self-pity. Self acceptance is reached it when we adopt a compassionate attitude towards ourselves. The word compassion has a central role in the Buddhist tradition, but in our culture we tend to associate it with the term "mercy". Mercy and compassion, however, are two distinct emotions. Compassion comes from the Latin cum patior or "suffer with", and is a term much closer to empathy that godliness. Be compassionate toward someone means to give voice to her grief and at the same time give him the chance to live without being annihilate. To take the road of self unconditional acceptance, the same attitude should be compassionate toward ourselves. This attitude opens the way for a better acceptance of our emotional life and takes us away from anxiety reactions or depression. A study published in 2008 in the journal Psychoneuroendocrinology also showed that subjects with an attitude more self compassionate have lower levels of cortisol (stress hormone) in their body. This study points out, once again, the great influence of our psychological life on our body. But what does it mean in practical car be compassionate? The self-pity is: be gentle with ourselves, understanding when we are suffering for something; be aware that our errors, our losses, our failures, our feeling rejected, characterize us as human beings, as experiences common to all; living our moments of suffering with an awareness balanced, with neither exaggerate nor minimize problems or states of suffering. This process, very important, is called mindfullness, and derives directly from the Buddhist tradition. Let's see what IS NOT self-pity: It is not self-pity. Self-pity is to immerse yourself in their problems forgetting to not be the only ones to feel pain or to have difficulty. Be compassionate with ourselves means the contrary see things exactly as they are, watching your pain or your own problems in perspective; It is not self-indulgence. Feel sorry for yourself does not mean escape from responsibilities or be lazy. "Today I'm wrong, so be gentle with myself eat a bowl of ice cream and will watch all day on TV": this is self-indulgence, and is quite different from self-pity. Be compassionate with ourselves means to alleviate suffering, trying to be happy and healthy in the long term. Simply do an enjoyable activity can sometimes undermine the well-being (such as eating too much, taking drugs or smoking), while being self-compassionate promotes positive change, observing without fear or condemnation. Stop-to-suffer-starts-to-live Among the self-help books, this Hayes is certainly a valuable tool, both for the exercises proposed that for writing very simple and smooth. Acquiring a car accepting attitude is not a immediate goal. It should gradually free themselves from their habitual ways of relating to their mental life and adopt a radically different way of observing. But this is a job on their person that will be useful in all the moments of crisis and difficulty, helping us to live life more fully and to address the problems more effectively. Bienestar: la importancia de la auto aceptación y dell'autocompassione. La clave de su bienestar psicológico. Yo, como todos los demás en el universo, merezco tu amor y tu cariño (Gautama Buda). Desde hace varios años la psicología presta especial atención a un concepto muy importante para el bienestar psicológico: auto aceptación. Steven Hayes habla extensamente en su famoso libro Detener el sufrimiento, comienza a vivir, que enseña cómo vivir sus vidas de una rica y equilibrada, neutralizar los efectos negativos de nuestros pensamientos. Es un libro de autoayuda, lleno de ejercicios prácticos, explicaciones claras, que recomiendo que si quieres empezar a adoptar una actitud radicalmente diferente hacia su malestar. Pero, ¿qué es la auto-aceptación? Vale la pena subrayar que se trata de un concepto que, aunque relacionados, son distintos dall'autostima. En efecto, mientras que la autoestima se refiere al juicio de valor que le damos a nosotros mismos, auto-aceptación se refiere al grado en que somos capaces de aceptar todas las partes de nosotros mismos (tanto positivos y menos positivos) como son. Falta entonces el juicio de valor propio característico. En cambio, es una aceptación incondicional que conduce a una afirmación de nosotros mismos. Podemos reconocer nuestras debilidades, nuestras limitaciones, nuestros miedos, nuestros pensamientos negativos, y al mismo tiempo aceptamos estos aspectos como son, no permitiendo que interfieren con nuestro bienestar. Muchos de nosotros somos lo contrario inclinados a castigar a sí mismos, a la libre critican constantemente. Esto no es sorprendente, ya que en nuestra sociedad a menudo se nos enseña a ser duros con nosotros mismos nos lleva a lograr resultados, motivar y medir a nosotros mismos en contra de otros. En las sociedades occidentales, la autocrítica excesiva se considera la clave del éxito. Pero las cosas no son así. La investigación ha demostrado, por el contrario, que la autocrítica excesiva puede conducir a la disminución de la autoestima, la ansiedad y la depresión, y que la felicidad y el bienestar están estrechamente vinculados a la capacidad de auto-aceptación incondicional. La aceptación de uno mismo, de hecho, aumenta nuestra energía interior, nuestra capacidad para hacer frente a los obstáculos y sobresalir en el trabajo y la vida social. Idioma: un arma de doble filo Una de las cuestiones destacadas por Hayes en su libro es el papel del lenguaje interiorizado, o de nuestros pensamientos, como una fuente de sufrimiento. Esto se debe a que en general estamos acostumbrados a tratar problemas con la fórmula: "Si usted tiene un problema, encontrar una manera de deshacerse de él." Esta estrategia es ideal para los problemas externos a nosotros mismos: un problema en el trabajo, un problema de dinero, etc. El punto crítico es que a menudo tendemos a aplicar esta estrategia, incluso en nuestros pensamientos o emociones. ¿Cómo? Tratando de deshacerse de él. Esto significa que en los tiempos en los que vivimos una mayor angustia psicológica, aumento de la ansiedad, una sensación de abatimiento, y tenemos una serie de pensamientos negativos que nos influyen, es natural para tratar de suprimir estas emociones y pensamientos, tratando de ahuyentarlos. Si usted se encuentra en esta actitud, tengo dos noticias para usted: la primera es que esta estrategia no sólo no funciona, pero paradójicamente no hace más que aumentar el sufrimiento. El segundo es que hay una manera más funcional para dejar de sufrir. Como habrás adivinado, la mejor manera de lidiar con el malestar se rige por la palabra "aceptación". Al entrar en la práctica, significa que mi pensamiento "Hice un tonto", y tal vez mi emoción de vergüenza se convierta en un problema cada vez mayor es que yo sigo para reflexionar sobre si se debe tratar de ahuyentarlos. Esto se llama evita experiencial barbilla, que no hace más que aumentar mi sufrimiento psicológico. La experiencia muestra que evita la barbilla nos fusionamos con nuestros pensamientos. Esto quiere decir que están muy enredados en el pensamiento "Hice el ridículo", como si ese pensamiento representa plena mí y mi persona. Todas las personas tienen pensamientos negativos, pero no todos desarrollan también la ansiedad, la depresión, síntomas psicosomáticos, etc. Esto es porque hay pensamientos en sí mismos para crear sufrimiento, pero nuestra actitud hacia ellos. Si estamos demasiado fusionado con nuestros pensamientos negativos, que afectan nuestras vidas. Sin embargo, si los aceptamos por lo que son, lo que les deja libertad para entrar y salir en nuestras mentes, dejarán de tener el poder sobre la calidad de nuestras vidas. Esta actitud más positiva hacia nuestros pensamientos se puede resumir en la fórmula: "Cuida tus pensamientos, más que de sus pensamientos" En otras palabras, tener los pensamientos es diferente de la adopción de sus propios pensamientos. Sea compasivo con usted mismo Un concepto estrechamente ligada a la de la auto-aceptación es la autocompasión. Auto de aceptación se alcanza cuando adoptamos una actitud compasiva hacia nosotros mismos. La palabra compasión tiene un papel central en la tradición budista, pero en nuestra cultura tendemos a asociarlo con el término "misericordia". La misericordia y la compasión, sin embargo, son dos emociones distintas. La compasión viene del latín cum patior o "sufrir con", y es un término mucho más cercano a la empatía que la piedad. Sé compasivo hacia alguien significa darle voz a su dolor y al mismo tiempo le dará la oportunidad de vivir sin ser aniquilan. Para tomar el camino de la auto aceptación incondicional, la misma actitud debe ser compasivos con nosotros mismos. Esta actitud se abre el camino para una mejor aceptación de nuestra vida emocional y nos aleja de las reacciones de ansiedad o depresión. Un estudio publicado en 2008 en la revista Psychoneuroendocrinology también mostró que los sujetos con una actitud más auto compasiva tienen niveles más bajos de cortisol (hormona del estrés) en su cuerpo. Este estudio señala, una vez más, la gran influencia de nuestra vida psicológica en nuestro cuerpo. Pero, ¿qué significa en coche práctico ser compasivo? La autocompasión es: ser amables con nosotros mismos, la comprensión cuando estamos sufriendo por algo; ser conscientes de que nuestros errores, nuestras pérdidas, nuestros fracasos, nuestra sensación rechazado, nos caracterizan como seres humanos, como las experiencias comunes a todos; vivir nuestros momentos de sufrimiento con una conciencia equilibrada, con ni exagerar ni minimizar los problemas o estados de sufrimiento. Este proceso, muy importante, se llama mindfullness, y deriva directamente de la tradición budista. Vamos a ver lo que no es autocompasión: No es la autocompasión. La autocompasión es sumergirse en sus problemas olvidar a no ser los únicos a sentir dolor o tener dificultad. Sean compasivos con nosotros mismos significa el contrario ver las cosas exactamente como son, viendo su dolor o de sus propios problemas en perspectiva; No es auto-indulgencia. Siente lástima por ti mismo no significa escapar de las responsabilidades o ser perezoso. "Hoy estoy equivocado, por lo que ser amable conmigo mismo comer un tazón de helado, y te guardaré todo el día en la tele": se trata de auto-indulgencia, y es muy diferente de la autocompasión. Sean compasivos con nosotros mismos medios para aliviar el sufrimiento, tratando de ser feliz y saludable en el largo plazo. Basta con hacer una actividad agradable a veces puede socavar el bienestar (tales como comer demasiado, el consumo de drogas o de fumar), sin dejar de ser auto-compasión promueve un cambio positivo, observando sin miedo ni condena. Stop-a-sufrir-comienza a vivir Entre los libros de autoayuda, este Hayes es sin duda una herramienta valiosa, tanto para los ejercicios propuso que para escribir muy simple y suave. La adquisición de un automóvil aceptar actitud no es un objetivo inmediato. Debe liberarse gradualmente de sus formas habituales de relacionarse con su vida mental y adoptar una forma radicalmente diferente de observar. Pero este es un trabajo en su persona que será útil en todos los momentos de crisis y dificultad, que nos ayuda a vivir una vida más plena y abordar los problemas de manera más eficaz.
Ben-Essere: l’importanza dell’auto accettazione e dell’autocompassione. La chiave di volta del tuo ben-Essere psicologico. Tu stesso, come chiunque altro nell’universo, meriti il tuo amore e il tuo affetto (Gautama Buddha). Da alcuni anni la psicologia pone particolare attenzione a un concetto molto importante per il benessere psicologico: l’auto accettazione. Ne parla approfonditamente Steven Hayes nel suo famoso libro Smetti di soffrire, inizia a vivere, nel quale insegna a vivere la propria vita in maniera ricca ed equilibrata, neutralizzando gli effetti negativi dei nostri pensieri. Si tratta di un libro di autoaiuto, pieno di esercizi pratici e chiare spiegazioni, che ti consiglio se vuoi iniziare ad adottare un atteggiamento radicalmente differente nei confronti del tuo disagio. Ma cos’è l’auto accettazione? Vale la pena sottolineare che si tratta di un concetto che, sebbene correlato, è ben distinto dall’autostima. Mentre infatti l’autostima si riferisce al giudizio di valore che diamo a noi stessi, l’auto accettazione si riferisce al grado in cui siamo capaci di accogliere tutte le parti di noi stessi (sia quelle positive che quelle meno positive) per come sono. Manca quindi il giudizio di valore caratteristico dell’autostima. Si tratta invece di un’accettazione incondizionata che porta a un’affermazione di noi stessi. Noi possiamo riconoscere i nostri punti deboli, i nostri limiti, le nostre paure, i nostri pensieri negativi, e al tempo stesso accettare questi aspetti per come sono, non consentendo ad essi di interferire con il nostro benessere. Molti di noi sono al contrario inclini a punire se stessi, ad auto criticarsi costantemente. Ciò non sorprende, dal momento che nella nostra società ci viene spesso insegnato che essere duri con noi stessi ci porta ad ottenere dei risultati, motivandoci e misurandoci contro gli altri. Nelle società occidentali l’autocritica eccessiva è ritenuta la chiave del successo. Ma le cose non stanno proprio così. La ricerca ha dimostrato, al contrario, che l’autocritica eccessiva può portare al calo dell’autostima, all’ansia e alla depressione, e che la felicità e il benessere personale sono strettamente legati alla capacità di auto accettarsi incondizionatamente. L’auto accettazione, infatti, incrementa la nostra energia interiore, la nostra capacità di affrontare gli ostacoli e di eccellere nel lavoro e nella vita sociale. Il linguaggio: un’arma a doppio taglio Uno degli aspetti sottolineati da Hayes nel suo libro è il ruolo del linguaggio interno, ovvero dei nostri pensieri, come fonte di sofferenza. Questo perché generalmente siamo abituati a trattare i problemi secondo la formula: “Se hai un problema, trova un modo per sbarazzartene”. Questa strategia è ottima per i problemi esterni a noi stessi: un problema sul lavoro, un problema di soldi, etc. Il punto critico è che spesso tendiamo ad applicare questa strategia anche ai nostri pensieri o alle nostre emozioni. Come? Provando a sbarazzarcene. Questo significa che nei momenti in cui viviamo un maggiore disagio psicologico, una maggiore ansia, un senso di abbattimento, e abbiamo una serie di pensieri negativi che ci condizionano, ci viene spontaneo cercare di sopprimere queste emozioni e questi pensieri, tentando di scacciarli via. Se anche tu ti ritrovi in questo atteggiamento, ho due notizie da darti: la prima è che questa strategia non solo non funziona, ma paradossalmente non fa altro che aumentare la sofferenza. La seconda è che c’è un modo più funzionale per smettere di soffrire. Come avrai intuito, questo modo migliore di affrontare il disagio è governato dalla parola “accettazione”. Andando nel pratico, significa che il mio pensiero “ho fatto una figuraccia” e magari la mia emozione di vergogna diventano un problema sempre più grande sia che io continui a rimuginarci su sia che tenti di scacciarli via. Tutto ciò si chiama evita mento esperienziale, il quale non fa altro che aumentare la mia sofferenza psicologica. L’evita mento esperienziale dimostra infatti che siamo fusi con i nostri pensieri. Vale a dire che sono molto invischiato nel pensiero “ho fatto una figuraccia”, come se quel pensiero rappresenti in pieno me e la mia persona. Tutte le persone hanno dei pensieri negativi, ma non tutte sviluppano anche ansia, depressione, sintomi psicosomatici, etc. Questo perché non sono i pensieri in sé a creare la sofferenza, ma l’atteggiamento che abbiamo nei loro confronti. Se siamo eccessivamente fusi con i nostri pensieri negativi, questi condizioneranno la nostra vita. Se al contrario li accettiamo per quello che sono, lasciandoli liberi di entrare e uscire nella nostra mente, essi cesseranno di avere il potere sulla qualità della nostra vita. Questo atteggiamento più positivo nei confronti dei nostri pensieri può essere riassunto nella formula: “guarda i tuoi pensieri, piuttosto che dai tuoi pensieri” In altre parole, avere dei pensieri è differente dall’adottare i propri pensieri. Sii compassionevole nei confronti di te stesso Un concetto strettamente legato a quello di auto accettazione è l’autocompassione. L’auto accettazione si raggiunge infatti nel momento in cui adottiamo un atteggiamento compassionevole nei confronti di noi stessi. La parola compassione ha un ruolo centrale nella tradizione buddhista, ma nella nostra cultura tendiamo ad associarla al termine “pietà”. Pietà e compassione, però, sono due emozioni distinte. Compassione deriva dal latino cum patior, ovvero “soffrire insieme a”, ed è un termine molto più vicino all’empatia che alla pietà. Essere compassionevoli nei confronti di qualcuno significa dare voce al suo dolore e al tempo stesso dargli la possibilità di viverlo senza farsi annientare. Per imboccare la strada dell’auto accettazione incondizionata, lo stesso atteggiamento compassionevole dovrebbe essere rivolto verso noi stessi. Questo atteggiamento apre la strada a una migliore accettazione della nostra vita emotiva e ci allontana da reazioni ansiose o depressive. Una ricerca del 2008 pubblicata sulla rivista Psiconeuroendocrinologia ha dimostrato inoltre che i soggetti con un atteggiamento maggiormente auto compassionevole presentano minori livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nel loro corpo. Questo studio sottolinea, ancora una volta, la grande influenza della nostra vita psicologica sul nostro corpo. Ma cosa significa nel concreto essere auto compassionevoli? L’autocompassione è: essere gentili con noi stessi, comprendendo quando stiamo soffrendo per qualcosa; prendere consapevolezza che i nostri errori, le nostre perdite, i nostri fallimenti, il nostro sentirci rifiutati, ci caratterizzano come esseri umani, essendo esperienze comuni a tutti; vivere i nostri momenti di sofferenza con una consapevolezza bilanciata, senza né esagerare né minimizzare i problemi o gli stati di sofferenza. Questo processo, molto importante, si chiama mindfullness, e deriva direttamente dalla tradizione buddhista. Vediamo ora cosa NON È l’autocompassione: Non è autocommiserazione. Autocommiserarsi significa immergersi nei propri problemi dimenticando di non essere gli unici a provare dolore o ad avere difficoltà. Essere compassionevoli con noi stessi significa al contrario vedere le cose esattamente per come sono, osservando il proprio dolore o i propri problemi in prospettiva; Non è autoindulgenza. Provare compassione per se stessi non significa fuggire dalle responsabilità o essere pigri. “Oggi sto male, quindi per essere gentile con me stesso mangerò una coppa di gelato e guarderò tutto il giorno la TV”: questa è auto-indulgenza, ed è piuttosto differente dall’auto-compassione. Essere compassionevoli con noi stessi significa alleviare la sofferenza, cercando di essere felici e in salute nel lungo termine. Fare semplicemente un’attività piacevole talvolta può minare il benessere (ad esempio mangiando eccessivamente, assumendo droghe o fumando), mentre essere auto-compassionevoli promuove il cambiamento positivo, osservandoci senza paura e senza condanna. Smetti-di-soffrire-inizia-a-vivere Tra i libri di autoaiuto, questo di Hayes è sicuramente un valido strumento, sia per gli esercizi proposti che per la scrittura molto semplice e scorrevole. Acquisire un atteggiamento auto accettante non è una meta immediata. Occorre gradualmente liberarsi dalle proprie abituali modalità di relazionarsi alla propria vita mentale e adottare un modo di osservarsi radicalmente differente. Si tratta però di un lavoro sulla propria persona che tornerà utile in tutte i momenti di crisi e difficoltà, aiutandoci a vivere la vita in maniera più piena e ad affrontare i problemi in maniera più efficace. Well-Being: the importance of self acceptance and dell'autocompassione. The keystone of your psychological well-being. I, like everyone else in the universe, deserve your love and your affection (Gautama Buddha). For several years the psychology pays particular attention to a very important concept for the psychological well-being: self acceptance. Steven Hayes speaks extensively in his famous book Stop suffering, he begins to live, which teaches how to live their lives in a rich and balanced, neutralizing the negative effects of our thoughts. It is a self-help book, full of practical exercises, clear explanations, which I recommend if you want to start to adopt a radically different attitude towards your discomfort. But what is self-acceptance? It is worth emphasizing that it is a concept that, although related, are distinct dall'autostima. Indeed, while the self-esteem refers to the value judgment that we give to ourselves, self acceptance refers to the degree to which we are able to accept all the parts of ourselves (both positive and less positive) as they are. Missing then the value judgment characteristic esteem. Instead, it is an unconditional acceptance that leads to an affirmation of ourselves. We can recognize our weaknesses, our limitations, our fears, our negative thoughts, and at the same time accept these aspects as they are, not allowing them to interfere with our well-being. Many of us are otherwise inclined to punish themselves, to self criticize constantly. This is not surprising, because in our society we are often taught to be hard on ourselves brings us to achieve results, motivating and measuring ourselves against others. In Western societies, the excessive self-criticism is considered the key to success. But things are not so. Research has shown, on the contrary, that the excessive self-criticism can lead to the decline of self-esteem, anxiety and depression, and that happiness and well-being are closely linked to the ability to self-acceptance unconditionally. The self acceptance, in fact, increases our inner energy, our ability to deal with obstacles and excel in work and social life. Language: a double edged sword One of the issues highlighted by Hayes in his book is the role of inner speech, or of our thoughts, as a source of suffering. This is because generally we are used to treat problems with the formula: "If you have a problem, find a way to get rid of it." This strategy is great for problems external to ourselves: a problem at work, a problem of money, etc. The critical point is that often we tend to apply this strategy even in our thoughts or our emotions. As? Trying to get rid of it. This means that in times in which we live a greater psychological distress, increased anxiety, a feeling of dejection, and we have a series of negative thoughts that influence us, it is natural to try to suppress these emotions and thoughts, trying to drive them away. If you find yourself in this attitude, I have two news for you: the first is that this strategy not only does not work, but paradoxically does nothing but increase the suffering. The second is that there is a more functional way to stop suffering. As you may have guessed, the best way to deal with the discomfort is governed by the word "acceptance". Going into practice, it means that my thinking "I made a fool" and maybe my emotion of shame become an increasing problem is that I continue to mull over whether to attempt to drive them away. This is called avoids chin experiential, which does nothing but increase my psychological suffering. The avoids chin experiential shows that we merged with our thoughts. That is to say that they are very entangled in the thought "I made a fool of," as if that thought represents full me and my person. All people have negative thoughts, but not all also develop anxiety, depression, psychosomatic symptoms, etc. This is because there are thoughts in themselves to create suffering, but our attitude towards them. If we are excessively fused with our negative thoughts, they will affect our lives. If, however, we accept them for who they are, leaving them free to come and go in our minds, they will cease to have the power on the quality of our lives. This more positive attitude towards our thoughts can be summed up in the formula: "Watch your thoughts, rather than from your thoughts" In other words, having the thoughts is different from adopting their own thoughts. Be compassionate to yourself A concept closely linked to that of self-acceptance is self-pity. Self acceptance is reached it when we adopt a compassionate attitude towards ourselves. The word compassion has a central role in the Buddhist tradition, but in our culture we tend to associate it with the term "mercy". Mercy and compassion, however, are two distinct emotions. Compassion comes from the Latin cum patior or "suffer with", and is a term much closer to empathy that godliness. Be compassionate toward someone means to give voice to her grief and at the same time give him the chance to live without being annihilate. To take the road of self unconditional acceptance, the same attitude should be compassionate toward ourselves. This attitude opens the way for a better acceptance of our emotional life and takes us away from anxiety reactions or depression. A study published in 2008 in the journal Psychoneuroendocrinology also showed that subjects with an attitude more self compassionate have lower levels of cortisol (stress hormone) in their body. This study points out, once again, the great influence of our psychological life on our body. But what does it mean in practical car be compassionate? The self-pity is: be gentle with ourselves, understanding when we are suffering for something; be aware that our errors, our losses, our failures, our feeling rejected, characterize us as human beings, as experiences common to all; living our moments of suffering with an awareness balanced, with neither exaggerate nor minimize problems or states of suffering. This process, very important, is called mindfullness, and derives directly from the Buddhist tradition. Let's see what IS NOT self-pity: It is not self-pity. Self-pity is to immerse yourself in their problems forgetting to not be the only ones to feel pain or to have difficulty. Be compassionate with ourselves means the contrary see things exactly as they are, watching your pain or your own problems in perspective; It is not self-indulgence. Feel sorry for yourself does not mean escape from responsibilities or be lazy. "Today I'm wrong, so be gentle with myself eat a bowl of ice cream and will watch all day on TV": this is self-indulgence, and is quite different from self-pity. Be compassionate with ourselves means to alleviate suffering, trying to be happy and healthy in the long term. Simply do an enjoyable activity can sometimes undermine the well-being (such as eating too much, taking drugs or smoking), while being self-compassionate promotes positive change, observing without fear or condemnation. Stop-to-suffer-starts-to-live Among the self-help books, this Hayes is certainly a valuable tool, both for the exercises proposed that for writing very simple and smooth. Acquiring a car accepting attitude is not a immediate goal. It should gradually free themselves from their habitual ways of relating to their mental life and adopt a radically different way of observing. But this is a job on their person that will be useful in all the moments of crisis and difficulty, helping us to live life more fully and to address the problems more effectively. Bienestar: la importancia de la auto aceptación y dell'autocompassione. La clave de su bienestar psicológico. Yo, como todos los demás en el universo, merezco tu amor y tu cariño (Gautama Buda). Desde hace varios años la psicología presta especial atención a un concepto muy importante para el bienestar psicológico: auto aceptación. Steven Hayes habla extensamente en su famoso libro Detener el sufrimiento, comienza a vivir, que enseña cómo vivir sus vidas de una rica y equilibrada, neutralizar los efectos negativos de nuestros pensamientos. Es un libro de autoayuda, lleno de ejercicios prácticos, explicaciones claras, que recomiendo que si quieres empezar a adoptar una actitud radicalmente diferente hacia su malestar. Pero, ¿qué es la auto-aceptación? Vale la pena subrayar que se trata de un concepto que, aunque relacionados, son distintos dall'autostima. En efecto, mientras que la autoestima se refiere al juicio de valor que le damos a nosotros mismos, auto-aceptación se refiere al grado en que somos capaces de aceptar todas las partes de nosotros mismos (tanto positivos y menos positivos) como son. Falta entonces el juicio de valor propio característico. En cambio, es una aceptación incondicional que conduce a una afirmación de nosotros mismos. Podemos reconocer nuestras debilidades, nuestras limitaciones, nuestros miedos, nuestros pensamientos negativos, y al mismo tiempo aceptamos estos aspectos como son, no permitiendo que interfieren con nuestro bienestar. Muchos de nosotros somos lo contrario inclinados a castigar a sí mismos, a la libre critican constantemente. Esto no es sorprendente, ya que en nuestra sociedad a menudo se nos enseña a ser duros con nosotros mismos nos lleva a lograr resultados, motivar y medir a nosotros mismos en contra de otros. En las sociedades occidentales, la autocrítica excesiva se considera la clave del éxito. Pero las cosas no son así. La investigación ha demostrado, por el contrario, que la autocrítica excesiva puede conducir a la disminución de la autoestima, la ansiedad y la depresión, y que la felicidad y el bienestar están estrechamente vinculados a la capacidad de auto-aceptación incondicional. La aceptación de uno mismo, de hecho, aumenta nuestra energía interior, nuestra capacidad para hacer frente a los obstáculos y sobresalir en el trabajo y la vida social. Idioma: un arma de doble filo Una de las cuestiones destacadas por Hayes en su libro es el papel del lenguaje interiorizado, o de nuestros pensamientos, como una fuente de sufrimiento. Esto se debe a que en general estamos acostumbrados a tratar problemas con la fórmula: "Si usted tiene un problema, encontrar una manera de deshacerse de él." Esta estrategia es ideal para los problemas externos a nosotros mismos: un problema en el trabajo, un problema de dinero, etc. El punto crítico es que a menudo tendemos a aplicar esta estrategia, incluso en nuestros pensamientos o emociones. ¿Cómo? Tratando de deshacerse de él. Esto significa que en los tiempos en los que vivimos una mayor angustia psicológica, aumento de la ansiedad, una sensación de abatimiento, y tenemos una serie de pensamientos negativos que nos influyen, es natural para tratar de suprimir estas emociones y pensamientos, tratando de ahuyentarlos. Si usted se encuentra en esta actitud, tengo dos noticias para usted: la primera es que esta estrategia no sólo no funciona, pero paradójicamente no hace más que aumentar el sufrimiento. El segundo es que hay una manera más funcional para dejar de sufrir. Como habrás adivinado, la mejor manera de lidiar con el malestar se rige por la palabra "aceptación". Al entrar en la práctica, significa que mi pensamiento "Hice un tonto", y tal vez mi emoción de vergüenza se convierta en un problema cada vez mayor es que yo sigo para reflexionar sobre si se debe tratar de ahuyentarlos. Esto se llama evita experiencial barbilla, que no hace más que aumentar mi sufrimiento psicológico. La experiencia muestra que evita la barbilla nos fusionamos con nuestros pensamientos. Esto quiere decir que están muy enredados en el pensamiento "Hice el ridículo", como si ese pensamiento representa plena mí y mi persona. Todas las personas tienen pensamientos negativos, pero no todos desarrollan también la ansiedad, la depresión, síntomas psicosomáticos, etc. Esto es porque hay pensamientos en sí mismos para crear sufrimiento, pero nuestra actitud hacia ellos. Si estamos demasiado fusionado con nuestros pensamientos negativos, que afectan nuestras vidas. Sin embargo, si los aceptamos por lo que son, lo que les deja libertad para entrar y salir en nuestras mentes, dejarán de tener el poder sobre la calidad de nuestras vidas. Esta actitud más positiva hacia nuestros pensamientos se puede resumir en la fórmula: "Cuida tus pensamientos, más que de sus pensamientos" En otras palabras, tener los pensamientos es diferente de la adopción de sus propios pensamientos. Sea compasivo con usted mismo Un concepto estrechamente ligada a la de la auto-aceptación es la autocompasión. Auto de aceptación se alcanza cuando adoptamos una actitud compasiva hacia nosotros mismos. La palabra compasión tiene un papel central en la tradición budista, pero en nuestra cultura tendemos a asociarlo con el término "misericordia". La misericordia y la compasión, sin embargo, son dos emociones distintas. La compasión viene del latín cum patior o "sufrir con", y es un término mucho más cercano a la empatía que la piedad. Sé compasivo hacia alguien significa darle voz a su dolor y al mismo tiempo le dará la oportunidad de vivir sin ser aniquilan. Para tomar el camino de la auto aceptación incondicional, la misma actitud debe ser compasivos con nosotros mismos. Esta actitud se abre el camino para una mejor aceptación de nuestra vida emocional y nos aleja de las reacciones de ansiedad o depresión. Un estudio publicado en 2008 en la revista Psychoneuroendocrinology también mostró que los sujetos con una actitud más auto compasiva tienen niveles más bajos de cortisol (hormona del estrés) en su cuerpo. Este estudio señala, una vez más, la gran influencia de nuestra vida psicológica en nuestro cuerpo. Pero, ¿qué significa en coche práctico ser compasivo? La autocompasión es: ser amables con nosotros mismos, la comprensión cuando estamos sufriendo por algo; ser conscientes de que nuestros errores, nuestras pérdidas, nuestros fracasos, nuestra sensación rechazado, nos caracterizan como seres humanos, como las experiencias comunes a todos; vivir nuestros momentos de sufrimiento con una conciencia equilibrada, con ni exagerar ni minimizar los problemas o estados de sufrimiento. Este proceso, muy importante, se llama mindfullness, y deriva directamente de la tradición budista. Vamos a ver lo que no es autocompasión: No es la autocompasión. La autocompasión es sumergirse en sus problemas olvidar a no ser los únicos a sentir dolor o tener dificultad. Sean compasivos con nosotros mismos significa el contrario ver las cosas exactamente como son, viendo su dolor o de sus propios problemas en perspectiva; No es auto-indulgencia. Siente lástima por ti mismo no significa escapar de las responsabilidades o ser perezoso. "Hoy estoy equivocado, por lo que ser amable conmigo mismo comer un tazón de helado, y te guardaré todo el día en la tele": se trata de auto-indulgencia, y es muy diferente de la autocompasión. Sean compasivos con nosotros mismos medios para aliviar el sufrimiento, tratando de ser feliz y saludable en el largo plazo. Basta con hacer una actividad agradable a veces puede socavar el bienestar (tales como comer demasiado, el consumo de drogas o de fumar), sin dejar de ser auto-compasión promueve un cambio positivo, observando sin miedo ni condena. Stop-a-sufrir-comienza a vivir Entre los libros de autoayuda, este Hayes es sin duda una herramienta valiosa, tanto para los ejercicios propuso que para escribir muy simple y suave. La adquisición de un automóvil aceptar actitud no es un objetivo inmediato. Debe liberarse gradualmente de sus formas habituales de relacionarse con su vida mental y adoptar una forma radicalmente diferente de observar. Pero este es un trabajo en su persona que será útil en todos los momentos de crisis y dificultad, que nos ayuda a vivir una vida más plena y abordar los problemas de manera más eficaz.

Ben-Essere: l’importanza dell’auto accettazione e dell’autocompassione. La chiave di volta del tuo ben-Essere psicologico. Tu stesso, come chiunque altro nell’universo, meriti il tuo amore e il tuo affetto (Gautama Buddha). Da alcuni anni la psicologia pone particolare attenzione a un concetto molto importante per il benessere psicologico: l’auto accettazione. Ne parla approfonditamente Steven Hayes nel suo famoso libro Smetti di soffrire, inizia a vivere, nel quale insegna a vivere la propria vita in maniera ricca ed equilibrata, neutralizzando gli effetti negativi dei nostri pensieri. Si tratta di un libro di autoaiuto, pieno di esercizi pratici e chiare spiegazioni, che ti consiglio se vuoi iniziare ad adottare un atteggiamento radicalmente differente nei confronti del tuo disagio. Ma cos’è l’auto accettazione? Vale la pena sottolineare che si tratta di un concetto che, sebbene correlato, è ben distinto dall’autostima. Mentre infatti l’autostima si riferisce al giudizio di valore che diamo a noi stessi, l’auto accettazione si riferisce al grado in cui siamo capaci di accogliere tutte le parti di noi stessi (sia quelle positive che quelle meno positive) per come sono. Manca quindi il giudizio di valore caratteristico dell’autostima. Si tratta invece di un’accettazione incondizionata che porta a un’affermazione di noi stessi. Noi possiamo riconoscere i nostri punti deboli, i nostri limiti, le nostre paure, i nostri pensieri negativi, e al tempo stesso accettare questi aspetti per come sono, non consentendo ad essi di interferire con il nostro benessere. Molti di noi sono al contrario inclini a punire se stessi, ad auto criticarsi costantemente. Ciò non sorprende, dal momento che nella nostra società ci viene spesso insegnato che essere duri con noi stessi ci porta ad ottenere dei risultati, motivandoci e misurandoci contro gli altri. Nelle società occidentali l’autocritica eccessiva è ritenuta la chiave del successo. Ma le cose non stanno proprio così. La ricerca ha dimostrato, al contrario, che l’autocritica eccessiva può portare al calo dell’autostima, all’ansia e alla depressione, e che la felicità e il benessere personale sono strettamente legati alla capacità di auto accettarsi incondizionatamente. L’auto accettazione, infatti, incrementa la nostra energia interiore, la nostra capacità di affrontare gli ostacoli e di eccellere nel lavoro e nella vita sociale. Il linguaggio: un’arma a doppio taglio Uno degli aspetti sottolineati da Hayes nel suo libro è il ruolo del linguaggio interno, ovvero dei nostri pensieri, come fonte di sofferenza. Questo perché generalmente siamo abituati a trattare i problemi secondo la formula: “Se hai un problema, trova un modo per sbarazzartene”. Questa strategia è ottima per i problemi esterni a noi stessi: un problema sul lavoro, un problema di soldi, etc. Il punto critico è che spesso tendiamo ad applicare questa strategia anche ai nostri pensieri o alle nostre emozioni. Come? Provando a sbarazzarcene. Questo significa che nei momenti in cui viviamo un maggiore disagio psicologico, una maggiore ansia, un senso di abbattimento, e abbiamo una serie di pensieri negativi che ci condizionano, ci viene spontaneo cercare di sopprimere queste emozioni e questi pensieri, tentando di scacciarli via. Se anche tu ti ritrovi in questo atteggiamento, ho due notizie da darti: la prima è che questa strategia non solo non funziona, ma paradossalmente non fa altro che aumentare la sofferenza. La seconda è che c’è un modo più funzionale per smettere di soffrire. Come avrai intuito, questo modo migliore di affrontare il disagio è governato dalla parola “accettazione”. Andando nel pratico, significa che il mio pensiero “ho fatto una figuraccia” e magari la mia emozione di vergogna diventano un problema sempre più grande sia che io continui a rimuginarci su sia che tenti di scacciarli via. Tutto ciò si chiama evita mento esperienziale, il quale non fa altro che aumentare la mia sofferenza psicologica. L’evita mento esperienziale dimostra infatti che siamo fusi con i nostri pensieri. Vale a dire che sono molto invischiato nel pensiero “ho fatto una figuraccia”, come se quel pensiero rappresenti in pieno me e la mia persona. Tutte le persone hanno dei pensieri negativi, ma non tutte sviluppano anche ansia, depressione, sintomi psicosomatici, etc. Questo perché non sono i pensieri in sé a creare la sofferenza, ma l’atteggiamento che abbiamo nei loro confronti. Se siamo eccessivamente fusi con i nostri pensieri negativi, questi condizioneranno la nostra vita. Se al contrario li accettiamo per quello che sono, lasciandoli liberi di entrare e uscire nella nostra mente, essi cesseranno di avere il potere sulla qualità della nostra vita. Questo atteggiamento più positivo nei confronti dei nostri pensieri può essere riassunto nella formula: “guarda i tuoi pensieri, piuttosto che dai tuoi pensieri” In altre parole, avere dei pensieri è differente dall’adottare i propri pensieri. Sii compassionevole nei confronti di te stesso Un concetto strettamente legato a quello di auto accettazione è l’autocompassione. L’auto accettazione si raggiunge infatti nel momento in cui adottiamo un atteggiamento compassionevole nei confronti di noi stessi. La parola compassione ha un ruolo centrale nella tradizione buddhista, ma nella nostra cultura tendiamo ad associarla al termine “pietà”. Pietà e compassione, però, sono due emozioni distinte. Compassione deriva dal latino cum patior, ovvero “soffrire insieme a”, ed è un termine molto più vicino all’empatia che alla pietà. Essere compassionevoli nei confronti di qualcuno significa dare voce al suo dolore e al tempo stesso dargli la possibilità di viverlo senza farsi annientare. Per imboccare la strada dell’auto accettazione incondizionata, lo stesso atteggiamento compassionevole dovrebbe essere rivolto verso noi stessi. Questo atteggiamento apre la strada a una migliore accettazione della nostra vita emotiva e ci allontana da reazioni ansiose o depressive. Una ricerca del 2008 pubblicata sulla rivista Psiconeuroendocrinologia ha dimostrato inoltre che i soggetti con un atteggiamento maggiormente auto compassionevole presentano minori livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nel loro corpo. Questo studio sottolinea, ancora una volta, la grande influenza della nostra vita psicologica sul nostro corpo. Ma cosa significa nel concreto essere auto compassionevoli? L’autocompassione è: essere gentili con noi stessi, comprendendo quando stiamo soffrendo per qualcosa; prendere consapevolezza che i nostri errori, le nostre perdite, i nostri fallimenti, il nostro sentirci rifiutati, ci caratterizzano come esseri umani, essendo esperienze comuni a tutti; vivere i nostri momenti di sofferenza con una consapevolezza bilanciata, senza né esagerare né minimizzare i problemi o gli stati di sofferenza. Questo processo, molto importante, si chiama mindfullness, e deriva direttamente dalla tradizione buddhista. Vediamo ora cosa NON È l’autocompassione: Non è autocommiserazione. Autocommiserarsi significa immergersi nei propri problemi dimenticando di non essere gli unici a provare dolore o ad avere difficoltà. Essere compassionevoli con noi stessi significa al contrario vedere le cose esattamente per come sono, osservando il proprio dolore o i propri problemi in prospettiva; Non è autoindulgenza. Provare compassione per se stessi non significa fuggire dalle responsabilità o essere pigri. “Oggi sto male, quindi per essere gentile con me stesso mangerò una coppa di gelato e guarderò tutto il giorno la TV”: questa è auto-indulgenza, ed è piuttosto differente dall’auto-compassione. Essere compassionevoli con noi stessi significa alleviare la sofferenza, cercando di essere felici e in salute nel lungo termine. Fare semplicemente un’attività piacevole talvolta può minare il benessere (ad esempio mangiando eccessivamente, assumendo droghe o fumando), mentre essere auto-compassionevoli promuove il cambiamento positivo, osservandoci senza paura e senza condanna. Smetti-di-soffrire-inizia-a-vivere Tra i libri di autoaiuto, questo di Hayes è sicuramente un valido strumento, sia per gli esercizi proposti che per la scrittura molto semplice e scorrevole. Acquisire un atteggiamento auto accettante non è una meta immediata. Occorre gradualmente liberarsi dalle proprie abituali modalità di relazionarsi alla propria vita mentale e adottare un modo di osservarsi radicalmente differente. Si tratta però di un lavoro sulla propria persona che tornerà utile in tutte i momenti di crisi e difficoltà, aiutandoci a vivere la vita in maniera più piena e ad affrontare i problemi in maniera più efficace. Well-Being: the importance of self acceptance and dell'autocompassione. The keystone of your psychological well-being. I, like everyone else in the universe, deserve your love and your affection (Gautama Buddha). For several years the psychology pays particular attention to a very important concept for the psychological well-being: self acceptance. Steven Hayes speaks extensively in his famous book Stop suffering, he begins to live, which teaches how to live their lives in a rich and balanced, neutralizing the negative effects of our thoughts. It is a self-help book, full of practical exercises, clear explanations, which I recommend if you want to start to adopt a radically different attitude towards your discomfort. But what is self-acceptance? It is worth emphasizing that it is a concept that, although related, are distinct dall'autostima. Indeed, while the self-esteem refers to the value judgment that we give to ourselves, self acceptance refers to the degree to which we are able to accept all the parts of ourselves (both positive and less positive) as they are. Missing then the value judgment characteristic esteem. Instead, it is an unconditional acceptance that leads to an affirmation of ourselves. We can recognize our weaknesses, our limitations, our fears, our negative thoughts, and at the same time accept these aspects as they are, not allowing them to interfere with our well-being. Many of us are otherwise inclined to punish themselves, to self criticize constantly. This is not surprising, because in our society we are often taught to be hard on ourselves brings us to achieve results, motivating and measuring ourselves against others. In Western societies, the excessive self-criticism is considered the key to success. But things are not so. Research has shown, on the contrary, that the excessive self-criticism can lead to the decline of self-esteem, anxiety and depression, and that happiness and well-being are closely linked to the ability to self-acceptance unconditionally. The self acceptance, in fact, increases our inner energy, our ability to deal with obstacles and excel in work and social life. Language: a double edged sword One of the issues highlighted by Hayes in his book is the role of inner speech, or of our thoughts, as a source of suffering. This is because generally we are used to treat problems with the formula: "If you have a problem, find a way to get rid of it." This strategy is great for problems external to ourselves: a problem at work, a problem of money, etc. The critical point is that often we tend to apply this strategy even in our thoughts or our emotions. As? Trying to get rid of it. This means that in times in which we live a greater psychological distress, increased anxiety, a feeling of dejection, and we have a series of negative thoughts that influence us, it is natural to try to suppress these emotions and thoughts, trying to drive them away. If you find yourself in this attitude, I have two news for you: the first is that this strategy not only does not work, but paradoxically does nothing but increase the suffering. The second is that there is a more functional way to stop suffering. As you may have guessed, the best way to deal with the discomfort is governed by the word "acceptance". Going into practice, it means that my thinking "I made a fool" and maybe my emotion of shame become an increasing problem is that I continue to mull over whether to attempt to drive them away. This is called avoids chin experiential, which does nothing but increase my psychological suffering. The avoids chin experiential shows that we merged with our thoughts. That is to say that they are very entangled in the thought "I made a fool of," as if that thought represents full me and my person. All people have negative thoughts, but not all also develop anxiety, depression, psychosomatic symptoms, etc. This is because there are thoughts in themselves to create suffering, but our attitude towards them. If we are excessively fused with our negative thoughts, they will affect our lives. If, however, we accept them for who they are, leaving them free to come and go in our minds, they will cease to have the power on the quality of our lives. This more positive attitude towards our thoughts can be summed up in the formula: "Watch your thoughts, rather than from your thoughts" In other words, having the thoughts is different from adopting their own thoughts. Be compassionate to yourself A concept closely linked to that of self-acceptance is self-pity. Self acceptance is reached it when we adopt a compassionate attitude towards ourselves. The word compassion has a central role in the Buddhist tradition, but in our culture we tend to associate it with the term "mercy". Mercy and compassion, however, are two distinct emotions. Compassion comes from the Latin cum patior or "suffer with", and is a term much closer to empathy that godliness. Be compassionate toward someone means to give voice to her grief and at the same time give him the chance to live without being annihilate. To take the road of self unconditional acceptance, the same attitude should be compassionate toward ourselves. This attitude opens the way for a better acceptance of our emotional life and takes us away from anxiety reactions or depression. A study published in 2008 in the journal Psychoneuroendocrinology also showed that subjects with an attitude more self compassionate have lower levels of cortisol (stress hormone) in their body. This study points out, once again, the great influence of our psychological life on our body. But what does it mean in practical car be compassionate? The self-pity is: be gentle with ourselves, understanding when we are suffering for something; be aware that our errors, our losses, our failures, our feeling rejected, characterize us as human beings, as experiences common to all; living our moments of suffering with an awareness balanced, with neither exaggerate nor minimize problems or states of suffering. This process, very important, is called mindfullness, and derives directly from the Buddhist tradition. Let's see what IS NOT self-pity: It is not self-pity. Self-pity is to immerse yourself in their problems forgetting to not be the only ones to feel pain or to have difficulty. Be compassionate with ourselves means the contrary see things exactly as they are, watching your pain or your own problems in perspective; It is not self-indulgence. Feel sorry for yourself does not mean escape from responsibilities or be lazy. "Today I'm wrong, so be gentle with myself eat a bowl of ice cream and will watch all day on TV": this is self-indulgence, and is quite different from self-pity. Be compassionate with ourselves means to alleviate suffering, trying to be happy and healthy in the long term. Simply do an enjoyable activity can sometimes undermine the well-being (such as eating too much, taking drugs or smoking), while being self-compassionate promotes positive change, observing without fear or condemnation. Stop-to-suffer-starts-to-live Among the self-help books, this Hayes is certainly a valuable tool, both for the exercises proposed that for writing very simple and smooth. Acquiring a car accepting attitude is not a immediate goal. It should gradually free themselves from their habitual ways of relating to their mental life and adopt a radically different way of observing. But this is a job on their person that will be useful in all the moments of crisis and difficulty, helping us to live life more fully and to address the problems more effectively. Bienestar: la importancia de la auto aceptación y dell'autocompassione. La clave de su bienestar psicológico. Yo, como todos los demás en el universo, merezco tu amor y tu cariño (Gautama Buda). Desde hace varios años la psicología presta especial atención a un concepto muy importante para el bienestar psicológico: auto aceptación. Steven Hayes habla extensamente en su famoso libro Detener el sufrimiento, comienza a vivir, que enseña cómo vivir sus vidas de una rica y equilibrada, neutralizar los efectos negativos de nuestros pensamientos. Es un libro de autoayuda, lleno de ejercicios prácticos, explicaciones claras, que recomiendo que si quieres empezar a adoptar una actitud radicalmente diferente hacia su malestar. Pero, ¿qué es la auto-aceptación? Vale la pena subrayar que se trata de un concepto que, aunque relacionados, son distintos dall'autostima. En efecto, mientras que la autoestima se refiere al juicio de valor que le damos a nosotros mismos, auto-aceptación se refiere al grado en que somos capaces de aceptar todas las partes de nosotros mismos (tanto positivos y menos positivos) como son. Falta entonces el juicio de valor propio característico. En cambio, es una aceptación incondicional que conduce a una afirmación de nosotros mismos. Podemos reconocer nuestras debilidades, nuestras limitaciones, nuestros miedos, nuestros pensamientos negativos, y al mismo tiempo aceptamos estos aspectos como son, no permitiendo que interfieren con nuestro bienestar. Muchos de nosotros somos lo contrario inclinados a castigar a sí mismos, a la libre critican constantemente. Esto no es sorprendente, ya que en nuestra sociedad a menudo se nos enseña a ser duros con nosotros mismos nos lleva a lograr resultados, motivar y medir a nosotros mismos en contra de otros. En las sociedades occidentales, la autocrítica excesiva se considera la clave del éxito. Pero las cosas no son así. La investigación ha demostrado, por el contrario, que la autocrítica excesiva puede conducir a la disminución de la autoestima, la ansiedad y la depresión, y que la felicidad y el bienestar están estrechamente vinculados a la capacidad de auto-aceptación incondicional. La aceptación de uno mismo, de hecho, aumenta nuestra energía interior, nuestra capacidad para hacer frente a los obstáculos y sobresalir en el trabajo y la vida social. Idioma: un arma de doble filo Una de las cuestiones destacadas por Hayes en su libro es el papel del lenguaje interiorizado, o de nuestros pensamientos, como una fuente de sufrimiento. Esto se debe a que en general estamos acostumbrados a tratar problemas con la fórmula: "Si usted tiene un problema, encontrar una manera de deshacerse de él." Esta estrategia es ideal para los problemas externos a nosotros mismos: un problema en el trabajo, un problema de dinero, etc. El punto crítico es que a menudo tendemos a aplicar esta estrategia, incluso en nuestros pensamientos o emociones. ¿Cómo? Tratando de deshacerse de él. Esto significa que en los tiempos en los que vivimos una mayor angustia psicológica, aumento de la ansiedad, una sensación de abatimiento, y tenemos una serie de pensamientos negativos que nos influyen, es natural para tratar de suprimir estas emociones y pensamientos, tratando de ahuyentarlos. Si usted se encuentra en esta actitud, tengo dos noticias para usted: la primera es que esta estrategia no sólo no funciona, pero paradójicamente no hace más que aumentar el sufrimiento. El segundo es que hay una manera más funcional para dejar de sufrir. Como habrás adivinado, la mejor manera de lidiar con el malestar se rige por la palabra "aceptación". Al entrar en la práctica, significa que mi pensamiento "Hice un tonto", y tal vez mi emoción de vergüenza se convierta en un problema cada vez mayor es que yo sigo para reflexionar sobre si se debe tratar de ahuyentarlos. Esto se llama evita experiencial barbilla, que no hace más que aumentar mi sufrimiento psicológico. La experiencia muestra que evita la barbilla nos fusionamos con nuestros pensamientos. Esto quiere decir que están muy enredados en el pensamiento "Hice el ridículo", como si ese pensamiento representa plena mí y mi persona. Todas las personas tienen pensamientos negativos, pero no todos desarrollan también la ansiedad, la depresión, síntomas psicosomáticos, etc. Esto es porque hay pensamientos en sí mismos para crear sufrimiento, pero nuestra actitud hacia ellos. Si estamos demasiado fusionado con nuestros pensamientos negativos, que afectan nuestras vidas. Sin embargo, si los aceptamos por lo que son, lo que les deja libertad para entrar y salir en nuestras mentes, dejarán de tener el poder sobre la calidad de nuestras vidas. Esta actitud más positiva hacia nuestros pensamientos se puede resumir en la fórmula: "Cuida tus pensamientos, más que de sus pensamientos" En otras palabras, tener los pensamientos es diferente de la adopción de sus propios pensamientos. Sea compasivo con usted mismo Un concepto estrechamente ligada a la de la auto-aceptación es la autocompasión. Auto de aceptación se alcanza cuando adoptamos una actitud compasiva hacia nosotros mismos. La palabra compasión tiene un papel central en la tradición budista, pero en nuestra cultura tendemos a asociarlo con el término "misericordia". La misericordia y la compasión, sin embargo, son dos emociones distintas. La compasión viene del latín cum patior o "sufrir con", y es un término mucho más cercano a la empatía que la piedad. Sé compasivo hacia alguien significa darle voz a su dolor y al mismo tiempo le dará la oportunidad de vivir sin ser aniquilan. Para tomar el camino de la auto aceptación incondicional, la misma actitud debe ser compasivos con nosotros mismos. Esta actitud se abre el camino para una mejor aceptación de nuestra vida emocional y nos aleja de las reacciones de ansiedad o depresión. Un estudio publicado en 2008 en la revista Psychoneuroendocrinology también mostró que los sujetos con una actitud más auto compasiva tienen niveles más bajos de cortisol (hormona del estrés) en su cuerpo. Este estudio señala, una vez más, la gran influencia de nuestra vida psicológica en nuestro cuerpo. Pero, ¿qué significa en coche práctico ser compasivo? La autocompasión es: ser amables con nosotros mismos, la comprensión cuando estamos sufriendo por algo; ser conscientes de que nuestros errores, nuestras pérdidas, nuestros fracasos, nuestra sensación rechazado, nos caracterizan como seres humanos, como las experiencias comunes a todos; vivir nuestros momentos de sufrimiento con una conciencia equilibrada, con ni exagerar ni minimizar los problemas o estados de sufrimiento. Este proceso, muy importante, se llama mindfullness, y deriva directamente de la tradición budista. Vamos a ver lo que no es autocompasión: No es la autocompasión. La autocompasión es sumergirse en sus problemas olvidar a no ser los únicos a sentir dolor o tener dificultad. Sean compasivos con nosotros mismos significa el contrario ver las cosas exactamente como son, viendo su dolor o de sus propios problemas en perspectiva; No es auto-indulgencia. Siente lástima por ti mismo no significa escapar de las responsabilidades o ser perezoso. "Hoy estoy equivocado, por lo que ser amable conmigo mismo comer un tazón de helado, y te guardaré todo el día en la tele": se trata de auto-indulgencia, y es muy diferente de la autocompasión. Sean compasivos con nosotros mismos medios para aliviar el sufrimiento, tratando de ser feliz y saludable en el largo plazo. Basta con hacer una actividad agradable a veces puede socavar el bienestar (tales como comer demasiado, el consumo de drogas o de fumar), sin dejar de ser auto-compasión promueve un cambio positivo, observando sin miedo ni condena. Stop-a-sufrir-comienza a vivir Entre los libros de autoayuda, este Hayes es sin duda una herramienta valiosa, tanto para los ejercicios propuso que para escribir muy simple y suave. La adquisición de un automóvil aceptar actitud no es un objetivo inmediato. Debe liberarse gradualmente de sus formas habituales de relacionarse con su vida mental y adoptar una forma radicalmente diferente de observar. Pero este es un trabajo en su persona que será útil en todos los momentos de crisis y dificultad, que nos ayuda a vivir una vida más plena y abordar los problemas de manera más eficaz.

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